Azioni e reazioni emotive

Ho già scritto, provocando tra l’altro una serie di commenti più interessante del post in questione, di pregi e difetti degli sms nei rapporti umani; e ho già scritto di significati e implicazioni della distanza nei rapporti umani.

Dopo l’appuntamento galante-o-elegante? di un paio di settimane fa, tuttavia, ho continuato (un po’ ossessivamente, lo ammetto) a interrogarmi su entrambe le questioni: la difficoltà se non altro di avviare una storia a distanza colmando non soltanto la distanza fisica ma, soprattutto, quella interiore – che è inevitabile esista quando il rapporto è ancora soltanto una ragnatela di possibilità; e la difficoltà, nonostante tutti i mezzi che la tecnologia ci mette a disposizione con estrema generosità, di stabilire ex novo un canale di comunicazione privilegiato con qualcuno.

Per quanto riguarda la distanza, c’è ben poco da fare; come consiglia saggiamente Sole, si tratta soltanto di aspettare fatalisticamente una prossima occasione di incontro – che potrebbe anche non avvenire prima di molto tempo. Nessuno spunto di riflessione che possa interessare altri che la sottoscritta, pertanto.

Per quanto riguarda invece il ruolo degli sms, credo di poter provare ad astrarmi dal caso particolare (in cui, per la cronaca, circa una settimana dopo io ho spedito un sms privo di significato e mi è arrivata una risposta altrettanto priva di significato, e poi più nulla) e formulare una regola di portata più generale.

Nel caso degli sms, infatti, vale una sorta di terza legge di Newton: ad azione corrisponde una reazione, ma non necessariamente uguale e contraria.

Cercherò di spiegare meglio cosa intendo; fermo restando che, per chi non se lo ricordasse o non l’avesse mai capito davvero (perché molti insegnanti danno per scontato che la formulazione del principio sia di immediata comprensione, mentre per me, ad esempio, non è lo stato affatto), una reazione uguale e contraria significa una reazione uguale in intensità – stessa forza, quantitativamente parlando – e opposta in verso – se l’azione agisce dall’alto verso il basso, la reazione sarà dal basso verso l’alto. ovvio, certo, ma io ho dovuto aspettare il secondo anno di università per poter confessare a me stessa di averlo assimilato fino in fondo.

Tornando con la mente indietro nel tempo (e ripetendomi, lo so, rispetto a un post precedente) ricordo quando per mettermi in contatto con qualcuno non avevo che due alternative: la telefonata o la lettera.

La telefonata era dedicata agli amici vicini, la lettera agli amici lontani – semplicemente per una questione economica, dal momento che dopo quando, a tredici anni, feci lievitare la bolletta telefonica bimestrale sino a 400 mila lire (credo almeno 500 euro di oggi) i miei genitori reagirono – per l’appunto – di conseguenza e mi vietarono l’uso del telefono. La telefonata era l’agire d’impulso e sotto dosi incredibilmente alte di adrenalina; la lettera la possibilità di meditare su forma e contenuto sino a strappare la trentesima versione (ormai illeggibile per le troppe cancellature e riscritture lungo i margini) e ricominciare tutto daccapo.

Scrivere una lettera, oggi, è un gesto forte: proprio perché ci sono così tante alternative per comunicare, prendere in mano una penna, cercare un foglio di carta e una busta, comprare un francobollo e soprattutto attendere che la lettera arrivi tra le mille incertezze dei sistemi postali non soltanto è démodé ma richiede uno sforzo incredibile che sarà (anche inconsapevolmente) valutato dal destinatario proprio in quanto tale.

E’ un vero peccato sia così, perché io adoro ricevere lettere manoscritte – anche se non sono lettere d’amore. Perché “una lettera non dice quello che vuole solo con la scrittura. Si può leggere la lettera anche annusandola, toccandola, palpandola, proprio come un libro. Perché le persone intelligenti dicono, leggi, vediamo cosa dice la lettera. Le persone stupide invece dicono, leggi, vediamo cosa scrive. L’abilità sta nel leggere tutta la lettera, non solo il testo.” (Orhan Pamuk, Il mio nome è rosso, Einaudi)

L’azione “scrivere una lettera (e spedirla)” comporta sì una reazione, nel destinatario, ma tale reazione è dilatata nel tempo e nello spazio. Una lettera non sempre richiede una risposta; e sono certa del fatto che, quand’anche la richieda esplicitamente, tale risposta è a lungo meditata: il tempo intercorso tra l’azione e la reazione diluisce ed enfatizza i sentimenti sino a stravolgerli completamente, almeno in alcuni casi.

Il discorso cambia radicalmente nel caso di una telefonata: i cellulari hanno fatto crescere esponenzialmente (o qualcosa del genere) il numero di telefonate che ogni individuo compie e riceve ogni giorno. La persona a cui telefono sa che sono io a cercarla ancora prima di rispondere; nel caso in cui io scelga l’opzione di non far comparire il mio numero di telefono sui display altrui, viceversa, mi protegge con l’anonimato ma a esso mi vincola: se non ricevo risposta ai miei squilli ansiosi sarà forse perché il destinatario non risponde alle chiamate provenienti da un “Numero privato”? E risponderebbe a una chiamata che il display certifica essere stata fatta dalla sottoscritta?

Sia quel che sia, nel momento in cui la connessione emotivo-elettromagnetica è stabilita tramite il Pronto? de rigueur, ha luogo una prima fase di rassicurazione: il mio interlocutore vuole parlare con me, se non altro. La mia azione ha provocato una reazione uguale e contraria: io ti telefono, tu rispondi alla telefonata e, pronunciando quel paio di sillabe, mi ributti la palla – tocca a me, sono legittimata ad agire di nuovo perché tu mi stai invitando a farlo. Certo da questo punto in poi i giochi sono aperti, mais il ne sont pas faits.

E poi, ecco arrivare l’sms. L’azione di spedire un sms è di per sé fonte di disequilibrio – quindi già si intravede una discrepanza con il principio newtoniano: nessuna certezza sull’avvenuta ricezione (o forse ci sono strumenti tali per cui, ma non vorrei entrare nel merito) – il che lo assimila alla lettera per lo stato d’ansia che genera l’attesa. In secondo luogo, la reazione di chi risponde a un sms non è uguale all’azione; nel caso della telefonata, il semplice fatto di rispondere proprio a me è garanzia di apertura nei miei confronti, di desiderio di parlarmi. Nel caso dell’sms, invece, la risposta può essere dettata da pura cortesia, così come la non-risposta può essere una risposta di per sé ma può anche essere un accidente, dovuto a ritardi nella ricezione, a un telefono tenuto spento per un tempo prolungato… O tutte le altre cose che mi vengono in mente (dal furto del cellulare a un’invasione degli alieni) quando aspetto un sms che non arriva.

E poi: se io spedisco un sms e ricevo una risposta più o meno subito, cosa diavolo significa? E’ davvero, la risposta, una reazione uguale in intensità (emotiva) ma contraria in verso (ossia da-te-a-me anziché da-me-a-te)? La domanda è retorica, perché conosco già tutta la storia: non significa un accidenti di niente. Perché può significare tutto: cortesia, gentilezza, automatismo, interesse ma anche disinteresse (“rispondo subito così non ci devo più pensare”).

E se invece la risposta arriva con uno o due giorni di ritardo? Anche in questo caso, la reazione potrà anche essere opposta in verso, ma certamente non è garantito sia pari in intensità. Da un lato, infatti, la risposta ritardata potrebbe voler significare, semplicemente che la persona, cancellando o rileggendo vecchi messaggi, si è trovata sotto gli occhi il mio e si è presa la briga di rispondermi perché sul momento se ne era dimenticata (lampante segno di interesse, invero!); d’altro lato, potrebbe anche significare che, al contrario, il mio essere – sustanziatosi in 160 caratteri spazi inclusi, allegria! – ha continuato ad albergare nei pensieri del destinatario in tutte quelle ore in cui ha meditato sull’opportuna risposta. Mmm. Possibile, certo; ma tra il mondo della possibilità e il mondo della probabilità esistono infiniti universi che si premurano di mantenere i due mondi alla giusta distanza – infinita, per l’appunto.

