Ciò che non sai di me

Eccola, l’ultima arrivata che si mette a dissertare su parallelismi e differenze tra la vita in rete e la vita fuori. Che è talmente ultima arrivata da non sapere neanche come chiamarle, come distiguerle, le due vite.

E comunque, come al solito sto divagando. Ho riflettuto su alcune implicazioni sollevate nei commenti a un vecchio post, tipo la classificazione di internet come nonluogo à la Marc Augé o anche “una fuga dalla realtà”, un “luogo come un altro per”… Per fare un sacco di cose, ovviamente – a parte il tentativo di riempire supposte voragini di solitudine, come da me ipotizzato, il semplice fatto che mi ostini a scrivere sul blog, ad aspettare con ansia che i blog che seguo mi inviino via feed i contenuti dell’ultimo post e a lasciare commenti un po’ ovunque è la dimostrazione del fatto che io, nel web 2.0, “credo” fermamente.

La prenderò un po’ alla lontana. Mio padre, che nel proprio lavoro in cui carta e penna sono più che sufficienti sa il fatto suo, in quanto a tecnologia ancora si chiede come sia possibile che una persona (la sottoscritta) in grado di collegargli il computer a internet senza bisogno di un cavo sia il risultato di un incrocio tra il proprio DNA e quello di sua moglie.

Pur tuttavia, mio padre pochi giorni fa ha espresso in tema di new media un concetto oltremodo interessante: secondo lui, infatti, la rete è il nostro nuovo corpo. Nel suo discorso, a dire il vero, non era soltanto la rete a essere oggetto di indagine, quanto più in generale tutte le cosiddette “nuove tecnologie” – che lui stesso conosce a malapena e utilizza soltanto perché gli strateghi del marketing sanno il fatto loro. Mi parlava infatti di cellulari (che per lui sono superflui, a parte quando va a camminare in montagna – ma tanto in cima ai monti tipicamente non c’è campo, quindi alla fine anche l’ultimo modello serve a ben poco), connessione ADSL wi-fi (la cui installazione per me invece è stata una vera rogna, soprattutto con la consapevolezza del fatto che per leggere la posta elettronica una volta ogni due giorni il buon vecchio modem a 56k era più che sufficiente) e via discorrendo.

La rete è il nostro nuovo corpo, pertanto. Perché cellulari, “ahi-pod”, “blecberri” e compagnia bella sono degli strumenti – non molto diversi da protesi che possono ampliare i nostri sensi e facilitarci la comunicazione con gli altri. Internet, tuttavia, è non soltanto una protesi del corpo di carne e sangue, ma può diventare un vero e proprio corpo alternativo, e in alcuni casi più reale dell’involucro che ci portiamo dietro dal momento in cui apriamo gli occhi al mattino. Più reale, davvero: più consono ai nostri desideri, più aderente al modo in cui percepiamo noi stessi e in cui vorremmo essere percepiti dagli altri, più “nostro”.

E, d’altro lato, la rete stessa mi pare stia subendo un processo di antropomorfizzazione (mi si passi il termine), o comunque si sta dotando di strumenti che rendano l’esperienza multisensoriale; un esempio per tutti, la possibilità di ascoltare gli articoli del nostro blog preferito “attraverso la riproduzione vocale assistita”. Sono soltanto fino a un certo punto d’accordo con l’idea di John Suler che “il cyberspazio sia uno spazio psicologico” (via): secondo me siamo ben oltre questa prospettiva.

Tuttavia, esiste un limite – invalicabile – alla nostra costruzione di un sé alternativo, un sé più “reale” in quanto più “nostro”: l’esistenza di persone che conoscono il nostro corpo fisico, la nostra vita 0.0, come vorrei definirla (e come forse l’ha già definita qualcun altro prima di me?).

Persone che, per quanto ci nascondiamo dietro soprannomi, false verità e bugie veritiere, (gr)avatar evocativi, possono una mattina lasciare un commento – o un tweet, un plurk o quello che vi pare – con la dichiarazione: “ehi, ciao a tutti, ma lo sapete che odiamore in realtà si chiama pinco pallina, ha cinquant’anni e non xx come sostiene lei, e a dirla proprio tutta non è neanche una lei ma un lui?”

E a ben pensarci non sarebbe neanche necessario un gesto del genere, così eclatante, ma basterebbe molto meno perché il nostro corpo fisico prendesse il sopravvento sul nostro corpo nuovo. Basterebbe una parola di uno qualsiasi tra gli Amici citati nel blogroll; qualcuno che mi conosce personalmente potrebbe del tutto inavvertitamente scrivere in un commento, che ne so, “Ciao biondona!”, quando magari io ci tenevo particolarmente al fatto che fosse impossibile connotarmi fisicamente in alcun modo.

Mmm. Non sono bionda. Non sono neanche bruna. Né, ora che ci penso, rossa. Non vi ho dato nessuna informazione su di me, cosa credevate?

