Che fatica!

Che fatica quando la stanchezza fisica si riflette in un rallentamento del pensiero e delle risposte verbali. Quando non sei neppure abbastanza alieno dal contesto per non renderti conto che avresti potuto dire – fare – lasciare intendere tante altre cose, rispetto a ciò che è successo in questa realtà. Per non parlare poi delle risposte non verbali, che, accidenti!, sono le meno controllabili di tutte.

Che fatica cercare sempre di capire tutto e tutti. Cercare di provare a farlo, almeno. Pensare che ci si sta sforzando di cercare di farlo, quantomeno. Dicendosi che dopotutto è l’impegno che conta, ma senza crederci troppo.

Che fatica quel dannato nodo alla bocca dello stomaco di adolescenziale memoria quando succede qualcosa di inaspettato – troppo bello o troppo brutto. E troppo destabilizzante, comunque sia.

Che fatica quando non appena sei riuscito a farti una ragione di quel che credi stia succedendo, tutt’a un tratto un dettaglio viene alla luce. Inatteso e indesiderato, magari. Eppure macroscopicamente illuminante. E subito dopo, di nuovo, le tenebre. [ok, qui mi sono un po’ fatta prendere la mano 🙂 ]

Che maledetta fatica, pur tuttavia, quando, prima di passare definitivamente dal sonno alla veglia o dalla veglia al sonno, una vocina sussurra parole il cui significato non riesci a discernere. E ti rendi conto che non hai la lucidità per connettere i ricordi tra loro e, in questo modo, ne perdi il senso e la ragion d’essere.

Che fatica, che immensa fatica mi costa scoprire nelle reazioni istintive parti di me che vorrei non avere – brutte, cattive, egoiste, egocentrate, meschine: tutto ciò che tendo a rimproverare ad altri quando penso – o addirittura dico, relativamente a qualcuno, “Non mi convince del tutto perché“. E non so perché se non nella misura in cui sono consapevole che la disapprovazione è quella che provo verso me stessa – verso quegli aspetti di me stessa.

Ed è ancora più faticoso quando continuo a ripetermelo, che è dannatamente faticoso. Quando acquisto una consapevolezza tale da essere in grado di decidere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ciò che è vero e ciò che è soltanto apparenza. Una fatica incredibile, dalla quale nemmeno lo zabajone di mia nonna può aiutarmi a riprendermi. Forse la Nutella?

Ma com’è possibile che alla maggior parte della gente i periodi di stanchezza si limitino ad abbassare le difese immunitarie, mentre nel mio caso sfilacciano prepotentemente quelle emotive?

Poi, tutto considerato, mi ritrovo a pensare che in fondo in fondo gli effetti collaterali dell’abbassamento delle difese emotive potrebbero anche non essere del tutto negativi. E meno male.

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2 Responses to “Che fatica!”


  1. 1 xlthlx 5 ottobre 2007 alle 9:30 am

    concordo. ma una bella curetta ricostituente? :p
    [ci scherzo sopra, ma mi rivedo nella fatica. che fatica vivere…]

  2. 2 g 10 ottobre 2007 alle 10:24 am

    di questi giorni di stanchezza fisica oltre che di testa mi rimangono poche ma nette sensazioni: posso molto se mi impegno,il risultato possono essere cose molto ben fatte o cose orrende.Non capisco dov’è il limite. C’è chi si ammala in questi casi, il corpo non regge. Io accelero i pensieri, mi difendo a strattoni attimi, pensieri miei, anche nel sonno.Cerco di tenere in mano il timone, insomma. Mi chiedo in continuazione dove sia il senso di tutto questo affanno. E mi rispondo che fino a che non perdi questa lucidità va bene, sei ancora vivo.Dentro intendo.Sono alla ricerca disperata adesso di: abiti puliti, il mio letto, serate in cui ridere e fare cose stupide. Divertrmi.Ti unisci? torno presto!g


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