E’ come scrivevo prima: dal furto del cellulare a un’invasione degli alieni, tutto è possibile quando si comunica per interposto strumento.

E anche vis à vis, ora che ci penso… Ora che sono proprio costretta a pensarci a fondo, non è mica che le cose siano poi così tanto più comprensibili.

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23 Responses to “Azioni e reazioni emotive”


  1. 1 #6 20 marzo 2008 alle 12:12 pm

    Stai prendendo una pericolosa deriva “mi sento confusa voglio stare un po’ da sola esc da una storia di tre anni con un tipo”
    🙂

  2. 2 odiamore 20 marzo 2008 alle 12:21 pm

    Forse hai ragione – peccato che sia uscita dalla storia (di quattro anni, non tre) ormai da quasi 24 mesi 😀 La prossima volta, post più serio, distaccato e asettico, promesso!

  3. 3 briciola 20 marzo 2008 alle 12:30 pm

    incubo sms. maledetto chi li ha inventati.

  4. 4 secretly77 20 marzo 2008 alle 4:21 pm

    Io sono assolutamente contenta di essere riuscita a godermi qualcosa dell’era post-cellulare/tecnologia moderna. Ci sono cose, ricordi, che non sostituirei per nessuno squillo/sms al mondo.
    La storia più bella è quella che ho vissuto quando eravamo nel periodo di “passaggio”. Avevo il cellulare ma lo usavo solo per gli sms, nei quali ci scrivevamo di tutto di più, roba che a rileggerla ora mi viene il diabete.
    Per le telefonate, siccome ci dividevano 100 km e duravano un sacco, optavamo per le care e vecchie cabine telefoniche. Una scheda da 5.000lire ci durava una vita perchè ci telefonavamo a casa, e a pensare a queste telefonate mi si stringe ancora il cuore. Perchè era bello prepararsi per uscire tutte le sere alla stessa ora, a settimane alterne, per andare dentro a quello sgabbiotto che facevi un po’ tuo. Tirare fuori sigarebbe e accendino, metterli sopra il telefono arancione, parlare apertamente senza l’ansia di qualcuno che ti può sentire, sbuffare quando vedi qualcuno che aspetta, mettere giù per farlo passare (ma se può fare in fretta che dovrei tornare a telefonare), e ricominciare da dove si era interrotto.
    Quando invece non avevo ancora il cellulare nemmeno per gli sms, bhè erano bellissimi i post-it o le scritte sulle pagine di diario, gli scarabocchi sugli astucci, oppure scendere al punto di ritrovo senza nemmeno darsi appuntamento e trovarsi comunque.
    Ci sono cose per le quali tornerei volentieri indietro. Insomma, io stavo decisamente meglio quando non c’erano soprattutto i cellulari. Ora se mi cercano e non rispondo perchè non ne ho voglia/mi scordo di avere un cellulare non se ne fanno una ragione e mi cercano a casa, manco fosse successo qualcosa.
    Son proprio cambiati i tempi. (Sempre più convinta che il tuo sia un gran bel blog, che parla di cose belle)

  5. 5 #6 20 marzo 2008 alle 4:45 pm

    Ah be’, dovrei dire qualcosa anche sugli SMS.
    Io li considero una versione portatile dell’email, infatti talvolta rispondo dopo giorni.

