Il corpo corretto

Sabato mattina, come d’abitudine, sono andata a fare un giro per negozi con mia madre. Si tratta di quelle piccole e grandi cose che non puoi non continuare a fare quando te ne vai di casa, perché magari il cordone (ombelicale) l’hai anche tagliato, però non c’è niente come la mamma per avere un giudizio spietato sul modo in cui porti un vestito. O, almeno, nel mio caso è così.

Mia mamma porta la taglia 42 – altrimenti detta 38 europea (ossia in catene di negozi come Zara e HM); io una taglia 46 che a volte, se trattengo un po’ il respiro e mi adatto a indossare un vestito che sembra un sacco un po’ stretto sul torace, può anche scendere fino a una 44.

Mia mamma è alta 175, che per una signora della sua età (è nata a fine anni ’40) è una gran bella altezza – tanto che, da ragazza, nessun uomo la invitava mai a ballare a parte quelli sotto il metro e cinquanta, che tanto erano comunque molto più bassi di tutte le ragazze in circolazione. Io sono appena al di sotto della media nazionale, che secondo un numero di Confidenze che leggevo l’altro giorno in sala d’attesa dal medico si attesta sui 162 centimetri.

Per inciso, Confidenze è una rivista strepitosa, con tutte quelle storie “vere” di donne che incontrano il futuro marito tra gli scaffali del supermercato o uomini che trovano l’anima gemella in un centro di dimagrimento. Altro che quelle riviste che legge #6!!

E comunque. Mia mamma ha il fisico di un’indossatrice, io no; o almeno non adesso. C’è stato un tempo non lontano, durante l’università, in cui portavo la taglia 42; a diciassette anni ho comprato un paio di pantaloni taglia 40, ma neanche dodici mesi dopo già entravo a stento in una 46. A venticinque anni (ed ero sì felicemente fidanzata, ma anche disoccupata e piuttosto depressa) cominciava a starmi stretta la 48 (sì, la 48, ho scritto correttamente), mentre a ventisei potevo indossare nuovamente quei vestiti taglia 42 che erano rimasti piegati nell’armadio per più di un lustro. Tirando le fila del discorso: negli ultimi dieci anni e più ho dovuto cambiare guardaroba parecchie volte, e sono passata dalla taglia delle modelle a quelle che trovi soltanto nei negozi per taglie forti – o “taglie comode”, che è un grazioso eufemismo del tutto inutile e poco rispondente al vero. Comunque, sarò sincera: neanche con la taglia 40 potrei fare l’indossatrice. Non ho proprio le physique du role e il mio sorriso davanti a una macchina fotografica si trasforma invariabilmente in un ghigno à la Jake Nicholson dei tempi migliori.

E comunque. Ho un lavoro che mi piace e alla mia età ho già fatto scelte tali per cui non finirò mai su una rivista, tantomeno una rivista patinata – per Confidenze ho ancora qualche speranza 😉

Perché dovrei essere ossessionata dalla taglia che porto? Perché, dopo aver visto in vetrina un indumento che mi piace, dovrei entrare in un negozio incrociando le dita nella speranza di riuscire a infilarmelo? Perché, anno dopo anno, le taglie dei reggiseni restano invariate ma quelle delle mutande a essi abbinati – e con il costume da bagno diventa un problema – tendono a rimpicciolirsi? Come se il modello di donna a cui ispirarsi (modello di riferimento?) dovesse avere un seno sempre più prosperoso e una vita e dei fianchi sempre più sottili.

Io comincio a pensare che la “colpa” sia della pubblicità. Pur spingere all’acquisto, si sceglie di aumentare il livello di insoddisfazione nel consumatore proponendogli modelli sempre più irraggiungibili. Un corpo per così dire corretto, adeguato agli standard condivisi (suppostamente) deve essere sempre più difficile da ottenere se non a costi tutto sommato elevati anche economicamente (trattamenti estetici, chirurgia plastica eccetera) oltre che psicologicamente (dieta perenne, ore di palestra – una “sana attività sportiva” non conta; non ne so molto perché non pratico sport a parte il ballo, però credo che per chi lo pratica abitualmente sia un piacere che non ha niente a che vedere con le ripercussioni estetiche).

Non è un pensiero molto originale, il mio. Credo siano stati scritti fior di saggi sull’argomento da persone che su questi studi hanno costruito la propria vita professionale. Il problema è che questi supposti saggi io non riesco a trovarli! non sono recensiti – magari li boicottano?

Il corpo corretto (ossia adeguato, anche se non si sa bene adeguato rispetto a cosa) è un corpo corretto, ossia: il mio corpo, così come madre natura l’ha fatto e così come io lo mantengo con grande soddisfazione del mio medico della mutua (che si prende i soldi e mi vede sì e no una volta ogni due anni, fortunatamente!), non va bene.

Perché è la frustrazione che ti spinge a comprare. Perché è l’insoddisfazione che ti porta a scegliere di non guardarti più allo specchio a meno che tu non riesca a soddisfare certi standard – stabiliti da chi? e come? e per con quale scopo? E con scopo non intendo quello di chi lo standard lo costituisce – perché in quel caso, gira e rigira, l’obiettivo è vendere un prodotto o un servizio; intendo lo scopo per me. Se correggo il mio corpo sbagliato per fare di lui un corpo corretto, cosa ottengo in cambio?

Non si tratta di una domanda retorica, anzi. Se davvero, dimagrendo / tonificandomi / spianandomi le rughe quando le avrò / stirandomi i capelli perché quest’anno vanno dritti, otterrò quello che più desidero, ciò a cui più anelo… beh, allora magari vale la pena provare 🙂 Ma, chissà come mai, ho l’impressione che non sia così.

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14 Responses to “Il corpo corretto”


  1. 1 #6 4 settembre 2007 alle 4:19 pm

    Per quanto riguarda che decide e perché ha gia scritto un canzone Elio, la spiegazione è tutta là.

    Quando mi capita di affiancare qualche fanciulla nell’osservazione delle vetrine, attività piuttosto divertente, mi rendo conto che trovare qualcosa che non sia l’ultimo grido è più difficile, specialmente per le donne.

    È probabile che l’investimento dei produttori di abbigliamento tenda a infondere l’acquisto compulsivo, ma è scoprire l’acqua calda.
    Il senso del marketing è creare il bisogno, e non c’è niente di meglio che far “sentire sbagliato” l’acquirente per ottenerlo, e pare che con il gentil sesso questo sia più facile.

    Certo, se da qui a un secolo la maggioranza delle donne riuscisse a fregarsene, a smettere di farsi condizionare dalle scarpe a punta o dai jeans a vita bassa, e costringesse alcuni noti ceffi a cambiare lavoro, io sarei il primo a festeggiare.

    BTW, è più probabile trovarmi in curva nord a tifare Lazio che in un centro dimagrimento.
    Al supermercato invece ci vado più spesso.

  2. 2 .mau. 4 settembre 2007 alle 5:20 pm

    puoi sempre diventare così, no?

  3. 3 xlthlx 4 settembre 2007 alle 5:48 pm

    a mio modestissimo parere…
    una volta raggiunta la salute, il resto lo fa solo ed esclusivamente la tua mente. sei ti senti bella, gli altri ti vedranno bella…
    non e’ un modo di dire.

  4. 4 odiamore 4 settembre 2007 alle 6:44 pm

    Non vorrei essere fraintesa. Sono d’accordo – completamente d’accordo – con xlthlx. E, .mau., io al mio ombelico ci tengo 😉 Si è trattato di uno sfogo relativo al fatto che non capisco, davvero non capisco, “perché dovrei essere ossessionata dalla taglia che porto”. Non lo sono – non più, almeno da diversi anni. E’ che mi chiedo: se tante persone lo sono, non è che magari c’è qualcosa sotto? non parlo di bellezza – che è un concetto soggettivo (e ribadisco il mio completo accordo con xlthlx) – parlo proprio di correggere un corpo che, nonostante tutto, si percepisce come sbagliato. Tutto e soltanto marketing? a pelle direi di sì, ma… Mah… Boh!

  5. 5 #6 4 settembre 2007 alle 7:00 pm

    Non è marketing.
    La percezione della propria immagine è diversa tra uomini (in maggioranza) e donne (in maggioranza).
    Loro sfruttano questo, tutto qui.

  6. 6 Captain Roadie 4 settembre 2007 alle 10:21 pm

    L’importante è essere originali, ma soprattutto sentirsi felici e soddisfatti di se stessi.

  7. 7 Mascalzone Latino 5 settembre 2007 alle 12:25 am

    Ci sono alcune considerazioni che mi risultano poco chiare. In sintesi, di chi si sta parlando? Di un filosofo-psicologo-economista che si domanda quali siano i meccanismi che spingono una persona a comprare e consumare di più? O piuttosto dell’individuo che si sente coinvolto emotivamente nel processo decisionale di fronte alle vetrine dei negozi di vestiti e si sente a disagio di fronte agli specchi dello spogliatoio? (Scusate i termini poco poetici…).
    Alcune frasi mi colpiscono: “Perché dovrei essere ossessionata dalla taglia che porto? Non lo sono – non più, almeno da diversi anni” e poi “parlo proprio di correggere un corpo che, nonostante tutto, si percepisce come sbagliato”, e ancora “Il corpo corretto (ossia adeguato, anche se non si sa bene adeguato rispetto a cosa) è un corpo corretto, ossia: il mio corpo […] non va bene”.
    Da qui, come prima riflessione, mi viene da far notare che per questa volta i cattivi capitalisti non sono da chiamare in causa. E tra l’altro, se le vetrine espongono tante scarpe a punta, è perché qualcuno le domanda ed è anche disposto a pagarle care! Invece, e mi spiace scriverlo, a me pare si tratti di una pura ossessione da taglia, se vogliamo aggravata anche dal fatto che viene accompagnata da una mancanza di “obiettivi” (riadattando le frasi: “qual è lo scopo per me? Otterrò quello che più desidero, ciò a cui più anelo?”). Il punto è che non capisco quale sia il desiderio!
    Quindi, va bene scrivere fintantoché serve per capire quale sia il proprio desiderio in merito alla taglia, però, forse, proverei a concentrare più le energie per provare a scoprire quella “sana attività sportiva”, che oltre a influire positivamente sul peso (e qui il segno più vale sia per chi deve perdere taglie sia per chi le deve prendere!) è un vero piacere assolutamente legato alle ripercussioni estetiche e umorali di che la pratica.
    Citazione colta: provare per credere!!!

