Una parte di me

Con tutti gli sforzi che faccio, secondo dopo secondo, per convincere me stessa di essere una persona buona, generosa e non ego(bari)centrata, mi sono sorpresa non poco nel momento in cui ho preso atto del fatto che vi sono persone che, molto semplicemente, detesto.

Persone a cui, se non proprio auguro ogni male possibile e immaginabile, per lo meno tendo rivolgere sguardi interiori pieni d’odio e, se pertinenti, di rancore e meditata vendetta.

Persone che causano sobbollimenti di pensieri i cui contenuti non sono adatti ai deboli di cuore.

E poi. E poi, riflettendoci con cura. E poi, lasciando che i sentimenti affiorino prima e debordino infine – cosa tanto difficile, per me che sono così impermeabile alle emozioni forti per il terrore di non essere in grado di saperle controllare. E poi.

L’uomo così méchant, così cattivo e prepotente con i colleghi di lavoro; sempre pronto ad approfittarsi delle debolezze degli altri per riuscire a fare emergere i suoi punti di forza di fronte ai superiori – e addirittura, in mancanza di meglio, di fronte ai sottoposti: perché anche quello può essere utile ai suoi scopi.

La donna vittima, tanto abile a sfruttare sotterraneamente i sensi di colpa altrui per il proprio tornaconto. La madre colpevolizzante, che accusa di continuo dolori fisici o morali pur di attirare a sé la compagnia dei figli; l’insegnante più severa del necessario, che fa leva sull’autostima ferita degli allievi nella speranza di ottenere da loro profitti più adeguati alle sue aspettative.

L’isterica (o l’isterico, a seconda dei casi) repressa, che stupisce amici e parenti per i subitanei scoppi d’ira funesta. Il padre esemplare che, per un apparente nonnulla, percuote il portiere undicenne perché non è stato in grado di portare la sua squadra alla vittoria; la fidanzata venerata e invidiata da tutti che fruga dentro le tasche del compagno alla frenetica ricerca di scontrini testimoni di un presunto tradimento.

Riflettendoci con calma e con tutta l’onestà di cui sono capace: queste persone sono, tutte, parti di me.

Come se nel corso del tempo avessi riposto nel cassetti più reconditi del mio intimo alcuni aspetti della mia personalità; anzi: come se avessi cercato di sbarazzarmi di vere e proprie sub-personalità che, non coerenti con la mia personalità principale – e per questo dominante – dovevano essere nascoste in quanto moralmente riprovevoli, associate a ricordi sgradevoli; perché da me ritenute indegne di essere ulteriormente coltivate e affinate.

Ed è per questo, anche se non soprattutto, che odio tanto le persone che incarnano invece tali attributi: perché riconosco ciò che loro hanno come qualcosa che mi appartiene e che ho scelto di rifiutare giorno dopo giorno e mese dopo mese, facendo a volte anche sforzi enormi – come nel caso del controllo della gelosia.

Ed è per questo, tuttavia, che dovrei cercare di moderare l’odio: perché tutta questa acredine, in realtà, la sto rivolgendo nei confronti di me stessa.

E mi chiedo, allora: non potrei fare una grande festa, una grande festa di quelle che sembrano non esistere mai – almeno non a me – una grande festa in cui tutti si divertono e non vedono l’ora di conoscere quella persona apparentemente straordinaria seduta sul divano accanto alla finestra, una grande festa a cui invitare tutte queste parti di me perché si conoscano tra loro?

Inviterei la mia parte introversa, quella che dalle feste solitamente mi spinge a fuggire a gambe levate prima ancora che ci sia stato modo di fare il brindisi di buon compleanno, e la farei sedere vicino alla mia parte clownesca, quella che ha ottimi motivi di compiacersi quando qualcuno le suggerisce che, se sul lavoro proprio tutto dovesse andare storto, potrebbe sempre mettere su un numero di cabaret. E inviterei la mia parte vittimistica, sì, anche lei: per farla conversare un po’ con la personalità che si è fortificata nei lunghi giorni di questo orribile mese di agosto, e farle così capire, finalmente, come le cose brutte sia meglio affrontarle – se possibile, con un sorriso – anziché sprecare le proprie energie a lamentarsi.

Se l’idea vi stuzzica almeno un po’, se vi riconoscete in quanto ho scritto e vi piacerebbe organizzare una festa del genere anche per le parti di voi che non fanno altro che schiamazzare dentro il cervello oppure, altro caso tipico, fingono di non essersi mai incontrate prima: sto preparando una serie di post sull’argomento.

Parte del mio lavoro, tra l’altro, consiste anche nell’organizzare eventi a cui partecipano migliaia di visitatori e che mi costringono a coordinare qualche centinaio di persone provenienti da mezzo mondo; cosa mai sarà una festicciola a cui invitare semplicemente sei o sette parti di un’unica persona?

