L’infinita vanità del tutto

La donna angelicata – per chi, come la sottoscritta, non fosse proprio fresco di studi, una piccola rinfrescata qui – più che una donna era un’idea, o anche in alcuni casi un ideale: una donna con le sembianze di un angelo, dunque presumibilmente asessuata, ossia priva di attributi sessuali. Quindi amabile liberamente e senza remore, perché l’amore per lei metterebbe al riparo dal peccato (ovviamente).

Un’idea, perché come sostengono alcuni critici la donna angelicata è un mero strumento letterario e in un certo senso anche filosofico; ma anche un’ideale, dal momento che un essere del genere non esiste se non nella nostra fantasia.

La nostra mente soltanto può partorire un essere oggetto di amore assoluto, buono, giusto e puro (o anche carnale, a seconda dei gusti), cristallizzato in un momento atemporale, non soggetto a cambiamenti se non secondo la nostra volontà. Le persone sono vere, tangibili, annusabili – come giustamente fa notare catepol in un commento al post precedente. Le persone sono mutevoli e inesplicabili, incomprensibili e anche un po’ stronze, a volte.

Dopo che per oltre un anno ho continuato a scrivere in forma anonima e aniconica, mi è stato chiesto se una mia foto poteva essere pubblicata on line e, in caso affermativo, se preferivo comparire come OdiAmore o con il mio nome proprio – che per chiarezza definirei “di battesimo”, se soltanto fossi stata battezzata. D’impulso, con la condizione che non comparissero entrambi né fossero messi in relazione diretta, ho risposto che davo completa libertà di scelta.

Vanitas è il nome del genere a cui appartengono moltissime nature morte dipinte da fiamminghi nel XVI e soprattutto nel XVII secolo; se vi interessa la pittura, tra l’altro, consiglio un bellissimo sito ungherese (the web gallery of art) per visualizzare quadri ad alta risoluzione con descrizioni molto puntuali e curate. E comunque. Questi dipinti splendidi, di cui purtroppo nessuna riproduzione potrà mai rendere la vividezza dei colori o i giochi di luce e di riflessi, a un occhio attento rivelano, anche su carta o sullo schermo, piccoli o grandi particolari (mosche, fiori recisi, orologi, teschi, ossicini) che indicano tutti un’unica cosa: memento mori – ricordati che devi morire, caso mai per qualche strano motivo te ne fossi dimenticato.

Vanità è il primo concetto che mi è balenato davanti nel momento in cui qualche giorno fa ho visto che il numero di visite al blog, già superiore rispetto al solito a causa di uno dei temi dell’esame di maturità – quello sul nuovo modo di convogliare le emozioni tramite sms e email (se soltanto, ai miei tempi, avessi avuto una traccia simile!) – era esploso a causa della suddetta foto e del relativo collegamento.

Vanità coccolata e vanità ferita – speranza dell’una e timore dell’altra, ovviamente. E poi: come sempre capita, successe entrambe le cose sono ben presto tornata alla mia normale condizione di equilibrio.

Nel corso di uno dei miei primi innamoramenti non corrisposti, più o meno nel periodo delle scuole medie, a qualche appassionata lettera anonima un bel giorno avevo fatto seguire una lettera dello stesso tenore, ma firmata con il mio nome scritto a lettere maiuscole: ero proprio io, inequivocabilmente. La supposta vergogna, nelle settimane successive, è stata incredibilmente minore di quanto avessi temuto. E dopo pochi mesi, lentamente ma inesorabilmente, ho incominciato a non temere più di essere l’unica persona al mondo responsabile delle mie azioni.

Mi è tornato in mente questo episodio, oggi. E ho deciso che dopo un anno di anonimato e aniconicità era proprio giunta l’ora di farmi avanti e firmarmi non con il mio nome, che in fondo conta davvero poco perché sono una signora nessuno (non nel senso che sono Penelope, chiaramente😉 ), ma con il mio viso cristallizzato in una foto. Perché a che pro un’identità segreta? E’ vero che posso volare, ma non sono mica un supereroe!

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3 Responses to “L’infinita vanità del tutto”


  1. 1 demi4jesus 26 giugno 2008 alle 4:41 am

    Uh sono la prima a commentare e pertanto la prima ad aver veduto la tua foto (e certo, chi altra folle se ne starebbe alzata fino a quest’ora a gironzolare per i blog?😛 ).
    Mi spiazza essere la prima a commentare… oserei dire che mi ritengo perfino emozionata dalla solennità del momento…
    Che dire dare un volto a un’identità virtuale è, a mio avviso, sempre positivo, qualcosa che aggiunge e non toglie nulla.
    Sei ricciola come me🙂
    per il resto… “Vola solo chi osa farlo”(Luis Sepúlveda)
    🙂

  2. 2 odiamore 27 giugno 2008 alle 3:01 pm

    Demi: bello riaverti qui dopo un po’ di silenzio – a cui provvedi sempre rileggendo e commentando ogni singolo post, ma come fai?🙂 “Qualcosa che non aggiunge e non toglie nulla”, non so se sono d’accordo ma mi piace moltissimo il tuo punto di vista…

  3. 3 demi4jesus 27 giugno 2008 alle 5:08 pm

    Come faccio? hmmm non so… mi sa che son troppo curiosa per perdermi qualche post!😛
    Trovo i tuoi post davvero simpatici ed interessanti😉


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