Su blog, disclaimer, download e altre cose

Disclaimer… mmm… come si dice disclaimer in italiano? Ho perfettamente chiaro che concetto esprime, so a cosa si riferisce e credo anche di usare il termine in modo corretto, eppure non riesco a farmi venire in mente il suo corrispettivo in italiano. Che rabbia. Comunque è un Disclaimer quello che mi accingo a scrivere, qualsiasi cosa significhi agli occhi di chi legge e, come me, preferirebbe di gran lunga evitare gli anglicismi, se soltanto gliene fosse data la possibilità.

Il commento di #6 relativo al fatto che non ho linkato il suo blog mi ha fatto riflettere. Innanzitutto, seppure una parte del mio cervello sappia perfettamente – perché me l’hanno spiegato più e più volte – che è costume cortese della comunità dei blogger(s?) linkarsi a vicenda, va a finire che molte volte il numero di commenti che lascio su un blog è inversamente proporzionale alla quantità di memoria riservata all’azione “appena ho un momento libero aggiorno la lista dei link inserendo questo blog qui che mi piace tanto” – il blogroll, come lo chiamano qui (e come l’abbiamo chiamato anche noi, ora che ci penso 😉 )

Ora non posso farci nulla. Hic et nunc, intendo. Sono le undici di martedì sera e mi trovo a casa ad ascoltare… No: non lo scrivo cosa sto ascoltando; ho messo “riproduzione casuale” e proprio in questo momento sto ascoltando una canzone che non è neanche un alibi musicale, è brutta e basta – ma di toglierla da Itunes non me la sento proprio, maledizione ai ricordi improvvisi. Comunque; sono a casa ad ascoltare musica, e a casa non ho neanche un citofono, figurarsi una connessione a internet. E’ che da quando mi è venuto in mente che, nel momento in cui poco prima di uscire dall’ufficio ho inserito il link al blog di #6, potrei aver scritto il nome con un refuso, non mi do tregua. Già, il fico strangolatore si arrampica un po’ dove gli pare – anche quando so che, eventualmente, potrò porre rimedio alla mia svista nel giro di una manciata di ore senza danni per nessuno. Figurarsi negli altri casi.

Il secondo motivo per cui il commento mi ha portato a riflettere è collegato a un post di Suzukimaruti, e al fatto che, a posteriori, si adatta perfettamente a un segmento della conversazione che ho appena avuto con un mio amico – della serie “non soltanto quando siete tristi ma anche quando volete parlare proprio con me”.

Prima di continuare, devo precisare alcune cose: innanzitutto, il mio amico non vuole che si parli di lui nel blog, e pur rispettando la sua volontà non posso non citarlo, almeno qua e là, perché fa parte integrante della mia vita; secondariamente, ma non certo per importanza, proprio dopo aver dedicato all’incirca due ore del discorso alla nostra comune tendenza a non arrogarci meriti che riteniamo altrui mi sembra assurdo venire meno a tale tendenza proprio in questa occasione.
Bene, posso ora iniziare precisando che l’idea è sua, e non mia, che ne rifiuto la paternità pur invidiandogliela e che, d’ora innanzi, non farò più riferimento a lui.

Internet, e tutte le cosiddette “nuove tecnologie” in genere, hanno creato un lessico nuovo, o hanno adattato il significato (o il senso? non sono una linguista, non me ne si voglia per questo) di termini preesistenti. Basta notare quante volte ho usato, nelle righe precedenti, parole che il correttore automatico di word si ostina a sottolineare con ondine rosse – ma perché ho smesso di usare latex? Ok, stasera continuo ad andare fuori tema – O.T., tanto per non andarci troppo 🙂

Provo a continuare senza perdere troppo il filo. La parola che mi interessa ora è scaricare. Scaricare cassette di frutta ai mercati generali come espressione di un lavoro di fatica, o anche gli scaricatori di porto il cui linguaggio è, almeno secondo il mio lessico famigliare, tanto simile a quello di cui faccio uso in situazioni critiche. Il verbo scaricare, come primissima risposta dell’immaginazione, mi porta a pensare a un lavoro di fatica; mi rivedo qualche anno fa quando, in previsione del trasloco dei miei genitori, me ne andavo in giro per la città con un’auto piena zeppa di libri da trasportare dalla casa vecchia alla cantina della casa nuova. Scaricare sacchetti pieni di libri da una casa all’altra mi ha portato, per la prima e spero per l’unica volta, a rimpiangere di avere un padre e una madre che soffrono di dipendenza emotivo-lavorativa dalla parola scritta.

Scaricare, però, è anche scaricare qualcuno. Scaricare qualcuno, brevemente ed efficacemente, indica la fine di una storia. E dal momento che proprio poche ore fa ero portata a scrivere un post su ciò che succede prima dell’inizio, non posso adesso esimermi dal considerare che prima di un inizio, necessariamente, ci sia stata una fine. Una fine per un nuovo inizio – che originalità di pensiero!

