La caccia all’Uomo

Oramai la mia vita sociale è troppo ricca: esco troppo spesso, vado in locali con troppe persone e torno a casa troppo tardi. E soprattutto, dopo ogni volta, penso troppo.

Venerdì sera sono stata in un locale all’aperto, in un luogo particolarmente fresco che amo molto perché ho legati a esso tanti bei ricordi; la musica era piuttosto bella e le lunghissime code al bar venivano fatte da altri per conto mio – soprattutto dal fidanzato di Candi, il quale, dal momento che anche questa estate andrà in vacanza con tre donne, si sta progressivamente abituando (rassegnando?) all’idea – uscendo in gruppi in cui lui è l’unico uomo.

Mentre aspettavo che qualcun altro si occupasse di procacciarmi da bere – e non c’è niente di meglio del fidanzato di un’amica, per questo genere di compiti – passavo il tempo osservando cosa accadeva intorno a me. Bene: gente che parlava, gente che ballava, gente che si divertiva oppure faceva finta, gente che a stento si reggeva in piedi e gente che si guardava attorno come la sottoscritta. In tutto questo pullulare di corpi, dopo qualche minuto (la coda al bar era davvero interminabile) mi si è palesato uno schema: uomini che guardano donne, donne che guardano uomini. Uomini che stanno fermi e donne che si muovono. Uomini che aspettano e donne che vanno loro incontro.

Ora. Io non sono né sono mai stata niente di simile a una femminista (e so di stare usando un termine improprio ma fa caldo quindi sono giustificata): non mi è mai piaciuto usare il termine “uguaglianza” quando ci si riferisce ai due sessi, preferendo a esso “parità” anche se è più svenevolmente politicamente corretto; mi fa soltanto piacere se un ragazzo mi cede il passo prima di una porta e, addirittura, vado in sollucchero se qualcuno che lo fa sempre entra invece per primo in un locale pubblico – perché è così che si fa, l’uomo entra per primo a meno che la porta del locale non sia trasparente, di modo da consentire di vedere all’interno e di conseguenza permettere all’uomo di verificare che il locale non nasconda chissà quali insidie.

Non sono né sono mai stata, d’altra parte, neppure niente di simile a una donna all’antica: non mi aspetto che sia l’uomo a pagare il conto – e se succede casco dalle nuvole, anche perché ormai è un evento rarissimo, e mi imbarazzo anche un po’; non mi è mai passato per la testa di contare il numero di uscite o di tempo trascorso insieme prima di concedere, a seconda dell’età, il primo bacio oppure un primo qualcos’altro; preferirei un uomo che sa cucinare bene a uno che sa costruire una libreria (anche perché quest’ultima cosa la posso fare anche da sola, nonostante l’ultima l’abbia montata un po’ storta). E per ultimo, ma non da ultimo: non ho mai stirato le camicie di nessuno, anche perché non so stirare.

Però sono cresciuta con l’idea che, se proprio si deve usare la metafora della caccia, l’uomo sia il cacciatore e la donna la preda. Sono convinta che in fondo in fondo ci si scelga a vicenda, però non mi dispiace neanche troppo la teoria secondo cui siano le donne a scegliere, in realtà, e gli uomini si limitino a fare il primo passo e diventino cacciatori sotto l’effetto di una malìa da parte della donna che li ha stregati.

A fare il primo passo, ho scritto. Proprio così. Invece venerdì sera ho osservato donne che abbordavano uomini e, senza farsi troppi problemi, facevano loro il primo passo.

Ora. Personalmente trovo sia una cosa buona e giusta che le nipoti di donne nate in periodi in cui era usuale organizzare matrimoni combinati possano, al contrario delle loro nonne, prendere in mano la propria vita e non soltanto decidere da sé quale uomo vogliono accanto, ma proprio andarselo a prendere. Un piccolo passo per la donna ma un grande passo per l’umanità, se si vuole vederla così.

Ma c’è un aspetto che mi perplime® [NdR Il verbo perplimere non esiste, ma me ne infischio e lo uso lo stesso…]. Il fatto che tutti questi uomini si stiano progressivamente abituando a essere oggetto, e non più soggetto, della ricerca da parte delle donne, pone un problema per quelle che, tra queste ultime, non vogliono / possono / riescono ad andarsi a prendere gli uomini che interessano loro. E la sottoscritta, per indole ma anche un po’ per convinzione, già non è proprio buona a interpretare il ruolo della preda – figurarsi quello del cacciatore!

Anche perché prede e cacciatori, a forza di adempiere alle proprie funzioni, si sono evoluti diversamente. Il cacciatore deve essere infatti bravo a valutare le distanze: per questo motivo, ha gli occhi in posizione frontale. La preda, al contrario, deve poter avere un campo visivo il più ampio possibile: ecco che saltano fuori gli occhi in posizione laterale.

