Il lavoro mi porta via

Nelle ultime settimane, il lavoro si è limitato a succhiarmi via la linfa vitale. Da lunedì, oltre a continuare in quella direzione, il lavoro mi porterà all’estero – a Barcellona, per la precisione – a seguire un corso di formazione.

Al solo pensiero sono eccitatissima, perché gli argomenti del corso mi piacciono da impazzire, perché Barcellona è una delle mie città predilette sotto innumerevoli aspetti, perché quando ci andai per la prima volta dovevo fermarmi soltanto due settimane e ci restai invece un mese intero; e perché ho bisogno, ho disperatamente bisogno di cambiare punto di vista.

Soltanto un esempio che, penso, chiarificherà cosa intendo quando scrivo che il lavoro (e, con esso, qualcos’altro che non so ancora come chiamare) mi sta succhiando la linfa vitale.

Ieri sono andata a farmi tagliare i capelli e il parrucchiere come prima cosa mi ha dato una spazzola e mi ha detto “questi li spazzoli tu, perché io non oso metterci le mani”. Come seconda cosa, dopo aver fatto talmente tanta fatica a districare i nodi da farmi venire il gomito della lavandaia, sono passata al lavaggio. E mi sono innamorata del ragazzo che mi lavava i capelli e che poi mi ha fatto la piega.

Sì, lo so: in primo luogo dopo tutte le parole usate per disquisire sull’amore, la complementarietà eccetera eccetera, non dovrei scrivere “mi sono innamorata”. Sono un fastello di contraddizioni, come si autodefiniva Anna Frank.

In secondo luogo, questo coup de foudre è scoccato ancora prima che il giovane (giovanissimo, quasi adolescente) aiuto-parrucchiere mi rivolgesse la parola. Ed è scoccato perché per la prima volta, dopo un tempo che mi pare infinito, un uomo si prendeva cura di me. D’accordo, perché era pagato per farlo – e da qui a reclutare un gigolo spero la strada non soltanto non sia breve, ma copra una distanza infinita! Era pagato per farlo, ma lo faceva bene e, soprattutto, lo faceva: mi ha messo lo shampoo, il balsamo, mi ha massaggiato a lungo la testa, mi ha pettinato delicatamente i pochi capelli rimasti dopo l’intervento con la spazzola di qualche minuto prima. Poi mi ha fatto mettere a testa in giù e mi ha asciugato con un phon accarezzandomi la testa. Finché, dulcis in fundo, non si è messo a definire tutti i riccioli, uno ad uno, con un ferretto dall’aria piuttosto inquietante. E abbiamo parlato del più e del meno, ho anche riso parecchio perché era piuttosto simpatico. Ma non è (sol)tanto questo. E’ stato il prendersi cura di me.

La solitudine gioca brutti scherzi, a volte.

Soprattutto quando lui, alla fine di tutto, mi ha porto il cappotto per infilarmelo e io, di rimando, gliel’ho strappato dalle mani: “no, grazie, faccio da sola”. Perché le armatute sono potenti e appiccicose; le armatute sono più comode delle armature ma, forse anche per questo, ti restano attaccate alla pelle come un’abbronzatura dannosa, terrosa e incartapecorita.

Pero ahora me voy. Hasta luego!

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13 Responses to “Il lavoro mi porta via”


  1. 1 briciola 18 aprile 2008 alle 9:43 pm

    hai ragione per quanto riguarda le armature. :-*

  2. 2 silvia 18 aprile 2008 alle 10:07 pm

    In bocca al lupo allora!! Silvia 🙂

  3. 3 Suzukimaruti 18 aprile 2008 alle 11:33 pm

    Scrivo una banalità agghiacciante dicendo che hai assolutamente bisogno di un fidanzato fighissimo (e te lo meriteresti pure), ma va scritta, ecco.
    E se non si materializza lì, ora, è perché il mondo è ingiusto e dio è morto o sta dormendo.

    Detto questo, è bellissimo lasciare che gli altri si prendano cura di noi, ma non scordiamoci di amarci a nostra volta.

    E il parrucchiere che ti ha fatta spazzolare è stato un bravo psicologo, perché dopo che uno si prende cura di sè è pronto a farsi coccolare pure dagli altri.

  4. 4 Niki 19 aprile 2008 alle 10:45 am

    E’ una storia tenera.
    Il fatto che ci sia qualcuno pronto a prendersi cura di noi è importante, è quello che ti fa rilassare mentre ti abbandoni nelle sue mani. Mi è successo di recente di lasciarmi andare alle cure di una persona per tre giorni interi, io che non me lo concedo mai. Non so se questo uomo fosse sincero, mi ha coccolato per tre giorni ed è stato bellissimo. Una specie di vacanza emotiva.