    (ok ok, sono un uomo, perdono, torno a vedere la partita)

  6. 6 secretly77 20 marzo 2008 alle 5:18 pm

    Anche io volevo aggiungere una cosa sugli sms (mi rendo conto di essere andata un po’ off topic nel commento sopra, scusami ma ero reduce anche dalla lettura dei post linkati).
    Con un po’ di faccia di bronzo quando non rispondo (volutamente) a un sms, dico poi che “ma come?! non mi è arrivato niente, davvero!”, oppure con qualcuno che vedo raramente e non sento da secoli riciclo il sempre in voga “ma come, ti ho mandato un sms un po’ di tempo fa, non ti è arrivato? ho visto che non mi hai risposto e ho pensato avessi da fare”.
    Ma non penso di essere l’unica, no? 😀

  7. 7 odiamore 20 marzo 2008 alle 8:02 pm

    Di ritorno da una riunione fiume con un numero di ingegneri superiore alla mia capacità essere credibile nel di far finta di essere una persona concreta…
    1. D’accordo con briciola, gli sms possono essere un incubo – ma a volte, lo ammetto, anche un sogno che faccio fatica a credere sia parte della vita reale.
    2. Bellissimo riassaporare, grazie al racconto di secretly77, la memoria di quando ci si rinchiudeva dentro i gabbiotti delle cabine telefoniche, o anche quando il grado di riservatezza garantito alle telefonate era indissolubilmente legato alla lunghezza del filo del telefono. E geniale l’idea di sfruttare l’sms per giustificare un’assenza affettiva prolungata ributtando la colpa sull’altro. Più che geniale, diabolica: mi spiace soltanto non averci mai pensato prima e aver sprecato così tante occasioni a chiedere scusa perché non mi ero più fatta viva 😉
    3. #6: confortante sapere che almeno alcuni uomini non si facciano tutte queste masturbazioni mentali e si limitino a utilizzare l’sms come un uno strumento per fare domande / fornire risposte puntuali – sempre se ho capito bene 🙂

  8. 8 Fabioletterario 21 marzo 2008 alle 2:48 pm

    Passo per un sincero augurio di buona Pasqua… E non ti ho nemmeno mandato un sms, vedi? 🙂 Fabio

  9. 9 #6 21 marzo 2008 alle 3:37 pm

    La masturbazione mentale “ma ci tiene veramente a me?” ce l’hanno tutti.
    Le donne troppo presto, gli uomini troppo tardi.

  10. 10 odiamore 21 marzo 2008 alle 5:24 pm

    Fabio, grazie per gli auguri, che ricambio – ovviamente non via sms, per la carità 😀

    #6: geniale: chapeau! Quasi quasi questa frase me la scrivo nella firma elettronica 😉

  11. 11 briciola 21 marzo 2008 alle 7:41 pm

    cazzo di sms di cazzo. scusa i cazzi.
    ci si illude che facciano parte della vita reale ma quanto, anche un solo silenzio, passa di vero attraverso gli occhi?

  12. 12 odiamore 23 marzo 2008 alle 12:15 pm

    Ci si illude che facciano parte della vita reale

    Quanta ragione hai, briciola. Il problema è che in alcuni casi non ti restano che quelli… E bisognerebbe avere la forza di decidere che non sono sufficienti e che se non c’è nient’altro tanto vale lasciar perdere; bisognerebbe proprio. Io però non sempre riesco a essere così determinata, purtroppo 🙂

  13. 13 ilredeire 24 marzo 2008 alle 5:30 am

    Ma cosa era la pillola blu o la pillola rossa che ti faceva vedere la realtà così com’era?!
    La società in cui viviamo ci ha inculcato l’idea che siamo imperfetti da soli, che abbiamo bisogno della nostra anima gemella, che dobbiamo provare amore per amare, creando così una dipendenza dall’altra persona e dalla società stessa; sviluppare egoismo in questa logica diventa una necessità per sopravvivere.
    Sopperire alle proprie mancanze autonomamente è l’unico mezzo per ottenere la libertà in modo da poterla condividere con e non offrire agli altri; quando l’essere umano avrà assimilato che il rispetto è un sentimento e non un atteggiamento, avrà predisposto il proprio animo alla comprensione, una premessa indispensabile per scoprire l’amicizia.
    L’amore corrode, arde l’anima indirizzandola dritta dritta all’inferno, la passione è schiavitù, dipendenza che impedisce all’anima di essere perfetta.
    L’amicizia leviga, tonifica il corpo e la mente conducendo l’essere umano dritto dritto in paradiso, l’altruismo è libertà, condivisione dell’estasi, ubiquità sciamanica.
    Scrivere Sms, una lettera, telefonare, parlare a voce, ritardare o meno una risposta, se ne può parlare, ma per farlo correttamente occorre distinguere i contesti:
    – Pillola rossa o pillola blu?!

