La distanza nelle storie a distanza

Si fa sempre un gran parlare delle cosiddette storie a distanza. Oserei definirlo un classico delle conversazioni tra amici, conoscenti, colleghi; forse il discorso potrebbe anche diventare un metodo istituzionalizzato per far passare il tempo alle persone in coda alla Posta per pagare le bollette. Almeno la smetterei di fare origami con gli scontrini. Ok, magari qui esagero, ma fino a un certo punto.

E comunque. Ieri sera ne abbiamo discusso a lungo: io ne ho avuta più d’una, lui non ha avuto che quelle, lei ne ha una tuttora, l’altro ne ha contemporaneamente una a distanza e una in loco… Ognuno ha qualcosa da dire, al proposito. Ognuno – o quasi – ha avuto un’esperienza che rientra nella categoria; anche se l’ultima volta è stato quando a quattordici anni eravamo in vacanza con i nonni, e la nostra vicina o vicino di stanza nella Pensione Miramare ci ha strappato il cuore due volte: quando ci ha fatto sentire il sapore del primo bacio e, pochi giorni dopo, quando abbiamo scoperto che per dare il secondo avremmo dovuto percorrere duemila chilometri.

Tutti abbiamo una storia-a-distanza da raccontare.

La mia esperienza personale (anche e soprattutto come curiosa ascoltatrice delle esperienze altrui) mi porta a pensare che è molto più difficile porre fine a una storia-a-distanza che a una relazione in cui ci si vede tutti i santi giorni, o addirittura in cui si vive insieme. Perché Marjan, una ragazza iraniana di Vienna che è stata una delle mie più care amiche per anni, a un certo punto ho smesso di sentirla; non abbiamo litigato, semplicemente da un’email al giorno e un biglietto per l’Austria ogni volta in cui avevo abbastanza soldi si è passate a una telefonata al mese, agli auguri per le feste comandate e poi più nulla, o quasi. E mi dispiace, a ripensarci; so anche, tuttavia, che potrei riscriverle oggi stesso e lei mi risponderebbe, e riprenderemmo a sentirci regolarmente. Ma quando stai insieme a qualcuno non funziona così. Non dovrebbe funzionare così.

Conosco un ragazzo che vive in una nazione diversa dall’Italia, eppure torna a casa tre, quattro volte al mese – regalando a Trenitalia circa metà dello stipendio, per inciso. Perché dopo alcuni mesi da quando si era trasferito, lei ha incominciato ad avere i classici “dubbi”, a sentirsi sola, a “guardarsi intorno”. Che orribile espressione, “guardarsi intorno“: indica quel momento in cui il cuore comincia ad annoiarsi e la testa cerca un diversivo. Pare ci sia il modo di tornare indietro, eppure. Pare che spendere metà dello stipendio in modo intelligente serva a far ribattere il cuore dell’altro all’unisono con il tuo. Certo, in questo modo annulli il vantaggio economico acquistato andando a lavorare fuori Italia, e ci perdi pure perché paghi un affitto per una casa che non utilizzi quasi – ma si sa che gli innamorati sono famosi per compiere reiteratamente le peggiori idiozie, no?

Conosco un altro ragazzo che da tre o quattro anni sta con una sua coetanea conosciuta all’università; entrambi vivono in Italia, ma in due città raggiungibili con un viaggio di sei ore di treno – che come tutti sappiamo se va bene in realtà sono sette o otto, scioperi permettendo. Ma l’amore vince su tutto – così si dice, no? Questi due innamorati si incontrano meno di una volta al mese, tuttavia. Certo, si sentono ogni giorno al telefono. Si scrivono email. Credo chattino – non ne sono sicura, ma conoscendo le sue manie informatiche avrà uno di quei programmi con cui puoi chattare con tre o quattro protocolli diversi contemporaneamente. Però si incontrano meno di una volta al mese. “Circa ogni sei settimane”, mi ha risposto l’ultima volta in cui gliel’ho chiesto quasi per caso. E ho pensato che potrebbero anche lasciarsi, a questo punto: perché spendere tutti quei soldi in telefonate? Perché insistere se tanto né lui né lei ha mai manifestato non dico la decisione, ma neanche l’intenzione di trasferirsi?

Perché quando stai insieme a qualcuno, e questa persona vive lontana da te, hai tutti quei vantaggi che, quando sei “impegnato”, rimpiangi dello status di single. E che quando sei single, d’altra parte, dopo un po’ cominciano a sembrarti vere e proprie condanne all’infelicità perenne. Puoi uscire con “gli amici” senza dover decidere gli amici di chi; puoi abbandonarti a passare il fine settimana guardando dieci volte di fila “Via col Vento” (o “Tutto Chuck Norris minuto per minuto e cazzotto dopo cazzotto”, come si vuole) senza che ti interrompano perché c’è la finale della Coppa dei Campioni (cfr l’ultima puntata di “Sex and the City”).

Puoi andare a una festa dopo aver passato quattro ore a prepararti senza che nessuno bussasse reclamando il bagno e, una volta arrivato in medias res, lasciarti corteggiare – perché è un classico: soltanto quando sei fidanzato o fidanzata (e, auspicabilmente, senza il fidanzato o fidanzata presenti) tutti si mettono a corteggiarti insistentemente. Quando il fidanzato o la fidanzata non ce li hai proprio, al contrario, ben che ti vada diventi il candidato al premio “migliore spalla su cui piangere per le proprie pene d’amore”. E questa è la migliore occasione per capire se una donna è o meno una purittana, tra l’altro: una donna innamorata si lascerà corteggiare per meno di cinque minuti prima di lasciarsi sfuggire un indizio sull’esistenza del fidanzato, dandosi poi fintamente dell’idiota con il sorriso sulle labbra (perché un po’ di coccole all’ego fanno piacere a tutti, ma se sei innamorato di un altro soltanto un po’); una purittana, al contrario, lascerà che il corteggiatore si spinga sino ad avances piuttosto esplicite prima di tirarsi indietro con l’aria oltraggiata – riuscendo pure a fargli il lavaggio del cervello e convincerlo che lei glielo aveva detto fin dall’inizio di essere fidanzata, che diavolo si è messo in testa?

Oddio. Il discorso è così complesso e pieno di sfaccettature che mi sto perdendo. D’altronde avevo proprio iniziato sostenendo che l’argomento è vasto e si potrebbe andare avanti per ore. Ma il punto a cui vorrei arrivare credo di averlo ancora chiaro: c’è un solo tipo di distanza che, davvero, strangola i rapporti. E non conta tanto – o comunque non soltanto – il luogo di residenza.

C’è la scena di un film con Uma Thurman, di cui purtroppo non ricordo il titolo (potrebbe essere Prime, ma non ne sono sicura) in cui a un certo punto lui e lei sono distesi sul letto a parlare, anzi: a discutere. Si capisce che la storia sta finendo, e adesso spiegherò come, a mio avviso, il regista è riuscito a farlo capire senza bisogno di tante parole.

A un certo punto, la scena si divide in due – come in “Harry ti presento Sally” quando lui e lei si sentono al telefono prima di dormire, per intendersi [vorrei scrivere un cosiddetto corrispettivo maschile di film, ma d’altronde un uomo che non ha mai visto “Harry ti presento Sally” non credo proprio sarà arrivato a leggere fino a qui ;)]. Soltanto che in questo caso i protagonisti non sono in due case diverse, ma sono sdraiati uno accanto all’altro. C’è, in questo film, un geniale accorgimento di montaggio che definirei shift spaziotemporale (se qualcuno conosce il nome tecnico lo segnali pure!): quando lui allunga il braccio per posarlo sulla spalla di lei – e lo vedi alla destra dello schermo, che il suo braccio si sta muovendo per toccare quello di lei – sul lato sinistro, dove c’è lei, il braccio di lui compare con un po’ di ritardo, ed è leggermente più in alto rispetto alla parte destra: c’è uno spostamento, un distacco nel tempo e nello spazio.

Ecco, è questa: è la distanza interiore.

[diggita] [informazione] [OkNotizie] [Segnalo] [SEOTribu] [technotizie] [wikio] [YahooMyWeb] [Technorati]

Spedisci via mail »

Annunci

16 Responses to “La distanza nelle storie a distanza”


  1. 1 Elena 28 dicembre 2007 alle 7:21 pm

    Condivido tutto, ma proprio tutto quello che hai scritto 🙂

  2. 2 Monica 28 dicembre 2007 alle 7:31 pm

    Ce ne hai messo di tempo per arrivare al punto 🙂
    Scherzo. Sarà che l’argomento mi interessava molto, ma quanto è vero, tutto quello che hai scritto.

  3. 3 Oscar Ferrari 29 dicembre 2007 alle 12:21 am

    Sono arrivato alla fine del post senza mai aver visto “Harry, ti presento Sally”. Me la merito una pacca sulla spalla a distanza?

  4. 4 demi4jesus 29 dicembre 2007 alle 4:53 am

    Eheheheheh eccomi qua… una che le “storie” le ha avute SOLO a distanza e che forse se non sono a distanza non le vuole (me ne domando da anni la ragione…)
    La distanza… l’unica vera distanza che esiste tra due innamorati è la distanza interiore come dici tu… l’altra distanza sì, a volte è dura, ma non conta nulla..
    E’ quella distanza che avverti, a un tratto, quando tutto sta per fnire e sai già come andrà… quando c’è assenza di comunicazione… non c’è contatto interiore.. come una lamapdina fulminata…

  5. 5 odiamore 29 dicembre 2007 alle 3:10 pm

    Sono felice che condividiate 🙂 Mi sa che sull’argomento tornerò presto – ieri sera ero con un gruppo di persone mai viste prima e, come volevasi dimostrare, il discorso sul tema è nato spontaneo…

    Per Oscar: pacca sulla spalla guadagnata – però il film lo devi vedere!

