Appuntamento al (semi)buio

In questo preciso istante ho appena finito di mangiare e, mentre aspetto di aver voglia di lavare i piatti, ascolto musica in una casa con data di scadenza a meno di cinque settimane.

E sto bene. Sto bene perché la mia relazione con questa casa era piena di alti e bassi; a volte, addirittura, ho pensato che scegliere un’abitazione in cui ci fosse posto soltanto per un letto a una piazza e che questo letto potesse essere sistemato unicamente sotto un tetto tanto spiovente da non poter essere utilizzato come divano se non da un bambino di cinque anni… Insomma, qualcosa doveva pur significare.

Mi chiedo se forse non sarebbe bello poter dare lo sfratto anche in ambito relazionale: “ehi, con te sto bene ma ormai è finita, godiamoci ancora un paio di mesi insieme ma da fine febbraio non se ne parla più. E dal momento che sono io a lasciarti, mi impegno in questo periodo di otto settimane a trovarti una nuova fidanzata che sia di tuo totale gradimento.”

Proprio bello no, probabilmente; però consentirebbe forse di vivere meglio gli ultimi giorni trascorsi insieme e sarebbe “corretto” nei confronti dell’altro – non ci sarò più io al tuo fianco, però ti garantisco che non resterai solo. Poco romantico, forse; ma  l’ho scritto perché devo, non perché davvero, in questo momento, lo senta come una cosa importante – il romanticismo, intendo. Ammesso e non affatto concesso che ancora io sappia cosa significa, a livello di cuore e di pancia, tutto quello che il termine romanticismo sottende.

E comunque. Questa sera ho una specie di appuntamento al buio con un amico di un amico. Non credo di aver mai avuto un appuntamento al buio in tutta la mia vita, ora che ci penso con un po’ di attenzione. Il buio, in questo caso, dovrebbe essere rischiarato dalle luci dello schermo del cinema – oltre che, fuor di metafora, dal fatto che la contemporaneità permette l’uso di strumenti come le email e le chat per scalfire grossolanamente la superficie e la superficialità, talvolta.

Perché mi rendo conto che, così come da adolescente preferivo scrivere lettere e bigliettini su brandelli di quaderni ad amici e amanti, a trent’anni non mi dispiace affatto usare le dita come filtro per comunicare a distanza. Non ne vado fiera, ma neppure me ne vergogno; probabilmente troverei più strano uscire con qualcuno che ho incontrato in un locale e con cui non ho scambiato più di qualche parola resa inintelligibile da una musica che, invece di essere di sottofondo, era l’indiscussa quanto irrespingibile protagonista della peraltro zoppicante nostra parvenza di conversazione.

Di questo ragazzo mi ha colpito l’ironia, in assenza della quale mi sarei sicuramente limitata a una conversazione su temi lavorativi, così come in partenza avrebbe dovuto essere. E invece, quando mi si risponde con battute che avrei voluto essere stata io a fare, l’interesse nasce spontaneo e, a seguire, la curiosità mi porta a perseverare; mi chiedo perché, soprattutto stante il fatto che non è certo l’ironia al confine col sarcasmo la caratteristica che, del mio modo di fare con le persone, mi piace di più.

Un appuntamento al semibuio, quindi. Che significa incontrarsi con qualcuno con cui ho scambiato idee e opinioni per un periodo più o meno lungo ma che non ho mai visto in carne e ossa; cosa che, sul lavoro, mi capita d’altronde piuttosto frequentemente. Niente di particolarmente strano, allora – o sì? Insomma: non si tratta neppure di un appuntamento galante, o almeno non credo. E mentre lo scrivo mi viene il sospetto che, negli ultimi due o tre anni, questa mia incertezza sul fatto che incontri con persone dell’altro sesso siano galanti o meno si presenti con una frequenza ai limiti del preoccupante: sono questi uomini a essere poco chiari, sono io ad aver bisogno di etichettare ogni cosa, sono le circostanze esterne a essere cambiate provocando una rivoluzione nei costumi?

Chissà. Anche se, lo confesso, mi piacerebbe sentire pronunciare una frase semplice eppure inequivocabile tipo “mi farebbe piacere vederti, qualche volta; sei libera il giorno tale?”

Ma forse non si usa più.

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10 Responses to “Appuntamento al (semi)buio”


  1. 1 xlthlx 22 gennaio 2009 alle 5:53 pm

    >sono questi uomini a essere poco chiari, sono io ad aver bisogno di etichettare ogni cosa, sono le circostanze esterne a essere cambiate provocando una rivoluzione nei costumi?
    tutte e tre le cose😉
    ma soprattutto secondo me dovresti essere prima di tutto tu a cambiare impostazione, ma solo perché è in effetti l’unica cosa che puoi davvero cambiare😉

  2. 2 odiamore 22 gennaio 2009 alle 7:11 pm

    mi sa tanto che hai ragione. su tutto🙂

  3. 3 Rosario 22 gennaio 2009 alle 8:23 pm

    mi farebbe piacere vederti, una volta; sono libero quel giorno?

  4. 4 patty 23 gennaio 2009 alle 3:42 pm

    purtroppo gli uomini hanno tanta paura che non fanno più una mossa per non fare mosse false…sono forti coi deboli e debol coi forti…non riescono più ad arrivare alle vette già raggiunte da una donna, non perchè non riescano, ma “tagliarsi le mani” lungo la salita fa male, e fa paura…ma talvolta qualcuno ci riesce…purtroppo sono più rari di un loricifero! incrociamo le dita e…goditi la serata e la(speriamo) bona compagnia.

  5. 5 odiamore 23 gennaio 2009 alle 4:37 pm

    Rosario: mi sa che se quel giorno non sei libero ti devi liberare, altrimenti non ne veniamo a capo!🙂

    patty: secondo me è un problema condiviso da entrambi i sessi. Abbiamo tutti paura, siamo tutti stati scottati da relazioni precedenti, siamo tutti stanchi e stufi e arroccati sulle nostre posizioni… Tuttavia, la serata di ieri è stata molto piacevole, e galante o no che fosse l’atmosfera, ho riso di gusto parecchie volte e stanotte ho fatto dei gran bei sogni!!

  6. 6 prezzemola 24 gennaio 2009 alle 3:48 pm

    Nel romanzo di Fabio Volo i due protagonisti decidevano di avere una storia per 9 giorni, dopo i quali lui sarebbe tornato in Italia, e lei rimasta in America. Molto interessanti le considerazioni che un rapporto del genere ti porta a fare, e a (ri)valutare la tua tua vita e il tuo tempo.🙂

  7. 7 .mau. 25 gennaio 2009 alle 10:50 pm

    mi farebbe anche piacere vederti una volta, ma essendo io un uomo sposato non credo di poter essere il tuo target🙂

  8. 8 odiamore 26 gennaio 2009 alle 7:10 pm

    prezzemola: è interessante, sì. Non ho letto il libro a cui ti riferisci, però credo rifletterò lo stesso sui problemi che poni – grazie, magari mi hai dato lo spunto giusto per il prossimo post🙂

    .mau.: non sei il mio target, in effetti – ma possiamo incontrarci lo stesso magari anche con tua moglie… Almeno in questo caso non ci sarà nessun dubbio sulla supposta galanteria del rendez-vous😉

  9. 9 prezzemola 26 gennaio 2009 alle 7:16 pm

    Sempre a disposizione😛

  10. 10 .mau. 27 gennaio 2009 alle 2:55 pm

    @odiamore: allora sei tu che dovrai arrivare alla montagna, mi sa… fare arrivare Anna nel profondo nordovest è difficilissimo!


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