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13 Responses to “Una parte di me”


  1. 1 .mau. 14 ottobre 2008 alle 10:36 am

    >ho preso atto del fatto che vi sono persone che, molto semplicemente, detesto.

    Beh, dov’è il problema?🙂
    Però hai ragione: la prima cosa da fare è riuscire ad essere in pace con sé stessi. buona festa!

  2. 2 Davjdek 14 ottobre 2008 alle 12:26 pm

    Ottima idea. Se davvero di parti ne hai solo sei o sette, sei davvero fortunata. Io ho un’intera popolazione, che devo governare con la giusta fermezza ma anche con democrazia perché ogni cittadino ha i suoi diritti e non posso impedirgli di esercitarli. Ogni cittadino insoddisfatto si trasforma in un potenziale nemico, che mina le basi del governo e rafforza il partito della nevrosi, quello che è all’opposizione e “rema contro”. Favorire il dialogo tra le parti (tra i cittadini) è il primo principio della salute psicologica, come di quella di uno stato democratico. Attenzione però a non confondere con i cittadini normali altre parti, che sono solo degli infiltrati di organizzazioni malavitose, il cui unico obiettivo è rovesciare il governo e instaurare una dittatura militare. Dentro di me per esempio ci sono un mafioso e un disfattista che tentano continuamente di inquinare i miei pensieri. Con questi personaggi non bisogna essere democratici: c’è solo da espellerli immediatamente dallo Stato. Quindi, non li inviterei alla tua festa. Buon governo e buon divertimento!

  3. 3 patty 14 ottobre 2008 alle 1:05 pm

    mah…anche in me siamo tante, ma abbiamo un obiettivo comune, più o meno…oramai non litighiamo più…discutiamo il giusto poi tutte insieme ci guardiamo l’isola dei famosi…

  4. 4 pietroizzo 14 ottobre 2008 alle 3:24 pm

    Io direi solo
    “Bastaaaaaa… Questa festa e’ insoddifacente, ma ne ho un’altra nella mia mente. Una festa molto particolare dove saranno invitati tutti: molti amici, molti nemici… e anche Panino!”🙂

  5. 5 celarent 15 ottobre 2008 alle 12:12 pm

    Una festa in maschera è sempre la più difficile da organizzare

  6. 6 Rosario 15 ottobre 2008 alle 1:24 pm

    uccidi quella parte che più non ti piace le rimanenti si presenteranno spontaneamente al funeral party

  7. 7 odiamore 19 ottobre 2008 alle 3:16 pm

    celarent: non è mica in maschera questa festa. non credo, almeno. mi sa che tutte hanno la mia facci(on)a. mi sa che la massima attenzione la dovro’ porre sui cartellini da appuntare sul bavero delle giacca di ciascuna. che noia, pero’😉

    rosario: uccidere? non credo sia questa, la soluzione. quelle parti lì che non mi piacciono hanno proprio l’aria di essere odiamoramente-immortali…

  8. 8 awhile 19 ottobre 2008 alle 11:45 pm

    ma chi è che parla?
    odiamore, chi è che osserva? chi è che invita?
    chi è che giudica?…

    ecco un pò di domande che ti convinceranno
    a me lo hanno fatto
    a mollare se stessi e andare a feste, ritrovi e chissà per cominciare a guardare le altre persone (che siano tra lo nelle persone o meno)
    e poi odiamarli tutti
    con serenità perchè siamo nati così e non possiamo evitarlo

    ps mi è piaciuto l’inizio del post bella prosa, umana e universale, priva (alè) dei temibili anni 90

  9. 9 awhile 19 ottobre 2008 alle 11:46 pm

    errore: (che siano nelle persone o meno)

  10. 10 celarent 20 ottobre 2008 alle 7:39 pm

    Ma si che è in maschera ognuna di quelle persone ha la tua
    “facci(on)a” e ma
    [..]dovevano essere nascoste in quanto moralmente riprovevoli, associate a ricordi sgradevoli[..]

  11. 11 odiamore 20 ottobre 2008 alle 11:54 pm

    celarent: voglio assolutamente riprendere il tuo commento al post scorso e magari, se sei d’accordo, pubblicarlo come post autonomo a tuo nome. che ne dici? vuoi scrivermi un’email per “discuterne”? (odiamore@gmail.com) scusa se non te l’ho chiesto prima ma è un periodo un po’ frenetico, però adesso l’occasione non me la voglio far scappare😉

  12. 12 Mattia 23 ottobre 2008 alle 11:04 am

    ciao! ho letto un pò del tuo blog…mi trovo spesso daccordo con quello che scrivi e mi piace molto come lo fai…da come scrivi t’immagino come una diva anni 60 molto fine😛

    per carità non ti volevo dare della vecchia eh!!😀
    ciaoo

  13. 13 odiamore 24 ottobre 2008 alle 10:06 am

    Grazie Mattia, quello della “diva anni 60 molto fine” è un complimento splendido😉


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