A volte ritornano

A volte ritornano, come in quel racconto di Stephen King a cui a volte ripenso ancora con terrore; altre, molto semplicemente, no. Non è sempre detto. Personalmente, non sono sicura sarei stata così scontenta se mi avessero prolungato forzatamente le vacanze di un altro mese o due.

Certo, ci sono tutte le cose che ieri mi hanno accolto:

– l’escursione termica di circa venti gradi rispetto all’ultima volta che avevo respirato aria pura (ossia fuori da un aereo o da un aeroporto), che mi ha fatto rimpiangere l’aria condizionata dell’aereo nonostante durante il viaggio avessi rimpianto l’umidità cubana fin quasi a piangere;

– l’arcinoto tragitto aeroporto – città con un passaggio rubato al padre di Peggy, che dopo essere stata mia compagna di classe per i 5 anni del liceo è stata mia compagna di stanza per 21 giorni durante la vacanza;
– la pizza margherita divorata lungo la strada, così come il primo caffé macchiato che mi sono regalata oggi dopo quasi un mese di intollerabile astinenza – perché la pizza, la pasta e il caffé, sarà anche uno stereotipo ma a me quando sono all’estero un po’ mancano, e anche se sono una divoratrice di cibo entusiasta e onnivora il fatto di averli di nuovo davanti dopo una vacanza mi provoca una sensazione familiare e accogliente, come se avessi di nuovo tre anni e, dal balcone della casa di mia nonna, vedessi finalmente arrivare l’automobile dei miei genitori;

– il frigo vecchio che i miei vicini peruviani hanno avuto l’ottima idea di sistemare proprio in mezzo allo stretto corridoio che, dopo i cinque tremendissimi piani di scale, mi porta finalmente a casa – a stramazzare sul letto, perché dopo tre settimane non ero più abituata (non che ci si abitui mai del tutto a cinque piani di scale, ma tant’è);

– la scoperta che mia mamma non aveva mentito quando mi aveva scritto in un sms che era andata a bagnarmi le piante, e che persino il geranio godeva di ottima salute.

E ci sono le cose che mi hanno accolto oggi, dopo dodici ore di un sonno ristoratore dovuto forse anche al fatto che durante il viaggio di ritorno non avevo chiuso gli occhi neanche cinque minuti (che su nove ore di volo sono comunque un po’ pochi):

– il paradosso dei saldi estivi, che continuano imperterriti nonostante la temperatura da novembre inoltrato;

– la pubblicità, che a Cuba non esiste in nessuna forma – ma avrò modo di scriverne più diffusamente nei prossimi giorni;

– i negozi pieni di roba di ogni genere – e anche di questo scriverò, della strana sensazione che si ha guardando negozi privi di vetrine, quasi privi di merci, e con di fronte code interminabili quanto ai miei occhi inspiegabili;

– uno zaino pieno zeppo di cose da lavare, e l’ottima scusa della pioggia per evitare di fare il bucato – ma mi sa che stasera devo iniziare, uffa!

la mia scrivania in un ufficio che sarà vuoto sino a lunedì prossimo, e la scoperta che qualcuno l’ha pulita e ha addirittura impilato dei post it con su scritti numeri di telefono che risalivano a fine 2005;

– il mio Mac, che non mi era mancato affatto e mi era mancato un po’ allo stesso tempo, perché l’abitudine a trascorrere il settanta per cento delle ore in cui sei sveglio davanti a uno schermo piatto non si perde tanto in fretta, e nel momento in cui quel settanta per cento lo impieghi invece a leggere / camminare / parlare / fare il bagno / prendere il sole / bere rum declinato in mojito – ron collins – cuba libre – ecc ecc non è che il computer ti manchi, anzi. Ma quando poi lo rivedi lì, il bianco del Mac sul bianco del tavolo, pieno di cose che ti piacciono e di cose che detesti; quando ti accorgi che l’ipod che ti sei portato via non era sufficiente per contenere tutta la musica che avresti voluto; quando pensi che ci sono posti al mondo in cui non ti è permesso possedere un computer in casa e che, come scrivevo nel post precedente, è sostanzialmente vietato connettersi a internet a meno che tu non sia un turista…

Ci sono queste cose, al ritorno. E c’è la pioggia che continua imperterrita, c’è la spesa che mi sono dimenticata di fare, c’è un libro fantastico che mi aspetta sul comodino, ci sono questi cinque giorni che mi separano dalla riapertura della frenetica danza lavorativa.

C’è sempre un momento ben preciso in cui ho la netta percezione di essere tornata a casa: è quando il pensiero di tutte le cose che ho fatto, ho detto, ho visto e ho ascoltato mentre ero via smette di essere colorato di malinconia, perché mi ricordo tutto d’un tratto che casa è là dove ci sono tutte le cose e le persone e gli odori e le immagini e i gusti che per me sono importanti, e che è sempre molto bello e infinitamente prezioso avere cose e persone a cui fare ritorno.

Annunci

3 Responses to “A volte ritornano”


  1. 1 ilredeire 22 agosto 2007 alle 1:34 am

    BENTORNATA! Mi sei mancata!

  2. 2 fuoripista 22 agosto 2007 alle 2:06 pm

    beh… bentornata!!!

  3. 3 Night Nurse 4 settembre 2007 alle 1:40 pm

    ..anch’io son stata in viaggio a Cuba quest’estate…


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




Feed RSS

Non conto un cazzo

Cosa ho scritto fino a ieri

Quanti sono passati di qui

  • 80,744 hits

Creative Commons License
Se avessi voluto tenermi tutto per me avrei continuato a scrivere un diario segreto chiudendolo con un lucchetto. Quanto scritto nel blog, tuttavia, è protetto da una Licenza Creative Commons.

click analytics

Costellazioni

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

agosto: 2007
L M M G V S D
« Lug   Set »
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: