Questione di regole

A volte succedono cose strane: come quando mi ritrovo a lavorare fino alle due del mattino soltanto per avere il mio nome su un volantino che domani sarà buono soltanto per foderare le gabbiette degli uccelli. Il fatto è che, come scriveva Mark Twain, “perché un uomo desideri spasmodicamente una cosa basta soltanto rendere questa cosa difficile da ottenere.”

Me la ricordo bene, la storia raccontata da Twain: Tom doveva dipingere per punizione la staccionata della casa della nonna ma, dandosi grandi arie e dicendo che si trattava di una sorta di opera d’arte, riusciva non soltanto nell’intento di far fare il lavoro ad altri ma, addirittura, di farsi pagare per aver loro concesso quel grande privilegio.

Sono le regole del mercato, no? Siamo disposti ad aspettare ore ed ore in piedi per entrare in un locale esclusivo eppure tre minuti di attesa al bar sotto casa sembrano un oltraggio alla nostra persona.

Il fatto è che spesso ci sono in gioco tutte altre regole, che funzionano quasi all’inverso. D’altronde come potrei spiegare altrimenti il fatto che, difficile come sono non dico da ottenere ma anche soltanto da avvicinare, non ci sia un codazzo di pretendenti che mi segue come lo strascico di una sposa?😉

Si tratta delle regole sociali: se un amico mi invita a cena a casa sua sono sicura che accoglierà con estremo piacere una bottiglia di vino o un mazzo di fiori, ma non reagirà altrettanto bene di fronte a un omaggio di 20 euro.

Dove sta la differenza? Voglio dire, 20 euro sono 20 euro e possono servire per comprare una bottiglia di vino che piace più di quella che io ho scelto per lui, oppure gli danno la possibilità di comprarsi un cd, una manciata di pacchetti di sigarette, dei biglietti per il cinema. Invece: il regalo , i soldi no.

Come dimostrano gli esperimenti condotti da Dan Ariely, descritti in un suo libro che sarà tradotto in italiano in autunno[*], il confine tra quando si applicano le regole sociali e quando invece quelle della domanda e dell’offerta può essere molto labile.

Prendiamo il lavoro: io sono una cosiddetta lavoratrice flessibile, con un contratto a progetto che mi qualifica come libera professionista nonostante in realtà abbia un unico committente – anche perché traduzioni a parte non mi resta il tempo di fare molto altro se voglio continuare ad avere una vita privata quantunque in forma ridotta.

Chi dà lavoro ai tipi come me deve, in qualche modo, far sì che il lavoro sia abbastanza gratificante e strutturato in maniera tale da lasciare un po’ di spazio all’ingerenza delle regole sociali; dovessi basare il mio impegno soltanto sulla legge della domanda e dell’offerta, nel caso in cui attaccassi questo terribile morbo ai miei vicini di scrivania credo che la società per cui lavoriamo sarebbe costretta a chiudere nel giro di poco perché non più in grado di portare a termine i lavori per cui lei stessa è pagata.

Allora succede (o dovrebbe succedere, se non altro) che la staccionata da dipingere diventi agli occhi di tutti una grande avventura da vivere insieme: non un lavoro vero e proprio ma un’esperienza arricchente ed entusiasmante, in cui la fatica è ripagata dall’appagamento umano ancora prima che professionale. E io mi ritrovo a lavorare fino alle due del mattino perché avere il nome su quel volantino mi riempie sempre di gioia e soddisfazione personale.

Però a volte Tom non la passa del tutto liscia; a volte basta che un passante qualsiasi sussurri: “ehi, ma il re è nudo” – o se si vuole, tanto per non confondere una storia con un’altra, “ehi, ma dipingere la staccionata non è altro che una noiosa punizione”. E cosa succede a quel punto? Cosa succede quando ti si continua a chiedere di fare parte di una squadra, di una grande famiglia che più che lavorare vive insieme, fa esperienza insieme per il benessere e il piacere reciproco – e un passante qualsiasi sussurra “ehi, guarda che chi ti sta chiedendo di sacrificare il terzo week end di fila è pagato all’incirca il doppio di te”?

Succede che entra in gioco il denaro – che alcuni si ostinano a definire vile mentre io, in tutta sincerità, preferisco non denotare affatto e limitarmi a considerarlo un mezzo per poter acquistare beni o servizi, mi si passi il cinismo. E quando entra in gioco il denaro le regole sociali non funzionano più: cadono, precipitano, si disintegrano e, sempre come mostrano gli esperimenti di Ariely, non possono più essere reintegrate all’interno del gruppo in questione. Vigono più soltanto le leggi della domanda e dell’offerta: quanto vale il mio fine settimana trascorso a lavorare, monetariamente? E in molti casi la risposta è “Molto più di questo, quindi: no, grazie. Piuttosto sto sabato e domenica tappata in casa ad ascoltare canzoni di Julio Iglesias.”

E qui vorrei concludere con un riferimento al mio tema preferito.

Alcuni uomini (non che ne siano rimasti molti, per la verità, soprattutto in questi tempi di crisi; ma la mentalità è dura a morire) ritengono che il modo più adeguato di conquistare una donna consista nel portarla fuori a cena / al cinema / al bar / a teatro / alla partita di curling. Pagando il conto o il biglietto, ovviamente. Ecco: non si rendono conto, costoro, che in questo modo stanno lasciando il campo libero alle regole della domanda e dell’offerta? Non capiscono che la donna così avvicinata sarà portata a valutare ogni mossa successiva in termini monetari? Più esplicitamente, non si interrogano sul fatto che pagando di tasca loro stanno in un certo senso firmando con il sangue un documento in cui nelle colonne di sinistra ci sono i soldi spesi e in quella destra il corrispettivo delle varie concessioni che si aspettano in cambio? E che sta iniziando in questo modo il circolo (vizioso o virtuoso a seconda dei risultati) conto – bacio sulla guancia – conto – appuntamento successivo – conto – eccetera eccetera?

Ecco perché io mi entusiasmo molto di più per chi si ferma per aprirmi una porta, per chi mi aiuta a dare il bianco in casa, per chi mi fa una telefonata inaspettata quando proprio ne ho più bisogno, o anche per chi mi dà il midollo del suo ossobuco. Mmm, questa non so da dove mi è uscita; probabilmente è un retaggio infantile😛

Soprattutto nelle questioni di cuore. Anche perché quanti decidono di aprire il portafogli per pagare cene o quant’altro farebbero meglio a non dimenticare le parole di quella vecchia volpe di Woody Allen:

“il sesso non-a-pagamento è, in realtà, proprio il sesso più costoso di tutti”.

[*] Dan Ariely è un personaggio incredibilmente interessante, che firma le sue email con la sigla “Irrationally yours, Dan”. Chi volesse approfondire, in attesa del libro può dare un’occhiata al suo sito personale.

17 Responses to “Questione di regole”


  1. 1 .mau. 29 luglio 2008 alle 3:33 pm

    Elio aveva già scritto tutto🙂

  2. 2 xlthlx 29 luglio 2008 alle 4:41 pm

    mmm. mugugno sugli uomini che pagano cene/cinema/teatro/etc perche’…
    sono sempre stata quella che si e’ sempre pagata tutto da se’, arrivando anche a pagare per lui.
    poi un bel giorno e’ sbucato dal web un tizio baffuto che pagava sempre tutto lui. e non perche’ si aspettasse qualcosa in cambio, ma perche’ ha un cuore grande cosi’, e fa quello che puo’ per far stare bene le persone intorno a lui.
    eccezzione che conferma la regola, si, ma non so, forse ce ne sono di piu’.

  3. 3 xlthlx 29 luglio 2008 alle 4:41 pm

    eccezione, porca trota.🙂

  4. 4 odiamore 29 luglio 2008 alle 4:57 pm

    .mau.: anche Elio è una vecchia volpe!

    xlthlx: le eccezioni-porca-trota ci sono sempre, così come fortunatamente ci sono tantissime persone che agiscono con il cuore e non con il portafogli🙂 il fatto è che per trovarle ci vuole un setaccio a maglie finissime…

  5. 5 bob 29 luglio 2008 alle 5:15 pm

    Se un uomo vi tratta da donne facendo tutte quelle piccole gentilezze che ogni perfetto gentleman dovrebbe conoscere gli rimproverate il fatto di aver dimenticato le vostre sudatissime battaglie per la conquista della parità dei sessi (mi è capitato), se invece vi tratta da suo pari gli date del cafone e maleducato; se un uomo non paga il conto per tutti e due gli date del tirchio e non concedete il secondo appuntamento, se lo fa pensate che il gesto sia finalizzato ad ottenere qualcosa in cambio.

  6. 6 pietroizzo 29 luglio 2008 alle 5:26 pm

    IL MIDOLLO DELL’OSSOBUCO! Yum yum… anima gemella culinaria😛

  7. 7 Davjdek 29 luglio 2008 alle 5:27 pm

    Ahimé, a me non riesce neanche il circolo vizioso… dopo che ho offerto la cena ottengo solo un “allora ciao”: niente bacetto, niente appuntamento successivo, niente di niente. Devo ritenermi fortunato?
    Grandiosa la frase di Marc Twain: “perché un uomo desideri spasmodicamente una cosa basta soltanto rendere questa cosa difficile da ottenere”. Ora capisco perché desidero spasmodicamente trovare una donna che provi un briciolo di affetto per me😉
    Complimenti per il tuo blog: ti leggo costantemente.

