In vacanza con “i miei”

Andare in vacanza con i propri genitori dopo aver raggiunto, ormai da alcuni anni, una certa indipendenza economica ed emotiva comporta tutta una serie di vantaggi che, sulle prime, non avevo considerato.

In primo luogo, non ti è permesso pagare nulla: le uniche monete che sono uscite dal mio portafogli, in sette giorni, sono state quelle da un euro usate come bakshish, la mancia che è costume dare a camerieri, vetturini di calesse, portatori di valigie e una moltitudine di altre figure. E qui potrei aprire una interessante (?) parentesi su tutti i sentimenti contradditori che suscita l’essere in un paese dove tu, che a stento riesci ad arrivare a fine mese senza avere il conto in rosso, sei considerata ricca; ma non lo farò. E comunque. Senza spendere un centesimo, ma foraggiata in toto dai miei, sono tornata a casa con una sacca piena di tutti quegli oggetti, in gran parte inutili, che una turista non può non acquistare con la scusa di contribuire all’economia locale:

immagine-2.png

sei bottigliette di vetro piene di sabbia colorata a formare disegni astratti (su una, ma giuro che non me n’ero accorta al momento dell’acquisto, c’è un cammello tra le palme; è quella nella foto);

sciarpe colorate che si stingeranno al contatto con la prima goccia d’acqua;

un tatuaggio all’henné sul dorso della mano che, causa mia disattenzione, si è espanso più del dovuto (anche su un paio di pantaloni);

una scatoletta di essenze di fiore di loto, fiore di gelsomino e una terza chiamata “segreto del deserto” che spacciavano per afrodisiaca;

cinque collane di “odorosi” semi di sandalo delle quali dovrò sbarazzarmi prima che, invece del profumo, si mettano a produrre insetti di vario tipo;

sei o sette stecche di sigarette tra cui, per l’assurda cifra di sei euro, una di infumabili, egizianissime Cleopatra;

un papiro (sì, proprio un trashissimo papiro!) con raffigurata Nut, la dea egizia del cielo che mangia il sole al tramonto e lo partorisce all’alba e che tanto mi piaceva quando avevo otto anni per il suo corpo ricoperto di stelle;

mezzo chilo di foglie di karkadé perché ho scoperto che, bevuto fresco, è molto più dissetante di qualsiasi bibita gassata (che tanto, causa dieta, non posso bere) e, soprattutto, che è utilissimo per sedare qualsiasi forma di desiderio, da quello sessuale a quello alimentare;una decina di bustine contenenti spezie di vario tipo, tutte rigorosamente sconosciute e comunque prive di etichetta che le identifichi, parte delle quali ha poi avuto il buon gusto di espandersi all’interno della valigia;

per finire, un sacchetto pieno di fiori di loto essiccati che, messi nell’acqua con qualche goccia dell’essenza di cui sopra, dovrebbero (secondo lo stentato italiano del negoziante che me le ha vendute) profumare tutta la casa per giorni e giorni – considerando che vivo in meno di quaranta metri quadri, forse è il caso che faccia prima una prova, giusto per non morire asfissiata dall’odore.

L’aspetto economico, però, è soltanto uno dei tanti vantaggi che la presenza dei genitori comporta all’interno di un gruppo di persone sconosciute che, volente o nolente, diventano per qualche giorno i tuoi compagni di vita.

Il fatto che tale gruppo sia in gran parte costituito da famiglie con bambini in età scolare, ad esempio, fa sì che, durante gli occasionali momenti di conversazione, la domanda più frequente che ti senti rivolgere sia “Cosa studi all’università?”, quando tu l’università l’hai finita da più tempo di quanto non abbia impiegato a laurearti. La gente, infatti, semplicemente non concepisce che una ragazza sopra i ventidue, massimo ventitrè anni, possa scegliere di trascorrere una vacanza con i genitori, quindi presume che la tua età non superi quella considerata opportuna per tale azione. Il che, di per sé non è un gran vantaggio, a meno che tu, ragazza ben oltre i ventidue anni, non ritenga l’attribuzione di un’età anagrafica molto inferiore a quella reale una coccola al proprio ego– e purtroppo non è il mio caso, ma potrebbe essere quello di molte, credo; per questo l’ho scritto.

E poi. Poi c’è l’estrema tranquillità che deriva dalla consapevolezza che, se nessuno ti si fila, non è perché sei brutta / grassa / secca / antipatica / noiosa o tutte quelle altre cose che temi di essere quando nessuno ti si fila, ma perché gli unici uomini in età papabile (sopra i venticinque e sotto i quarantacinque, per me) sono in viaggio di nozze con la novella consorte; per di più, il fatto che nessuno ti si fili si rivela, in questa occasione, una manna dal cielo, perché fosse altrimenti dovresti arrabattarti a inventare scuse da accampare con papà e mamma per poterti appartare con il corteggiatore di turno. E se a quindici anni la scusa di andare a dormire da un’amica era vagamente plausibile, con il doppio dell’età e su una nave che scorre placida contro la corrente del Nilo un’assenza prolungata sarebbe ben difficile da giustificare.

Certo, poi ci sono tutte quelle piccole nevrosi e idiosincrasie di cui mi ero dimenticata: il fastidioso tic di mio padre quando qualcosa lo indispettisce; mia madre che ogni tre secondi si volta per guardare se ci sono ancora – anche quando stiamo camminando lungo il corridoio che porta alle cabine – e che rendendosi conto che le sono appiccicata fa un sospiro di sollievo come se si fosse aspettata invece di non rivedermi mai più; il sentirmi un po’ controllata e dovermi giustificare se, alle nove e mezza di sera, invece di andare a dormire preferisco restare ancora un po’ sul ponte a leggere e guardare il paesaggio; il timore che mio padre si inimichi per sempre i nostri compagni di tavolo con una delle sue micidiali battute sarcastiche.

E c’è uno strano e malinconico rovesciamento dei ruoli: perché sono io, adesso, quella a cui rivolgersi per gli approfondimenti storico artistici in quanto detentrice di quel tomo di seicento pagine che si ostinano a chiamare guida di viaggio; perché sono io, adesso, a osservare con una leggera inquietudine i passi dei miei genitori ultra-sessantenni lungo un sentiero dissestato; perché sono io, adesso, a controllare che mia madre abbia chiuso la borsetta e mio padre messo il portafogli nella tasca davanti quando al Cairo ci portano a passeggiare in un bazar; perché sono io, adesso, a farmi carico di sollevare le valigie di tutti dal nastro trasportatore dell’aeroporto e a ricordare a mio padre che si è dimenticato la tracolla accanto al metal detector.

E infine, c’è la triste consapevolezza che né mia madre né mio padre sono stati in grado, su più di venti tentativi nell’arco di mezzora, di scattarmi una foto davanti alle piramidi di Giza in cui non sia venuta tragicamente male. Avrei dovuto chiederlo a Edoardo, il mio compagno di tavolo di undici anni, probabilmente. Se non fosse che quella che lui mi aveva fatto ad Abu Simbel e in cui, se non altro, il tempio compariva nella sua maestosa interezza, avevo un’espressione naturale e mi si vedeva tutto il viso, mia madre, “del tutto inavvertitamente”, era riuscita a cancellarla. E non me la sono proprio sentita di svilirla così un’altra volta.

Vorrà dire che, per poter finalmente avere una foto con la mia faccia che non assomigli a una immagine segnaletica e con le tre piramidi tutte insieme senza le punte troncate di netto, dovrò tornare presto a camminare con gli egiziani.

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10 Responses to “In vacanza con “i miei””


  1. 1 Mitì 12 febbraio 2008 alle 12:08 pm

    Mi ha commosso questo post, sai? C’è un sacco d’amore, dentro. :-*

  2. 2 odiamore 12 febbraio 2008 alle 12:47 pm

    Mitì: 🙂 ce n’è davvero. Niente odio e soltanto un po’ di affettuosa e consapevole ambivalenza, in questo caso…

  3. 3 Candi 12 febbraio 2008 alle 2:41 pm

    Ah ah ah ah!!!
    Certo, certo, ci credo proprio che non hai gioito nemmeno per un nano-secondo quando ti hanno chiesto che Università frequentavi… Molto probabilmente eri in brodo di giuggiule e saltellavi virtualmnte gridando “olè! olè!!…

    P.s.: le spezie senza etichette ce le ho anch’io, sono uno strumento perfetto per catalizzare la polvere della cucina! Però mi deludi: non ti sei neanche fatta fare un cartiglio col tuo nome!!

  4. 4 odiamore 13 febbraio 2008 alle 10:32 am

    Candi, al cartiglio in finto oro ci ho pensato, giuro! Ma per scrivere il mio nome avrebbero usato simboli tipo un serpente e un pugnale e… come dire? non mi sembravano proprio di buon auspicio 😉 Per l’altra cosa, sai che ho un rapporto ambivalente nei confronti del dimostrare meno anni di quelli che ho – così come sai che in quei casi basta rispondere dicendo quale Università frequentai per far scappare chiunque a gambe levate 😀

  5. 5 #6 13 febbraio 2008 alle 11:29 am

    Ho capito, ho gli unici genitori che vanno allegramente a scrocco del sottoscritto.

  6. 6 ilredeire 13 febbraio 2008 alle 1:39 pm

    Tutti i souvenir che ti sei portata appresso sono, assolutamente indispensabili, non me ne sarei accaparrato ben uno di meno!
    Il tatuaggio che si espande un pò anche nei pantaloni mi da anche l’occasione per ammirare la tua mano ed il pollice che mi evidenzia il tuo naturale altruismo!
    Grazie per i consigli sul karkadè, devo ricordarmi di buttare via quelle che ho in credenza!
    L’ho sempre detto che quando si parte in vacanza non bisogna dimenticare di portare l’autoscatto con il cavalletto!

  7. 7 odiamore 13 febbraio 2008 alle 1:52 pm

    Ma no, dai #6, non fare così! Impara a scroccare anche tu un po’ da loro, non è difficile 😉

  8. 8 laprofumiera 14 febbraio 2008 alle 9:57 am

    le vacanze con i genitori sono proprio come tu le hai descritte… un sano scrocco (d’altro canto non sono più tanto abituati a coccolarti) un’occasione per visitare più posti con uno spirito meno cazzeggiante, un occasione per passare del tempo con loro fuori dai soliti schemi.
    Sarà strano ma io le apprezzo adesso quasi sulla soglia dei 30 anni, che prima, che mi pesavano tantissimo!
    a presto
    francesca

  9. 9 odiamore 14 febbraio 2008 alle 12:30 pm

    Per ilredeire: hai ragione, il cavalletto e l’autoscatto risolvono quasi tutti i problemi. Per quanto riguarda invece il mio “naturale altruismo” sarei un po’ scettica, comunque lo prendo per un complimento 🙂

    Per laprofumiera: sono d’accordo con te, ho apprezzato la presenza dei miei molto più adesso di quanto non avessi mai fatto in precendenza!

  10. 10 demi4jesus 26 febbraio 2008 alle 7:24 pm

    Affascinante il resoconto del tuo viaggio… 🙂


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