In questo periodo, però, in cui passo la totalità delle mie giornate davanti a un computer, scaricare per me vuol dire soltanto una cosa: effettuare un download. Ma dal momento che i miei genitori parola-scritta-dipendenti, desiderosi di investire su una figlia apparentemente portata per le lingue straniere, hanno speso gran parte dei soldi derivanti dalla lettura di quei libri (tutto torna, in fondo!) per mandarmi all’estero, mi viene naturale pensare al fatto che download, in fondo in fondo, è un termine composto: down+load. Sempre precisando che non sono una linguista, down vuol dire down: vuol dire giù, vuol dire che dall’alto si va verso il basso. Chissà perché.

Chiudiamo il cerchio: da disclaimer a download. Il filo dei pensieri è strano. Una delle prime cose che abbiamo fatto dopo aver iniziato a scrivere questo blog, sempre seguendo il consiglio di chi aveva più esperienza di noi, è stata inserirlo su Technorati: il claim del blog.

E’ tremendo. Non so più se voglio scrivere un disclaimer in un blog di cui ho fatto il claim. E soprattutto, non so più se voglio consentire che le persone possano effettuare un download delle mie parole pensando di stare in realtà scaricando i miei pensieri.

Beh, magari sì – altrimenti adesso non starei facendo questo copia-incolla 🙂

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7 Responses to “Su blog, disclaimer, download e altre cose”


  1. 1 .mau. 11 luglio 2007 alle 3:33 pm

    (a) da quando in qua un post si scrive con word (o LaTeX, se è per questo)?
    (b) perché uno dovrebbe essere obbligato a mettere qualcuno in un blogroll (che poi non rotola, non si sbobina, non ondeggia)? Educazione vorrebbe che se uno commenta quanto scritto da un altro gli dia la giusta visibilità con un collegamento all’interno del post
    (c) una volta avevo anche trovato una traduzione per “disclaimer”, che poi deriva da “claim” quindi tutto torna. “Claim” è la rivendicazione (“è miiiiiio!”), disclaim sono le “avvertenze prima dell’uso”.
    (d) boh.

  2. 2 odiamore 11 luglio 2007 alle 6:35 pm

    Per .mau.
    Non faccio tanta differenza – quando mi viene da scrivere scrivo con quel che ho. Se non mi è possibile connettermi al web scrivo su un editor di testo e faccio poi un bel copia-incolla. Probabilmente “non si fa”, ma me ne disinteresso totalmente 🙂
    Poi. Non è questione di essere obbligati – è più un “mi fa piacere farlo, ci ho pensato e me ne sono scordata”. Infine, grazie per la traduzione e le precisazioni linguistiche. Per curiosità, sei anche tu legato in qualche modo al segno della Vergine come Lamponcina e me??? 😉

  3. 3 ilredeire 11 luglio 2007 alle 8:26 pm

    Hey odiamore, sai che più ti leggo più penso che sei “figa”!
    Un caloroso abbraccio “virtuale”, “ma anche non”!

  4. 5 .mau. 12 luglio 2007 alle 12:37 pm

    il punto è appunto che per me lo “scrivere con quello che ho” non supera editpad se sono su un pc, oppure il palmare con un banalissimo editor di testo quando sono col mio palmare. Tanto non devo formattare nulla (ok, io sono masochista e scrivo anche HTML con un editor di testo, ma non sottilizziamo)
    Però non sono Vergine né di segno né di ascendente 😛

  5. 6 isadora 21 luglio 2007 alle 10:29 pm

    Ecco, invece io sono del segno della Vergine (ascendente Capricorno, una combinazione da incubo), uso word per scrivere i post, UltraEdit per l’HTML e rimpiango amaramente di aver abbandonato LaTeX, non scrivo disclaimer, perché non hanno valore legale e poi tanto WordPress è negli Stati Uniti ed io in Germania e, siccome i miei link li importo da bloglines, linko *davvero* solo chi leggo regolarmente e non partecipo a scambi né scendo a compromessi. Comunque sia volevo dire che questo post mi è piaciuto molto.

  6. 7 odiamore 23 luglio 2007 alle 8:35 pm

    Per isadora
    Ecco, tra Vergini ci si capisce – io lo sono di ascendente, ma pare che da una certa età in poi conti più quello del segno vero e proprio 🙂
    La tua intransigenza mi piace un sacco – anzi, “intransigenza” non è il termine che vorrei usare ma fa tanto caldo e sono tanto stanca… Cercherò di farla mia! Probabilmente, a ben pensare, l’ascendente non ha ancora preso il sopravvento 😉


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