  14. 14 odiamore 24 marzo 2008 alle 5:20 pm

    Dato che la butti sul “filosofico”, diamo pure la “colpa” a Platone, con la sua idea che inizialmente gli esseri umani fossero ermafroditi e che, suddivisi nei sessi, uomini e donne trascorrono l’esistenza a cercare la propria metà.

    Ma vorrei citare un contemporaneo (sono in vena di citazioni, in questo periodo), il premio Pulitzer Jeffrey Eugenides:

    Non consideriamo l’amore importante perché è più forte della morte, ma perché è più debole. Dite quello che volete, ma la morte vi porrà fine. Una volta nella tomba, non continuerete ad amare, non nel modo fisico che assomiglia all’amore terreno che conosciamo. E’ la sua natura deperibile a conferirgli la profonda importanza che ha nella nostra vita. Se fosse infinito, se si potesse avere su richiesta, non ci sbalordirebbe come invece fa.

    Non so quanto questa risposta sia attinente al tuo commento, a dire il vero 😛 Ma soprattutto, mi spieghi ‘sta cosa della pillola? Non l’ho mica capita!!!

  15. 15 ilredeire 25 marzo 2008 alle 1:23 am

    Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere, ho letto un libro a riguardo, credo che maschio e femmina non sia una questione di sesso e che l’ermafroditismo possa essere una peculiarità aliena, dato che gli ermafroditi esistono anche al giorno d’oggi ma sono sterili. Jeffrey Eugenides ha paragonato un emozione dovuta ad alchimia come l’amore, con una una situazione concreta e tangibile come la morte: è come chiedere ad un bambino se preferisce andare a vedere una partita di calcio o mangiare una fetta di dolce.
    In Matrix Neo deve scegliere se accettare di vedere il mondo reale o continuare a vivere nel mondo progettato per lui, e lo fa ingoiando una pillola; abbiamo il libero arbitrio possiamo scegliere, ma le nostre scelte sono continuamente influenzate dai modelli che ci vengono proposti.
    Oggi i bambini hanno il telefonino,e sono un pò meno bambini, pur essendo sempre bambini, una volta andavano a lavorare nei campi od in miniera, oggi hanno la fortuna di andare a scuola, ma non se ne rendono conto, quando però devono andare a lavorare rimpiangono i tempi in cui andavano a scuola, ma devono sbatterci il muso per capire ciò che hanno perso! Quindi è inutile perdere tempo pensando all’amore o alla morte, se il tipo ti ama veramente o se la tipa a un altro quando tornerà a casa; l’importante nella vita è non rimanere soli, condividere ciò che si ha con gli altri, se tutti facessero in questo modo non ci sarebbe più invidia, si eliminerebbero tantissimi problemi emotivi; purtroppo viviamo in una società che dà più valore alle apparenze di quanto ne dia alla concretezza di un abbraccio.
    E’ chiaro che la partita di calcio è meglio guardarla se gioca la squadra del cuore, ma se la torta è con i mirtilli e con tante fragoline, non sarebbe stato meglio evitare di appassionarsi ad una squadra ed apprezzare il calcio in quanto sport?! Pancia mia fatti capanna!

