Home sweet home

Casa non è un luogo – è una persona. O anche, in alcune fasi della vita, possono essere due persone, o tre, o quattro, o n.

Tornare a casa, oggi, per me significa tornare a essere sola con me stessa. Quindi non dovrebbe contare molto, il luogo fisico in cui la mia solitudine è racchiusa.

Invece, dopo soltanto un giorno, già mi ritrovo a essere dannatamente affaticata dalla ricerca di questo luogo: una “mansarda bellissima” che, come potevo intuire dal prezzo, era una stanza ingentilita soltanto dai mobili dell’attuale inquilina a metà strada tra la topaia e la soffitta resa decente dall’assenza di (evidenti) buchi nel pavimento di linoleum. Un’altra mansarda, poi, avrebbe avuto una splendida vista, se non fosse che stanno costruendole davanti un palazzo di otto piani; e comunque, dato che la metratura del “piccolo attico” era pari a quella della scrivania su cui sto lavorando, non credo proprio sarebbe stata la scelta giusta.

E per la prossima settimana – dal momento che, in questi giorni frenetici, ho una trasferta di lavoro – c’è in previsione un’ennesima mansarda, questa volta di 80 metri quadri ma… divisa in due: zona giorno a destra e, dall’altro lato del pianerottolo (condiviso con altri appartamenti), la zona notte. Tipo che se alle tre del mattino mi venisse un attacco di fame, per andare in cucina dovrei premunirmi di, che so, una bella vestaglia in pile rosa. Magari però i vicini potrebbero anche “meritare” l’acquisto, per l’occasione, di un kimono di seta, chi può saperlo; meglio che la vada comunque a vedere, questa casa spezzata.

Ora. Non è che io sia in mezzo a una strada. Continuo a vivere nella stessa città in cui abitano i miei genitori, i quali sono comunque stati preventivamente avvisati del fatto che potrebbe essere necessario, in extremis, liberare da libri e vestiti la mia vecchia stanza da letto per riaccogliermi sotto il loro tetto. Eppure, nonostante sia consapevole del fatto che, soprattutto nella mia situazione di donna-dallo-stipendio-ridotto, non sarebbe poi un’idea così stupida quella di evitare di pagare un affitto se non altro per una manciata di mesi, l’idea di dover rifare al contrario quel trasloco che, due anni fa, fu per me un gesto così liberatorio e maturo e simbolico… Mi si stringe un po’ il cuore – e il mio cuore è già abbastanza ristretto, in questi tempi, da nutrire una forte paura che un ulteriore lavaggio in acqua bollente rischierebbe di causare danni irreversibili.

Casa è una persona: e ritornare a vivere con i miei genitori, lo so, comporterebbe rinunciare alla mia solitudine, che a volte non è una cosa facile da sopportare, ma al contempo dichiarare a me stessa che la mia famiglia è, oggi come allora, ancora e sempre quella d’origine. Come se non fossi stata in grado, in ventiquattro mesi, di crearmene una mia.

E non è che far parte di un nucleo monofamigliare (iome) corrisponda alle aspettative di quando decidetti, contro l’immaginario ma non per questo meno concreto parere del mio consulente finanziario di fiducia, di sacrificare metà del mio stipendio per 35 metri quadri al quinto piano senza ascensore. Pur tuttavia, era comunque un passo avanti rispetto all’essere figlia, figlia e soltanto figlia. Che è una cosa bellissima e preziosa e commovente, ma a quasi trentun anni vorrei potermi guardare allo specchio e vedere una donna, prima di tutto.

Ho ancora più di un mese di tempo, eppure. E in un mese chissà quante cose possono ancora succedere. Cose positive, si spera. Non per piangermi addosso, per carità, ma potrebbe anche essere ora di una piccola rivincita su alcune lillipuziane malignità del caso, no?

4 Responses to “Home sweet home”


  1. 1 xlthlx 13 gennaio 2009 alle 5:58 pm

    [Momento confessione] Circa cinque anni fa vivevo da sola e mia madre era in difficoltà con la casa. Difficoltà accentuate dal fatto che i miei fratelli, soprattutto mia sorella che viveva nella stessa città, non la stavano aiutando un granché. Allora decisi di farla venire a vivere con me, prendendomi in carico tutte le spese dell’affitto di una casa più grande. In meno di sei mesi ho trovato una casa nuova e siamo andate a vivere insieme.
    Allora pensavo che la convivenza non fosse un problema: ho sempre avuto un buon rapporto con mia madre, e in quel momento non avevo nessun particolare progetto per costruirmi una mia famiglia.
    A cinque anni di distanza ti dico: nonostante il fatto che sia io il ‘capofamiglia’, io sono e resto ‘figlia, figlia e soltanto figlia’, a dispetto anche dei miei 39 anni quest’anno.
    E perciò capisco che il pensiero di avere l’appoggio dei genitori qualora non dovessi farcela da sola è importante; però il mio consiglio del tutto spassionato è fai di tutto per continuare ad essere indipendente, altrimenti (come me) rischierai di non avere più una vita tua e di essere considerata e quindi (perché a furia di sentirselo dire ci credi) di considerarti solo figlia e non donna. E tutto questo detto con tutto il bene che voglio a mia madre. E scusa se ho scritto un post🙂

  2. 2 odiamore 13 gennaio 2009 alle 7:06 pm

    xlthlx: scusa di cosa, scusa?😉 mi piacciono un sacco i commenti lunghi, mi fanno sentire le persone vicine e danno più senso a ciò che ho scritto io… Grazie per le tue parole, come sempre!

  3. 3 patty 13 gennaio 2009 alle 8:15 pm

    mi sono rivista nella tua ricerca, ma io sono tornata all’ovile, e dotata di 3 figlie e uno pseudo-compagno (inadatto economicamente mantenerci). è vero che viviamo nella mansarda, e che i miei genitori non sono invadenti, ma, poichè pagano le bollette, mi sento abbastanza a disagio quando ci penso. ho 40 anni e mi mantengono gli anziani genitori. però ritengo (e voglio sperare) che sia una cosa transitoria…a ottobre mi laureerò e troverò un lavoro che mi permetta di non sentirmi a disagio(e anche di rendere ndipendente da me il compagno, che oramai da troppo è un coinquilino). questo per dire che cercare forsennatamente porta via troppe energie, e, se non è troppo pesante da sopportare, puoi “approfittare” per un pò dei tuoi genitori, come faresti con un’amica, che per un pò ti ospita, in attesa di tempi migliori, che sicuramente arriveranno…e così puoi cercare a “mente fredda”…e il lavoro lo cambi?

  4. 4 Mitì 17 gennaio 2009 alle 8:32 pm

    Deve essere per forza una mansarda?😉
    Per il resto, nì, vedila così: trovare una nuova casa richiede calma e lucidità.
    Ergo, se tu dovessi tornare dai tuoi, sarebbe solo per un breve periodo, quello della ricerca. Quindi non un ritorno al paterno ostello a tutti gli effetti.
    Già te lo dissi in altra occasione, con tono di “materna zia”: non ti far fretta. E pensa “al bene per te”. :-****


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