Gutta cavat lapidem

Per una volta, scrivo sull’onda delle emozioni. Ho appena messo giù il telefono dopo una conversazione lavorativa e sono così arrabbiata!

Perché alla fine sono le persone che rompono le scatole ad averla vinta. Perché, alla fine, sono quelle persone che ti estenuano con parole e parole e parole che riescono a estorcerti quello che vogliono perché sei talmente sfinito che non hai più la forza di continuare a dire “No”.

Mi è più volte capitato, sempre per lavoro, di dover assumere il ruolo del buttafuori. Io non sono magra come un fuscello, anzi; però non sono neanche un metro e novanta per ottanta chili di muscoli – e meno male per me e soprattutto per gli altri che sono costretti a guardarmi, direi 🙂 Questo ruolo, pertanto, non è esattamente fatto apposta per me, però si sa, quando si è in ballo…

Quando, sostanzialmente per motivi di sicurezza, non è più possibile fare entrare le persone nel luogo in cui vorrebbero a tutti i costi essere invece presenti, si verificano le seguenti situazioni:

1. se c’è una folla di gente, tutti o quasi si spazientiscono oltre ogni dire e hanno la simpatica tendenza a insultarti;

2. tu reagisci (o cerchi di reagire) con composta fermezza, urlando “Mi dispiace, è per motivi di sicurezza” o qualcosa del genere. In realtà non vorresti urlare, perché il semplice fatto di alzare il tono della voce va a contraddire la regola che ti sei dato di reagire con composta fermezza, però tipicamente sei stanco morto e vorresti che queste persone capissero che anche tu, come loro, preferiresti essere dentro a divertirti piuttosto che fuori al freddo. Non si è sempre detto mal comune mezzo gaudio?

3. se non c’è una folla di gente, o comunque dopo che la folla iniziale ha incominciato a disperdersi, noti che qualcuno rimane ad aggirarsi nei dintorni. Anche se tu hai esplicitamente ribadito che nessuno potrà più entrare, che lo spazio rischia di crollare sotto il peso di chi è già all’interno, che dentro si scoppia di caldo e non si respira… c’è sempre qualcuno che non se ne va e continua ad aggirarsi nei dintorni;

4. per un po’ di tempo guardi in cagnesco chi si aggira e ti chiedi perché non se ne vada, dal momento che hai ripetuto più e più volte che non entrerà più nessuno, neanche – che ne so? – Harry Potter sulla sua scopa;

5.  passano i minuti, e non ne puoi più di stare piantonato davanti alla porta. Chi per tutto il tempo ha continuato a passeggiarti davanti con fare indifferente (= l’avvoltoio) coglie i primi segni di stanchezza e insofferenza, ma non si avvicina subito; oh, no. Ti sorride da lontano con fare incoraggiante, mentre aspetta che tu riceva una telefonata importante / debba andare a incipriarti il naso [N.d.R. omaggio a Lamponcina] / crolli a terra esausto per la stanchezza;

6.  ed è allora che l’avvoltoio arriva, e comincia a parlarti con tono suadente: “ma su, signorina, mi faccia entrare, sono rimasto fuori soltanto io, crederà mica che la sala crolli soltanto per una persona in più…” E tu sei la stessa persona che poco prima era stata in grado di far sfollare decine di uomini e donne urlanti e arrabbiati, ma loro erano istintivi, loro erano più corretti, soprattutto, perché hanno fatto come tu gli hai chiesto – se ne sono andati altrove.

Vorrei poter affermare con orgoglio che riesco sempre a resistere agli avvoltoi, ma non è vero. Troppo spesso, cedo.

Gutta cavat lapidem, d’altronde, no? Eppure, sarebbe bello ogni tanto rivolgere l’affermazione in positivo, e non come un segno di debolezza.

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2 Responses to “Gutta cavat lapidem”


  1. 1 ilredeire 27 luglio 2007 alle 3:53 am

    7. E una bella testata in mezzo alla fronte!? Sbatabum! 🙂

  2. 2 olèaleolè 27 luglio 2007 alle 1:12 pm

    …ma la saggezza latina come spiega allora il susseguirsi di “NO!!” più o meno espliciti alle mie continue e pressanti richieste di un AUMENTO???…gutta cavat lapidem, sed…


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