Da molto lontano

Incominciare è sempre facile e difficile allo stesso tempo. Un lavoro, un rapporto d’amicizia, una relazione sentimentale, una storia d’amore, un blog – conta poco cosa si stia incominciando: da un lato, la novità esalta e in un certo senso incoraggia; dall’altro, il terrore di ciò che non si riesce a intravedere oltre i prossimi cinque secondi può essere paralizzante.

Questa sera ho ricevuto una telefonata da molto lontano, sia nello spazio sia nel tempo. L’evento Api, il luogo in cui è ora e il tempo in cui ha fatto parte della mia vita, è molto lontano dall’evento Io-HicEtNunc. Api, mio compagno di università, mio migliore amico, mio qualcosa-di-più per lui e mio ex peggior nemico dopo la sua dichiarazione e il mio negarmi, è una persona a me estremamente cara di cui non avevo notizie da anni.

Lo sapevo in un’altra nazione, fidanzato da tre anni con la persona che amava e che ieri lo ha lasciato – potere delle nuove tecnologie – in una chat. Coincidenza forse del tutto irrilevante il fatto che io, dal momento che la tecnologia del bancomat mi aveva lasciato completamente senza soldi, e dunque senza nulla da mangiare nel frigo e senza un euro di carica nel cellulare, questa sera avessi deciso di venire nella casa dei miei genitori, corredata di internet, di skype, e di un computer con un wallpaper con su disegnato un personaggio dei fumetti cui Api ha sempre sostenuto assomigliassi insistendo sino a convincermene.

Non so perché mi abbia cercata. Forse perché, nonostante tutto, come gli ho detto più volte, “ne abbiamo passate tante” e io potevo essere il soddisfacimento del desiderio, connaturato alla fine così improvvisa di una storia, di ritrovare qualcosa di preesistente alla storia stessa, nonostante si trattasse di qualcosa che è stato fonte di sofferenza. Oppure, forse, come lui mi ha lasciato intendere, potrebbe trattarsi di un masochistico desiderio di perpetuare la sofferenza andando indietro nel tempo e ripercorrendo cosiddetti fallimenti e buchi nell’acqua.

Non ho risposte definitive, ovviamente; né per lui, né per me. E’ però innegabilmente strano, dal mio punto di vista, il fatto che una persona che mi ha sempre infuso grande forza, coraggio e fiducia in me stessa si sia fatta viva dal passato proprio in questo particolare periodo in cui la mia vita è aggrovigliata intorno a persone le cui iniziali dei nomi sembrano ripercorrere il medesimo alfabeto di sempre.

La fine di una storia è sempre connotata da elementi luttuosi. E come un lutto in senso tradizionale, è da superare ora dopo ora; e se non è possibile tollerare la prospettiva di sessanta minuti, mezzora dopo mezzora, o addirittura minuto dopo minuto. Ammesso che sia corretto parlare di “superamento” – non ne sono così sicura. E’ piuttosto possibile che sia l’attesa paziente dello scorrere del tempo la giusta prospettiva con la quale rapportarsi alla fine dei rapporti avvenuta per volontà dell’altro (o di noi stessi – non cambia poi gran cosa se il soggetto e l’oggetto della decisione si scambiano i ruoli, per quanto assurdo sembri all’uno e all’altro nel momento in cui il ruolo è in un certo senso stato loro imposto dalle contingenze).

Ed è sempre da molto lontano, nello spazio e nel tempo, che vorrei rispondere ad Api: sì, è possibile che si inizino rapporti pur sapendo fin dal principio che si tratta di rapporti dotati di data di scadenza, ma quella, dopotutto, ce l’ha anche la Nutella…

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