Tutti i letti della mia vita

E’ da quando sono tornata che, al mattino (beh, mattino per me ma non necessariamente per gli altri italiani), ho una sensazione stranissima: subito prima di aprire gli occhi, in quel momento che sta tra il sonno e la veglia e in cui sembra si stiano per realizzare tutti i tuoi desideri più nascosti e i tuoi incubi peggiori, ho l’impressione di essere nel letto della casa di Via delle Rane.

Ora: non ho cambiato molte case, nella mia vita. La casa in cui vivo ora è, sostanzialmente, la mia casa n°4. Se con cambiare casa si intende proprio traslocare tutti i propri beni materiali da un luogo all’altro senza possibilità alcuna di tornare indietro – e anche questa è una posizione discutibile. Ma cominciamo dal principio.

Casa n°1. Da bambinissima stavo in un posto molto piccolo in affitto al primo piano, sopra l’appartamento di un tizio che, credo proprio mentre mia mamma era incinta, ha pensato bene di sparare alla sua amante sul balcone. Letto n°1: un finto cassettone di finto legno dal quale mia madre, ogni sera, tirava fuori una specie di brandina.

Casa n°2.Quando avevo due o al massimo tre anni ci siamo spostati in Via delle Rane, dove ho trascorso infanzia, adolescenza, post adolescenza e gli anni dell’università. Letto n°2: un normalissimo letto bianco a una piazza con il materasso ortopedico, sul quale ho divorato il 90% dei libri della mia vita, ho pianto per il 90% degli uomini della mia vita e ho fatto sesso per la prima volta – con l’uomo per cui, in assoluto, ho pianto più che per tutti gli altri. Ora che ci penso, non saprei quantificare quanto sesso ho fatto lì, su quel letto, rispetto al totale; potrebbe essere un calcolo interessante da provare a fare la prossima volta in cui io e Lamponcina ci troviamo a bere (troppo, sempre troppo) Pastis.

Abbiamo traslocato da via delle Rane due mesi dopo che ho discusso la tesi di Laurea, e ho trovato la coincidenza particolarmente significativa. La casa in cui sono andata ad abitare è dunque la casa n°3: 250 metri quadri di parquet, marmi e stucchi sul soffitto in una zona particolarmente snob; l’ho sempre vissuta come casa di transizione anche se, per un motivo o per l’altro, ho continuato a viverci per una manciata di anni – fino a quando, cioè, non me ne sono andata a vivere da sola nel posto delle cinque tremendissime rampe di scale che affronto ogni qual volta decido di rientrare nel mondo dell’altro da me. Letto n°3: un fantastico letto a una piazza e mezzo che era del mio bisnonno, altissimo, a barca, di legno scuro e con due colonnine asimmetriche. L’ho rimpianto ogni singola notte di quelle dormite a casa mia, dal momento che il letto n°4 è a una piazza (che percepisco come mezza) ed è ubicato proprio sotto il punto più basso dello spiovente – e vivere in mansarda è molto romantico, però non c’è nulla come un bel bernoccolo in testa appena sveglia per mettermi di pessimo umore.

Durante gli ultimi giorni di vacanza, trascorsi in un malinconico languore, ho riflettuto insieme a Peggy (che ha una storia di case un po’ diversa dalla mia, ma non troppo, nel profondo) su cosa significasse per noi tornare a casa. E per entrambe l’immagine che si presentava era un misto dei posti in cui abbiamo vissuto.

Ogni tanto ci aggiungo dettagli dell’appartamento in cui abitavo quando ero a Parigi (n°3a, divano letto o, in alternativa, materasso sul soppalco per sentire meglio il rumore della pioggia contro l’abbaino prima di addormentarmi), o la meravigliosa terrazza che aveva quello in cui ho vissuto con il mio ex fidanzato (n°3b/d, dato che nel mezzo c’è stato il n°3c della casa dei nonni in quegli otto mesi della mia vita in cui ho lavorato in un’altra città presso un assessorato regionale). A seconda dell’umore. E ogni tanto ci finisce dentro anche la scala che portava al patio dell’appartamento in cui sono stata a Barcellona, in un’estate di tanti anni fa, o il letto in cui dormivo quando andavo a trovare un mio fidanzato nel castello di campagna – fidanzato recentemente ricomparso nella mia vita dopo dieci anni di silenzio e soprannominato da Awhile Castelletto, per ovvi motivi.

Tornare a casa… Avrei detto “svegliarsi in un luogo e ancora prima di avere aperto gli occhi, sapere tutto di ciò che ti circonda”, ma forse non è così semplice, se adesso mi ritrovo a svegliarmi pensando di essere in una stanza in cui appesi alle pareti ci sono manifesti di Tom Cruise, Ralph Macchio (quello di Karate Kid, lo ammetto) e di quell’attore di cui non ricordo il nome che recitava in Genitori in Blue Jeans…

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5 Responses to “Tutti i letti della mia vita”


  1. 1 ilredeire 24 agosto 2007 alle 10:56 pm

    Ti riferisci a Kirk Cameron o Jeremi Miller?!
    Ti piacciono i ragazzi con la faccia pulita, ma a cui piace fare i furbetti!?
    Potresti essere assunta per fare la pubblicità ai materassi Eminflex!
    Be adesso che ci penso anche io ho cambiato 3-4 letti… LOL
    ITALIA 1! 🙂

  2. 2 xlthlx 25 agosto 2007 alle 2:01 pm

    mmm…tornare a casa, per me che ho cambiato casa nove volte, e citta’ sei volte, e’ sempre tornare nel posto dove sto piu’ comoda.
    nell’ultima settimana mi e’ capitato di avere l’impressione, al mattino, di essere in albergo a Catania. fai tu.

  3. 3 Oscar Ferrari 25 agosto 2007 alle 10:13 pm

    Mi piace come scrivi, per Natale vien voglia di regalarti un airgbag da soffitto

  4. 4 #6 26 agosto 2007 alle 11:23 pm

    Ricordi la percentuale di lacrime ma non il sesso?
    Serve una cosa tipo Eternal Sunshine of the Spotless Mind.

  5. 5 odiamore 27 agosto 2007 alle 12:56 pm

    Per ilredeire: Kirk Cameron!! grazie!! e grazie per il consiglio lavorativo, di questi tempi è sempre bene sapersi riciclare…
    Per xlthlx: “tornare nel posto in cui sto più comoda” mi piace un sacco come espressione. A me stamattina sembrava di essere ancora a Cuba, ma era più un desiderio che altro. (Primo giorno in ufficio)
    Per Oscar: l’idea dell’airbag da soffitto non è da sottovalutare, mi sa che sarebbe più utile dell’iPod da 8 giga. Ieri comunque ho passato il pomeriggio a lucidare le travi, almeno quando sbatto non mi sporco troppo i capelli 😉
    Per #6: posso non rispondere? e comunque ESotSM non serve, non serve, ho già provato…


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