La dieta al contrario

Eccolo qui: il mio corpo. L’involucro di carne e sangue, a loro volta fatti di cellule, a loro volta fatte di altre cose che non so nominare perché quando a scuola si studiava fisiologia ero sempre distratta da altro che mi interessava di più e, lo ammetto, mi faceva meno impressione. Con sotto lo scheletro grazie al quale ho una forma e non sono un mucchietto ameboide da film di fantascienza americano di serie B.

Ho perso all’incirca otto chili negli ultimi cinque mesi ma soltanto questo pomeriggio, nel camerino di un grande magazzino, ho avuto davvero la percezione che qualsiasi cosa indossi, mi sta. Qualsiasi cosa indossi della mia taglia, ovviamente; taglia che si aggira tra la 42 e la 44 italiane e si accompagna alla qualifica di normopeso che ha fatto dire alla mia dietologa: “Ora, il mantenimento”. E non è detto che mi stia bene, però mi entra, mi avvolge, addirittura mette in risalto in supposti pregi, a volte.

Che il mio corpo sia il mio corpo, e non sia più ricoperto da uno strato di grasso che in altri animali potrebbe essere utile durante i mesi di letargo, ma che nell’homo sapiens è qualificato come sovrappeso ingiustificato… Che il mio corpo sia il mio corpo, insomma, mi fa un certo effetto, perché lo devo proprio riconoscere come tale. Nessun alibi, nessun “magari con otto chili in meno…” Con otto chili in meno rispetto a ora sarei sinistramente magra, e darei l’impressione di non godere dell’ottima salute che invece, incrociamo le dita, mi accompagna.

Ed è un corpo del tutto normale, vivaddio. Un corpo che non farà mai girare la gente per strada a meno che non vada in giro con addosso una tuta da Batman con tanto di mantello rosso (è rosso il mantello di Batman? mi pare). Un corpo normalmente asimmetrico, soprattutto per il fatto che sono riuscita a laurearmi grazie all’aver studiato mantenendo, alla scrivania, una posizione che soltanto per caso non mi ha fatto venire la scoliosi ma ha in compenso provocato un accumulo di cellulite sulla coscia sinistra che su quella destra è quasi del tutto assente. Un corpo che potrei cambiare ancora se ricominciassi a fare qualcosa che assomigli anche solo lontanamente a un’attività sportiva o se decidessi per qualche strano motivo di prendere appuntamento con un chirurgo plastico; ma la seconda alternativa è ancora più remota della prima, quindi mi sa che almeno finché non dovessi restare incinta oppure, caso più probabile in quanto assolutamente certo, finché non raggiungerò la menopausa, il mio corpo potrà anche restare più o meno uguale a quello che ho oggi.

Vorrei poter scrivere che provo un grande entusiasmo a riconoscere il mio corpo sia con il senso della vista, quando mi guardo nello specchio, sia con il senso del tatto, quando mi tocco la pancia ed è una vera e propria pancia, non più un rigonfiamento carnoso che sembra stare lì apposta per ricordare che mangio più di quanto avrei bisogno.

Invece, nonostante tutta la fatica che, seppure gioiosamente, ho fatto per seguire i dettami della dieta, sento il mio corpo come un parente che è sempre vissuto lontano, con cui so di avere legami di sangue ma che non conosco davvero.

Il mio corpo corretto è questo, allora? Quest’appendice che posso rivestire come voglio e non soltanto come posso – compatibilmente con il fatto che gli stilisti anche più sfigati pensano che sia opportuno mortificare il corpo di una donna il più possibile perché questa, perennemente insoddisfatta, sia spinta ad acquistare sempre più oggetti e ornamenti con la vana speranza di accettare la propria immagine riflessa nei camerini dei negozi?

Come temevo mesi fa, non è questo, il mio corpo corretto. Il corpo corretto è un corpo amato – ma non soltanto (per quanto sia fondamentale punto di partenza) amato dall’anima che ne è binomio indissolubile: amato da un’anima altra, e da un corpo altro.

Tante rinunce alimentari per niente, quindi; almeno così sembrerebbe – ma sto volutamente esagerando.

