Polizza contro i rischi emotivi

Ogni giorno, lo ammetto, mi innamoro decine di volte: del mazzo di fiori freschi che si inchinano di fronte a me dal bancone del bar in cui prendo il caffè al mattino; del bambino in carrozzina che mi guarda fisso e, davanti alle mie smorfie impacciate, esplode in un sorriso; della signora piena di rughe che fatica a scendere il gradino del marciapiedi; del gatto che sonnecchia al sole nel terrazzo che intravedo dalla mia scrivania; di uno strumento per creare cronologie; della cameriera del mio ristorante preferito perché riesce sempre a riempirmi il piatto dei dolci contraddicendo ogni legge della fisica.

Il problema è che non mi innamoro mai di ragazzi sentimentalmente liberi, all’incirca della mia età (mentale, se non anagrafica), possibilmente residenti nei paraggi e che mi amino così come io voglio essere amata. Bum!

Riflettendo su questa inoppugnabile verità sono giunta a una conclusione: quando ci invaghiamo di qualcuno, tra i tanti candidati possibili scegliamo lui o lei anche sulla base di una scommessa, di una valutazione di rischi e benefici. Un po’ come fanno gli agenti assicurativi quando devono calcolare i dettagli delle polizze, credo.

L’unico rischio in cui incorro innamorandomi della cameriera che spinge il carrello dei dessert è di sentirmi in colpa perché mi sono ingozzata di dolci; ed è evidente che la signora anziana a cui chiedo se ha bisogno di aiuto per trascinare il carrello della spesa non mi farà mai alcun male – al limite mi guarderà di traverso temendo che il carrello della spesa io voglia rubarglielo, ma ancora non mi è successo niente di simile.
Innamorandomi di un ragazzo sentimentalmente libero, all’incirca della mia età eccetera eccetera, invece, chissà cosa potrebbe accadere. Brr, che paura.

Quando mi sono finalmente decisa a chiedere ad Andrea i recapiti del ragazzo conosciuto a Zurigo quest’estate, ho scommesso che, nella peggiore delle ipotesi, lui avrebbe tergiversato per farmi capire che, avendogli parlato, non era il caso di andare oltre. E invece, sono state sufficienti poche ore perché, poco prima che tornassi a casa dall’ufficio, sulla finestra lasciata aperta di Skype comparisse l’indirizzo email con tanto di rassicurazioni sul fatto che una mia iniziativa non soltanto sarebbe giunta inopportuna, ma avrebbe sortito un effetto gradito.

Dopo una notte trascorsa nel dormiveglia, in preda a un’ansia per il lavoro che soltanto l’immagine di me sdraiata su un divano ascoltando lo zurighese suonare il violino mentre il cielo svizzero si scioglieva in fiocchi di neve è riuscita a mitigare un po’, ho scritto un’email breve, spiritosa e leggera. Ed è iniziata l’attesa.

Un’attesa che, a posteriori, mi sarei potuta risparmiare, dal momento che, quelle stesse ore trascorse dal momento in cui sono entrata in possesso di un recapito e ho avuto modo di utilizzarlo, sono state quelle in cui lui ha conosciuto un’altra ragazza con la quale si è felicemente fidanzato.

Pensavo, fatti alla mano, di avere una scarsa probabilità di incorrere in un rifiuto, e invece mi sono trovata ad aspettare per tre settimane prima di venire a sapere, dallo stesso imbarazzatissimo Andrea, quello che era successo mentre io mi giravo i pollici chiedendomi cosa mai avessi scritto di così sbagliato da non meritare nemmeno due righe di replica. Per inciso, croce sopra su chiunque, uscito dalle scuole medie da più di una decade, si faccia assorbire talmente tanto dall’inizio di una nuova storia da non avere neanche la delicatezza di rispondere con poche righe in cui, al limite, raccontare quello che sta succedendo. E comunque. Almeno mi cullo nel pensiero vagamente consolatorio di avergli portato fortuna, se non altro.

Ecco, ho pensato: ho perso la scommessa. Ho fatto male le mie valutazioni tra i rischi e i benefici. E invece no, perché era tanta la distanza chilometrica (e, a posteriori, non solo quella) che, comunque, qualsiasi cosa fosse successa in risposta alla mia email sarebbe stato improbabile avrebbe potuto mettermi davvero in discussione. Le valutazioni, nonostante il caso beffardo, erano state fatte in modo appropriato ed erano corrette.

Ed è per lo stesso motivo, credo, che a volte ci innamoriamo di persone che non ci corrispondono così come vorremmo: perché in realtà le abbiamo scelte proprio in quanto ritenevamo piuttosto improbabile che l’avrebbero fatto e quindi, in momenti di particolare fragilità emotiva, ci fanno sentire al sicuro.

Al sicuro da cosa, esattamente, mi verrebbe da chiedermi. Ma il problema – il vero problema – è proprio che a questa domanda ancora non ho chiara quale sia la risposta giusta.

Ma ci sto lavorando; ci sto lavorando da un po’. A essere sincera, ci sto lavorando da tutta la vita.

E come sempre, chiaramente, ogni suggerimento è bene accetto🙂

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12 Responses to “Polizza contro i rischi emotivi”


  1. 1 xlthlx 22 settembre 2008 alle 4:04 pm

    perche’, al sicuro dalle delusioni e’ una risposta cosi’ banale? chiedo, eh.