  16. 16 Niki 25 marzo 2008 alle 9:49 am

    Per evitare l’ansia da sms non ricevuto/perduto/ignorato semplicemente non ne mando, se non per motivi di servizio (quelli che con i sentimenti non c’entrano niente, tanto per intenderci). Meglio una telefonata, anche solo di qualche secondo. Si capiscono un sacco di cose così…

  17. 17 odiamore 25 marzo 2008 alle 12:36 pm

    Niki, certo, tu fai molto bene – ma le telefonate richiedono un coraggio che io, personalmente, ho di rado, almeno di questi tempi…

  18. 18 secretly77 25 marzo 2008 alle 3:48 pm

    Odi, ma vogliamo parlare anche di quella cosa diabolica che è la memoria – sempre più capiente, tra l’altro – per gli sms?
    Conservi quelli carini, quelli che un giorno ti tireranno su di morale, che magari potrebbero tornarti utili. Quelli che quando hai la memoria esaurita non sai mai quali eliminare.
    Quelli che quando finisce tutto li tieni lì per rivivere quei frammenti di un passato che andrebbe dimenticato.
    Per fortuna ogni tanto ho un impeto di non so se chiamarla lucidità o schizofrenia e li cancello tutti in tronco. Non prima di averli passati in rassegna uno ad uno, però.

  19. 19 odiamore 25 marzo 2008 alle 5:00 pm

    Secretly, parliamone, parliamone. Anzi, non parliamone affatto che forse è meglio 😛 Ricordo di quando sul mio primo cellulare, la sera stessa in cui era finita una storia durata più di due anni, mi sono affannata a cancellare messaggi e addirittura il nome dalla rubrica – tanto che quando poi il tizio in questione si è rifatto vivo qualche settimana più tardi ho risposto allegramente perché non sapevo fosse lui! Mai cancellare i nomi di amori perduti dalla rubrica, pertanto – la sofferenza rabbiosa che provoca il rivederli (i nomi, oltre ai tizi a cui appartengono) non può competere con lo shock di sentirne la voce inaspettatamente…
    PS l’impeto è di lucidità, non di schizofrenia – ne sono piuttosto convinta; il passato che andrebbe dimenticato non va dimenticato del tutto, ma sicuramente va ricordato soltanto dopo un numero di anni sufficiente a rendere del tutto desueta la tecnologia degli sms 😀

  20. 20 demi4jesus 25 marzo 2008 alle 5:34 pm

    Accidenti… sarà la quarta volta che rileggo questo tuo post e ci rimugino su…ed invece di riuscire a concretizzare un discorso sintetico e chiaro con cui poter commentare si affollano nella mia mente continui nuovi input ahhhhhhhhhhhhh

    Vabbè… tenterò di scrivere qualcosa di sensato di ciò che penso… (datosi il fatto che poi l’argomento mi sta moooooolto a cuore!!)
    Ordunque.. io mi reputo una fautrice della “comunicazione” in ogni sua forma…dalla telefonata, sms, lettera, incontro faccia a faccia, e-mail, fax (addirittura!! Vi assicuro che ho scritto dei fax della “buona notte” a mio padre mentre faceva la notte a lavoro!)
    Comunque… la forma che preferisco credo sia proprio la lettera perché in essa riesco ad esprimere al meglio la mia personalità (le mie lettere non vanno solo “lette” ma, come dici tu, anche osservate, odorate, assaggiate… visto che le “farcisco” a modo mio e le riempio praticamente di tutto). Ebbene sono una che scrive lettere ancora oggi…e convengo con te che spesso la lettera viene intesa come un gesto “forte” ma personalmente me ne frego.. che gli altri percepiscano a loro modo i miei gesti, io, in fondo, ho diritto ad esprimermi secondo quel che sono senza farmi troppe paranoie su cosa gli altri intenderanno…
    Le e-mail le trovo un altro buon metodo di comunicare, anche se, ovviamente più impersonali della lettera.
    Gli sms, invece, sono un mezzo che utilizzo per lo più per formule veloci (della serie… “A che ora passi?” “alle quattro!” “Ok,grazie, a dopo” “Ok ciao”) o per comunicare un pensiero a cui non mi aspetto neppure una risposta (ad esempio se sto pensando un’amica/o e magari in quel momento non ho tempo di sentirla.. le scriverò un saluto o un pensiero tramite sms… senza preoccuparmi di un’eventuale possibile risposta…).
    Gli sms li uso anche per comunicare con persone che, in qualche modo, devo tenere a una sorta di “distanza” per determinati motivi (ad esempio gli ex…) o anche, per scambiare due tre parole non troppo impegnative con qualche amica/o (“Ehi, tutto bene?” “Solita vita, te?” “Bene,sto studiando per degli esami.. appena ho un attimo ti chiamo e ci sentiamo…”)
    Spero di aver reso vagamente l’idea…
    Comunque, più passa il tempo e più mi rendo conto di stare diventando “cellulare fobica”… molto spesso il mio cellulare giace abbandonato in qualche angolo della casa e lo ritrovo poi con una quantità esorbitante di messaggi e chiamate perse, di cui non mi ero neppure accorta..
    Le telefonate, invece, per me implicano la volontà esplicita e determinata di voler sentire l’altro, non solo di avere sue notizie, ma proprio di volerlo sentire… di voler ascoltare il timbro della sua voce, di volersi comunicare e voler recepire le sensazioni dell’altro… E’ qualcosa di diverso dalle altre forme comunicative direi: nella telefonata sopraggiunge l’improvvisazione, la spontaneità alla massima potenza… non si ha il tempo di pensare a cosa dire o cosa scrivere… ci si comunica quali si è, semplicemente!