Il fatto è che ora mi tocca un’altro tipo di dieta, ben più faticosa di quella che ho appena portato a termine con un discreto successo. E soprattutto, questa volta, non dimagrante ma ingrassante: una bella, abbondante, lunga e carnosa dieta emozionale.

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9 Responses to “La dieta al contrario”


  1. 1 xlthlx 27 maggio 2008 alle 2:15 pm

    a me tocca fare il contrario, ovvero una sana dieta dieta dimagrante.
    che quella emozionale c’e’, estremamente soddisfacente.
    tocchera’ anche a te, vedrai😉

  2. 2 .mau. 27 maggio 2008 alle 2:16 pm

    il mantello di Batman, essendo l’uomo pipistrello, è nero😛
    (auguri per la dieta emozionale!)

  3. 3 pietroizzo 28 maggio 2008 alle 10:04 am

    brava, il corpo corretto è il corpo amato, punto e basta. Se è per motivi di salute non d’accordo sulle diete. Ma forse amare il proprio corpo è ancora più DIFFICILE di stare a stecchetto… non so…

  4. 4 odiamore 29 maggio 2008 alle 10:26 am

    Xlthlx: come sempre, grazie e incrocio le dita, dopo aver incrociato la diEta😉

    .mau. che scema. Hai ragione. Pero’ un bel pipistrello rosso sangue non sarebbe mica male😀

    Pietro: E’ più facile mangiare meno perché lo fai per uno scopo – ossia avere un corpo che pensi ti sarà più facile “amare” e che sarà più probabile sia “amato” dagli altri; in questo senso è più facile, altroché se lo è!

  5. 5 Mitì 29 maggio 2008 alle 10:49 am

    Io so solo che un uccellino di razza sabauda incontrato a pranzo un paio di settimane, mi ha detto che stai benissimo. E io non vedo l’ora di vederti e abbracciarti! :-**

  6. 6 castavita 30 maggio 2008 alle 8:35 am

    L’intervento è per me molto interessante e volevo già aggiungere il mio modesto contributo ieri, ma vista la concomitanza con altre discussioni su tematiche analoghe mi sono presa un attimo in più per riflettere.

    Io ho lottato per molto tempo della mia vita contro il corpo. Sono nata formosa nell’era della donna grissino e, come tutte le adolescenti, ho per lungo tempo ricercato l’impossibile adeguamento ai ‘canoni’ della moda. Mi vergognavo della mia persona e degli apprezzamenti dei mei coetanei maschi. Camminavo curva per cercare minimizzare le forme. E, poco per volta, mi sono ritrovata a sfiorare l’anoressia. Poi, grazie ad una serie di circostanze favorevoli ed all’amore delle persone care, ho risalito la china. Arrivando ad avere una consapevolezza di me stessa che supera l’aspetto estetico; che va molto più nel profondo di quell’anima che deve amare il proprio involucro. Perchè il corpo è il suo mezzo di espressione.

    Io ho trovato felicità, amore e marito quando sono riuscita a sganciarmi dall’ossessione che avevo di volere modificare a tutti i costi il mio corpo, vivendolo come una gabbia.

    Concordo quindi pienamente con te quando dici che il corpo deve essere amato prima dall’anima che ‘contiene’, per potere essere veicolo di relazione con l'”altra” anima, quella gemella.

    Con questi presupposti, per la dieta ‘ingrassante’ è solo questione di tempo. Basta sapere attendere.

    Giusto una precisazione da una ex appassionata di fumetto: il Batman originale vestiva una tuta grigio scuro, cappuccio, calzari e mantello blu scuro, una cintura gialla e mutandoni neri. Ha conservato questo aspetto anche nella prima trasposizione cinematografica, quella con Adam West, per diventare nero nelle pellicole recenti.

    Grazie dello spunto di riflessione.

  7. 7 odiamore 30 maggio 2008 alle 3:55 pm

    Castavita: grazie a te – anche per l’appunto su Batman😉

  8. 9 demi4jesus 26 giugno 2008 alle 3:50 am

    hmmm per la dieta emozionale ti consiglierei di sopperire con della buona e sana cioccolata… ma questo mio consiglio si scontra con la dietra di mantenimento… pertanto… tanto sole e tanto mare per distrarsi…😉


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