Un mezzo di comunicare

Un blog è un modo, o un mezzo, di comunicare, no? Un modo di esprimersi, di farsi leggere, di ampliare la propria cerchia di conoscenze, di alimentare il proprio ego e bla bla bla. Ma questo post nasce da una conversazione via Skype con Api, quindi non parlerò di sociologia della comunicazione, bensì di formule.

Sorge quindi spontanea la seguente domanda: quanto vale un mezzo di comunicare? Ossia, se x=1/2*comunicare, quanto vale x ?

D’altronde, come mi ha scritto Api in risposta al mio interrogativo:

comunicare=2*x, bisogna sempre essere in due qualcosa per comunicare”.

Quindi, un mezzo di comunicare è una persona. Comunicare è una persona per due. Sono io che scrivo, e sei tu che leggi. E in quel preciso momento siamo esattamente lo stesso qualcosa.
Ero indecisa se usare il “voi” – “voi che leggete”. Però no. Il mio interlocutore è singolo, sempre. Ed è per questo che comunicare = 2 * x, almeno per me.

Ci sono situazioni in cui non posso prescindere dal fatto che ci sono più individui con i quali mi devo relazionare. Ci sono feste, ci sono tavolate con tre, quattro, cinque, venti coperti: ognuno di quei piatti, potenzialmente, corrisponde a un individuo con cui avere un rapporto interpersonale. Ci sono riunioni di lavoro con un enorme tavolo a U, e quando parlo cerco di rivolgermi ai miei “capi” – e lo sguardo è, consapevolmente, rivolto nella loro direzione – mentre in realtà so benissimo di star cercando un singolo individuo, un singolo paio d’occhi nei quali leggere il riscontro necessario.

Se non riesco a stabilire un contatto a due, semplicemente chiudo gli occhi. Chiudo gli occhi e mi estranio dalla situazione – con risvolti a volte comici e a volte patetici, altre ancora insopportabili.

Come quella volta in cui, alla festa di compleanno di Sole (avevamo circa 9, 10 anni), mi sono nascosta dietro una tenda perché un ragazzino mi aveva preso in giro. E la sua mamma, che le invidiavo tanto, è venuta a cercarmi per dirmi che se mi nascondevo lì dietro certo che non mi sarei più sentita offendere, però mi sarei persa la torta.

Come quelle volte in cui, superati i 10 – e anche i 20, se per questo – ho finto di avere una telefonata da fare / un oggetto da cercare in borsa / una conversazione interrotta da qualche altra parte pur di sfuggire a quello stato in cui si è in mezzo a un gruppo, e non si riesce a penetrare davvero nel discorso. Non gli si appartiene.

Non sono un’asociale, anzi. Mi piace essere circondata da tante persone ed esco più di quanto la mia perenne carenza di sonno necessiti, ma mi rendo conto che è il rapporto “a due” quello che in fondo cerco sempre.

Ben venga anche un blog, dunque. Ben venga un momento in cui ci si identifica con una x e ci si può non preoccupare d’altro se non del fatto che, al peggio, se nessuno ti legge, si comunica soltanto a metà. O altrimenti detto – altrimenti poi ZeroNegativo e Mascalzone Latino mi accusano di autocommiserazione 😉 – quando poi qualcuno ti legge la tua piccola x si raddoppia e diventa un mezzo di contatto con qualcun altro.

Annunci

5 Responses to “Un mezzo di comunicare”


  1. 1 puntomaupunto 12 settembre 2007 alle 11:03 pm

    scusa, ma non ho letto quello che hai scritto 😛

  2. 2 newyorker 13 settembre 2007 alle 12:37 pm

    interessante riflessione….:)

  3. 3 Antonio 13 settembre 2007 alle 1:35 pm

    2 X è una possibilità.
    Una X ed una Y anche, e geneticamente, dal mio punto di vista etero, più interessante.

  4. 4 odiamore 14 settembre 2007 alle 2:05 pm

    mau: 😀 😀 😀
    Antonio: ma scusa, mi stai dicendo che per te comunicare è donna???

  5. 5 Mascalzone Latino 16 settembre 2007 alle 10:10 pm

    Bisogna ammettere che il tentativo di formalizzare il problema è davvero apprezzabile! È importante impostare in modo serio e scientifico questi discorsi, che spesso, non venendo fondati su basi scientifiche, rischiano di diventare facilmente discorsi da rubrica di novella 2000…
    Concluso l’apprezzamento metodologico, ora passo alle considerazioni di sostanza… Ritengo che identificare la x con “una persona” non sia sufficientemente rigoroso. La presenza di 2 persone è, come è già emerso, una condizione necessaria perché avvenga la comunicazione, ma è evidente che non sia sufficiente. L’ingrediente necessario è la condivisione: 2 * condividere. A prova della fatto che questa interpretazione funzioni meglio di quella iniziale, si noti che qui, con le ovvie modifiche grammaticali, vale la proprietà commutativa del prodotto: comunicare = condivisione * 2…
    Come ogni teorema che si rispetti, si concludo scrivendo “come volevasi dimostrare”…
    PS: chi volesse distruggere il mio teorema, potrebbe farmi notare che nel mio 2 sottintendo “persone con l’intenzione di”, cosa un po’ arbitraria, ma non credo che i lettori che intervengono in questo blog siano così più malati di me… O sì???


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




Feed RSS

Non conto un cazzo

Cosa ho scritto fino a ieri

Quanti sono passati di qui

  • 80,268 hits

Creative Commons License
Se avessi voluto tenermi tutto per me avrei continuato a scrivere un diario segreto chiudendolo con un lucchetto. Quanto scritto nel blog, tuttavia, è protetto da una Licenza Creative Commons.

click analytics

Costellazioni

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

settembre: 2007
L M M G V S D
« Ago   Ott »
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: