Why not?

Berlino per me è il luogo dove sono stata, negli ultimi anni, più felice e, per usare una parola che non mi piace poi così tanto eppure è particolarmente efficace, spensierata. La neve che si posa incessantemente sopra i Linden – sotto i quali si snoda la strada che dalla Porta di Brandeburgo segue, almeno in certe ore del giorno, l’ombra della Fernseheturm sino ad Alexanderplatz. Le luci del Sony Centre di Potsdamerplatz intraviste sorseggiando una Pils lungo la Spree. Il sorriso del mio ex fidanzato mentre il giorno di Natale bevevamo un caffé circondati da decine di motociclisti di ogni età inguainati in tutine di pelle.

Mi suonava dunque strano, l’altra sera, ascoltare dalla voce di Mascalzone Latino il seguente racconto.

ML e il suo amico Indi (archeologo), non molto tempo fa, hanno trascorso alcuni giorni nella capitale tedesca a seguito della fine della convivenza di quest’ultimo. Una sera, di ritorno in albergo, scesi dalla Sbahn decisero di intraprendere una strada diversa dalla solita e si trovarono in un piccolo Allee pieno di giovani fanciulle molto chiaccherine e molto poco vestite.

Ora: Mascalzone Latino, un uomo di mondo, non impiegò molto a realizzare di essere capitato in una strada piena di prostitute di alto bordo. Le ragazze, tutte molto belle e presumibilmente provenienti dall’est Europa, erano inoltre poliglotte e si esprimevano in perfetto inglese.

Indi, col cuore ancora infranto e con “l’ormone impazzito”, indugiò a parlare con questa e con quella sotto lo sguardo scherzosamente rimproverante dall’amico, sinché una giovane più bella delle altre, più svestita delle altre, più loquace e più impertinente, non gli offrì del tutto esplicitamente i propri servigi. “Just XY euros, all night long” o qualcosa del genere.

Conosco Indi. Non bene – e non lo vedo da tanto tempo – ma un po’ lo conosco. E’ abituato a trovarsi immerso nella polvere dei reperti che studia. E’ a suo agio in una sala da ballo dove la musica più recente che è suonata risale ai tempi di Strauss. Mi immagino dunque il suo volto dai lineamenti affilati tingersi di viola, e il colore espandersi sino alla punta del naso dell’amico che gli stava accanto; ciò nonostante, Mascalzone Latino non potè fare a meno di replicare, scivolando un po’ tra le parole “No, no, thank you”.

Après ça, l’abyme. Perché la giovane, bellissima, disinvolta est-europea pose la domanda di fronte alla quale nessuno – uomo o, mutatis mutandis, donna – vorrebbe trovarsi: Why not?

Ora. Non intendo riflettere su gioie e dolori del sesso prezzolato – né ora né, credo proprio, mai. Mi colpisce, d’altra parte, il fatto che negli ultimi tempi una persona mi abbia detto che non riesce a fare sesso con le persone che stima, un’altra che preferisce di gran lunga l’astinenza sessuale alla pratica disinvolta a cui si assoggettava fino a pochi mesi or sono e un’altra ancora che la percezione del proprio corpo nudo è talmente irreale da appartenenere quasi a un’altra vita. Allo stesso modo, mi stupisce il racconto di Mascalzone Latino non si sia concluso come mi sarei aspettata. Hanno infatti trascorso la notte svegli, a cercare invano una risposta che li soddisfacesse davvero. Nel profondo. Al di là di ogni obiezione; oltre le remore morali e la catechesi impartita quando ancora la voce era simile a quella delle compagne con il grembiule rosa. Perché no?

Accidenti: possibile che l’unica soluzione a tutto questo sia tornare allo stadio delle amebe e confidare in un’involuzione che ripristini per l’homo sapiens la riproduzione asessuata???

AGGIORNAMENTO: il “come mi sarei aspettata” di qualche  riga fa – a scanso di equivoci – significa: “ci ridiamo su, ce ne andiamo a dormire e non ci pensiamo più”. Questo perché alcune conversazioni via Skype mi han fatto riflettere sul fatto che poteva anche implicare qualcos’altro di completamente diverso…

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2 Responses to “Why not?”


  1. 1 Suzukimaruti 14 novembre 2007 alle 2:30 am

    Boh, probabilmente perché alcuni uomini (tra cui mi ci metto) non intendono fare sesso senza amore (presente o potenziale). Insomma, sani principi alla Venditti.

  2. 2 Mascalzone Latino 29 novembre 2007 alle 12:51 am

    Ecco la mia doverosa risposta al post.
    Dunque, a prescindere dalle note un po’ romanzate e dal fatto che, dopo 8 ore di musei di Berlino, al suonare della mezzanotte si era già in ostello (forse a sognare colei che era stata battezza Why Not???), devo puntualizzare che la discussione aveva almeno un 50% di non banale (ok, il restante 50% poteva essere dato dalla stupidità tipicamente associata all'”ormone cronico”…).
    Il punto è proprio legato ai sani principi alla Venditti, di cui parla Suzukimaruti: quanti di questi principi sono il retaggio di una religione che influisce pesantemente anche sui pensieri apparentemente più liberi?
    Un mio compagno di classe delle medie alla domanda della professoressa su chi fosse una meretrice, aveva risposto: “una donna che vende il proprio corpo” (e con una simile definizione a 12 anni si era meritato la nota di merito). Essendo passati un bel po’ di anni da quel giorno, è evidente che quella definizione mi aveva colpito. E ora ancora mi dico: io mai potrei “comprare” il corpo di una donna!
    Però, di fronte alla semplicità disarmante con cui ci siamo sentiti dire “perché no?”, si faceva fatica a distinguere Why Not che vendeva se stessa, da una panettiera che vende il pane, da un avvocato che vende il proprio tempo e anni di sofferenza sui libri per superare l’esame di stato, da un medico che ti cura e così via. Anzi, paradossalmente, pensiamo proprio a un chirurgo: ti salva la vita, opera l’arte più nobile appresa dal genere umano, ma si fa pagare! Ti offre un servizio essenziale, di sopravvivenza, a pagamento. E questo è giusto. Allo stesso modo, senza fare male a nessuno e assumiamo senza farsi del male lei (lo so, qui si potrebbe scrivere un altro post), Why Not vendeva un servizio, tecnicamente non troppo differente da quello offerto da un massaggiatore (quest’ultimo, però, legittimo).
    Dove sta la differenza? Nella morale! E ci si chiedeva soltanto se si trattasse di una morale “nostra” o una morale subita dall’educazione e dal “pensare bene” della società.


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