    Qaunto alla questione sull’amore intrapresa negli ultimi due commenti pure ho da dire la mia: convengo con il redeire quando dice che “La società in cui viviamo ci ha inculcato l’idea che siamo imperfetti da soli, che abbiamo bisogno della nostra anima gemella, che dobbiamo provare amore per amare, creando così una dipendenza dall’altra persona e dalla società stessa”. Io credo che “l’amore” sia un qualcosa che dobbiamo intanto vivere dentro di noi, non è un “bisogno” ma un qualcosa che nasce spontaneamente ed è sufficiente a sé stesso. Ma non mi soffermerei sulla dstinzione fatta dal redeire tra la questione “amore” e “amicizia”, mi par quasi di voler mettere delle “etichette” ai sentimenti… io credo in quella forma di sentimento puro che nasce spontaneo e si diffonde intorno assumendo forme diverse e diverse sfumature.. ma non c’è qualcosa che è “giusto o “sbagliato”. Distinguerei invece l'”amore” dalla “passione” che pure a mio avviso, molto spesso, rende schiavo il sentimento all’istinto, il cuore alla voluttà…
    Quanto al discorso “amore e morte” scrissi tempo fa un post sull’argomento ( http://demi4jesus.wordpress.com/2007/09/11/lamore-e-forte-come-la-morte/ ) partendo dalle stesse conclusioni e ampliando poi il discorso su diversi fronti…

    Ora concludo, mi scuso per essermi dilungata come al solito 😛

  21. 21 demi4jesus 25 marzo 2008 alle 5:35 pm

    Ahhhhhhhhhhhhhhhh quant’è lungo il mio commento!! Stavolta mi sa che ho proprio esagerato!!! Mi perdoni?? sì, vero?? 😀

  22. 22 odiamore 26 marzo 2008 alle 5:32 pm

    Demi: ma non soltanto ti perdono, mi piacciono i commenti lunghi! In particolare, tra le tante cose condivido quando osservi che una telefonata richiede la volontà esplicita e determinata di voler sentire l’altro, non solo di avere sue notizie, ma proprio di volerlo sentire… di voler ascoltare il timbro della sua voce, di volersi comunicare e voler recepire le sensazioni dell’altro…
    Oggi, per inciso, ho spedito una lettera / pacchettino e mi sono ritrovata a leccare un francobollo per la prima volta dopo anni. Quanti ricordi 🙂

  23. 23 demi4jesus 26 marzo 2008 alle 5:56 pm

    Io ne ho scritta una stamane, che spedirò in questi giorni, ad un amico… 😉


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