Purittaneggiando…

Ebbene sì, ci sono cascata.

Ieri, durante una trasferta di lavoro massacrante, ho totalizzato quindici ore di viaggio tra andata e ritorno. A metà giornata, mi sono ritrovata in una città a me nota come turista appiedata ma non come automobilista – soprattutto non come automobilista alla guida di una station wagon francese affittata per l’occasione dal mio Capo e da lui guidata fino al momento in cui si è accorto che era in ritardo per il suo prossimo appuntamento.

Bene: mi sono dapprima trovata ferma a un incrocio con un’auto che non ero in grado di accendere. Non c’era la chiave, almeno non nel solito posto – quella parte che collega il volante alla plancia (?) in cui ci sono i comandi per il tergicristallo, almeno sull’auto di mia madre. Ovviamente, quando poche ore prima avevamo affittato l’auto e l’omino dell’autonoleggio aveva spiegato al Capo tutte le cose da sapere, io ero fuori a fumare. Sono sempre “fuori a fumare” nei momenti in cui invece dovrei stare “dentro ad ascoltare”. Ma tant’è.

Ero dunque in mezzo all’incrocio, con un’auto che non sapevo come far partire. In momenti come questo, contrariamente a cosa potrebbe pensare chi mi conosce, non soltanto non perdo la calma, ma divento più fredda di un serial killer.

Del tutto incurante – anche se un po’ dispiaciuta – dell’aumento dell’inquinamento acustico collegato alla mia condizione [NdR clacson impazziti e variegati insulti indirizzati alla mia persona], ho esaminato la situazione e mi sono resa conto di una realtà: nel luogo solitamente deputato all’accendisigari, o tutt’al più all’alter ego dell’accendisigari – che oggi è meglio noto come “attacco per il caricabatterie del cellulare”, ho visto un pulsante con su scritto start/stop. Come in una macchinetta per fare il caffé. Come nel distributore di acqua che, per una quindicina di giorni, ha fatto sentire i miei colleghi e me facenti parte di una sitcom americana. E, analogamente a quanto succede per i liquidi alimentari, anche i liquidi che alimentavano la station wagon sono stati attivati, togliendomi dall’impasse.

Fin qui, sono stata bravissima: non ho fatto una piega, non ho chiesto aiuto ai vigili dall’altra parte dell’incrocio, ho sorriso a chi mi affiancava per rivolgermi epiteti che mi facevano ringraziare di provenire da un’altra regione.

Sono dunque partita in direzione dell’autonoleggio – non prima di essermi accuratamente studiata la cartina. Ora, so che alcuni anni fa era uscito un libro dal titolo piuttosto eloquente: Perché le donne non sanno leggere le cartine e gli uomini non si fermano mai a chiedere informazioni? – o qualcosa del genere. Io di solito le cartine le so leggere molto bene: ho fatto gli scout nella prima infanzia, ho un senso dell’orientamento superiore alla media e nonostante la timidezza innata non ho problemi a fermarmi a chiedere se non ho una cartina o se non ho voglia di guardarla.

Il problema è che, quando sei alla guida di un’auto gigantesca in una città che non conosci, nonostante tu abbia una cartina, se su quest’ultima non sono segnalati i sensi unici orientarsi diventa un po’ difficile. E, sempre date le dimensioni dell’auto, fermarsi a chiedere informazioni non è semplicissimo, soprattutto se tutte le strade sono dissestate da lavori in corso che, tra l’altro, impediscono il transito di passanti da interpellare.

E’ così che mi sono ritrovata, dopo quindici minuti trascorsi a girare in tondo, a guidare contromano in un parcheggio. Ed è così che mi sono ritrovata a scendere dall’auto, sfoderando un sorriso smagliante nonostante il caldo, la rabbia, la stanchezza e il profondo senso di impotenza, ad abbordare – letteralmente! – il parcheggiatore, chiedendogli di ridisegnarmi la cartina con i sensi unici e le indicazioni dei lavori in corso.

Arrivata nello spazio dell’autonoleggio, ho mollato l’auto in mezzo all’autorimessa dicendo che non riuscivo a manovrarla e mi sono pure fatta chiamare un taxi per andare in stazione, dove miracolosamente, grazie ad audaci manovre di un tassista spericolato, ho preso il treno al volo.

Ora: il parcheggiatore, il personale dell’autonoleggio e il tassista erano uomini. E io, anche se sfatta dalla fatica, con i capelli appiccicosi dal caldo e i leggins sotto la gonna, sono pur sempre una persona di sesso femminile.

E’ la purittanità. Una volta entrata in te, non te la togli di dosso facilmente.

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7 Responses to “Purittaneggiando…”


  1. 1 .mau. 27 giugno 2007 alle 8:10 am

    Ovviamente, quando poche ore prima avevamo affittato l’auto e l’omino dell’autonoleggio aveva spiegato al Capo tutte le cose da sapere, io ero fuori a fumare

    Io lo dico sempre. Il fumo fa male.

  2. 2 g 27 giugno 2007 alle 3:10 pm

    diciamo pure che nelle strade del “paesino” dove sei stata lunedì le strade sono per i cavalli e non per le persone e che tu, col tuo sorriso disarmante, te la cavi molto bene a gestire le emrgenze.
    [promossa! as usual!]

  3. 3 Ilredeire 28 giugno 2007 alle 1:04 am

    La purittanità è una gran dote! Fossi stato il parcheggiatore avrei disegnato un tragitto per farti arrivare innanzi al mio pianobar preferito. Al posto del capo dell’autonoleggio piuttosto che chiamare un taxi ti avrei offerto un cocktail per farti riprendere dal caldo e con guida sportiva ti avrei poi riaccompagnato in stazione.
    Ti è rimasta ancora un pò di purittanità addosso?!

  4. 4 odiamore 28 giugno 2007 alle 2:49 pm

    Per .mau. – come darti torto? me lo dice sempre anche il Capo 🙂 ed era proprio per non farmi vedere da lui che mi ero rintanata fuori fingendo di fare una telefonata di importanza vitale – tanto per giustificare l’abbandono del locale con l’aria condizionata in cambio di una strada stretta, umida e con 45° all’ombra…

    Per Ilredeire – “pò” si scrive con l’apostrofo, e non con l’accento 😉
    Ciò stabilito, peccato non ci fossi tu al posto del parcheggiatore / omino dell’autonoleggio o addirittura al posto del taxista (anche se non lo citi esplicitamente – si può sapere perché?) – reazioni di quel genere mi avrebbero se non altro convinto in modo definitivo dell’utilità della purittanità (purittanutilità? che ne pensi del neologismo?). Così, invece, mi è soltanto rimasto un po’ di amaro in bocca 🙂

  5. 5 .mau. 28 giugno 2007 alle 5:00 pm

    Beh, io sono assolutamente convinto della purutilittanità… verso di me funziona praticamente sempre!

  6. 6 laprofumiera 29 giugno 2007 alle 9:05 am

    cmnq… come ti capisco… anch’io quando c’è qlcs di importante da vedere/sentire… sono sempre fuori a fumare 😉 !!! quoto in pieno anche il problema uso dell’auto non tua, specie di grosse dimensioni. Pensa che mi è successo recentemente di usare l’auto nuova di mia mamma. tutto ok. quando l’ho park e spenta mi sono resa conto che non ero in grado di estrarre la chiave dal cruscotto (ogni dì ne inventano una nuova)… scene nere, ma piuttosto di chiedere…

  7. 7 ilredeire 3 luglio 2007 alle 2:56 am

    Ohibò questi accenti sono terribili, ho sempre odiato i puntini sulle ì! Cosicché quando posso mettere qualche accento quà e là approfitto dell’occasione, gli apostrofi son proprio dei caratteri altruisti, si pongono dopo le consonanti che soffrono di elisione e consolano le vocali che han perso la propria anima gemella.
    Il taxista l’ho troncato, in tal modo ho eluso la concorrenza, meglio non demandare ad altri ciò che non è strettamente necessario.
    Casomai ti fossi seduta sul mio taxi, avrei cercato di concordare un pagamento in natura.
    Mi piace il neologismo, hai provato con il succo di ananas?


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