Ojalà la ciencia fuese femenina

Forse è una questione di autostima, come sostengono alcuni. Ma dopo aver letto qualche post sull’argomento e aver riflettuto, mi sono risposta: io scrivo per me stessa. Come tanti, d’altronde – non c’è niente di strano, in questo.

Questa “cosa” del blog. Del Web 2.0. Della socialità, o com’è che si dice. Mi interessa, e molto, in quanto aspetto del mondo in cui vivo che non soltanto non ritengo secondario, ma che mi tocca anche dal punto di vista professionale sotto diversi aspetti. Technorati, il numero di lettori quotidiano piuttosto che la media settimanale, la quantità dei commenti – sono cose a cui mi sono avvicinata lentamente, perché mi è stato suggerito o perché mi ci sono imbattuta strada facendo. Dell’esistenza di Blogbabel e della sua classifica, ad esempio, sono venuta a conoscenza soltanto ieri; e chissà quante altre sono le cose che non so e che mi divertirò a scoprire.

Pur tuttavia, ho iniziato a scrivere pubblicamente per vedere, in prima istanza, come io stessa avrei reagito al fatto di essere “pubblica”. E ho iniziato a linkare chi mi commentasse o chi mi linkasse (e continuo a non sopportarla, questa anglici-verbalizzazione) per “sim-patia”, come quando una persona appena conosciuta ti fa la prima telefonata e tu, abbastanza naturalmente, ti trovi a fare la seconda, e poi la quarta, e poi, semplicemente, smetti di contare.

Ora. Io, oggi come da più di un anno a questa parte, posso entrare in una libreria e comprare (o per lo meno ordinare, sempre che non sia andato esaurito dopo la prima edizione) un libro in cui il mio nome e cognome compaiono sulla copertina – per la precisione, è il primo nome a comparire a causa dell’ordine alfabetico e dell’estrema correttezza degli altri autori. Non si tratta di un libro che c’entri nulla con questo blog, anzi. Totalmente impersonale nei contenuti e nello stile, è però stato il mio primo ritorno alla scrittura dopo tanti anni. Però lì non si tratta di essere pubblici, bensì pubblicati.

Una volta mi è stato detto che non ho bisogno di andarmi a studiare la storia della letteratura perché la conosco già, dal momento che, per vari motivi, conosco la storia della scienza – anche se questo non è proprio del tutto vero, anzi. E’ però assolutamente vero che i motivi che mi hanno spinto a voler scrivere il libro che è stato pubblicato (e che di “scienza” tratta) sono motivi squisitamente maschili: la logica, la sistematizzazione, il voler spiegare qualcosa a qualcuno in modo coerente e lineare. Mentre questo blog è, nelle intenzioni e credo anche nei fatti, deliziosamente e stucchevolmente femminile: egocentrato, narcisistico, sentimentale, autoconsistente eppure desideroso di riscontri dall’esterno; altrimenti mi limiterei al diario segreto scritto con la bic e nascosto in un cassetto sotto i calzini – come se in casa mia entrassero chissà quante persone desiderose di scoprire i miei presunti segreti!

brainmalefemale.gifIn spagnolo esiste un’espressione molto efficace che non ho ancora capito se abbia un vero e proprio corrispettivo in italiano: Ojalà. Più o meno, si può rendere con “ah, che bello sarebbe se”. E dunque. Ah, che bello sarebbe se finalmente, dopo tanti anni, la parte maschile e quella femminile si riunissero.

Dovrei aprire un blog di scienza al femminile. Dovrei scrivere di scienza in maniera intima, egocentrata, narcisistica, sentimentale. Dovrei lasciare spazio al chocolate centre e all’indecision nucleus dell’immagine a lato [N.d.R. mi spiace, l’ho sempre vista soltanto in inglese, mi perdoni chi non dovesse capire proprio tutto – e poi non è così importante, anche se a me una piccola risata riesce sempre a strapparmela].

Nell’attesa di ciò che non saprei come definire se non ispir-azione, continuo qui. Con l’autoreferenzialità e l’ossessione per i numeri di contatti giornalieri. Con la pretesa di oggettività e, d’altro canto, l’ansia di essermi esposta troppo.

Lo trovo fantastico, dopotutto. Una scoperta continua di persone nuove e un riscoprire persone vecchie sotto una luce completamente diversa.

Ok, ok, basta: torno a lavorare.

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5 Responses to “Ojalà la ciencia fuese femenina”


  1. 1 .mau. 21 settembre 2007 alle 6:06 pm

    puoi provare a chiedere ad estraven (che anche se scrive in inglese è italianissima 🙂 ) Magari è interessata…

  2. 2 catepol 22 settembre 2007 alle 2:24 pm

    ciao
    non so come sei arrivata a leggere me
    ma anche io sono arrivata a leggere te
    e questo è la cosa che più mi piace dei blog…che ne scopri sempre di nuovi..
    mi leggo un po’ di cose tue
    🙂
    e torno a trovarti
    baci

  3. 3 Brain 22 settembre 2007 alle 4:43 pm

    Ma, in definitiva, che lavoro fai? 😉

  4. 4 ilredeire 23 settembre 2007 alle 5:57 am

    IL TITOLOOO DEL LIBROOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!??????????????????????
    Il tuo nome è Stefania!?

  5. 5 El Duende 18 ottobre 2008 alle 9:22 pm

    “Ojalà” significa “Magari”


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