Amare armature

D’accordo: mi piace giocare con le parole, e soprattutto, con le parole dotate di doppio significato. Amare è stata una (ri)scoperta irresistibilmente attraente.

Ciò ribadito – caso mai ce ne fosse stato il bisogno – veniamo alle armature.

Sere fa un amico di amici mi ha intrattenuto con il seguente racconto. Corteggiato dalla (attraente) fidanzata di un conoscente, è stato da lei invitato nella di lei casa con una scusa. Dibattuto tra il “vorrei, vorrei, come lo vorrei” e il “non devo, non devo, non si fa”, si è infilato sotto i jeans una calzamaglia di lana color carne alla quale, per giunta, erano stati tagliati i piedi. Con la scusa del mese di Gennaio e del motorino.

Pare che la calzamaglia sia stata a un certo punto tolta di soppiatto da sotto i pantaloni e, dalla finestra del microscopico bagno di lei, gettata nel cortile. Il mattino dopo, scesi insieme per fare colazione al bar, la calzamaglia faceva bella mostra di sé proprio davanti al portone di ingresso. Reazione di lei: “ma cos’è questo schifo? guarda te cosa la gente butta dal balcone!”

Per la cronaca: lui quella notte, prima di dormire, non si è lavato i denti. E non se ne pente.

Morale della storia. Le calzamaglie orrende – una mia amica direbbe “anti-sesso”, in questa circostanza – servono a poco, se non a turbare il senso estetico del prossimo.

E le armature, proprio come le calzamaglie, sono del tutto inutili, se non dannose per chi le incontra – ci si scontra – e per chi le porta.

Le armature lasciano l’amaro in bocca, quando stai (as)saggiando una persona per conoscerla e non riesci proprio ad andare sotto la superficie.

Eppure. Eppure a volte ho l’impressione di avere una calzamaglia sotto la pelle. Un parassita che raccoglie ciò che il mio corpo (e la mia mente) riceve dall’esterno e, negandogli di accoglierlo appieno, lo trattiene e se ne alimenta, diventando sempre più preponderante. Una pellicola che mi attutisce i sensi e si ispessisce proporzionalmente all’intensità degli stimoli che riceve.

E’ come se io, in quella situazione, anziché togliermi la calzamaglia intravvedendo la possibilità di dovermela far togliere da qualcun altro – o, più probabilmente, provocando nell’altro una reazione che non avrebbe più reso necessario toglierla, almeno sinché non fossi ritornata a casa con la classica coda tra le gambe – mi fossi nascosta in bagno per indossarne un’altra, e poi un’altra, e poi un’altra ancora.

Non basta saperlo. Ma è già qualcosa, no?

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13 Responses to “Amare armature”


  1. 1 xlthlx 7 settembre 2007 alle 10:12 pm

    mah. secondo me puoi indossare tutte le calzamaglie che vuoi, ma quando capita davvero non c’e’ calzamaglia che tenga, spariranno tutte nel nulla.

  2. 2 ilredeire 9 settembre 2007 alle 2:09 pm

    Basta non mettersi la calzamaglia in testa, che finisce che ti arrestano 🙂

  3. 3 odiamore 10 settembre 2007 alle 7:14 pm

    Per xlthlx: tu dici? comunque la mia lotta contro le armature / calzamaglie è ufficialmente iniziata con una vera e propria dichiarazione di guerra 😉

    Per ilredeire: carina questa, molto molto carina 😀

  4. 4 awhile 11 settembre 2007 alle 1:04 pm

    mmm odiamore specifichiamo che la metafora è più ricca e appropriata del previsto!!
    La calzamaglia, se non ricordo male, era in un cassetto della madre e apparteneva alla nonna…e allora? allora, più che sentirsi avvolti in metri di nylon fuori e dentro di noi, forse il problema è meno grave, forse basta solo allontanarsi un pò da alcuni modelli (venuti dal passato? dagli affetti? dai legami?) per capire che al dunque tutti siamo molto nudi di fronte ai nostri desideri e sopratutto quando il momento è giusto… libertà? pazienza? leggerezza?

  5. 5 distretto71 12 settembre 2007 alle 10:22 am

    Prendila bene, mi raccomando (sempre di metafore si parla), ma credo che la soluzione sia semplice: spogliati. Una volta si ingarbuglierà un bottone, poi non si sfilerà la maglietta e, mannaggia ma proprio adesso un crampo, e.. ma perché son qui ignudo e l’altro/a ha il cappotto? E il giorno dopo: oddio che vergogna, e se poi… ma se quindi… e chissà cosa… Ma poi arriva un momento in cui proprio lì, in quel momento, con la calzamaglia a casa nell’armadio delle cose vecchie e invece i tuoi vestiti proprio lì, a terra, ai tuoi piedi, ti guardi intorno e tutto ha un senso, anche se in una casa non tua, senza spazzolino e non sai bene come tornerai fra le tue pareti. Non avrà importanza.

  6. 6 laprofumiera 12 settembre 2007 alle 11:08 am

    Se fosse una cosa semplice direi che dovremmo toglierci tutti le nostre armature/calzamaglie e andare in giro “nudi” a raccogliere e ricevere sensazioni… ma non è possibile. Tutti noi, chi più chi meno, alziamo un muro che ci protegga da mondo esterno, perchè anche se vorremmo non possiamo permetterci di lasciarci andare alle sensazioni e di lasciar trapelare agli altri i nostri più intimi pensieri. Il nostro passato ci ha segnato. E la paura del futuro pure…

  7. 7 distretto71 12 settembre 2007 alle 2:57 pm

    laprofumiera: beh, e allora che ci stiamo a fare qui? Con un passato chiuso alle spalle e la paura all’orizzonte… game over. c’è anche la voglia di futuro, no? Disclaimer: non voglio fare ottimismo d’accatto, non è da me, costa una fatica immane e ci vuole un fracasso di tempo e poi e poi e poi, ma se un casino è fare il percorso (che è poi anche il bello), credo davvero sia più semplice delineare la meta. Niente è impossibile (quasi, non in queste cose insomma).

  8. 8 laprofumiera 13 settembre 2007 alle 8:56 am

    @distretto71: saranno certi eventi della vita che ci portano a chiuderci a riccio per evitare di soffrire ancora… e pensare che io sono sempre stata un’ottimista convinta e spontanea… e ti assicuro che è sforzo non da poco questo blocco ad entusiasmarsi e vivere alla giornata ogni piccola esperienza! Ma sono convinta, come dici tu che “niente è impossibile”, ma che sia solo questione di tempo per recuperare la voglia di ripartire!

  9. 9 distretto71 13 settembre 2007 alle 10:23 am

    laprofumiera: ottimo! Anche solo dirlo è essere in movimento. Stay tuned!

  10. 10 18 settembre 2007 alle 12:32 pm

    armature, calzamaglie….
    Ho deciso di inventare l’armatuta.
    E per chi si sente proprio in forma, l’armatutina.
    Venghino, gente, venghino….

  11. 11 odiamore 18 settembre 2007 alle 4:28 pm

    Vì, me la spiegheresti meglio questa idea dell’armatuta? Un’armatura morbida? Un’armatura flessibile? Sono molto, molto incuriosita. PS non ho commentato perché non ho voglia di registrarmi, però complimenti per i link! 🙂

  12. 12 19 settembre 2007 alle 4:06 pm

    ehm…vediamo…mi sento come all’interrogazione del liceo, e d in realtà, non ho studiato.
    L’armatuta è una via di mezzo tra l’armatura e la calzamaglia, però più comoda e più a portata di tutti, nel senso che, se ci pensi, sia l’armatura – che è di ferro, è pesante ed è scomoda – ha molto in comune con le calzamaglie, specie quelle di lana, che pizzicano, che sono strette e ai maschietti spesso gli schiacciano gli zebedei…
    Ecco, dopo questo piccolo (e stupido) ragionamento, mi è venuta in mente, la tuta, che, se vogliamo, ha lo stesso potenziale anti stupro e sciatto della calzamaglia, però è più comoda.
    Quindi, armatura=scomodità +tuta=comodità, fa una ragionevole via di mezzo, perchè, diciamocela tutta, chi si trincera dietro un’armatura per paura del gudizio altrui, in fondo, vuole solo essere scoperto.
    Con l’armatuta, ci guadagnano tutti, chi si copre, perchè sta più comodo e chi deve scoprire, perchè fa meno fatica.
    Sono stata abbastanza delirante?
    Ciao

  13. 13 odiamore 20 settembre 2007 alle 1:09 pm

    Grazie Vì – innanzitutto per la prontezza di reazione 😉
    L’armatuta mi piace tantissimo, spero non ti dispiaccia se la uso come “categoria” al posto delle “armature” a cui avevo pensato io. E’ proprio vero, come scrivi, che con l’armatuta ci guadagnano tutti!


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