Come usare (male) le nuove tecnologie

Ho una storia tra l’agghiacciante e il divertente sulle registrazioni telefoniche: la storia di Antonio.

Antonio è, da quanto ho capito, il tipico “sfigato”. L’ho conosciuto qualche sera fa attraverso le parole di Pizzettopazzo, un conoscente di Candi di lei innamorato senza speranza alcuna che ha come atout una gran verve e una logorroica simpatia.

Pare che Antonio, pur non brillando per avvenenza, abbia avuto un’unica fidanzata per parecchi anni. Quando codesta fidanzata ha deciso di interrompere la storia, Antonio si è dunque ritrovato, ultra-trentenne, alle prese con uno sconosciuto universo femminile nei riguardi del quale non aveva quasi esperienza alcuna. Confrontatosi con il coetaneo Pizzettopazzo, non certo un rubacuori ma sicuramente inserito in un contesto di rapporti sentimentali iniziati e finiti più volte, si è con lui messo in competizione e si è buttato nella mischia. Risultato: una storia con una ragazza cinese dal nome impronunciabile e incomprensibile, che è durata poche settimane ed è finita con suo sommo scontento.

Una sera, uscito a bere – ad annegare i dispiaceri nell’alcol, o almeno con la speranza di riuscirci – con Pizzettopazzo, gli propose poi un giro in auto per le strade della città. Fermatosi in un viale, iniziò a parlare della Ragazza Cinese e di come stesse bene con lei, di come fosse fantastico il sesso con lei, di come l’eccitasse il fatto che i suoi parenti fossero contrari alla loro storia e di come, proprio in quello stesso istante, stesse meditando di andarle a citofonare pur di rivederla. “Ma come citofonare? – esclamò perplesso Pizzettopazzo – Non mi dirai che siamo finiti proprio sotto casa sua?”.

Beh, ovviamente erano proprio sotto casa sua. Antonio, non pago, cominciò a minacciare verbalmente la Ragazza Cinese proprio come se lei fosse in auto insieme a loro due e insieme a tutti i suoi parenti così scontenti della loro liason. “Ecco, vedi, perché lei faceva tanto la santa, ma io ho le prove! ho le prove che lei mi ha fatto un pompino [sic!]” Pizzettopazzo, sempre più perplesso, cercò di indagare sulla natura di tali prove. “Ma in che senso hai le prove, non le avrai mica fatto una foto?” No, molto più contorto, Antonio aveva messo in atto una vera e propria strategia: “Dopo che mi ha lasciato, l’ho chiamata. Ma come, le ho detto, mi lasci che fino a ieri mi facevi un pompino? Perché è vero che mi hai fatto un pompino proprio ieri, ammettilo! E intanto che lei lo ammetteva… io ho registrato la conversazione! e lo sai che adesso, io ‘sta conversazione gliela passo a tutti i suoi parenti, eh, sai come la ricatto con ‘sta registrazione…”

Ora: certo, con le moderne tecnologie si possono fare molte cose. Si possono fare video con i cellulari fingendo di stare telefonando alla nonna, si possono fare fotografie con lettori di musica e riversare poi tutto su internet. La mia macchina digitale, addirittura, consente di ascoltare musica – io ho scoperto da poco che ho più spazio lì che sull’Ipod. Perché, allora, Antonio, invece di filmare questo momento topico, invece di fotografarlo, invece di registrarne l’audio nel momento più significativo… ha registrato invece una conversazione telefonica in cui la Ragazza Cinese si limita a rispondere “Sì”?

Non lo so. E’ chiaro che, come avevo anticipato, Antonio è un po’ uno sfigato. Pizzettopazzo ha ammesso senza troppe remore di considerarlo la sua pietra di paragone privilegiata per sentirsi… neanche per sentirsi un gran figo, o un rubacuori, o particolarmente intelligente, colto o muscoloso, ma semplicemente una persona normale.

Mi viene però un dubbio: che tutti noi siamo, o siamo stati, l’Antonio di qualcuno?

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