Il Nilo scorre al contrario

Ora che il tatuaggio all’henné sta incominciando lentamente a sbiadire – colpa sicuramente del detersivo per i piatti troppo aggressivo – posso prendere in considerazione l’idea di scrivere qualcosa sulla vacanza in Egitto.

Innanzitutto, ho messo on line alcune delle moltissime foto – quelle senza facce o altre parti del corpo mio o dei miei genitori, ovviamente; le foto sono in ordine cronologico e le didascalie dovrebbero dare l’idea di quello che è stato il programma di viaggio nel caso qualcuno fosse capitato qui cercando informazioni relative alle crociere sul Nilo.

Vorrei fare una classifica delle cose più belle tra quelle viste, mangiate, udite, odorate, agite. Il fatto è che non so esattamente da che parte incominciare; a pensarci proprio bene, non so neanche da dove mi salti in testa, questa cosa della classifica. Forse sono stata contagiata da qualcosa che ho sentito alla radio stamattina nel dormiveglia, chissà. Non sarà una classifica, allora: piuttosto, una lista di alcune delle cose che mi sono piaciute di più.

Il pane egiziano. Sapevo che gli egiziani sono ottimi panificatori; molti immigrati della mia città, infatti, sono andati a lavorare in pizzerie con risultati piuttosto soddisfacenti, per non parlare di quelli che sono riusciti ad aprire un proprio locale. Il cosiddetto pane arabo non è che uno dei tantissimi che ho avuto modo di assaggiare, tutti caratterizzati da forme inusitate tipo treccine o fiocchetti, e tutti impreziositi da una trina di semi colorati sparsi sulla crosta: papavero, sesamo, cumino.

Entrare nella piramide di Chefren, a Giza. Quando, una ventina di anni fa, ero andata in Egitto per la prima volta come ho raccontato nell’ultimo post scritto prima di partire, avevano chiuso l’accesso all’interno delle piramidi perché c’erano circa 50 gradi e il giorno prima erano svenute parecchie persone. Al momento di scegliere se farmi prendere il biglietto per entrare nella seconda piramide più grande del mondo (la prima, quella di Cheope, ha l’accesso limitato a 100 persone al giorno ed è fuori dai pacchetti dei circuiti turistici classici) non mi sono fatta scoraggiare dalla mia peraltro meravigliosa guida, che descriveva l’esperienza come del tutto evitabile. Sono entrata in un cunicolo alto 120 centimetri e largo circa 50, a doppio senso di marcia e con una pendenza iniziale di almeno il 20% in discesa. Dopo i primi dieci metri molta gente fa marcia indietro, causa la fatica fisica, la scarsità di aria e la persistente puzza di muffa. Arrivare nella sala del sarcofago, completamente vuota a parte un grande sarcofago di pietra, è comunque emozionante: sei al centro di una piramide, insomma! Nei quattro giorni successivi, il dolore a muscoli che neanche sapevi esistessero porta a rimpiangere vagamente la scelta fatta, ma dopo quasi due settimane posso dichiarare di essere perfettamente soddisfatta, e probabilmente lo rifarei pure.

Il cimitero abitato, al Cairo. La nostra guida Nasser, cairota, ci ha portato (con l’autobus, ovviamente, ma è stata comunque un’esperienza molto forte) all’interno delle strade labirintiche che serpeggiano nella “città dei morti”. Un vero e proprio cimitero tuttora funzionante come cimitero, con tombe familiari che sono sovrastate da piccole costruzioni di una o due stanze tradizionalmente da adibire come magazzino: ho scritto “tradizionalmente” perché, in realtà, le stanze di quelle tombe sono abitate da centinaia di migliaia di persone, come potete vedere nell’immagine a fianco. Il cimitero è enorme e caratterizzato da panni stesi tra le tombe, tetti di tombe completi di antenna parabolica, moschee, scuole. Nasser ci ha raccontato addirittura che, anni fa, si era recato in una tomba/casa dove si riunivano gli abitanti delle tombe/case vicine perché da lì si riusciva ad accedere a un canale satellitare di film pornografici. Eros e Thanatos, se mi si perdona il cinismo.

La piramide a gradoni di Saqqara. Non so spiegare cosa abbia di diverso dalle tre piramidi di Giza, costruite successivamente a una trentina di chilometri di distanza; probabilmente si tratta dell’atmosfera rarefatta, della lontananza da centri abitati, dell’assenza quasi totale di rumore. Le piramidi di Giza, infatti, sono praticamente in mezzo alla città e prese d’assalto dai pullman dei turisti che possono parcheggiarvi a ridosso. Saqqara, al contrario, è ai margini del Sahara (rima non voluta, ma non per questo dispiaciuta. E siamo a due) ed è talmente intrisa della sua sabbia da essere, dopo una certa ora almeno, un tutt’uno con il paesaggio sullo sfondo.

Una delle tombe nella Valle delle Regine. Sono arrivata alla Valle delle Regine intorno alle sei e mezzo del mattino: stava ancora sorgendo il sole e il cielo era costellato di mongolfiere colorate. Ma non è stata questa la cosa che, a posteriori, mi ha colpito di più, quanto la vista, in una tomba dipinta con colori ancora meravigliosamente vividi, di un minuscolo scheletro deposto in una teca. Lo scheletro, si narra, del figlio mai nato della Regina sepolta nella tomba accanto: il feto abortito era stato comunque sottoposto al laborioso processo di mummificazione, lasciandomi intendere che, per gli egiziani, la vita iniziasse ben prima del momento del parto. Quantomeno la vita di un potenziale faraone, ossia un uomo che, dopo morto, sarebbe divenuto un dio. La cosa che mi ha commossa di più, in effetti, è stato il repentino pensiero in direzione di quanto leggevo in quei giorni sui quotidiani italiani sul documento firmato dai ginecologi romani in relazione al comportamento da tenere nel caso in cui, dopo un aborto, il neonato fosse ancora vivo.

Per concludere, una brevissima spiegazione del titolo del post: il Nilo, fiume più lungo del pianeta che abitiamo (il che lo rende, almeno credo, anche il fiume più lungo di tutto il sistema solare, quantomeno), scorre da sud verso nord. Strano, vero?

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3 Responses to “Il Nilo scorre al contrario”


  1. 1 Fabioletterario 19 febbraio 2008 alle 4:00 pm

    Ecco un mio futuro viaggio… Io adoro il nordafrica…!

  2. 2 demi4jesus 26 febbraio 2008 alle 7:55 pm

    Bello il racconto ed entusiasmante la considerazione finale…
    così il Nilo scorre al contrario.. e forse un senso c’è… che noi talvolta non vediamo e non comprendiamo… come un senso c’è alle cose che ci accadono…
    un giorno, forse, comprenderemo il perché di mille cose… anche di ciò che ci appare “strano”!

  3. 3 odiamore 26 febbraio 2008 alle 8:04 pm

    Bentornata, Noemi, che bella sorpresa 🙂
    Sì, il Nilo scorre al contrario, e andare in Egitto è un po’ come andare indietro nel tempo – sotto molti aspetti. In questo, per quanto possa sembrare strano, mi ha ricordato un po’ Cuba.
    Un senso c’è alle cose che ci accadono, sono d’accordo con te. Soprattutto a quelle che ci sembrano “strane” – e che magari lo sono – perché, purtroppo o per fortuna, sono anche quelle che, facendoci riflettere sino a spaccarci la testa (e talvolta anche il cuore), ci portano ad andare avanti in “modalità on” e a non essere, come scriveva laprofumiera qualche giorno fa, spettatori della nostra esistenza


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