Io, per di più, porto gli occhiali, quindi sono svantaggiata in partenza per entrambi i ruoli! Ma sono nondimeno sicura che una soluzione si possa trovare.

Potrei fare anch’io come questa capra, che è arrivata sull’isola di Maiorca in cui non c’erano predatori interessati a lei e, grazie a questa assenza, ha potuto mantenere gli occhi in posizione frontale. A parte il fatto che la capra in questione si è estinta circa 50 milioni di anni fa (quella della foto è una ricostruzione) – significa forse che l’unico modo di poter rientrare anch’io nel novero delle donne – che – si – prendono – l’uomo – che – vogliono consiste nell’emigrare su un’isola in cui gli uomini sono assenti – per poi estinguermi?!?!

C’è qualcosa che non funziona. Penso che continuerò a stare seduta ad aspettare con un sorriso sulle labbra. Il mio unico timore – ora più fondato che mai – è che ormai gli uomini, disabituati a interpretare il ruolo del cacciatore, che immagino essere divertente ma anche piuttosto faticoso, siano ben contenti di abbandonare la visione frontale per quella laterale – e di sedersi comodamente, in attesa che una amazzone del XXI secolo se li prenda e se li porti via.

Oggi però mi sono alzata alle sei per accompagnare un amico in aeroporto – e la mancanza di sonno mi rende incredibilmente propensa all’ottimismo. Il mio ruolo di preda, accompagnato com’è da una visione laterale ancestrale, combinato con la visione laterale maschile di recente acquisizione potrebbe facilitare il processo di scegliersi a vicenda: se hai gli occhi al posto delle tempie, infatti, e sei seduto contro un muro ad aspettare che passi Qualcuno, la persona che riesci a vedere meglio è proprio quella seduta accanto a te.

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14 Responses to “La caccia all’Uomo”


  1. 1 xlthlx 7 luglio 2008 alle 6:51 pm

    a dire la verita’, anch’io non sono quella che caccia l’uomo, e a essere ancora piu’ sincera non l’ho proprio mai fatto.
    mi spiego: magari posso approfondire l’amicizia come ho scritto in un altro commento, ma il primo passo non l’ho mai fatto io e mai, e poi mai, sono stata quella che si e’ ‘dichiarata’.
    si, insomma, ho sempre aspettato di essere cacciata.
    non so, ma con me ha funzionato: si vede che ci sono le eccezioni😉

  2. 2 mcarpielli 7 luglio 2008 alle 7:18 pm

    se è la donna a cacciare, a mi avviso non soddisfando l’istinto cacciatore dell’uomo (cioè di meritarsi quello che si è cacciato con fatica delle fronte-chi non lavora non fa l’amore), penso che le storie nate così siano difficilmente coltivabili nel lungo periodo.
    PS non sono un cacciatore interessato a te! LOL, sono già sposato con tre figli, e ai miei tempi ho cacciato mia moglie riottosa cerbiatta, 18 anni fa, ciao, ho lasciato il commento perché m’è piaciuto il discorso del perplimeR LOL

  3. 3 Rosario 7 luglio 2008 alle 7:21 pm

    Le mie due storie importanti le ho iniziate da preda, la prima a 15anni, a scuola, mi si avvicina una 14enne timidissima e mi fa: “Tu mi piaci.”, sono rimasto senza parole ed è durata due anni; la seconda a 19anni passavo davanti ad un gruppo di ragazze/i seduti a parlare e una di loro mi fa “Dove vai? fermati qui a parlare con noi.”, è durata sette anni + molti mesi di tira e molla. Che dici aspetto la terza?

  4. 4 odieamore 2 8 luglio 2008 alle 12:45 am

    Dimenticavo… mia cara correttrice di bozze per passione…
    Festa è senza accento🙂

  5. 5 Filippus 8 luglio 2008 alle 10:20 am

    L’Homo Erectus ha cominciato ad usare bastoni e pietre di forma adeguata per cacciare, circa 2 milioni di anni fa. Lo lascerei andare in meritata pensione per far posto ai giovani (uomini e donne) che dovrebbero preferire termini come ‘sedurre’ e ‘conquistare’. Sono fuori tema? o forse troppo all’antica?

  6. 6 odiamore 8 luglio 2008 alle 2:07 pm

    xlthlx: io mi sono “dichiarata” una sola volta, a 13 anni. Inutile dire che è stata una tragggedia😀

    mcarpielli: congratulazioni per i tre figli! sei assolutamente in controtendenza rispetto alle medie attuali! E congratulazioni anche a tua moglie “riottosa cerbiatta”, ovviamente😉

    Rosario: il proverbio dice che “non c’è due senza tre”, quindi sembrerebbe meglio aspettare la terza donna che ti sceglierà. Però il problema – e mi sono dimenticata di scriverlo esplicitamente nel post quindi grazie per avermi dato l’opportunità di sottolinearlo – è che a star seduto ad aspettare ovviamente perdi la possibilità di scegliere attivamente e diminuisci di conseguenza le probabilità di “finire” (mi si perdoni la scelta lessicale!) con qualcuno che ti piace.
    Fossi in te andrei dal maniscalco a chiedere perché ci sta mettendo così tanto a ferrarti il cavallo bianco🙂

    Filippus: ‘sedurre’ e ‘conquistare’ sono due termini molto belli, da riservare però a occasioni speciali. Un venerdì sera, in un locale, con litri di alcol in corpo… per me quella situazione è una caccia, niente di più🙂

  7. 7 Filippus 8 luglio 2008 alle 4:35 pm

    Questo è un punto di vista, è la tua esperienza, il tuo vissuto. Si da il caso che quella sera in quel locale abbia tentato ripetutamente e vanamente di “sedurti” e “conquistarti”. Sarà stato per lo spirito in corpo e per quello che scorreva a fiumi intorno a noi, ma tu – molto compresa nella parte della preda femminea – hai istintivamente respinto cacciatori e lupi.
    Hai avuto la sana paura che è mancata a Federica.

    perdone, nn pubblicare

  8. 8 Fabioletterario 8 luglio 2008 alle 5:19 pm

    Urca, addirittura a 13 anni? Io ne avevo 18🙂

  9. 9 odiamore 8 luglio 2008 alle 7:32 pm

    Fabio: ben tornato🙂 Dai, si sa che che le ragazzine per certe cose sono più “precoci” – all’epoca i miei coetanei erano coinvolti soltanto dalle figurine! Mmm. Ora che ci penso, la cosa delle figurine dura ancora oggi – ma va bene così😉

    Filippus: mi spiace, il commento si pubblica autonomamente una volta che ho moderato per la prima volta… Comunque: chi diavolo è Federica? Mi sa che, se la tua non è soltanto una metafora, mi hai confusa con qualcun’altra🙂

  10. 10 Rosario 8 luglio 2008 alle 8:04 pm

    Credo che Filippus si riferisse alla cronaca di questi giorni, che mi pare nulla abbia a che vedere con il contesto e l’atmosfera di questo blog.

  11. 11 odiamore 8 luglio 2008 alle 9:31 pm

    Rosario: credo tu abbia ragione, grazie per avermi aiutato a scendere nel mondo reale. E’ talmente tragico e sconvolgente, il collegamento, che non mi sarebbe mai venuto in mente di farlo.
    Qualsiasi cosa aggiungessi, ora, sarebbe stupida e inopportuna, quindi mi fermo qui.

  12. 12 castavita 9 luglio 2008 alle 9:47 am

    Io credo che anche in passato, quando i ruoli erano netti e certi comportamenti sconvenienti, sotto sotto si lavorasse – anche da prede – per raggiungere i propri scopi. Ma io sono stata felice di essere ‘catturata’, anche perchè con il carattere che mi ritrovo non avrei avuto grandi alternative…

    Comunque sono conscia di portarmi dietro serie contraddizioni, perchè se da una parte mi considero una donna moderna e potrei avere scritto di me le stesse cose che narri dal quarto al sesto capoverso, dall’altra mi sarebbe piaciuto tanto vivere nel passato. Non solo per la questione dei ruoli. Soprattutto per la maggiore centralità dell’individuo e l’approccio totalmente diverso alle relazioni interpersonali.

    Grazie del bellissimo intervento. Mi ha fatto pensare molto.

  13. 13 Fabioletterario 9 luglio 2008 alle 3:45 pm

    Ti aspetto di là. Ti mostrerò che in amore non sempre le donne sono le più dolci…😛

  14. 14 skip 12 luglio 2008 alle 9:27 pm

    Avevo scritto un post sull’uomo cacciatore e contadino, che riprende un po’ questo argomento.

    All’uomo cacciatore, amante dell’ebbrezza provvisoria e dell’imprevedibile avventura fine a se stessa,per soddisfare principalmente i propri bisogni primari, ho preferito e sposato “l’uomo contadino”, che sa cacciare sì, ma anche coltivare, pazientare, ingegnarsi se necessario pensando ai bisogni della comunità: a lungo andare rivela più risorse. La donna è sempre stata un po’ “raccoglitrice”: si è adattata sin dalla preistoria prima per riuscire a sopravvivere, poi si è evoluta, ricorrendo ad una caccia più subdola e sottile, anche se spesso non lo dimostra. La femminile caccia “sfrontata” mi pare una sorta di competizione con gli uomini, che forse restano un po’disorientati.
    Ma, opinione mia, credo che la donna non debba rinunciare alla sua natura sentimentale, che non sfugge a quegli uomini che sanno cogliere la differenza e vedere oltre… e che esistono.
    Perciò auguri!


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