PS Se siete arrivati qui grazie a “una certa foto“, invece… sapete di che colore ho i capelli – e se vi piace come stanno i riccioli scrivetemi un’email, che vi dico la marca dello shampoo😉

15 Responses to “Ciò che non sai di me”


  1. 1 pietroizzo 18 giugno 2008 alle 5:57 pm

    sono arrivato qui col feed ma sono passato anche da “quella” foto🙂
    invidia massima per i riccioli, che io ho sempre desiderato. Purtroppo ho i capelli giusto un po’ mossi e non è il caso che mi faccia la permanente. Bei discorsi, per commentare il tuo post più intellettuale degli ultimi tempi, eh?😀

  2. 2 #6 18 giugno 2008 alle 6:11 pm

    Strada inversa, io ho cercato su flickr dopo aver letto questo post.
    Comunque c’erano già le foto su picasa, una mezza idea me l’ero fatta.

    Per l’identità, in genere consiglio questo.

  3. 3 odiamore 18 giugno 2008 alle 6:28 pm

    Pietro: i capelli sono la cosa importante, il tuo commento è davvero appropriato😉

    #6: grazie per il link, me lo leggo con calma – un blog che non conoscevo ma che credo comincerò a frequentare🙂

  4. 4 Suzukimaruti 18 giugno 2008 alle 7:07 pm

    Ci tengo a precisare che prima di pubblicare la foto e le info ho chiesto via mail alla diretta interessata, neh!? (che qui si e’ della scuola dei gentlemen inglesi)

  5. 5 .mau. 18 giugno 2008 alle 7:07 pm

    che bel ricciolo (che ho visto solo adesso, misteri di feed)!

  6. 6 Suzukimaruti 18 giugno 2008 alle 7:08 pm

    E poi chi vi dice che quella ritratta sia veramente lei?🙂

  7. 7 Rosario 19 giugno 2008 alle 12:18 pm

    è stato come vedere il film tratto dal tuo libro preferito… un dramma… non fraintendetemi, l’odiamore della foto è molto carina, ma io me n’ero creata una tutta mia nella mia testa, ricostruita faticosamente dai dettagli di ogni singolo post… in foto quei dettagli vengono meno e il “personaggio” non rende.

  8. 8 Mitì 19 giugno 2008 alle 7:54 pm

    Io questo lo tumblro!
    (e grazie del pasticcino, lo tengo sempre con me
    :-*)

  9. 9 catepol 19 giugno 2008 alle 8:35 pm

    sono arrivata dal feed 🙂
    la rete è abbastanza multisensoriale quando coinvolge persone🙂
    e la cosa buona è che magari ci risparmiamo gli odori e le ascelle pezzate🙂
    scharzi a parte bel post
    dimmi lo shampoo che usi per i riccioli
    la cosa mi interessa alquanto

  10. 10 odiamore 19 giugno 2008 alle 10:12 pm

    Suzukimaruti: ma perché, qualcuno potrebbe avere dubbi sul fatto che tu alla scuola dei gentlemen inglesi potresti insegnare?!?🙂

    .mau.: a riguardare la foto sembra fatto ad arte (il ricciolo) – in realtà era un giorno talmente piovoso che mi si sarebbero arricciati anche i peluchi della maglia di lana😉

    Rosario: e poi chi ti dice che quella ritratta nella foto sia veramente lei?😉

    Mitì: prego, è un pasticcino talmente speciale che se ne stacchi un pezzetto se ne forma un altro che puoi regalare a chi vuoi tu :-*

    Catepol: un simpatico (?) indovinello – perché non mi piace citare le marche: è una marca “nome cognome”, dove il “nome” è il più comune nome inglese, mentre il cognome è il nome della pittrice kahlo (con una e in più). Da qualche mese si trova anche in Italia, in una catena di profumerie francese… uff, che fatica, se non si capisce mi sa che ti scrivo un’email😉

  11. 11 Candi 19 giugno 2008 alle 10:25 pm

    io temo fortemente che mio padre pensi che “internetto” sia una sorta di dio onniscente a cui posso chiedere qualsiasi cosa di cui lui ha bisogno….

    Per il concetto di corpo legato all’identità, se vuoi ti consiglio un paio di libri di antropologia…

  12. 12 odiamore 19 giugno 2008 alle 10:48 pm

    Candi: LOL, questa la racconto ai miei genitori, finalmente si sentiranno anche loro liberi di dare voce ai loro pensieri più reconditi😀 Niente libri di antropologia, per ora: devo concentrarmi sul corso di brasiliano😉

  13. 13 demi4jesus 26 giugno 2008 alle 4:31 am

    Molto interessante il discorso di tuo padre e molto vero quello che hai affermato tu. Qui, on the net, tutto appare così “reale” eppure così “provvisorio”. Ci si può condividere e poi spegnere tutto così, in un click e sparire per sempre… senza lasciare traccia. E basterebbe una parola per smentire la nostra web identità, basterebbe un attimo…
    Pare tutto così semplice qui, ecco perché a volte ci si rifugia forse.. forse è un tentativo di “semplificarsi” la vita, e non solo attraverso i miglioramenti che ci offre la tecnologia ma pure attraverso una più versatile gestione dei rapporti interpersonali.

  14. 14 briciola 31 luglio 2008 alle 7:54 pm

    sarà mica fructis?😛

  15. 15 odiamore 1 agosto 2008 alle 5:50 pm

    Briciola: nah, costa molto di piu’ purtroppo😉


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