    Per demi4jesus: in effetti se le hai avute solo a distanza, come scrivi tu è possibile che sia una specie di conditio sine qua non – in effetti fai bene a interrogarti, ma senza troppa ansia, ok? 😉 e colgo l’occasione per ringraziarti di avermi fatto scoprire Sonific Songspot 🙂

  6. 6 maviserra 29 dicembre 2007 alle 4:19 pm

    arrivo qui per caso dopo aver letto il tuo commento sul mio blog e leggo di un argomento che mi è davvero caro.. Che mi tocca il cuore, proprio perchè sto vivendo una storia lacerata dalla distanza. A volte l’amore non basta, purtroppo. A presto!

  7. 7 mcarpielli 29 dicembre 2007 alle 5:04 pm

    anche io non avevo visto Harry ti presento Sally, in effetti l’amore a distanza sembrerebbe coniugare gli aspetti positivi di avere qualcuno da cui ritornare con la libertà della singletudine, eheh, però a me non piace chi tiene i piedi in più scarpe, non potrei mai, ciao.

  8. 8 demi4jesus 29 dicembre 2007 alle 9:32 pm

    Eheheheheh you’re welcome 😉

  9. 9 #6 29 dicembre 2007 alle 11:45 pm

    Harry ti presento Sally buono.
    Serendipity cattivo.

  10. 10 odiamore 30 dicembre 2007 alle 1:31 am

    Maviserra: in bocca al lupo per tutto 🙂 a quanto pare, tra l’altro, sei in grande compagnia – e se anche non è vero che vale l’equazione “mal comune” = “mezzo gaudio”, per lo meno “mal comune” => “ci si sente un po’ meno soli”, e questo a sua volta aiuta sempre un po’ 🙂

    Mcarpielli: chapeau! neanche a me “piace chi tiene i piedi in più scarpe“. Ed è verissimo che si corre il rischio di farlo anche quando non il tradimento non è agito, ma ci si “limita” a coccolare l’idea di una cosiddetta libertà che in realtà si ha scelto di non avere più – o si dovrebbe aver scelto di non avere più, se si è innamor… ok, non esageriamo: se si sta con qualcuno.

    #6: a me Serendipity piace un sacco – ma devo dire che John Cusack mi fa un po’ perdere il lume della ragione, quindi non sono affatto obiettiva su qualità, significati o implicazioni del film 😉

  11. 11 Brain 3 gennaio 2008 alle 4:32 pm

    Pure io condivido ciò che hai scritto. E ho avuto solo storie a distanza (sì, in effetti a volte viene da chiedersi perché…) 🙂
    Su John Cusack ti capisco 🙂

  12. 12 Sad 18 maggio 2008 alle 1:04 am

    Sono disperata… erano un po’ di giorni che il mio ragazzo si faceva sentire poco, senza sms.. e spariva per gran parte del tempo. Così, ieri mi ero irritata perchè era un giorno particolare ed avevo bisogno della sua compagnia (anche se telefonica) e lui si è fatto sentire raggiante, senza il minimo disturbo di scusarsi per aver messo giù una chiamata e non avermi risposto a dei messaggi urgenti. Per una telefonata un po’ sbrigativa ed un sms con su scritto “sono arrabbiata”, ha disdetto il volo per vederci. I suoi genitori lo hanno accontentato all’istante.

    Lui sembra normale, come se non gli importi niente.. io mi sento morire se ci ripenso…

  13. 13 Sad 18 maggio 2008 alle 1:13 am

    Poi ha detto che il cellulare in quei giorni glielo prendevano per dei momenti.. e che aveva messo giù o il padre o lui perchè aveva il padre di fronte.

    Non ricordo bene… però di questa cosa non me ne ha parlato.. cavolo, non capisco perchè ha agito così, se io non lo sapevo.

  14. 14 antonella 27 agosto 2008 alle 10:15 am

    posso mettere un link sul mio blog relativamente a questo post? ti prego..io lo metto…

  15. 15 odiamore 27 agosto 2008 alle 11:03 am

    Antonella: ma certo che puoi, figurati – funziona così, no? 😉


  1. 1 Azioni e reazioni emotive « OdiAmore Trackback su 24 marzo 2008 alle 7:32 pm

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




Feed RSS

Non conto un cazzo

Cosa ho scritto fino a ieri

Quanti sono passati di qui

  • 80,097 hits

Creative Commons License
Se avessi voluto tenermi tutto per me avrei continuato a scrivere un diario segreto chiudendolo con un lucchetto. Quanto scritto nel blog, tuttavia, è protetto da una Licenza Creative Commons.

click analytics

Costellazioni

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

dicembre: 2007
L M M G V S D
« Nov   Gen »
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: