Sesto giorno di dieta

In questi giorni sto toccando argomenti tipici di una rivista femminile: prima i capelli, ora la dieta. E non è neanche finito l’inverno! Di solito, infatti, di dieta si dovrebbe disquisire a partire dal mese di Aprile, per “prepararsi al bikini”, per “partire in tempo per essere in forma sulla spiaggia”, per (cito testualmente da femminili di cui non farò il nome) “conquistare un corpo da favola in dodici settimane”. Perché d’inverno il corpo è protetto dagli abiti, che lo possono – a scelta – mascherare, sottolineare, correggere.

Almeno a queste latitudini, a dire il vero, e, soprattutto, almeno di questi tempi: si racconta infatti (e se qualcuno di voi è a Roma potrebbe andarlo a sentire di persona; io, potessi, ci andrei) che sia sufficiente un innalzamento della temperatura di due, tre gradi, perché l’ecosistema italiano diventi una (brutta) copia della fascia sub-sahariana.

Ma non ho intenzione di dissertare sulle emergenze climatiche; non oggi, quantomeno.

Perché oggi è il mio sesto giorno di dieta, e se non lo vedo scritto nero su bianco non riesco a percepirne l’evidenza, né le implicazioni.

Mettersi a dieta a inizio gennaio è, da un lato, tipico di chi ritiene di aver esagerato con cibo e bevande durante le vacanze di Natale. Si tratta di un classico dei buoni propositi per l’anno nuovo, se non vado errata. Mettersi a dieta a inizio gennaio dopo aver come al solito trascorso le vacanze di Natale in una famiglia dove il Natale non si festeggia, d’altro canto, può risultare frustrante, dato che non hai neanche avuto la soddisfazione di ingozzarti di pandoro e cioccolato per due settimane – fortunatamente, d’altronde, i vini che bevo a casa dei miei non potrei permettermeli neanche se sposassi un produttore di champagne (in quel caso però pasteggerei ogni giorno a champagne, che è comunque un’ottima scelta).

Il fatto è che per me il “problema” non era quello dei due chili guadagnati per l’eccesso di ore passate a tavola e l’azzeramento del tempo trascorso all’aria aperta. Questa è la mia quarta dieta da quando avevo quattordici anni. C’è di peggio in quanto a dipendenze, tuttavia; almeno credo.

E comunque. Da quando sono a dieta, non faccio altro che mangiare o, in alternativa, pensare a cosa mangerò al prossimo pasto. Ci vogliono determinazione e abilità nella programmazione, altro che organizzare manifestazioni di divulgazione della cultura scientifica da cinquantamila visite in tredici giorni! Per inciso: manifestazioni di divulgazione della cultura scientifica vuol dire poco o niente, lo so. Uno dei miei tanti problemi consiste infatti proprio nel non essere ancora riuscita a spiegare in cosa esattamente consiste il lavoro che faccio non dico a mia nonna novantunenne, ma neppure ai miei colleghi della stanza a fianco.

Che la determinazione sia necessaria è una verità incontestabile: il mio prossimo appuntamento con il medico è fissato al dieci marzo e, per quel giorno, dovrò aver raggiunto l’obiettivo di X chili persi – che potrebbero anche essere XX, ossia un numero di due cifre; al limite anche di tre, per quanto ne sapete voi. Ma non è questo il punto, vero?

L’aspetto della programmazione, al contrario, è meno evidente; pur tuttavia, seguire un regime alimentare bilanciato con l’obiettivo di perdere peso comporta una vera e propria pianificazione dei sei pasti giornalieri. Sì, sono proprio sei – per questo prima ho scritto che non faccio altro che mangiare: colazione, spuntino, pranzo, spuntino (FormerlyKnownAs merenda), cena, spuntino. Tre spuntini al giorno, dunque, che possono essere costituiti da, alternativamente, fette biscottate, cracker o biscotti secchi zerogì (l’ho scritto male apposta, qui non si fa pubblicità a nessuno 😉 ). Il problema è che i biscotti secchi zerogì non si trovano da nessuna parte, se non in un piccolo negozio vicino a casa dei miei dove, finalmente, li ho scovati dopo tre giorni di ricerca determinata quanto disperata – va da sé che, con tutti quegli spuntini, una scelta limitata a due tipi di cibo soltanto risulta fortemente frustrante. Quando la cassiera mi ha visto arrivare con dieci pacchi di biscotti (e una confezione di filo interdentale, che per me è come una droga – a proposito di dipendenze) mi ha guardato con aria interrogativa: “Non sapevo fossero in offerta, a quanto li hanno messi?”

Quindi, riassumendo: sto riscoprendo doti che non ricordavo di avere, come la determinazione, l’abilità nel programmare e una grande faccia tosta di fronte alle domande impertinenti.

La prossima volta che dovrò scrivere un curriculum vitae potrei aggiungerlo:

Gentile mio prossimo [auspicabilmente!] datore di lavoro, sono dotata di grande determinazione eccetera grazie alla ripetuta messa in opera di diete dimagranti. Il fatto che tali diete sia stato necessario ripeterle, al contrario, non è indice del fatto che, come potrebbe essere portato a pensare, io non sappia, tra una dieta e l’altra, praticare l’arte della continenza, bensì che il desiderio di vincere le sfide che mi sono poste [questo fa sempre colpo] è talmente forte che sono disposta a reingrassare ogni volta di XX chili pur di potermi poi rimettere alla prova con una dieta.

…………………

Oddio, mi è venuta in mente una cosa: e se quella str—ta che ho scritto là sopra in realtà corrispondesse al vero?

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5 Responses to “Sesto giorno di dieta”


  1. 1 Alexiel 16 gennaio 2008 alle 12:11 pm

    io ho trovato un’altra soluzione: dato che mi sono davvero seccata di dover essere perennemente a dieta (cioè in stato di privazione da dolci e salati ipercalorici), o in alternativa, periodicamente a contatto con un dietologo (perchè le privazioni non mi piacciono), ho deciso di ‘andare in palestra per non ingrassare?. Fagocito tutto quello che mi pare e mi piace e poi cerco di tamponare con sedute di palestra…il tutto con molta allegria – vero valore aggiunto-: mangiare senza sentirmi in colpa e andare in palestra con lo spirito di chi lo fa senza sbattersi troppo. Sicuramente non sono una silfide ma riesco a mantenere il mio peso ad un livello che mi faccia dire ok, va bene così!

    p.s. geniale la tua postilla al cv, potrei approfittarne!e se corrispondesse al vero avresti una personalità molto più divertente di quanto credevo tu avessi ;)!
    A.

  2. 2 odiamore 17 gennaio 2008 alle 1:11 pm

    Per Alexiel: sai, io non sono perennemente a dieta, anzi. Essendo molto golosa praticamente di tutto (alcol compreso, purtroppo o per fortuna!), normalmente mangio quello che mi va e il mio corpo reagisce bene: quello che mi va corrisponde, più o meno, a quello di cui il mio corpo ha bisogno, dolci (panna e cioccolato) compresi. Poi però, ciclicamente, questo equilibrio smette di funzionare: mente e corpo si disallineano e non c’è sport che tenga. Mmm, non che ne abbia fatto molto, ultimamente, a dire il vero 🙂 Ma era lo stesso quando avevo sedici anni. E comunque, comincio a pensare che per me davvero una dieta significhi una specie di “prova” con me stessa in momenti in cui la vita non me ne sottopone altre (ossia quando mi trovo nelle classiche situazioni stagnanti).

  3. 3 Mitì 18 gennaio 2008 alle 1:41 am

    Acc…avessi saputo prima che ti mettevi a dieta, ti avrei certamente consigliato una di queste…
    http://www.placidasignora.com/2007/04/10/diete-20/
    ;-*

  4. 4 odiamore 18 gennaio 2008 alle 5:25 pm

    Mitì, con tutte le calorie bruciate a ridere a crepapelle leggendo il tuo post mi sa che stasera mi posso permettere una parmigiana di melanzane formato vasca da bagno 😀

  5. 5 demi4jesus 26 gennaio 2008 alle 2:04 pm

    Ahahahaha… fantastico post… io dalla dietologa ci vo per sapere che mangiare… nel mio caso è sempre una gran bella scoperta… visto che son allergica più o meno a tutto e so pure vegana alè… io dovrei mettere sul mio curriculum che ho lo strano potenziale di complicarmi la vita in modo esagerato… chissà… magari lo fo anch’io per mettermi alla prova 😛


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