  2. 2 odiamore 22 settembre 2008 alle 5:00 pm

    xlthlx: no no, non è banale affatto. Però temo sia soltanto parziale :0

  3. 3 prezzemola 22 settembre 2008 alle 7:22 pm

    Mumble.. sì, di primo acchitto verrebbe da pensare al sicuro dalle delusioni. Ma forse non è tutto.
    Poniamo il caso che io voglia cercare qualcuno, ma non proprio del tutto.. un pò come vorremmo mangiarci una torta intera senza ingrassare di un grammo (esempio scemo ma rendeva bene l’idea), che in fondo si la cosa la vuoi, ma le conseguenze dell’avere la cosa no.
    Ecco, in questo caso se io mi innamoro/contatto/cerco persone che improbabilmente mi sceglieranno.. è come se per dolce ci fosse una torta che sicuramente a me non piace, più di una cucchiaiata non ne mangerei quindi il problema delle conseguenze c’è.
    Qualcosa di simile potrebbe accadere “agganciandosi” a qualcuno che non ci metterà più di un niente a respingerci.
    ..E come sapere che non prenderai una sola caloria.
    Mi sa che son stata sibillina non poco😀

  4. 4 #6 22 settembre 2008 alle 7:29 pm

    A fare gli psicologi evoluzionisti, ci si innamora solo per una valutazione di costi e benefici.

    Comunque, quella di indugiare e poi scoprire che qualcun’altro si è infilato in mezzo, è una delle più potenti rosicate che possano capitare a un uomo (e magari anche a una donna).

  5. 5 patty 22 settembre 2008 alle 11:41 pm

    una mia amica è convinta che sia proprio così. per la paura di lasciare “entrare” qualcosa che cambierebbe irrimediabilmente l’assetto dei nostri pensieri e gli equilibri, facciamo di tutto per cercare ostacoli, anche se è proprio quello di cui avremmo bisogno.
    ma siccome è un pò che ci stai girando intorno, prova a chiederti: “come posso migliorare il mio stato d’animo?”. hai voglia di innamorarti, di metterti in gioco, di aprire quella porta e lasciare entrare una ventata di primavera…forse sta proprio lì, e una parte di te l’ha gia “sentita”, l’altra parte, quella che ha paura, rema contro. ma è normale. metti la paura all’angolo. scommetto che seduto a quel caffè c’è il bonazzo (non è bello quel che è bello, ma è bello ciò che piace) che spasima per un tè insieme a tè. (te lo auguro di cuore. e anche a me)

  6. 6 Celarent 23 settembre 2008 alle 9:47 am

    E’ la profezia che si autoavvera, cercarsi qualcuno di cui “dover” fare a meno per motivi indipendenti da noi.
    Esercitazioni di innamoramento per la volta in cui si incontra qualcuno per cui “la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare” (lorenzo) , e gli “lasci in un minuto tutto quel che hai” (francesco)
    Che poi finisca male lo stesso, che sia frutto delle nostre proiezioni (come già dissi con sguardo triste), quello è un altro discorso…
    Ma lo so , “parlo da uomo ferito” (marco)

  7. 7 ilredeire 24 settembre 2008 alle 5:17 pm

    Sono passato per offrirti un dolcino al rum!
    Mi congedo con un inchino!

  8. 8 toppe 28 settembre 2008 alle 2:05 pm

    …anch’io ho pensato spesso come te in questo post… anche se sono indecisa: sarà così veramente, o abbiamo bisogno di darci una *ragione* della mera sfiga? In fondo, pensare che è (inconsciamente) “colpa” nostra ci illude di poter cambiare comportamento e trovare ‘sto benedetto uomo! Se invece è solo sfiga, hai voglia…

  9. 9 odiamore 28 settembre 2008 alle 5:18 pm

    prezzemola: sibillina un po’, ma non troppo. Forse, è come mangiare qualcosa che sappiamo ci farà “male” e che però sappiamo anche che in fondo in fondo non ci piace? Perché io uno strappo alla regola dietetica per mangiare una cosa che mi piace lo faccio sempre più che volentieri, il problema è quando mi abboffo di qualcosa che non mi dà poi quella grande soddisfazione!

    #6: potente rosicata anche per una donna. Ma passa in gran fretta, per fortuna.

    patty: eh, facile a dirsi… comunque lo auguro di cuore anche a te – e a me – e a chi altro che sta leggendo e lo desidera, già che ci sono🙂

    Celarent: “esercitazioni di innamoramento” – dici bene. Il fatto è che ho trent’anni, non tredici… Mah.

    ilredeire: grazie, ma direi bando alle formalità🙂

    toppe: secondo me c’è una concomitanza di cause. Un po’ il caso, un po’ siamo noi. Però sul caso non ho nessun potere, mentre su di me in teoria almeno un po’ dovrei averlo – è questo che mi fa arrabbiare da morire!

  10. 10 ilredeire 28 settembre 2008 alle 7:37 pm

    Accolgo il tuo invito e ti abbraccio forte, petto contro petto😉

  11. 11 odiamore 28 settembre 2008 alle 8:29 pm

    ilredeire: buona idea, attento solo a non farti male perché ho una collana fatta di aculei di riccio. Non perché non mi piacciano certe battute, eh; è solo la moda autunno/inverno 08. Dalle mie parti, almeno.

  12. 12 ilredeire 5 ottobre 2008 alle 2:54 pm

    Grazie per avermi messo in guardia, le precauzioni sono la mia specialità! Dalle tue parti si segue una moda alquanto originale, sono proprio curioso di ammirarla!


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