  5. 5 Sara 19 aprile 2008 alle 3:27 pm

    Beh allora buon ritorno a Barcellona! Io ci sono tornata due settimane fa e mi ha rapita ancora una volta! 🙂

  6. 6 odiamore 20 aprile 2008 alle 12:10 am

    Grazie a chi mi augura buon viaggio – e crepi il lupo 😉

    Nicki: le vacanze (quelle emotive in particolare) sanno essere dei veri toccasana; il mio problema consiste proprio nel volere (addirittura pretendere!) che lo stato di grazia tipico della condizione vacanziera non si limiti a una manciata di giorni ogni 12 mesi, ma diventi – almeno dentro di me – un vero e proprio modus vivendi…

    Suz: il fidanzato ancora non l’ho visto. Ma è sempre possibile che si sia materializzato un po’ distante da qui, e che ancora non sia arrivato il momento di incontrarlo 😉 (alcuni mi chiamano Pollyanna, ci hai mai fatto caso?). L’osservazione sulla spazzolatura è davvero interessante, grazie per avermi fatto riflettere su un particolare che avevo del tutto trascurato. Una domanda: il fatto che durante tutto quel lasciarmi andare alle “coccole” io fossi senza occhiali e vedessi un mondo sfumato e annebbiato significherà mica qualcosa? 😀

  7. 7 demi4jesus 20 aprile 2008 alle 2:37 am

    Ahahahaha che spasso i tuoi post!
    Io non avrei mai potuto considerare “teneramente” un parrucchiere, un aspirante parrucchiere, un aiuto parrucchiere o roba simile.. peché detesto chi mi tocca i capelli!
    E dal parrucchiere i riccioli me li spazzoli rigorosamente da sola, sempre! E non per sua richiesta, ma per mia esplicita preferenza! E me li pure metto in piega da sola! Insomma lui non fa niente 🙂
    Buon viaggio cara.. e divertiti!

  8. 8 B. 20 aprile 2008 alle 3:31 pm

    “…Una brutta giornata,
chiuso in casa a pensare,
una vita sprecata,
non c’è niente da fare,
non c’è via di scampo,
quasi quasi mi faccio uno shampoo…”
    o uno scimpista? 😀

    scemate a parte…

    SonoUnaDura… SonoForte… il piano è… i programmi sono… bisogna… si deve… il lavoro… mi devo impegnare col lavoro…

    e poi puff…

    Succede Così, Succede Si.

    Ci pensavo l’altro giorno. O forse sono mesi che ci penso.
    Ne ho sentite (e anche pensate) di tutti i colori in questi mesi sulla vita e i sentimenti. Sull’amore e l’innamorarsi. Mi hanno fatto leggere dei libri che non so se ridere o piangere a pensarci (prego chi volesse i titoli di richiedere in privato :D). Troppo ragionamento, troppe pianificazioni… e alla fine quello che ci serve è ascoltare noi stessi, prenderci cura di noi stessi.
    E se una mano tesa, un gesto gentile, delle “coccole” a pagamento,… ci fanno sciogliere o emozionare… non c’è niente di male, l’importante è capire cosa ci serve e non confondere gentilezza con amore. Metti su quegli occhiali e guarda meglio che magari l’aspirante fidanzato è lì attorno. Guarda bene però, che molti aspirano a ben altro che a fidanzarsi…

    Adesso me ne torno al lavoro, perché sono una Dura che Spacca 😀
    aspettando chi poi si prenda cura di me…

    (sto per delirare, il lavoro mi sta prosciugando l’unico neurone, ho bisogno anche io della mia vacanza emotiva)

  9. 9 laprofumiera 21 aprile 2008 alle 11:13 am

    Allora… buona Barcellona!!!

    passa sul mio blog c’è un invito per te…

  10. 10 dj Pazo 21 aprile 2008 alle 4:12 pm

    _ _
    l

    mmmmmmh..

    sicuramente non mi crederete, ma capisco i vostri punti di vista.

    per B.
    sei davvero una Dura

    vabbé ‘ste armatute ce l’avranno una cerniera !)

    “i wanna define, the logic of my **** laws”
    Beck Hansen

  11. 11 odiamore 21 aprile 2008 alle 8:39 pm

    dj Pazo: la cerniera ce l’hanno, penso proprio di sì 🙂 tutto sta nel.. no, non tanto o comunque non soltanto nel trovarla, ma nel volerla usare per sfilarsi via il contenitore!

    B: che palle essere una Dura, però! Lo dico per me, innanzitutto 😉 Però i titoli dei libri io li vorrei proprio conoscere, magari li trovo su anobii? 😀

  12. 12 B. 21 aprile 2008 alle 10:43 pm

    dj Pazo: lacci, stringhe, bottoni, cerniere.. a voja!! 😀
    serve solo un po’ di pazienza e di buona volontà…
    la mano giusta, la giusta chiave…

    odiamore: assolutamente si.. o meglio… dipende. Non parlo di essere Dura sempre, ovunque e comunque. Questo proprio come dici tu cheppalle!! (ok..ok..ok.. dieci minuti che scrivo&cancello e il pensiero proprio non vuol essere trascritto.. magari ripasso.. 😀 )

    Per i libri…Su anobii forse trovi qualcosa 😉 ma alcuni titoli credo di aver evitato di metterli. A gentile richiesta te ne espongo qualcuno: La verità è che non gli piaci abbastanza, Gli uomini sono pesci, Inutile piangere sul cuore spezzato… (ora non me ne vengono altri)

    PS. ma è una mia visione o non si vede il link col mio utente?

  13. 13 Fabioletterario 22 aprile 2008 alle 9:35 pm

    E’ impossibile non innamorarsi: è primavera, è normale! 🙂


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