Il fico strangolatore

Il fico strangolatore è una pianta terribile. Già il nome, di per sé, non promette niente di buono. Mi ricordo chiaramente la prima volta che ho letto della sua esistenza: avevo circa otto anni e ne sono stata completamente affascinata.

Il fico strangolatore sorge come una pianta aerea e, mentre cresce, si avvolge al tronco di un albero, si prolunga fino a penetrare nel terreno e prendere lentamente il posto dell’albero ospite. L’esito è normalmente quello della morte dell’albero ospite, che sopraggiunge per soffocamento e oscuramento della chioma. A prima vista, le foglie del fico strangolatore mascherano il delitto e anche le radici aeree sono così saldate e aderenti da sembrare il vero tronco anziché le appendici del parassita.

Nei rapporti interpersonali (e, prima ancora, in quelli intrapersonali), il ruolo del fico strangolatore è impersonato, con la perizia di un Lawrence Olivier emotivo, dal senso di colpa.

Io sono una grande esperta di sensi di colpa – per questo mi arrogo il diritto di scriverne pubblicamente. Sono talmente oberata dai sensi di colpa, a volte, che mi capita di urtare un oggetto come un tavolo o addirittura un cestino dell’immondizia (è successo stamattina) e chiedere scusa. Come se avessi sbattuto contro un anziano. Come se mi fossi scontrata con un bambino.

E ci tengo a sottolineare che non sono un’animista, o comunque si dica quando credi che anche gli oggetti “abbiano un’anima – a volte mi chiedo se alcune persone ne siano dotate! e resto dell’idea che, molto semplicemente, la risposta sia no.

Figurarsi nei confronti degli esseri umani ai quali tengo, dunque. Il senso di colpa, mutatis mutandis, è proprio come il fico strangolatore – basta sostituire alla definizione qualche parola qua e là:

Il senso di colpa sorge come una pianta aerea e, mentre cresce, si avvolge al tronco di un rapporto, si prolunga fino a penetrare nell’intimo delle persone coinvolte e prendere lentamente il posto del rapporto stesso. L’esito è normalmente quello della morte del rapporto, che sopraggiunge per soffocamento e oscuramento di tutto quello che c’era di bello. A prima vista, il retaggio morale che il senso di colpa si porta dietro a mo’ di giustificazione maschera il delitto e anche le radici aeree sono così saldate e aderenti da sembrare il vero tronco anziché le appendici del parassita.

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1 Response to “Il fico strangolatore”


  1. 1 ilredeire 5 luglio 2007 alle 10:25 pm

    Questo fico strangolatore è un emerito parassita; sarà colpa dell’umidità, un malsano abbraccio che infradicia ciò che all’apparenza sembra immacolato.
    Un desiderio che arde i sensi, come una fiamma pura, sprigiona calore dissipando le tenebre ed il cuore impazzito pulsa sangue che vince la paura di amare e della morte del rapporto; poichè la morte è data dalla stasi, dalla consuetudine, dalle lancette dell’orologio che incessantemente scandiscano il passare del nulla.


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