La lotta contro l’inerzia

C’è un motivo se, ormai da qualche settimana, non riesco quasi più a scrivere niente di consono ai soliti temi, vagamente legati ai sentimenti: credo di trovarmi nel bel mezzo di una ragionevole depressione. O, forse, di una depressione ragionevole – il che sarebbe ben diverso. La prima infatti, implica uno stato depressivo ampiamente giustificato dalle circostanze esterne; la seconda, invece, una depressione caratterizzata dall’essere stata oggetto di ragionamenti e considerazioni di tipo logico – una depressione fatta di ipotesi, tesi e corredata di dimostrazione.

E, quale che sia, ho l’impressione che non ne uscirò mai. Perché come qualche tempo fa mi scriveva Andrea, “non si deve mai smettere di combattere l’inerzia“.

Quando siamo in una certa condizione, infatti, crediamo che essa perdurerà per sempre.

Se fossi fidanzata, sarei convinta di trascorrere tutto il resto della vita con quella persona. O questo è quello che mi auguro penserei, almeno. Penserò, se proprio voglio farmi rapire da uno slancio di ottimismo che non mi appartiene.

Dato che al contrario, volente o nolente, attualmente sono da sola, sono fermamente convinta che lo resterò per sempre.

Come se mi facesse paura il cambiamento – forse perché peggio dell’immobilismo c’è soltanto un cambiamento in peggio.

E, checché ne dicano, c’è ben di peggio che stare da soli: a parte alcolisti e maltrattatori fisici, ci sono persone che nel profondo non ci vogliono bene, o che pur credendo di volerci bene in realtà non vogliono il nostro bene – sono gli egocentrati, che vogliono soltanto il bene proprio e non sono in grado di anteporre a esso il bene altrui. Questo è peggio che stare da soli. Credo. Anzi, no: ne sono proprio convinta.

Ma la paura del cambiamento non è soltanto dovuta al timore che questo cambiamento sia in peggio. E’ colpa dell’inerzia, in un certo senso.

L’inerzia, in fisica, è un concetto stranamente non quantificabile. L’inerzia è “quella cosa” per cui un corpo rimane nel proprio stato di quiete o di moto (uniforme) finché su di esso non agisce una forza esterna.

La sto facendo semplice, in effetti; perché il concetto di inerzia, in realtà, causa un sacco di problemi da più di duemila anni. La definizione “più matematica” che si possa dare dell’inerzia non è infatti la definizione dell’inerzia, ma della massa inerziale di un corpo. E da qui ad arrivare a citare la relatività speciale di Einstein non ci vorrebbe molto, quindi meglio che mi fermi e ritorni al discorso principale.

Non mi verrebbe mai in mente di sbandierare la teoria della lotta contro l’inerzia se questo fosse il periodo più felice della mia vita, probabilmente: non avrei infatti alcun interesse a cercare di cambiare lo status quo, in quel quel caso.

Come scrivevo sopra, per potersi togliere da una situazione di inerzia – e prendere una direzione precisa – occorre una “forza esterna”. Occorre una motivazione, potrei scrivere per essere meno criptica per quanti non abbiano familiarità con le parole della scienza. Una motivazione in grado di contrastarla, dunque una motivazione-forza che deve essere più intensa di quella che “comanda” l’abulia-inerzia.

E se fossi felice, non vedo perché dovrei mettermi a cercare una motivazione per smettere di esserlo.

Anche se, a conti fatti, mi pare sia molto più facile e immediato trovare motivi per non essere felici che trovare motivi per smettere di essere infelici.

Chissà perché.

Be’, no: lo so il perché; o almeno ho delle idee in proposito. Ma proprio mentre questo post sta venendo alla luce io dovrei essere a Barcellona, a mangiare tortillas e a tapear fino a riprendere tutti i chili che ho più o meno faticosamente perso negli ultimi mesi. Pertanto, spero che al mio ritorno non soltanto tutte queste idee le avrò dimenticate, ma sarò talmente allegra e piena di joie de vivre da non ricordarmi neanche più che esiste, quella cosa chiamata inerzia.

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5 Responses to “La lotta contro l’inerzia”


  1. 1 .mau. 22 aprile 2008 alle 9:45 am

    innanzitutto buone Ramblas!
    Per il resto, non è che abbia molto da dire: l’inerzia in fin dei conti è il mio motore!

  2. 2 xlthlx 22 aprile 2008 alle 10:11 am

    allora. spero che essere felici non coincida in questo discorso con lo stare in coppia, perche’ sinceramente la felicita’ non e’ fatta solo di quello. diciamo che lo stare in coppia puo’ fare da motore per superare l’inerzia per il resto delle cose che non sono stare in coppia – per esempio, il lavoro. ma non e’ detto.
    quindi alla fine combattere l’inerzia non e’ qualcosa che si fa una volta una tantum e poi tac!, si e’ felici.
    il fatto e’ che ci combatti sempre, in coppia, da solo, con un buon lavoro, un pessimo lavoro, con la buona e la cattiva salute.
    il fatto e’ che se combatti l’inerzia lo fai per te, e questo devi tenerlo sempre presente. senno’ sei un sasso che rotola.

  3. 3 Niki 22 aprile 2008 alle 10:40 am

    E’ l’eterna battaglia, quella che sto affrontando in questo periodo della mia vita. Sono piuttosto confusa, anche se l’inerzia non fa parte del mio carattere, né del mio modo di essere.
    Per quanto mi riguarda, mi salvo aggrappandomi a quello che ho (tanto) e facendo progetti, vedendo persone, cominciando esperienze diverse. Rompendo le scatole ai miei amici. Ho bisogno di certezze in questi giorni. Un abbraccio.

  4. 4 odiamore 23 aprile 2008 alle 1:11 am

    Probabilmente mi sono spiegata male: lungi da me identificare la felicità con lo stare in coppia. Ci sono stati periodi, nella mia vita passata, in cui pur essendo in coppia ed essendo innamorata e convinta e soddisfatta della mia condizione in quel senso ero comunque profondamente infelice per altri motivi (lavoro, salute eccetera). E sono d’accordo, la lotta contro l’inerzia è continua, sempre e comunque – o quasi. Una roba un po’ faticosa, insomma. Però cerco di non dimenticarmi mai del fatto che l’inerzia c’è, anche se “non si vede”; ed è soprattutto per il fatto che “non si vede” che bisogna ricordarsi che esiste, di modo da avere ben chiaro qual è il “nemico” contro cui lottare 😉

  5. 5 xlthlx 23 aprile 2008 alle 8:42 am

    ecco, mi sembrava strano 😉 ho riletto il mio commento di ieri e mi rendo conto che suona un po’ aggressivo. mi scuso molto 🙂


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