Il fine è diverso dai mezzi

Sarebbe bello, almeno per me, se nelle ultime settimane mi fossi astenuta dallo scrivere perché troppo occupata dal vivere qualcosa di nuovo. E invece no: non ho più scritto perché, banalmente, mi è mancata l’ispirazione e, allo stesso tempo, la forza di volontà che avrebbe potuto supplire, per quanto debolmente, se ne è andata in vacanza – come anch’io vorrei ma non ho la possibilità di fare.

E comunque. Qualche sera fa, durante una telefonata con Sole, ho capito una cosa.

Non è qualcosa che, temo, mi aiuterà a raggiungere l’obiettivo che mi sono proposta (e a cui ho accennato nell’ultimo post): smettere di sollecitare sempre e comunque la mia parte razionale, soprattutto quando essa non è per nulla pertinente come nel caso dei rapporti sentimentali con esseri umani del sesso opposto. Non ha a che fare con questo particolare problema, eppure è forse ancora più importante.

Ho catturato col pensiero la seguente immagine: vi sono persone che considerano una relazione un mezzo, e non un fine.

Un amico di Sole, un pomeriggio in cui si sono trovati l’uno di fronte all’altro a sorseggiare un caffè – frase inutile, questa: ma come ho spiegato all’inizio in questo periodo la scrittura mi scivola tra le dita senza che riesca a trattenerla come vorrei – ha incominciato a raccontarle di quanto sia stufo di bere troppo, fumare troppo, uscire con troppe ragazze diverse che sono tutte troppo giovani o troppo impegnate con altri uomini.

“Perché io in realtà sono un uomo serio e responsabile, Sole: se soltanto incontrassi la donna giusta non avrei più bisogno di bere, non avrei più bisogno di ammazzarmi di canne [si può scrivere? beneficio del dubbio], non avrei più bisogno di andare a scopare in giro [questo invece sono sicura si possa scrivere, stranamente]. Se soltanto incontrassi una ragazza seria, una ragazza a cui non va giù che io beva, fumi e scopi con altre; se soltanto incontrassi finalmente una ragazza con la quale sto bene e che sta bene con me: so per certo che metterei la testa a posto.”

Magari è vero: magari, un giorno non troppo lontano, l’amico di Sole incontrerà una donna (che non sia la stessa Sole, ovviamente!) e smetterà di bere, fumare e saltare di letto in letto. Una donna che gli farà mettere “la testa a posto”, per usare le sue parole. Ma poi? Dopo un anno, due anni, tre anni: se la relazione continua, e all’entusiasmo dell’inizio subentrano quei piccoli-grandi-enormi-insormontabili problemi che caratterizzano ogni rapporto umano? Non è forse possibile che un bel giorno, all’amico di Sole, dopo l’ennesima litigata al telefono su chi si occupa di fare la spesa all’uscita dal lavoro, non venga voglia, sulla strada per il supermercato, di fermarsi in un locale per farsi una bella bevuta in santa pace? E poi un’altra, e poi un’altra ancora?

La mia immagine, il mio pensiero-lucido – che a differenza dei pensieri felici di Peter Pan non soltanto non mi consente di volare ma mi getta un po’ nello sconforto esistenziale – è costruito così: una relazione non dovrebbe essere un mezzo per ottenere qualcos’altro che non sia la relazione stessa. Una storia d’amore dovrebbe essere fine a se stessa: non un palliativo, non un’alternativa a una seduta presso gli alcolisti anonimi – il centro antifumo – il centro pseudo-hollywoodiano dove curano vere o presunte dipendenze dal sesso.

Perché poi i problemi, quelli veri e squisitamente personali, ritornano. Perché già innumerevoli sono le difficoltà che, com’è giusto, si incontreranno man mano che il rapporto procederà per la sua strada; non è neppure sensato da un punto di vista logico – ed ecco che la razionalità ritorna, maledizione a lei! – pensare di poter curare un male con un rimedio che di medicamentoso non ha né deve avere assolutamente nulla. Perché cercare una donna, mi verrebbe da ribattere all’amico di Sole, quando invece tanto più vantaggioso sarebbe lavorare su te stesso, prima?

Ecco, tutto qui. Ripensavo al pochissimo Machiavelli che ho avuto occasione di leggere durante gli anni del liceo: un leit motiv che suonava come “il fine giustifica i mezzi”. In certi casi potrà anche essere vero e moralmente accettabile, non saprei; ricordo che la moralità era per Il Principe uno dei fattori di preoccupazione tenuti in minore considerazione, d’altronde. Eppure: i mezzi non sono da confondersi con i fini, e soprattutto, se confusione dev’essere, almeno averla chiara in testa. Fare finta che una storia sia un riempitivo, un palliativo, un ritardante di un male che è lì lì per esplodere non è certo la vita che io voglio vivere; pur tuttavia, ancora potrebbe avere un senso, in certe fasi dell’esistenza. Però bisogna essere consapevoli, altrimenti… sciagura a noi!

