Io ti lascerò, anzi: l’ho già fatto

Ieri sera ho raccolto un paio di testimonianze relative ad altrettante storie finite in maniera divertente da raccontare – almeno secondo i soggetti; non mi assumo dunque la responsabilità della portata comica di ciò che sto per scrivere.

Prima di iniziare, vorrei ricordare che Tom Cruise, prima di ritrovarsi a baciare Elisabeth Sue sotto una cascata, si sentiva dire (in mezzo a un parcheggio, se non ricordo male) che “tutte le storie finiscono male, altrimenti non finirebbero”.

Beh, sembra in effetti una constatazione difficile da smentire… o no?

Testimonianza 1

Io non sono mai stata lasciata, ho sempre lasciato io. In effetti, però, quando è finita la mia storia con Tizio, dopo cinque anni, è stato proprio strano. Gli avevo dato appuntamento davanti al Duomo e, quando è arrivato, io ho cominciato subito a parlare, dicendo tutto quello che secondo me non andava bene nel nostro rapporto eccetera eccetera. Ho parlato per… non so, dieci minuti, forse anche di meno, senza che lui mi interrompesse. Alla fine del discorso, l’ho guardato con aria interrogativa: “Cosa ne pensi?” e lui, laconico, ha fatto tre cose, nel seguente ordine. Ha detto “Beh, non posso che darti ragione”, si è alzato e se ne è andato.

Sono rimasta a fissare il maledetto rosone di quel maledetto Duomo fino alle quattro del mattino.

Testimonianza 2

Stavo con questo ragazzo da qualche anno, ma lui da parecchi mesi lavorava in un’altra città e… come dire? ci stavamo facendo i fatti nostri da diverse settimane. [NdR Intermezzo – Le chiedo “come fai a saperlo? cioè, che lui si facesse i fatti suoi”; risposta, data dopo averci girato un po’ intorno “sai, una volta dovevo leggergli un’email, e mi sono tenuta la sua password…”. Mia reazione: l’ennesimo sorso di Negroni – ma questa è un’altra storia, e andrà raccontata un’altra volta]

Io allora, dal momento che facevamo entrambi finta di niente, ho preso in mano la situazione e gli ho telefonato per dirgli che la storia era finita e non dovevamo fare altro che prenderne atto. Sulle prime ha reagito bene, ci siamo trovati d’accordo e sembrava potessimo addirittura continuare a sentirci, di tanto in tanto. Finché non è successa una cosa che mi ha fatto capire che l’apparenza a volte è proprio ingannevole.

Un pomeriggio stavo percorrendo a piedi una rotonda, quando sento urlare da una macchina che si avvicina: “Ho perso tre anni della mia vita con te! Tre anni, tre anni della mia vita mi hai fatto perdere, come hai potuto lasciarmi così!?!” Era lui. Ha cercato ripetutamente di investirmi. Forse però è anche colpa mia, perché ero distratta da un pensiero che mi martellava ossessivamente: “ma come, tre anni? se siamo stati insieme per quattro!”

Testimonianza 3

Devo dire che in tutte le mie storie sono sempre arrivato al punto in cui tutti e due ci guardavamo negli occhi e ci dicevamo “è finita”.

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Di tutte, la terza è quella che mi agghiaccia di più. Non so perché, anche se un’idea ce l’avrei, ma mi fa gelare il sangue.

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5 Responses to “Io ti lascerò, anzi: l’ho già fatto”


  1. 1 la prima che hai scritto 18 giugno 2007 alle 10:05 am

    Qui scrive gente di parola:detto,fatto, raccontato il racconatbile.Senza tralasciare il rosone di un Duomo incantevole,ma che a suo tempo,su di me,ha avuto effetto psichedelico.

    Aggiungo solo: prendere atto, tirare delle conclusioni e poi aspettarsi una scenata, lacrime e isteria.Quando non arriva solo un’agghiacciante “giro di tacchi”in silenzio ti senti svuotata, offesa e pure una cretina. Dicono che ci sia della classe nel non aggiungere pesantezza a certi momenti.Io mi sono rasserenata solo quando ho tradotto tutto in una mancanza assoluta di passione e che un uomo senza passione non potevo amarlo.
    orgoglio lucano

  2. 2 lamponcina 18 giugno 2007 alle 3:33 pm

    La “lasciata” più divertente che ho subito, e che continuo a raccontare ogni volta che mi si presenta l’occasione.

    – al telefono.
    Io: ehi ciao amore come va?
    lui: bene. Tu? Ascolta devo andare a prendere le uova perchè mia madre vuole fare una torta, ti chiamo dopo…
    TU TTU TTU TTU TTU .
    Sto ancora aspettando la chiamata.

    Mi sono chiesta col passare del tempo se
    1) non c’erano negozi che vendessero uova nelle vicinanze (e con vicinanze intendo universo mondo, visto che sono passati quei 15 anni)
    2) ma io sono una traditrice visto che non ci siamo mai lasciati ufficialmente e nel frattempo ho vissuto “la prima volta”, storie di passione e grandi storie d’amore?

    Parliamo invece di quando ho lasciato io. Ho lasciato in italiano, francese e inglese. Ed è sempre un casino perchè già in italiano non trovi le parole figuriamoci in un’altra lingua.

    Perché non trovo modi divertenti in cui ho lasciato qualcuno??
    Si riesce ad essere autoironici quando sei tu il carnefice e non la vittima?

  3. 3 anitra wc 18 giugno 2007 alle 4:37 pm

    Testimonianza di lasciaggio semi-divertente:
    “Senti ti devo parlare non so più chi sono non capisco bene il fondo delle cose, insomma devo trovare me stesso”
    “Cerca bene”.
    Mai più sentito.

  4. 4 anitra wc 18 giugno 2007 alle 4:42 pm

    Altra testimonianza: avevamo 18 anni, mi lasciò perché non capivo Niestzche.

  5. 5 Suzukimaruti 18 giugno 2007 alle 7:18 pm

    Forse è un po’ off-topic, ma mi inquieta ancora adesso pensare che una tipa (che detestavo, ma l’avevo conosciuta su un treno in pieno agosto e non c’era molta alternativa in città) non solo si presentava ai miei amici dicendo (mentre io non ascoltavo) che era la mia fidanzata, ma dopo un paio di mesi che non rispondevo alle sue telefonate (forte del fatto che non puoi lasciare qualcuno che non hai mai “preso” e con cui non hai mai avuto atteggiamenti equivoci: mi limitavo ad uscirci) ha pensato bene di mandarmi una lettera in cui, tra mille orsacchiotti e cuoricini, mi ringraziava per i tanti “momenti di alta intensità erotica” (letterale) che le avevo garantito. Momenti in cui evidentemente non c’ero, visto che in sua presenza non mi ero sfilato nemmeno mai gli occhiali, figuriamoci il resto.
    Forse aveva sbagliato indirizzo. Boh.


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