Qualcosa è cambiato (un po’ di tempo fa)

Quando avevo quindici anni ero innamorata nei seguenti modi: disperatamente, perdutamente e pazzamente. Pazzamente, perché facevo cose pazze tipo: scrivergli lettere-fiume a cui non ho mai avuto risposta, guardarlo con disprezzo quando lo incontravo nei corridoi della scuola sapendo che il sabato precedente si era “beccato” con (= aveva baciato) una . Perdutamente, perché per i 14 lunghissimi mesi successivi alla telefonata di inizio settembre in cui mi aveva scaricata senza troppi complimenti, ho continuato a sperare, contro ogni evidenza, che in realtà lui fosse ancora innamorato di me. Disperatamente, perché dopo i primi mesi in cui ogni sabato era una ragazza diversa a finire contro le sue labbra, venni a sapere e soprattutto vidi con i miei occhi che dopo un certo sabato la ragazza era, settimana dopo settimana, sempre e inequivocabilmente la stessa. Insomma: stavano insieme.

Quando avevo quindici anni i miei amici al solo sentire pronunciare il suo nome fingevano di avere impegni improrogabili dall’altra parte del globo. Poiché, dopo cinque mesi dalla fine di quella che mi ostinavo a definire la nostra storia e in realtà si era trattato semplicemente di uscire insieme per due settimane, non c’era verso alcuno che mi mettessi in testa che lui non soltanto stava “uscendo” con un’altra, ma ci stava proprio insieme e aveva tutta l’intenzione di continuare a stare con lei.

Colgo l’occasione, per inciso, e ringrazio tutti quelli che, nonostante tutti i fiumi di parole che uscivano dalla mia bocca e gli oceani di lacrime che sgorgavano dai miei occhi anche nelle occasioni più improbabili, non soltanto hanno continuato a sopportarmi, ma mi sopportano anche adesso, quindici anni dopo e alle prese con problemi molto diversi ma non meno tediosi, sotto tanti aspetti. Ringrazio quindi, in ordine puramente casuale: Candi perché mi trattava malissimo ogni volta in cui accennavo a parlarle di lui, Peggy perché mi ha addirittura organizzato una festa di compleanno a sorpresa nel tentativo di farmi uscire dalla depressione, Scassaritratti perché aveva (e a volte ha ancora) modo di darmi notizie su di lui, Mascalzone Latino perché comunque mi stava ad ascoltare anche se con quell’aria un po’ beffarda che fortunatamente ha ancora oggi, Galattica perché.. cavolo, perché se non fosse stato per lei non soltanto non l’avrei mai conosciuto, ma non saremmo mai, mai usciti insieme per la prima volta. E tanti altri, che però non hanno nessun ruolo in questo blog – quindi se non li nomino non si possono offendere😉

E comunque. Si era fidanzato, e allora? Il fatto che, dopo tutte quelle settimane in cui mi ero sentita ripetere che non voleva impegnarsi in nessun modo, avesse finalmente deciso di “impegnarsi”, cosa voleva dire? Semplicemente, che non voleva impegnarsi con me. Questo, almeno, era quello che tutti avrebbero voluto dirmi se soltanto fossero stati del tutto privi di tatto. Ma non c’era bisogno che lo dicessero a voce alta: sapevo che lo pensavano e, ciononostante, io non ero assolutamente d’accordo con loro. Se lui aveva voluto mettersi insieme a lei, facesse pure. Per me era un complimento: se voleva stare insieme a una persona così… be’, era chiaro, allora, che non poteva voler stare con me. E per certi versi poteva anche andare bene così.

Nel mentre, ossia mentre lui si aggirava con lei per i corridoi della scuola cercando di evitare il mio sguardo giudicante e accusatore – come dargli torto? – sono, in ordine rigorosamente cronologico: uscita con un ragazzo adorabile, di un anno più giovane, per cui ero la prima ragazza che avesse baciato e che, pur tuttavia, accarezzandomi la mano mi faceva provare sensazioni che mi è capitato di ricordare con malinconia quando, anni dopo, mi sono ritrovata a fare “quel” sesso che soltanto sei ore a settimana di danza intensiva possono sostenere dal punto di vista atletico; uscita con un tizio che prima mi ha portato al cinema a vedere un film di Mel Brooks di cui, nonostante siamo rimasti dentro per due spettacoli di fila, ricordo soltanto i titoli di coda, e poi mi ha mollata dopo tre giorni perché era troppo impegnato con lo sport (e poi c’è chi si chiede perché anche soltanto a udire la parola sport mi venga voglia di scappare in Tanzania); finita una notte su una spiaggia con un parrucchiere francese di cui ricordo soltanto che era straordinariamente bello e altrettanto straordinariamente in grado di parlare la propria lingua madre peggio di come la parlassi io. Ero più sveglia a quindici anni che a trenta, lo so. Qualcosa da ridire?

Quattordici mesi dopo il giorno in cui la nostra pseudorelazione era giunta al termine, tuttavia, qualcosa è cambiato. Impercettibilmente. Giorno dopo giorno, i miei sguardi erano sempre meno riprovevoli e i suoi, di rimando, erano sempre più tinti di una sfumatura che potrei definire dapprima carezzevole e, progressivamente, desiderosa di stabilire un contatto che andasse oltre quello non verbale. Finché…

E’ stato il mio primo fidanzato. Siamo stati insieme meno di sei mesi, ma è stato il primo in tantissime cose – non tutte, purtroppo o per fortuna, ma tantissime sì, questo sì. E non potrei essere più felice del fatto che sia stato proprio così.

Quando mi ha lasciato la seconda volta – recidivo, lo so – ho trascorso due settimane a non riuscire mai a trovare abbastanza fazzoletti; ricordo che le persone che mi incrociavano per strada me li offrivano, a volte. Poi la vita è andata avanti, ed è stato tutto bellissimo e tutto orribile – ma mai, mai con l’intensità di quando avevo sedici anni. Perché non era più la prima volta, purtroppo o per fortuna.

Anni dopo mi ha detto che se soltanto ci fossimo conosciuti più tardi io sarei stata la persona con cui avrebbe voluto trascorrere tutto il resto della sua vita. E finora è stato l’unico uomo a dirmi una cosa del genere – pur con questo grande “se” non del tutto trascurabile e che potrebbe farmi riflettere sul fatto che, più tardi, con la ferita cicatrizzata ma non per questo meno tangibile, ho volutamente e inconsapevolmente insieme perso una spontaneità che, quasi quindici anni più tardi, mi fa pensare avesse una parte non irrilevante nei tempi e nei modi in cui qualcuno mi può avvicinare davvero. Ci rifletterò – lo prometto; ma non oggi.

Perché oggi è il suo compleanno. Il giorno in cui mi ha lasciata definitivamente, ma anche il giorno in cui ci siamo conosciuti per la prima volta. Tanti auguri, quindi. Ovunque tu sia. E per inciso, sappi che a differenza di tante altre volte precedenti, adesso sono davvero completamente, assolutamente e consapevolmente libera, quindi…

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7 Responses to “Qualcosa è cambiato (un po’ di tempo fa)”


  1. 1 Candi 9 giugno 2008 alle 12:15 pm

    Ecco chi hai incontrato su Face-book!!! Eh eh eh eh
    Ad ogni modo, mi stupisco che tu non abbia citato la bellissima storia del maglione in gita..
    Mi ricordo quei momenti con piacevole terrore…

    Ma soprattutto voglio sapere: chi ti accarezzava la mano??!! Com’è possibile che non me lo ricorda!! Mi sembra improbabile infatti che io non sia a conoscenza di ogni intimo dettaglio della tua vita..

  2. 2 odiamore 9 giugno 2008 alle 1:49 pm

    Candi: l’apparenza inganna😉 e in effetti la storia del maglione in gita era troppo imbarazzante per essere citata😛

  3. 4 Niki 14 giugno 2008 alle 10:32 am

    Bello questo post. Però alla fine mi chiedo: è utile/sano/conveniente/giusto/ecc. (scegli tu il termine più adatto), rimanere legati così tanto al ricordo di una persona, per quanto questa sia stata fondamentale nella nostra vita?
    Fose sono troppo categorica lo so, ma ritengo che il più delle volte questo indugiare nelle ricorrenze, nei ricordi sia una specie di alibi che non ci fa andare avanti. I capitoli della vita si aprono e si chiudono; quando la loro chiusura è dolorosa meglio farne tesoro e buttarseli alle spalle, senza rinnegarli, questo no, ma comunque senza rimpianti.
    Ho imparato che le persone entrano ed escono dalla nostra vita in modo vorticoso, alcune sono destinate a rimanerci, altre no. Ma ce ne sono tantissime altre che aspettano solo di farne parte a cominciare dal prossimo istante🙂

  4. 5 odiamore 14 giugno 2008 alle 10:36 pm

    Buon punto il tuo, Niki. Ci ho pensato molto, prima di scrivere (e pubblicare) questo post; sono giunta alla conclusione che, se ne posso scrivere con serenità e leggerezza – se non addirittura con ironia – è proprio perché il ricordo di questa persona si è talmente diluito da diventare ormai un tutt’uno con la mia persona e non farmi più alcun male, anzi. Il “problema”, semmai, sono tutte le poche o tante persone di cui non riuscirei mai a scrivere neanche sotto tortura😉


  1. 1 Non potrei chiamarla “malinconia” « OdiAmore Trackback su 17 giugno 2008 alle 7:01 pm

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