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9 Responses to “Il fine è diverso dai mezzi”


  1. 1 Davjdek 12 novembre 2008 alle 11:19 pm

    I ragionamenti di questo amico lasciano intravedere una personalità tristemente immatura… c’è solo da augurargli che riesca presto a capire che ha solo bisogno di trovare se stesso, e non di trovarsi una donna-salvagente. E pensare che quelli che invece non bevono, non si fanno le canne, non scopano con chi capita, sanno che cos’è una relazione autentica… proprio questi restano soli, magari per tutta la vita. Fa un po’ rabbia… ma non si deve dire!

  2. 2 celarent 13 novembre 2008 alle 3:01 pm

    Lavorare su se stessi….
    Per esempio non delegare al fato (o ad un incontro) il proprio presente.
    Oppure fare ciò che si dice e dire ciò che si pensa,senza falsità attive nè passive.
    Oppure dare il giusto valore alle cose, considerando che siamo tutti diversi.
    Oppure non approfittare di chi ci ama non ricambiato e non farsi sopraffare da chi amiano non ricambiati.
    ….
    Secondo me è un processo incrementale per tentativi ed errori:si parte da soli ma da soli non si può arrivare alla fine.

  3. 3 patty 13 novembre 2008 alle 4:32 pm

    mah..questo amico di sole è un maschio…dunque già nella definizione un “bamboccione” egoista, che non ha nessuna intenzione nè di bere, nè di fumare, nè di smettere di scopare…voleva solo aggiungere alla sua lista la tua amica sole, sfruttando l’istinto da crocerossina di molte donne. però, ahinoi, molte ci cascano, e dopo che il bamboccione egoista si è stancato dell’infermiera di turno, la fa pure sentire in colpa, perchè a causa sua ricomincia coi vizi. ma essendo giù di morale straparlo.

  4. 4 Ransie 13 novembre 2008 alle 5:35 pm

    Ma in tutto ciò, Sole, in quanto donna, non si è crepata di risate? Non l’ha deriso?

    Questo per dire che trovo alquanto vergognoso che un maschio, perché uomo non oserei definirlo, nasconda dietro una nuova donna i suoi difetti esistenziali.

  5. 5 odiamore 13 novembre 2008 alle 7:15 pm

    Davjdek: si deve dire, invece, altroché se si deve dire. E a gran voce, per di più🙂

    celarent: “non delegare il proprio presente” – che bel concetto, un modo così poetico di riassumere ciò che stavo cercando di esprimere🙂

    patty: spero ti passi in fretta il cattivo umore! comunque anche Sole, e io quando me l’ha raccontato, ha avuto l’impressione che fosse un confuso e maldestro tentativo di provarci con lei. Meno male che non abbiamo più 15 anni e qualcosa l’abbiamo capita!

    Ransie: ci abbiamo riso su parlandone, ma lei mi ha detto che quando lui le stava parlando così più che di ridere aveva voglia di piangere. Perché pare che lui in realtà si comporti – con lei, almeno – davvero come una persona gentile e attenta e affettuosa, quindi le faceva un po’ male al cuore pensare che fosse così tanto invischiato nei suoi problemi da non riuscire neanche a capire di starsi un po’ rovinando con le proprie mani. Però sì, in effetti un po’ comico lo è davvero😀

  6. 6 ilredeire 13 novembre 2008 alle 10:11 pm

    Una sensatissima riflessione! Interpreto la ricerca dell’amico di Sole come una fuga da se stesso, come uno specchiarsi in qualcuno che come giustamente ipotizzi potrebbe perdere il proprio fascino e quindi i problemi originali del proprio IO torneranno a galla, come quando vi è alta e bassa marea.
    Grazie a Giovenale sappiamo che una mente sana alberga in un corpo sano:
    – Prendiamo come spunto che il ridere ed il buon vino fanno bene al sangue e che quindi il nostro umore se ne giova; entrambi ci permettono di ottenere felicità, ma il primo è una conseguenza od un fine, di una data situazione, mentre il secondo è un mezzo per ottenere ciò a cui aspiriamo.
    Ne consegue che Sole deve farsi una bella “Canna” con il suo amico, magari dopo che si sono scolati un Talisker al chiaro di luna.
    VIVA GLI SPOSI!

  7. 7 odiamore 14 novembre 2008 alle 12:06 pm

    ilredeire: non è che sia particolarmente d’accordo con la tua conclusione, però… il tuo è stato il commento numero 1111 – mi sembrava carino fartelo sapere😉

  8. 8 sht 14 novembre 2008 alle 5:58 pm

    … magari il “Sole Amico” potrà trovare una sua “mezza mela” a cui piaccia bere troppo, fumare troppo, uscire con troppi ragazzi diversi che sono tutti troppo giovani o troppo impegnate con altre donne…

    Concordo con Odi… il finale de “ilredeire” non mi piace (conosco Sole e “tengo” particolarmente a Lei)… Ottima, comunque, la scelta del Talisker.

  9. 9 bob 14 novembre 2008 alle 7:09 pm

    Forse state esagerando con i luoghi comuni; vorrei chiarire due punti:
    – il fatto che il soggetto in questione beva e fumi troppo potrebbe essere un palliativo al fatto che non ha una donna, non viceversa, è quello che capita anche a me: se non ho una donna finisce sempre che esagero col bere e fumare, cos’altro puoi fare in discoteca se non rimorchi?;
    – quando un uomo fa sesso con una donna che non è la sua fidanzata le persone che “peccano” sono due, quindi non vi scagliate sempre contro i “maschi”.


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