  8. 8 ZeRonegaTivo 5 settembre 2007 alle 10:44 am

    …grazie mascalzone per aver dissipato un po’ di ipocrisia…”l’importante è essere originali”, “sei ti senti bella, gli altri ti vedranno bella…”, “perché dovrei essere ossessionata dalla taglia che porto. Non lo sono – non più, almeno da diversi anni…”… mancano soltanto “l’importante è essere belli dentro” e “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace…”…la realtà è che a tutti piacerebbe essere belli e la bellezza fisica (perchè è di questo che si sta parlando), al di là delle sfumature, ha degli elementi oggettivi comunemente condivisi e riconosciuti…ciò che emerge è una profonda amarezza per non avere il “corpo corretto”, delusione per non riuscire ad ottenerlo, invidia per chi lo ha, goffo tentativo di autoconvincimento che in fondo non importa…c’è parecchio lavoro da fare…

  9. 9 ilredeire 5 settembre 2007 alle 1:14 pm

    (suppostamente) questo avverbio la dice lunga…

    Ad ogni buon conto, credo che siano gli altri a farci sentire belli e non noi che ci ritenendoci belli e facciamo si che gli altri ci vedano belli.
    Per me una che si crede figa, ma è un ciospo, rimane comunque un ciospo, poi magari è bella dentro e fa di tutto per essere carina e allora mi viene pure da farci un pensierino, ma il discorso è veramente LLLLUUNNGOOO… anche se può essere troncato all’istante!

    Nel Kamasutra a seconda delle dimensioni dei genitali, l’uomo viene classificato in lepre, toro o stallone, la donna viene classificata in cerbiatta, giumenta o elefante; un pò di educazione, un pò di savoir faire, una giusta dose di altruismo, voglia di amare e tutti a questo mondo avrebbero i loro momenti di piaceri; poi qualcuno ha introdotto, il silicone, la giarrettiera, i film porno, gli hamburger, tante stronzate che mi viene il mal di testa a pensarci e allora viene fuori che il corpo è sbagliato!

    In conclusione:
    – Se gli uomini si comportassero da uomini e le donne si comportassero da donne, non ci sarebbero problemi, ma qualcuno ha voluto questa parità dei sessi… e non ci si capisce più una MAZZA!

  10. 10 Mascalzone Latino 5 settembre 2007 alle 6:36 pm

    Sul sito del corriere (sezione salute) si parla di un recente studio in merito… Sembrerebbe quindi tutta colpa dei maschietti…

  11. 11 funnyg 6 settembre 2007 alle 2:21 pm

    Una sera, sul mio balcone da cui si vedono strani personaggi giamaicani ( enon dire che sono razzista) e signori di mezza età rientrare in casa in abiti succinti, abbiamo chiacchierato del corpo, di come parli anche senza parole, e di tutto quello che si può emanare nonostante l’aspetto; è davanti a se stessi che non si può fingere, e il dilemma è piacersi o meno, anche se agli altri non dispiaci. Perchè puoi non essere una modella, ma essere molto sensuale, affascinante, essere considerata intelligente, determinata e tutte le cose che non passano col tempo. Il punto è che in teoria fila tutto liscissimo, nella pratica molto meno. Avere consapevolezza di sè e il gusto amore per quello che si è segna il confine purtroppo difficile da raggiungere col passo giusto,non uno in più,non uno in meno. Spesso il corpo è solo un pretesto, qualcosa su cui accanirsi, a cui dare la colpa, è proprio tutto un equilibrio sopra la follia, come ha già detto qualcuno.
    Sarebbe molto lungo spiegare, dico solo che abbandonando l’idea di una certa “perfezione”, abbassando la guardia,in senso lato, le cose sembrano andare molto meglio, almeno a volte..è difficile, lo so…e anche avere un fidanzato massaggiatore può aiutare 🙂

  12. 12 20 settembre 2007 alle 3:15 pm

    ho perso 13 kg nell’ultimo anno.
    Non ero felice prima e non lo sono nemmeno adesso.
    La differenza sta solo nei numeri.
    46,42,38,40,48….
    E a me manco piacciono i numeri.

  13. 13 odiamore 27 settembre 2007 alle 7:16 pm

    Non è una risposta, questa. Inizialmente pensavo di essere stata fraintesa – poi ho incominciato a sospettare di aver frainteso me stessa – poi ho visto questa foto. E ho pensato: basta così.


  1. 1 La dieta al contrario « OdiAmore Trackback su 27 maggio 2008 alle 1:10 pm

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