Il tempo del corteggiamento

Mia nonna conobbe mio nonno quando aveva 14 anni e lui, diciottenne, frequentava il locale in cui faceva la cassiera. Si sposarono sei anni dopo e restarono insieme per tutta la vita (di lui, perlomeno). Non ho mai avuto il coraggio di chiedere a mia nonna quando esattamente si diedero il primo bacio, ma sono sicura che succedette all’incirca un anno prima del matrimonio, quando ebbe cioè inizio il fidanzamento ufficiale con tanto di anello.

Quando parlo con la gente del fatto che, in circa quaranta giorni, sono riuscita a strappare, a quest’uomo a cui mi ostino a non assegnare un nome, qualche lunga telefonata e tre appuntamenti, la suddetta gente mi guarda di traverso, scuote il capo distogliendo lo sguardo e assume poi un’espressione di circostanza. Dove la circostanza è lampante: “Povera scema: ecco che senza neanche rendersene conto si è calata nel ruolo dell’amica che si ritroverà a essere la spalla a cui appoggiarsi non appena lui troverà qualcuna che saprà calarsi nel ruolo di donna-che-si-fa-desiderare-com’è-giusto-che-sia; o anche, a seconda dei casi, ecco che si ritroverà a non essere più nulla non appena lui troverà qualcuno con cui farà qualcosa d’altro rispetto a parlare, parlare e parlare.”

I miei nonni si erano conosciuti e poi fidanzati durante gli anni del fascismo, in effetti. Forse non ha tanto senso fare un paragone. O sì?

Ma vorrei prima fare un passo un po’ indietro rispetto al presente – e un po’ avanti rispetto agli anni trenta.

Una volta conobbi un ragazzo che si chiamava Arcangelo e fu l’unica persona, in tutta la mia vita, a cercare di baciarmi senza che io avessi dato alcun segno di incoraggiamento. Al mio girare la testa dall’altra parte con aria imbarazzata lui rispose inviandomi il suo messaggio: “tu sei sempre stata abituata a essere corteggiata, vero?”

Vero. Anzi: verissimo. Peccato che, fino a quel momento, non ci avessi mai neppure pensato. Mi sono anche chiesta, a posteriori, se il mio provare interesse a partire dall’interesse dimostrato dall’altro non fosse altro che il segno di una scarsa autostima: come se non potessi neppure concepire di potermi invaghire di qualcuno senza che costui, per primo, mi avesse mostrato, con i suoi atteggiamenti corteggianti, una sorta di polizza assicurativa contro le delusioni e le illusioni.

E’ vero che, fortunatamente, rispetto ai tempi delle medie qualcosa ho imparato; all’epoca, infatti, il più chiaro sintomo di interesse da parte di un uomo si manifestava tramite l’ignoramento assoluto. Oggi, a trent’anni suonati, non è più così: l’ignoramento è un segno di disinteresse cortese ed educato e comunque, anche nel caso in cui non lo fosse, sarebbe comunque indice di un grado di maturazione affettiva non molto diverso da quello di un tredicenne. Quindi no, grazie.

Ma io non sono ignorata, in questa situazione. Piuttosto, non sono cercata quanto vorrei; non sono inseguita ai limiti della persecuzione; non sono omaggiata di regali, lettere, fiori, messaggi o quant’altro. A volte non mi si risponde, altre sì; e quando non c’è risposta irrompe il terrore, e quando c’è risposta subentra l’analisi dei segni di punteggiatura.

E’ quando c’è una piccola iniziativa, un semplice gesto spontaneo non sollecitato che il cuore mi si spalanca pur restando incapace di accogliere tutta la gioia che arriva.

Il fatto è che, quando lo racconto alla gente, nessuno si capacita della mia fiducia incrollabile dopo poco più di un mese in cui i contatti telefonici sono stati settimanali, quelli visivi sono stati men che quindicinali e quelli fisici non ci sono stati del tutto – a meno che conti qualcosa, in questo senso, l’avermi sfiorato la spalla quando mi aiutava a togliere il cappotto…

Però, insomma: sono trascorsi meno di due mesi da quando ci siamo rivisti per la prima volta dopo tanto tempo. Due mesi. Non due anni. I miei nonni hanno avuto sei anni per conoscersi, innamorarsi, e decidere di sposarsi.

Ed è vero che settant’anni fa le cose erano diverse, è vero che settant’anni fa la persona scelta era la persona che nel bene e nel male sarebbe stata vita natural durante. E’ vero questo ed è vero quello.

Eppure non riesco a non pensare che forse i film, la televisione, la letteratura e quant’altro, negli ultimi tempi, ci abbiano influenzato nel ritenere che, proprio perché c’è la possibilità di ottenere tutto e subito, se non lo si ottiene sia per forza un segnale negativo.

Come se il fatto di non saltarsi addosso famelici dopo il primo quarto d’ora del primo appuntamento dovesse implicare che non c’è interesse a farlo: se non è ora, significa mai.

Ma io non sono sicura di volermi conformare: è possibile che le cose importanti richiedano un minimo di sacrificio, un pizzico di frustrazione, una certa dose di pazienza e di impegno. E’ possibile che le cose importanti lo siano anche perché non sono capitate all’improvviso, ma sono state cercate con dedizione e sono state accettate gradualmente, contrastando le paure e le armature.

E’ possibile, non affermo che sia certo. Pur tuttavia, vorrei provare a crederci.

12 Responses to “Il tempo del corteggiamento”


  1. 1 patty 23 dicembre 2008 alle 1:52 am

    ti capisco, e credo che sia così…non sempre “tutto e subito” va d’accordo con “per sempre”…di questi tempi dove se non consumi in fretta resti senza, è difficile trovare qualcuno “slow”, che magari si centellina il piacere (o ha pochi ormoni), magari per insicurezza…ne parlavo con un’amica poco fa…in riferimento a una mia (presunta) situazione (più che altro fittizia e incoraggiata solo da me)…lei ritiene che se il lui non si lancia (per la famosa storia dei “2 peli”,detto della mia zona), o è gay o non gli piaci. ma io non ci credo,a oltranza non ci credo. sono venuta su a pane e telenovele, dove alla fine della millesima puntata vince l’amore appena accennato ma molto, molto travagliato…che invidia la tua nonna…allora l’amore esiste davveo!

  2. 2 Brain 23 dicembre 2008 alle 12:05 pm

    Il “tutto e subito” spesso non porta a nulla di costruttivo. Le cose importati richiedono gradualità. Abbi fiducia🙂 Buone Feste.

  3. 3 panda 24 dicembre 2008 alle 10:32 am

    è soggettivo per ogni storia, per ogni coppia di persone. dipende dalla timidezza degli “attori”, dal loro grado di impulsività, di decisione, di alchimia.
    la mia prima storia importante ha avuto un periodo di conoscenza assidua di tre mesi. l’ultima, di una settimana🙂
    non conta nulla… aspetta e vedrai🙂

  4. 4 odiamore 24 dicembre 2008 alle 5:24 pm

    Ragazze: grazie per gli incoraggiamenti🙂 e buone feste anche a voi – in particolare buona fine 2008 nell’attesa di un fulgido 2009!

  5. 5 skip 25 dicembre 2008 alle 11:33 am

    Auguri, cara odiamore, di serenità e luce per uno spumeggiante 2009!

  6. 6 Mitì 28 dicembre 2008 alle 1:42 pm

    Fai bene a crederci e a non conformarti.
    Buon tutto, bimba mia dolce! :-**
    Ti regalo questo:
    http://www.placidasignora.com/2008/04/26/storia-del-corteggiamento/

  7. 7 ilredeire 1 gennaio 2009 alle 9:05 am

    Erano altri tempi… accipicchia che tempi lunghi… erano i tempi delle partite standard… oggi vanno di moda le blitz… comunque sia: Auguri per un felicissimo 2009!
    Ed anche questo è un nuovo tempo!

  8. 8 Niki 2 gennaio 2009 alle 10:49 am

    Buongiorno e buon anno, prima di tutto🙂
    E’ un po’ che sto riflettendo su questo post, e ho paura che la mia conclusione sia diversa.
    Credo ci sia differenza tra il non essere ignorata e la manifestazione di un reale interesse, in “quel” senso (senza andare a scomodare il limite della persecuzione, gli omaggi floreali e simili).
    E’ vero che i rapporti vanno costruiti, ma generalmente tutti i rapporti nascono da dei presupposti, e si costruiscono se ci sono delle fondamenta. Quando tu scrivi “…un minimo di sacrificio, un pizzico di frustrazione, una certa dose di pazienza e di impegno. E’ possibile che le cose importanti lo siano anche perché non sono capitate all’improvviso, ma sono state cercate con dedizione e sono state accettate gradualmente, contrastando le paure e le armature” è verissimo, ma solo “dopo”.
    Prima ci deve essere il meccanismo dell’attrazione reciproca, dell’innamoramento, e questo non significa semplicemente avere una persona che non ti ignora, perché se così fosse, potenzialmente ogni persona che incontriamo ogni giorno potrebbe essere quella giusta, basta applicarsi con un po’ di sacrificio, e così non è.

    Non sto parlando assolutamente di saltarsi addosso dopo il primo quarto d’ora del primo appuntamento, generalmente non è mai così che succede, ma quanto meno ci deve essere la curiosità dell’altro, la voglia di scoprire, di vedersi e stare insieme, se non altro solo per camminare e raccontarsi.
    Non dovresti in questo caso riuscire “a strappare” qualcosa, ma il qualcosa lo avresti per volontà e piacere reciproci. Ho letto e riletto il tuo articolo, e mi dispiace tanto dirlo, ma dall’inizio alla fine non mi è sembrato altro che una giustificazione continua al comportamento di lui, e un tuo conseguente adattarti.

    Naturalmente è solo il mio punto di vista, anche semplificato; spero davvero tanto che in questo nuovo anno tu mi possa dire di essermi sbagliata su tutta la linea🙂
    Tanti auguri per tutto.

  9. 9 Fabioletterario 8 gennaio 2009 alle 2:43 pm

    Altri tempi e altre storie… Eppure, così vere…

  10. 10 patty 9 gennaio 2009 alle 1:04 am

    niki, purtroppo, e a malincuore, ho idea che, in un certo senso tu abbia ragione…ha senso per me, che me la sto raccontando per continuare a sperare che sia solo timidezza, o una immane corazza, o i tanti casini…o…una serie di motivi. ma in effetti, per quel famoso detto che “informa” che tirano più i 2 famosi peli che un carro di buoi, se non c’è lo sprone possono essere anche 2000, ma, come dire, non tirano…però magari ci sono persone che hanno tante remore, tanti ostacoli che li bloccano…vabbè, me la sto raccontando, ma, a giudicare dal tempo che odiamore ci mette a rispondere, oserei dire (e spero tanto), che i suoi boccioli sono diventate rose molto odorose e stupende. o no?

  11. 11 Niki 9 gennaio 2009 alle 5:30 pm

    Io lo spero per lei, sinceramente. Se lo merita.

  12. 12 odiamore 10 gennaio 2009 alle 10:50 pm

    Forse aveva ragione Niki, forse no. Fatto sta che, dal momento che volevo concludere l’anno più brutto della mia vita potando tutti gli eventuali rami secchi e saldando i conti residui, l’ho messo “alle strette”. E ho sentito, prima di tutto, l’odore della paura. E’ bastato questo a farmi disinteressare della persona nell’arco di due giorni, pur con qualche strascico di malinconia.
    Se non ho più scritto non è – purtroppo🙂 – perché “i boccioli sono diventati rose molto odorose”; non quei boccioli, per lo meno. Ma perché ho dei problemi sul lavoro, mi hanno diminuito lo stipendio e, dulcis in fundo, da oggi ho un mese di tempo per trovarmi una casa nuova se non voglio tornare a capo chino da mamma e papà. E va bene così, nel senso che è nei momenti di difficoltà come questi, in cui è possibile fare e non bisogna soltanto subire il proprio destino come quando la malattia di mio padre sembrava incurabile, che si è costretti a fare i conti con se stessi e tirare fuori le proprie risorse. E sono sicura, voglio essere sicura, che le cose andranno sempre meglio. Buon anno a tutti, e grazie per esserci🙂


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