  8. 8 odiamore 29 luglio 2008 alle 5:30 pm

    Bob: credo che mai come in questo caso non si debba generalizzare. Io l’ho fatto, ovviamente😉 ma in realtà penso che ci siano tante casistiche anche molto particolari.
    A me per esempio davvero qualcuno che, al primo appuntamento, insiste per pagare un conto salato – perché è di questo che parlo, non di una birra o di un’insalata al bar dell’angolo – dà l’idea che si aspetti qualcosa in cambio, non ci posso fare niente. Poi mi è capitato (e ne ho anche scritto in un post qualche tempo fa, credo) di uscire con ragazzi particolarmente propensi a firmare scontrini di carte di credito e nonostante io magari avessi voluto non ci hanno provato neanche per sbaglio. Quindi la mia teoria è smentita dai fatti, a volte. Bene, significa non è una gran teoria🙂
    E poi io ho un’età tale per cui non ho fatto propria nessuna battaglia “per la conquista della parità dei sessi” (e meno male, visto chi ci ritroviamo come ministro…), e sono proprio “tutte quelle gentilezze” che mi scaldano il cuore – se non è passato questo messaggio nel post è perché il caldo mi ha fatto perdere dei pezzi mentre lo rileggevo – altro che rimproverarle! Perché quelle, sì, sono sempre bene accolte anche quando non c’è né ci sarà mai alcun sottinteso erotico.

  9. 9 odiamore 29 luglio 2008 alle 5:52 pm

    pietro: mi è venuta una voglia, mi sa che stasera vado a cena da mamma perché io l’ossobuco non lo so cucinare😉

    Davjdek: be’ forse puoi ritenerti fortunato, oppure forse inviti a cena la donna “sbagliata”, ossia non disposta ad assoggettarsi alle regole del mercato… non so, in effetti mi sembra un po’ maleducata una persona che si fa portare a cena, ti parla (mi auguro almeno vi parliate!!) per tutto il tempo e poi ti congeda sbrigativamente con un “allora ciao”. Proverei con la tecnica della passeggiata: uscire insieme ma senza fare attività che abbiano un costo monetario. Se lei accetta sicuramente è perché ha interesse a parlare con te, e mi sembra già un ottimo punto di partenza, no? Tienimi informata, mi raccomando🙂

  10. 10 Davjdek 29 luglio 2008 alle 6:44 pm

    Devi avere un sesto senso mostruoso. Infatti hai indovinato in pieno quello che ho tentato di fare dopo la cena: l’ho invitata a una passeggiata, a costo zero. Risultato: fino a 1 giorno prima era entusiasta di farla, ma all’ultimo momento ha dato buca. Da allora in poi ha sempre rifiutato qualunque offerta di uscite, finché io non ho abbandonato la partita. Forse se non avessi offerto la cena, sarebbe andata diversamente, ma la storia non si fa con i “se”.
    Grazie del tuo interesse… ti terrò informata!

  11. 11 Mitì 29 luglio 2008 alle 9:59 pm

    Come fare gli ossibuchi te lo insegno io. (dò sempre il midollo al mio amòr, solo che lui ricambia sempre dandomi il suo. Scambio d’amorose leccornie) ;-*

  12. 12 dj Pazo 30 luglio 2008 alle 10:55 am

    “…se ne dicon di parole …”

  13. 13 xlthlx 30 luglio 2008 alle 4:14 pm

    ma no, ma no, non a maglie finissime. secondo me ci vuole solo pazienza, e quelle persone arriveranno da te.
    in generale, a me sembra [ma magari mi sbaglio] che aver fatto un bella cernita delle persone e dei luoghi che frequento mi abbia, diciamo cosi’, portato fortuna. che la fortuna un pochino, anche solo poco, si puo’ aiutare.
    sto parlando anche dei rapporti di amicizia, intendiamoci, che anche quelli sono davvero importanti.

  14. 14 xlthlx 30 luglio 2008 alle 4:16 pm

    comunque si, il setaccio ci vuole, almeno a mio modesto parere. non si puo’ essere amici di tutti, veri amici, anche se si puo’ convivere civilmente con tutti. mi sono capita?😀

  15. 15 odiamore 30 luglio 2008 alle 4:30 pm

    xlthlx: ti sei capita talmente tanto bene che ti sei anche spiegata egregiamente😉 e non è affatto banale…

    Mitì: oddio mi è venuto un attacco di romanticismo…🙂

  16. 16 #6 31 luglio 2008 alle 4:57 pm

    “The holy passion of Friendship is of so sweet and steady and loyal and enduring a nature that it will last through a whole lifetime, if not asked to lend money”
    Proprio Mark Twain.

    Quello di pagare è un rito, e come quasi tutti i riti si fa senza sapere perché.
    Dovremmo essere certi che però lo facciano tutti gli uomini, Italia, Honduras o Uganda, chissà, magari c’è un posto del mondo dove al primo appuntamento ti regalano una capra.

    Ah, io odio l’ossobuco🙂

  17. 17 odiamore 1 agosto 2008 alle 5:53 pm

    #6: in effetti gli americani sono un po’ fissati con i soldi… e comunque, se c’e’ un posto al mondo dove al primo appuntamento ti regalano una capra spero di incontrare un uomo che viene proprio da li’ – vuoi mettere che bello avere una capretta da compagnia?!?


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