Sforzo numero due: il ritmo dell’attesa

Ci sono periodi della vita in cui sembra che lo scorrere del tempo altro non sia che il cadenzare ritmico dell’attesa di qualcosa.

Il lavoro in questo non aiuta, almeno nel mio caso. Dopo mesi se non anni trascorsi ad aspettare che tutti i curriculum spediti e tutti i colloqui di lavoro portati a termine con reciproca insoddisfazione convogliassero a giuste nozze con un’occupazione possibilmente redditizia, ho trovato un lavoro che anche in questo non mi corrisponde. Lavoro su progetti, infatti, e non è dunque raro che trascorrano diversi mesi prima che tutte le mie varie attività si concretizzino in qualcosa di solido – per quanto spesso la solidità dei risultati del mio lavoro sia in verità per sua natura intrinsecamente effimera. Ma questo l’ho scelto e lo scelgo ogni giorno, quindi c’è poco da aggiungere e nulla di cui mi possa legittimamente lamentare.

Vi sono altri tipi di attesa, tuttavia. C’è l’attesa del giorno dell’operazione, l’attesa dei risultati, l’attesa del lenimento del senso di colpa per aver deciso di non disdire la partenza per le vacanze illudendo il mio superio che si tratta di un gesto scaramantico. Rimandare l’operazione di una settimana e farmi spostare tutti i voli pagando delle penali pazzesche non mi ha aiutato molto, tuttavia.

C’è questa spasmodica attesa che succeda qualcosa di nuovo, qualcosa di bello che piova dal cielo e rimetta in moto la vita; qualcosa di entusiasmante che non ho fatto nulla per meritare e che, proprio per questo, sconvolga tutte le certezze sul do ut des tanto abili a spingermi a confondere autostima con autocommiserazione. No, scoprire che il mio ex fidanzato si è sposato e ha appena avuto un figlio non era esattamente ciò che avevo in mente al proposito. Ma grazie lo stesso per lo sforzo di immaginazione.

Anche la paura è una forma di attesa, dopotutto: aspettare che la musichetta inquietante della colonna sonora lasci il posto alle grida del protagonista; quei secondi che seguono l’istante in cui hai controsterzato e ancora non sai se l’automobile risponderà in modo da salvarti la vita; l’attesa di un dolore che non sappiamo se saremo in grado di sopportare.

E come ancora alle quattro di venerdì notte Andrea non faceva altro che ripetermi, ormai biascicando dopo l’ennesimo bicchiere di liquore; come osservavano xlthlx e pietro in calce al mio ultimo post; come tanti hanno scritto e scriveranno peggio e meglio di me, non c’è null’altro da fare.

Che si stiano aspettando i Tartari oppure Godot, che ci si senta come animali in gabbia oppure imprigionati in fondo a un pozzo: l’unica alternativa a disposizione di noi poveri esseri umani limitati e fragili e inclini alla costruzione di fortezze consiste nell’arrampicarsi sulla roccia più alta, toglierci gli occhiali, fissare un punto lontano sulla linea dell’orizzonte dove si fondono le diverse tonalità di blu.

E tuffarci

7 Responses to “Sforzo numero due: il ritmo dell’attesa”


  1. 1 Mr.Tambourine 24 luglio 2008 alle 12:18 pm

    “C’è questa spasmodica attesa che succeda qualcosa di nuovo, qualcosa di bello che piova dal cielo e rimetta in moto la vita”.

    Quant’è vera questa frase.
    L’entusiasmo, il senso del bello e del fare.

    “Tutto è efficacia
    e razionalità
    niente può stupire

    E non è certo il tempo
    quello che ti invecchia
    e ti fa morire

    Ma tu rifiuti di ascoltare
    ogni segnale
    che ti può cambiare

    Perché ti fa paura
    quello che succederà
    se poi ti senti uguale”.

    C.

  2. 2 xlthlx 24 luglio 2008 alle 12:55 pm

    e speriamo che il tuffo sia buono :*

  3. 3 silvia 24 luglio 2008 alle 2:16 pm

    come ti capisco… anch’io in questo momento sono in attesa… però di una cosa ben precisa… bisogna solo avere una gran pazienza! in bocca al lupo
    silvia🙂

  4. 4 vitocola 25 luglio 2008 alle 9:22 am

    non ho ben capito se è una forma di “nichilismo-mezzo-gaudio” o pernchè l’immagine di “toglierci gli occhiali” accomuna tutti i miopi.
    Il problema poi resta, forse, confinato non tanto sul perchè ma sul come fissare quel punto lontano (“sulla linea dell’orizzonte dove si fondono le diverse tonalità di blu”) una volta tolti gli occhiali…

    sarà questione di graduazione (degli occhiali) ?
    🙂

  5. 5 Fabioletterario 25 luglio 2008 alle 10:39 am

    Attendere è un po’ corrodere il tempo e anche noi stessi…

  6. 6 frà 25 luglio 2008 alle 8:01 pm

    l’inquietudine dell’attesa….la conosco bene. Quel senso di “non finito” che ti pervade…

  7. 7 skip 28 luglio 2008 alle 7:54 am

    L’inquiestudine dell’attesa per qualcosa di incerto, imperscrutabile ,imprevedibile…qualcosa che non si sa se deluderà aspettative riposte.Forse è l’inquietudine di chi è intelligente, cioè di chi cerca di capire,si pone domande per le quali cerca risposte,talvolta con perspicacia prevede azioni e reazioni e gli sfugge un po’ la leggerezza del carpe diem…ma in compenso vive più intensamente


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




Feed RSS

Non conto un cazzo

Cosa ho scritto fino a ieri

Quanti sono passati di qui

  • 79,422 hits

Creative Commons License
Se avessi voluto tenermi tutto per me avrei continuato a scrivere un diario segreto chiudendolo con un lucchetto. Quanto scritto nel blog, tuttavia, è protetto da una Licenza Creative Commons.

click analytics

Costellazioni

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

luglio: 2008
L M M G V S D
« Giu   Ago »
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: