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	<title>OdiAmore</title>
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	<description>Difficile convivere con l'ambivalenza</description>
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		<title>OdiAmore</title>
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		<title>Un po&#8217; ne scrivo. Un po&#8217; no. Per scaramanzia</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 13:18:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutto quello che vorrei, ora, è una persona che ha preso atto dello status quo: io mi porto dietro trent&#8217;anni (trentuno, per essere precisi) di vita, con tutte le poche o tante esperienze del caso in ambito sentimentale, relazionale, lavorativo, intellettuale, fisico e quant&#8217;altro. Mi porto dietro trent&#8217;anni di vita, e cerco di non trincerarmi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=odiamore.wordpress.com&blog=1182306&post=351&subd=odiamore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Tutto quello che vorrei, ora, è una persona che ha preso atto dello <em>status quo</em>: io mi porto dietro trent&#8217;anni (trentuno, per essere precisi) di vita, con tutte le poche o tante esperienze del caso in ambito sentimentale, relazionale, lavorativo, intellettuale, fisico e quant&#8217;altro. Mi porto dietro trent&#8217;anni di vita, e cerco di non trincerarmi più dietro la paura di stare ancora più male di quanto non sia stata fintanto che da quella stessa paura ero soffocata.</p>
<p>Intorno a me vedo persone che stanno iniziando un percorso insieme, decidendo di sposarsi, convivere, provare ad avere un figlio. E vedo, allo stesso tempo, persone che perseverano nel proprio isolamento &#8211; come ho fatto io fino a una manciata di settimane fa. Non so cosa mi sia successo, esattamente. Penso si tratti più che altro di una presa di coscienza di un processo di crescita che era iniziato da molto tempo e che tutt&#8217;a un tratto è venuto alla luce.</p>
<p>Capita spesso: come quando ai tempi dell&#8217;università rimuginavo sempre sulle stesse dieci pagine senza riuscire a capire un tubo e poi, quasi all&#8217;improvviso, mi rendevo conto di aver compreso tutto. Be&#8217;, <strong>tutto</strong> forse è una parola un po&#8217; <em>grossa</em>, ma insomma: era per dare l&#8217;idea <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/face-smile.png' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Tutto quello che vorrei, ora, è una persona che mi stia vicino in un modo il più possibile<em> in sintonia</em> con il modo in cui ho voglia e ho bisogno che qualcuno mi stia vicino: non troppo, perché non corra il rischio di sentire che c&#8217;è troppo spazio per lui e troppo poco per me. Ma neppure troppo poco, ovviamente: perché non corra il rischio, <em>lui</em>, di uscire dal mio campo gravitazionale.</p>
<p>Chiedo poco <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/face-smile.png' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Per scaramanzia, ho aspettato quasi due mesi prima di scriverne. Sempre per scaramanzia, tanto per dare l&#8217;idea di quanto posso essere scaramantica, ancora non sono riuscita a togliere il cognome dalla rubrica del cellulare: perché quando ho salvato il suo numero, due mesi fa, l&#8217;ho fatto soltanto nell&#8217;ipotesi in cui dovessi disdire l&#8217;appuntamento che mi aveva chiesto. Non mi aspettavo che quel numero, e quella coppia nome-cognome, avrebbero iniziato, <em>slowly but surely</em>, a fare parte della mia quotidianità.</p>
<p>E&#8217; per questo che <em>ne</em> scrivo e non <em>ne</em> scrivo allo stesso tempo: per scaramanzia.</p>
<p>Dopo un tempo lungo e sofferto e goduto in cui ho preso l&#8217;abitudine della mia solitudine, mi trovo adesso quasi mio malgrado a&#8230; A fare cosa? Qual è la differenza, tra essere soli ed essere parte di una coppia? <strong>Una coppia</strong>&#8230; mah, chissà se posso definirla tale. Per scaramanzia, forse farei meglio a evitare.</p>
<p>E comunque. Mi trovo a decidere le cose insieme a qualcun altro, ad avere i fine settimana in qualche modo scanditi da problemi logistici tipo &#8220;a cena fuori, da me, da te?&#8221; oppure &#8220;usciamo con i miei amici o con i tuoi?&#8221;. Un <em>io</em> e un <em>tu</em> che non è un <em>noi</em> &#8211; né avrebbe senso lo fosse, dopo così poco tempo. E scriverei &#8220;non è <strong>ancora</strong> un <em>noi</em>&#8220;, se non fosse che chissà, magari poi porta sfortuna <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/face-smile.png' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Che non è neanche così <em>poco</em>, tuttavia: perché basta un istante ad avere qualcosa di condiviso, una manciata di ricordi; fosse anche un pranzo al bar, un gelato sulla stessa panchina, una canzone alla radio ascoltata in auto mentre si va insieme da qualche parte. <em>Insieme</em>.</p>
<p>E poi ci sono le cose più <strong>profonde</strong> &#8211; i ricordi che non potranno mai essere condivisi perché legati al passato ma che, nonostante questo, vogliono essere comunicati all&#8217;altro per chissà quale strana, recondita ragione. Le lacrime versate per un presente che non è dato, le foto scattate durante la prima vacanza senza i genitori, la prima bicicletta, il primo bacio, il primo sesso, il primo questo e il primo quello. Come se fosse la prima volta che facciamo qualcosa a segnarci per sempre, e fosse necessario questo, e quasi soltanto questo, da comunicare all&#8217;altro per farci conoscere nella nostra più intima essenza.</p>
<p>E&#8217; tutto strano. Tutto strano ma anche bello, non mi si fraintenda. E&#8217; che è un po&#8217; difficile scriverne, perché sono dannatamente scaramantica e ogni volta che squilla il telefono, e vedo comparire sul display un nome-cognome che ho paura a far diventare un Nome, penso sia per l&#8217;ultima volta.</p>
<p>La solitudine è una bella compagna, ma è anche una gran brutta bestia: ti si attacca alle viscere e ti sussurra dentro l&#8217;orecchio cose che non vorresti sentire perché sono l&#8217;espressione delle tue più paurose inquietudini.</p>
<p>Non chiedo poco, chiedo molto. Lo so. Ma va bene così, non voglio più accontentarmi di sacrificare l&#8217;essenziale per un superfluo che è apparentemente più facile da ottenere.</p>
Posted in amore, cuore, dolore, egobaricentro, gioia, Inizio, mistero  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/odiamore.wordpress.com/351/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/odiamore.wordpress.com/351/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/odiamore.wordpress.com/351/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/odiamore.wordpress.com/351/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/odiamore.wordpress.com/351/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/odiamore.wordpress.com/351/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/odiamore.wordpress.com/351/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/odiamore.wordpress.com/351/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/odiamore.wordpress.com/351/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/odiamore.wordpress.com/351/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=odiamore.wordpress.com&blog=1182306&post=351&subd=odiamore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Ma forse anche no</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2009 14:07:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiamore</dc:creator>
				<category><![CDATA[armatute]]></category>
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		<description><![CDATA[Sto pensando. Sto pensando che forse i motivi per cui, nelle ultime settimane, mi stavo trastullando con l&#8217;idea di concludere questa esperienza, non sono i motivi giusti.
Da un lato, quello che ho scritto nell&#8217;ultimo post è vero: l&#8217;esigenza di cambiamento, di provare a mettermi in gioco in modo diverso, la sento, e la sento forte. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=odiamore.wordpress.com&blog=1182306&post=379&subd=odiamore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Sto pensando. Sto pensando che forse i motivi per cui, nelle ultime settimane, mi stavo trastullando con l&#8217;idea di concludere questa esperienza, non sono i motivi <strong>giusti</strong>.</p>
<p>Da un lato, quello che ho scritto nell&#8217;ultimo post è vero: l&#8217;esigenza di cambiamento, di provare a mettermi in gioco in modo diverso, la sento, e la sento <em>forte</em>. In questi ultimi tempi lo spazio mentale riservato alle tematiche del blog è cresciuto enormemente nella vita quotidiana e, contemporaneamente, è precipitato sotto l&#8217;aspetto del &#8220;<em>ma guarda un po&#8217;, di questa cosa potrei proprio scrivere</em>&#8220;.</p>
<p>Sono cose che capitano.</p>
<p>D&#8217;altro lato, ci sono motivazioni sotterranee che poco hanno a che fare con la mia volontà di scrivere, di raccontare, di condividere parti della mia vita che sono straordinariamente comuni e banali e, proprio per questo, <strong>universali-o-quasi</strong>.</p>
<p>Perché l&#8217;ansia di vivere, la paura di restare da soli e, come controparte, il terrore di avere qualcuno e poi perderlo&#8230; Siamo tutti nella stessa barca, più o meno, no? Con modalità differenti, con contraddizioni e passetti avanti e indietro, ma siamo tutti, prima o poi,<em> infognati uguale</em> &#8211; a dibatterci tra le reti invisibili eppure fin troppo tangibili di un passato che vorremmo e non vorremmo dimenticare, un presente che ci sfugge prima ancora di raggiungere la consapevolezza di averlo vissuto e un futuro che, per un motivo o per l&#8217;altro, temiamo non mantenga le promesse.</p>
<p>Ma torniamo alle motivazioni sotterranee. Principalmente, io <strong>so</strong> che ci sono alcune persone che leggono qui e che mi conoscono: persone che hanno fatto parte della mia vita nel passato e che probabilmente non incontrerò mai più, ma anche persone che potrei rivedere una sera, tra un mese o un anno, le quali&#8230; Con le quali non sono così sicura di voler condividere ciò che scrivo qui.</p>
<p>E&#8217; che l&#8217;anonimato non è facile da mantenere: una volta rotto un anello, la catena si sfalda inesorabilmente.</p>
<p>Mi domando, dunque: qual è mai la differenza tra raccontare <em>i fatti miei</em> &#8211; siano essi pensieri o esperienze &#8211; a dei perfetti sconosciuti di cui non sospetto nemmanco l&#8217;esistenza (perché scelgono, non commentando, di non palesare la propria presenza) e a dei più-o-meno conosciuti che, zigzagando tra le propaggini della mia volontà cosciente, sono venuti a conoscenza di questa possibilità di <strong>far finta</strong> di entrare in contatto con me?</p>
<p>Sono coinvolti pudore e ritrosia e imbarazzo e fastidio, nel secondo caso. Almeno credo. Fors&#8217;anche un velo di presunzione, se scelgo di essere sincera: dal momento che <em>presumo</em> che codeste persone &#8211; lontane da me, ma non quanto vorrei &#8211; stiano perpetuando l&#8217;intento di fare parte della mia vita con una sorta di atto di forza.</p>
<p>E poi, seguendo il filo aggrovigliato di tutte queste elucubrazioni, mi sono chiesta: me ne frega davvero poi così tanto? Ma forse anche no.</p>
Posted in armatute, egobaricentro, fico strangolatore, realcinismo  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/odiamore.wordpress.com/379/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/odiamore.wordpress.com/379/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/odiamore.wordpress.com/379/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/odiamore.wordpress.com/379/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/odiamore.wordpress.com/379/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/odiamore.wordpress.com/379/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/odiamore.wordpress.com/379/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/odiamore.wordpress.com/379/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/odiamore.wordpress.com/379/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/odiamore.wordpress.com/379/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=odiamore.wordpress.com&blog=1182306&post=379&subd=odiamore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Una stanza tutta per me</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 21:58:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiamore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generico]]></category>

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		<description><![CDATA[Per due anni (giorno più, giorno meno), questo è stato uno dei miei spazi più intimi pur essendo al contempo il mio spazio più pubblico.
Qui ho letto soprannomi che mi hanno fatto conoscere persone: alcune con altri mezzi di comunicazione, altre vis à vis. E in tutti i casi, è stato molto bello poter passare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=odiamore.wordpress.com&blog=1182306&post=370&subd=odiamore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Per due anni (giorno più, giorno meno), questo è stato uno dei miei spazi più intimi pur essendo al contempo il mio spazio più pubblico.</p>
<p>Qui ho letto soprannomi che mi hanno fatto conoscere persone: alcune con altri mezzi di comunicazione, altre vis à vis. E in tutti i casi, è stato molto bello poter passare dall&#8217;uno a molti (io-scrivo, voi-leggete) all&#8217;uno a uno. Perché:</p>
<p>(io-parlo + tu-ascolti) + (tu-parli +  io-ascolto) = noi-parliamo.</p>
<p>Qui ho avuto modo di riflettere su alcune cose che capitavano intorno a me. Ma non a me, mai. Ho la tentazione di andare a rileggermi vecchi post; pezzi di vita che ho raccontato &#8211; magari stravolgendoli un po&#8217; &#8211; mesi e mesi fa e di cui non ho più memoria. Non lo farò, tuttavia. Non ora, se non altro.</p>
<p>Perché adesso vorrei soffermarmi ancora per qualche riga su quanto sia stato bello, avere una stanza tutta per me in cui poter scrivere e scrivere, e anche leggere e replicare &#8211; tantissime volte.</p>
<p>E il fatto che io stia usando il passato prossimo, e il fatto che siano trascorse sei settimane dall&#8217;ultimo post&#8230; mi fa capire, mentre sto digitando queste stesse lettere, che è giunto il momento di traslocare non soltanto nella casa nuova (finalmente!), ma anche in un&#8217;altra stanza, più privata forse, e anche più pubblica.</p>
<p>Perché continuo a scrivere, ma vorrei riprendere a farlo per me sola e, allo stesso tempo, vorrei poter iniziare a farlo con il mio nome e non sotto pseudonimo.</p>
<p>Pertanto: se qualcuno che aveva l&#8217;abitudine di leggermi quando ancora mi dedicavo al blog con una certa regolarità è capitato qui nonostante i tanti giorni di tacito abbandono, grazie.</p>
<p>Grazie. E&#8217; così bello scoprire di essere in grado di liberarmi di tante inutili se non spesso dannose sovrastrutture con le parole prima, e con i fatti poi.</p>
<p>E certe cose mica si riescono a fare da soli.</p>
Posted in Generico  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/odiamore.wordpress.com/370/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/odiamore.wordpress.com/370/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/odiamore.wordpress.com/370/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/odiamore.wordpress.com/370/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/odiamore.wordpress.com/370/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/odiamore.wordpress.com/370/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/odiamore.wordpress.com/370/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/odiamore.wordpress.com/370/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/odiamore.wordpress.com/370/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/odiamore.wordpress.com/370/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=odiamore.wordpress.com&blog=1182306&post=370&subd=odiamore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>La regola della yes-girl!</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 23:32:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Credo fosse uscito un film, tratto da un libro &#8211; a sua volta tratto da una storia &#8220;vera&#8221; &#8211; su un uomo che, per un certo periodo di tempo, aveva deciso di dire sempre sì. Qualsiasi cosa gli chiedessero, qualunque proposta gli venisse fatta, lui sempre e comunque rispondeva sì.
Non ho visto il film su [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=odiamore.wordpress.com&blog=1182306&post=372&subd=odiamore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Credo fosse uscito un film, tratto da un libro &#8211; a sua volta tratto da una storia &#8220;vera&#8221; &#8211; su un uomo che, per un certo periodo di tempo, aveva deciso di dire sempre <strong>sì</strong>. Qualsiasi cosa gli chiedessero, qualunque proposta gli venisse fatta, lui sempre e comunque rispondeva sì.</p>
<p>Non ho visto il film su (letto il libro su [vissuto la vita di]) quel tizio. Eppure, da qualche tempo a questa parte, ho <em>naturalmente</em> iniziato a comportarmi allo stesso modo &#8211; almeno per quanto riguarda i rapporti con gli  uomini.</p>
<p><em>Naturalmente</em>: intendo che non è stato deliberato; non si è trattato di una scelta a tavolino né, se proprio devo usare il vocabolo <em>scelta</em>, posso affermare che questa sia stata consapevole.</p>
<p>Eppure. Dopo tutto questo tempo trascorso chiusa in me stessa, impegnata in un&#8217;auto-riflessione che, come da commenti al post precedente, cominciava a essere un <em>brodino riscaldato</em> del tutto sterile, ho iniziato a smettere di essere respingente <strong>sempre e comunque</strong>.</p>
<p>Questo non significa che mi sia lanciata in chissà quale mondo fantastico in cui sono diventata una Odiamore-ricca-di-iniziative. Non esageriamo <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/face-smile.png' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Ho incominciato, tuttavia, a rispondere affermativamente a proposte più o meno impegnative, più o meno esplicite, più o meno implicanti altro.</p>
<p>Un perfetto sconosciuto mi chiede l&#8217;amicizia su facebook? Sì, assolutamente: <em>la accetto</em>. E quando qualche settimana dopo via chat mi attacca un bottone micidiale con contenuti più poveri di un numero di Novella 2000, seguo gentilmente i suoi discorsi &#8211; fino a ritrovarmi, sempre perché ho nuovamente risposto &#8220;<em>sì, certo</em>&#8220;, a parlargli vis à vis davanti a una tazzina di caffè.</p>
<p>Un completo estraneo, con cui durante una festa ho diviso un divano (anche piuttosto largo, a dire il vero) scambiando sì e no cinque minuti di convenevoli, mi invita a pranzo? <em>Sì, grazie, molto volentieri; se sei libero la prossima settimana per me va bene sempre, tranne mercoledì ché ho un impegno di lavoro.</em></p>
<p>Un ragazzo che non vedo da due anni, che per quanto ne so rispetto a quando mi piaceva potrebbe aver acquistato 10 kg (in grasso corporeo) o averne persi altrettanti (in quanto a capelli), mi scrive su skype a orari improbabili chiedendomi se posso collegarmi con la  webcam nonostante la sua sia rotta (!!!)? <em>Sì, certo. Proprio adesso? Sì, va bene, come vuoi tu.</em> Anche se è una cosa francamente imbarazzante &#8211; soprattutto tenendo conto che è l&#8217;una di notte e mi sono connessa soltanto per far trascorrere i 45 minuti necessari per  fare agire la maschera ai capelli; lo faccio, e ci rido sopra quando lui mi giura che anche se con un asciugamano in testa sono ancora meglio di quanto ricordasse.</p>
<p>&#8230;. e a questo punto preferirei non continuare. Non perché si entri in dettagli più intimi &#8211; per carità. I miei <strong>sì </strong>sono autentici, ma le domande che mi vengono poste sono pur sempre schermate dalla permissività delle mie armature: primi tentativi, dunque; contatti a distanza e, qualora ravvicinati, avvengono con persone che in qualche modo mi respingono loro per prime. Come quel tizio che, al secondo appuntamento, ha incominciato a dire, alternativamente, che non era pronto per avere una relazione stabile ma nemmeno voleva una storia di una sera perché proprio &#8220;non sarebbe da lui&#8221;. Ed è riuscito a ripetere entrambi i concetti almeno tre volte nel corso di una cena &#8211; tutte e tre le volte riuscendo a essere sorprendentemente fuori contesto.</p>
<p>Anche se poi, a volte, queste stesse persone tornano a farsi vive  negli spazi dei bit e delle fibre ottiche &#8211; tanto per non correre rischi.</p>
<p>E comunque. Questo modo di comportarmi &#8211; a parte alcuni risvolti tragicomici &#8211; mi piace perché mi mette in gioco sotto diversi punti di vista.</p>
<p>In primo luogo, mi costringe a provare a me stessa di essere ancora in grado di non cadere nella trappola del comportamento da <em>purittana</em>: se dopo avergli detto sì un ragazzo non mi piace, non mi interessa, non mi aggrada, sono costretta a farglielo sapere in qualche modo. E non basta un <strong>no</strong>, in questo caso: ci vuole un modo più garbato, più costruito e più sensibile.</p>
<p>Se, al contrario, un ragazzo mi piace, mi interessa, mi aggrada &#8211; tipicamente, perché non soltanto non ha detto (o scritto) cose sbagliate, ma perché ha detto (o scritto) <strong>almeno una cosa <em>giusta</em></strong> &#8211; sono costretta a prenderne atto. Ne devo prendere atto, contrariamente a <em>prima</em>, quando mi limitavo a scuotere la testa pensando che tanto <em>a lo mejor</em> era fidanzato &#8211; gay &#8211; pazzo da legare. No: in questo caso, se non altro, è chiaro che c&#8217;è una vaga intenzione romantica, a priori; e se un ragazzo mi piace, pertanto, sono <em>legittimata </em>a prenderne atto. E ad agire di conseguenza, ossia: a non agire. O quasi.</p>
<p>Perché, in terzo luogo,<em> la regola della yes-girl!</em> richiede che si debba soltanto dire sì, ma <strong>non sia assolutamente permesso prendere alcun tipo di inziativa</strong>. E questo, mi auguro, dovrebbe permettere un&#8217;ulteriore scrematura: una volta che il mio interlocutore ha preso atto del fatto che  non gli propongo nulla e non sono mai io a cercarlo, tocca a lui decidere il da farsi. E a me resta soltanto la fatica di scegliere, tra tutte, soltanto le cose &#8211; e le persone &#8211; che più mi aggradano.</p>
<p>Ma perché non ci ho pensato prima?</p>
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		<title>Una relazione particolare</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 23:26:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non scrivo. Non scrivo. Nonscrivononscrivononscrivo.
Esattamente, non so bene cosa stia succedendo: è che non mi viene da scrivere, non mi vengono idee, non ho spunti critici.
In parte, forse questo è dovuto al fatto che ho trascorso le ultime settimane tra un viaggio e un trasloco e un carico di lavoro che si preannuncia eccessivo pur [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=odiamore.wordpress.com&blog=1182306&post=366&subd=odiamore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Non scrivo. Non scrivo. Nonscrivononscrivononscrivo.</p>
<p>Esattamente, non so bene cosa stia succedendo: è che non mi viene da scrivere, non mi vengono idee, non ho spunti critici.</p>
<p>In parte, forse questo è dovuto al fatto che ho trascorso le ultime settimane tra un viaggio e un trasloco e un carico di lavoro che si preannuncia eccessivo pur non essendolo ancora &#8211; ed è peggio, quando è <strong>una fatica annunciata</strong>. Perché quando sono in ballo le gambe cominciano a muoversi al ritmo dovuto, ma fintanto che sto a bordo pista non faccio altro che guardarmi attorno in preda all&#8217;ansia.</p>
<p>Essere di nuovo qui, a casa dei miei genitori, è innanzitutto <em>strano</em>. Già, perché la casa nuova che avevo trovato il 10 febbraio mi è stata tolta dalle dita (dalle grinfie?), con un precedente inquilino che ha deciso che in fondo in fondo poteva anche non avere tutta questa voglia di spostarsi altrove. E nonostante un&#8217;affannosa ricerca, di conseguenza, ho finito per decidere che un mese o due sotto il tetto familiare, a farmi lavare i vestiti dalla donna di servizio e a cucinare per papà e mamma, a risparmiare i soldi dell&#8217;affitto e a bere ottimo vino durante la cena&#8230; Forse non mi avrebbero poi rovinato l&#8217;esistenza.</p>
<p>Già, perché la mia famiglia è ancora e sempre questa: la coppia che mi ha generato. Ed è bellissimo ed è agghiacciante, perché sono fortunata ad avere un ottimo rapporto con i miei genitori ma, allo stesso tempo, ho un&#8217;età &#8211; anche se, a quanto pare, forse non un pari grado di maturità &#8211; per cui avrei dovuto (voluto?) formarmi una famiglia &#8220;mia&#8221;, altra rispetto a quella d&#8217;origine.</p>
<p>E così ho lentamente preso atto della realtà dei fatti. Da tre anni, ormai, <strong>sono invischiata in una relazione molto particolare</strong>: una storia piuttosto seria e piuttosto sfilacciata, al contempo. Una storia d&#8217;odiamore &#8211; come lo sono tutte le storie davvero significative &#8211; che non riesco a (non voglio?) concludere. Una relazione a tutti gli effetti, con i momenti di scazzo e i momenti di felicità, intermittenze estatiche che mi fanno pensare, talvolta, che questa sia la condizione migliore possibile.</p>
<p>Una relazione con la mia solitudine.</p>
<p>No, non con me stessa: proprio con la mia solitudine.</p>
<p>Le preparo la colazione e gliela porto a letto la domenica mattina; le faccio dei regali senza motivo &#8211; come una passeggiata scandita dalle note delle &#8220;nostre canzoni&#8221; o il nostro film preferito in dvd avvolte da una coperta soffice. Ho persino la tentazione di tradirla, a volte, nelle rare occasioni in cui esco con un ragazzo sentimentalmente libero e trascorro momenti piacevoli. Ma poi non succede mai: perché lei è per me la cosa più importante.</p>
<p>Non riesco a lasciare la mia solitudine. Pur sapendo che è una storia con data di scadenza, pur <strong>sentendo</strong> che non potrà mai darmi tutto quello che voglio, non ci riesco proprio.</p>
<p>Sarà che la mia ultima relazione, prima di questa, è stata troppo bella e troppo ricca di cose che ho paura di non trovare in nessun altro che non sia lei &#8211; perché lei mi dà tutto o quasi quello che avevo prima&#8230; E, accorta com&#8217;è, evita con attenzione tutti gli aspetti negativi. Cosa potrei volere di più? Lei mi accompagna in viaggio, mi dà torto quando ce n&#8217;è bisogno, si raccomanda di non essere mai troppo autoriferita perché sa bene che è un rischio che corro&#8230; La compagna di vita ideale, per certi aspetti.</p>
<p>E&#8217; così <em>strano</em>, avere una storia importante con la propria solitudine. Anzi: è <strong><em>così</em></strong> strano, poi?</p>
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		<title>Odiamato sanvalentino</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 18:31:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche se in questo periodo sto scrivendo ovunque tranne che nel web, non potevo esimermi dallo scrivere un post al volo il giorno di sanvalentino.
L&#8217;unica festività che riesce a deprimere chi non è accoppiato così come chi la dolce metà ce l&#8217;ha al proprio fianco. L&#8217;uno, perché si sente rinfacciare di essere da solo; l&#8217;altro, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=odiamore.wordpress.com&blog=1182306&post=364&subd=odiamore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Anche se in questo periodo sto scrivendo ovunque tranne che nel <em>web</em>, non potevo esimermi dallo scrivere un post <em>al volo</em> il giorno di sanvalentino.</p>
<p>L&#8217;unica festività che riesce a deprimere chi non è <em>accoppiato</em> così come chi <em>la dolce metà</em> ce l&#8217;ha al proprio fianco. L&#8217;uno, perché si sente rinfacciare di essere da solo; l&#8217;altro, perché fare qualcosa è da sfigati ma a non fare nulla si corre il rischio che la suddetta metà esprima ogni sorta di rimostranza &#8211; delle quali, quella non verbale sarebbe sicuramente la più perniciosa.</p>
<p>L<em>&#8216;odiamato</em><strong> sanvalentino</strong>. Lo scriverei proprio così, tutto attaccato e con l&#8217;iniziale minuscola. Un po&#8217; per spregio, un po&#8217; perché è un&#8217;istituzione e, al contempo, oggetto di scherno e disprezzo da parte di tutta la comunità. O quasi.</p>
<p>Perché intanto, per riuscire a trovare un tavolo per due per stasera, ho dovuto telefonare a quattro pizzerie. Ed è vero che oggi è sabato, ma i tempi dal periodo della relativa <em>febbre</em> sono un po&#8217; cambiati, no?</p>
<p>Ah. Mi viene il dubbio che, con il fatto che ho scritto di star cercando un tavolo <strong>per due</strong>, qualcuno potrebbe pensare che sono in procinto di uscire <em>in dolce compagnia</em>. Be&#8217;, sì. Esco con la mia amica Sole &#8211; che è di una dolcezza incantevole. Esco con una persona a cui voglio bene &#8211; e se ben ricordo le letture infantili delle striscie dei <em>Peanuts</em> la festività che ricorre il 14 febbraio serve a quello, a far sapere alle persone a cui vuoi bene che vuoi loro bene. Perché è scontato, ma sentirselo dire è tutt&#8217;altra cosa.</p>
<p>E io ho alcuni problemi a dire ti-voglio-bene anche alla mia amica Sole, figurarsi un po&#8217;.</p>
<p>Mentre Sole e io eravamo al telefono, questa mattina, mi è scappata la constatazione: &#8220;gli unici a essere davvero innamorati sono quelli non corrisposti&#8221;. E le mie stesse parole mi hanno profondamente immalinconito.</p>
<p>Però adesso va così. Va che sto lavorando, sto riguardandomi tutte le serie di <em>Friends</em>, sto leggendo un libro sull&#8217;asimmetria, sto iniziando a inscatolare cose per l&#8217;imminente trasloco.</p>
<p>E sento le emozioni molto lontane. Molto, molto lontane. Tanto lontane che non le &#8220;sento&#8221; neppure: sono un&#8217;entità astratta, qualcosa che so che dovrebbe esserci per sentito dire, per brandelli di memoria.</p>
<p>Quindi, se proprio oggi qualcosa è da festeggiare, vorrei che l&#8217;ospite d&#8217;onore fossero loro, <strong>le emozioni. </strong>Perché tornino presto da me.</p>
<p>Pertanto. Buon odiamato sanvalentino, in particolare a chi come me è alla ricerca &#8211; più o meno disperata &#8211; di <em>qualcosa</em> ancor prima che di qualcuno.</p>
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		<title>Un&#8217;atipica normalità</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 15:13:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Allora: un paio di settimane fa un ragazzo mi ha invitata a uscire. E già questa cosa, di per sé, non capita di frequente.
Negli ultimi anni la mia vita infatti ha incrociato quella di persone di sesso maschile che una volta avrei definito strane: uomini incerti, uomini non particolarmente interessanti forse, uomini-non-uomini – o almeno [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=odiamore.wordpress.com&blog=1182306&post=360&subd=odiamore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Allora: un paio di settimane fa un ragazzo mi ha invitata a uscire. E già questa cosa, di per sé, non capita di frequente.</p>
<p>Negli ultimi anni la mia vita infatti ha incrociato quella di persone di sesso maschile che una volta avrei definito <em><strong>strane</strong></em>: uomini incerti, uomini non particolarmente interessanti forse, uomini-non-uomini – o almeno non del tutto.  Molti di questi tizi hanno risvegliato in me sentimenti vagamente romantici: batticuori, nodi alla bocca dello stomaco, crisi di riso alternate a crisi di pianto, tuffi al cuore. Tutti, dal primo all’ultimo tizio, si sono guardati bene dal farmi alcun tipo di avance. Talmente tanto se ne sono guardati, e talmente tanto questa cosa li ha accomunati pur nelle loro indiscusse diversità, che da un certo punto in poi il fatto che un ragazzo sentimentalmente libero non potesse essere attratto da me è diventato semplicemente <em>un dato di fatto</em>.</p>
<p>D’accordo: non posso piacere a tutti. E in effetti piacere a tutti avrebbe qualche lato negativo, quale ad esempio il fatto di non poter più avere un amico uomo e, non da ultimo, non poter neanche più avere un’amica donna; quale donna, infatti, vorrebbe essere amica di una per cui tutti perdono la testa? Non piacere a tutti, con questa prospettiva, non soltanto non è un delitto, dunque, ma è <em>un vero e proprio toccasana contro la solitudine affettiva</em>.</p>
<p>D’altra parte, non è nemmeno possibile che io non piaccia proprio <strong>a nessuno</strong>. Sono fisicamente normale, ringraziando la sorte; due braccia, due gambe, due mani, due piedi, ma una sola bocca – anche se non faccio fatica a parlare per due, soprattutto quando bevo più di quanto la mia dietologa approverebbe. Fisicamente normale, pertanto, con qualche pregio e qualche difetto anch’essi del tutto normali. Potrei persino essere banale, nella mia normalità fisica, se non fosse che fortunatamente ho qualche particolare strano anch’io: più precisamente, ho un’orecchia più a sventola dell’altra.</p>
<p>E comunque. Orecchie a parte (anche perché ho astutamente adottato un taglio di capelli che me le nasconde),  statistica vorrebbe che una certa percentuale non troppo prossima allo zero della popolazione maschile eterosessuale mi trovasse  attraente. Lo vorrebbe <em>la statistica</em>, appunto.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Io invece no</strong>, a leggere quello che negli ultimi diciotto mesi ho scritto qui sembra proprio che non lo vorrei affatto.</p>
<p>Di conseguenza, quando una decina di giorni fa mi sono preparata per l’appuntamento al (semi)buio, ho scelto di vestirmi come se dovessi andare al lavoro una domenica pomeriggio – quando l’ufficio è chiuso e ci ritroviamo in tre, quattro disperati in ritardo sulla consegna di un progetto; mi sono lavata i capelli e li ho asciugati con dedizione, questo sì, però non mi sono truccata e ho indossato scarpe estranee al concetto di tacco; ho ricordato di spruzzarmi addosso un po’ di profumo, però dopo averli soppesati ho restituito al portagioie sul comodino gli orecchini luccicanti che mi sono regalata per Natale, ripiegando sulle solite perle della nonna.</p>
<p><em>Vorrei <strong>e</strong> non vorrei</em>: dovessi definire il mio stile di seduzione per un test da settimanale (o mensile) femminile, il mio profilo potrebbe essere questo.</p>
<p><em>Vorrei essere attraente</em>, ma non troppo – perché non si sa mai cosa può succedere ad attrarre gli altri, poi magari soffri tu o fai soffrire loro. E non si sa cosa sia peggio, delle due alternative.</p>
<p><em>Non vorrei essere attraente</em>, però nemmeno talmente sciatta e trascurata da essere guardata con disgusto misto a compassione. Un minimo di amor proprio è riuscito strenuamente a difendere la propria posizione, abbarbicato su una punta di disistima di sé stranamente più bassa delle circostanti – dev’essere quella connessa ai capelli, di cui comunque continuo ad andare abbastanza orgogliosa, nonostante tutto.</p>
<p>E comunque. Sono uscita di casa come se dovessi incontrare un’amica per prendere il solito aperitivo quindicinale. Invece stavo andando verso un semi-appuntamento con un semi-sconosciuto di cui sapevo soltanto che lui sapeva che avrei indossato un cappotto nero, una borsa verde e un paio di occhiali.</p>
<p>Quando gli ho porto la  mano dicendogli “Ciao, io sono Odiamore!”, siamo scoppiati entrambi a ridere – e questa cosa mi è piaciuta un sacco.</p>
<p>Usciti dal cinema, questo ragazzo e io abbiamo continuato a parlare interrotti di continuo dalle risate di uno o dell’altra; siamo andati a cena e abbiamo mangiato interrotti più e più volte dalle domande dell’uno e dell’altra; usciti dal ristorante, infine, abbiamo passeggiato per più di un’ora – interrotti soltanto, questa volta, dai semafori rossi.</p>
<p>Ho trascorso una bellissima serata: ero tanto leggera, al ritorno a casa, che la notte ho sognato di volare come non mi succedeva dai tempi delle scuole elementari. E al risveglio avevo ancora un leggero intorpidimento alla mascella per il “troppo” ridere.</p>
<p>La mattina dopo, arrivata in ufficio, ho trovato un’email in cui mi questo ragazzo aveva scritto che si era divertito molto e che, quando sarebbe tornato a casa dopo una trasferta di qualche settimana, gli avrebbe fatto piacere rivedermi.</p>
<p>E dopo tutto quello che mi è successo negli ultimi diciotto mesi, questa cosa mi è sembrata <em>talmente strana</em> da essere <strong>quasi normale</strong>. O forse <em>talmente normale</em> da essere veramente <strong><em>strana</em></strong>.</p>
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		<title>Appuntamento al (semi)buio</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 13:43:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questo preciso istante ho appena finito di mangiare e, mentre aspetto di aver voglia di lavare i piatti, ascolto musica in una casa con data di scadenza a meno di cinque settimane.
E sto bene. Sto bene perché la mia relazione con questa casa era piena di alti e bassi; a volte, addirittura, ho pensato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=odiamore.wordpress.com&blog=1182306&post=358&subd=odiamore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>In questo preciso istante ho appena finito di mangiare e, mentre aspetto di aver voglia di lavare i piatti, ascolto musica in una <em>casa con data di scadenza</em> a meno di cinque settimane.</p>
<p>E <strong>sto bene</strong>. Sto bene perché la mia relazione con questa casa era piena di alti e bassi; a volte, addirittura, ho pensato che scegliere un’abitazione in cui ci fosse posto soltanto per un letto a una piazza e che questo letto potesse essere sistemato unicamente sotto un tetto tanto spiovente da non poter essere utilizzato come divano se non da un bambino di cinque anni&#8230; Insomma, qualcosa doveva pur significare.</p>
<p>Mi chiedo se forse non sarebbe bello poter dare lo sfratto anche in ambito relazionale: “ehi, con te sto bene ma ormai è finita, godiamoci ancora un paio di mesi insieme ma da fine febbraio non se ne parla più. E dal momento che sono io a lasciarti, mi impegno in questo periodo di otto settimane a trovarti una nuova fidanzata che sia di tuo totale gradimento.”</p>
<p>Proprio <em>bello</em> no, probabilmente; però consentirebbe forse di vivere meglio gli ultimi giorni trascorsi insieme e sarebbe “corretto” nei confronti dell’altro – non ci sarò più io al tuo fianco, però ti garantisco che non resterai solo. Poco romantico, forse; ma  l&#8217;ho scritto perché <strong>devo</strong>, non perché davvero, in questo momento, lo <strong>senta</strong> come una cosa importante – il romanticismo, intendo. Ammesso e non affatto concesso che ancora io sappia cosa significa, a livello di cuore e di pancia, tutto quello che il termine <em>romanticismo</em> sottende.</p>
<p>E comunque. Questa sera ho una specie di <strong>appuntamento al buio</strong> con un amico di un amico. Non credo di aver mai avuto un appuntamento al buio in tutta la mia vita, ora che ci penso con un po’ di attenzione. Il buio, in questo caso, dovrebbe essere rischiarato dalle luci dello schermo del cinema – oltre che, fuor di metafora, dal fatto che la contemporaneità permette l’uso di strumenti come le email e le chat per scalfire grossolanamente la superficie e la superficialità, talvolta.</p>
<p>Perché mi rendo conto che, così come da adolescente preferivo scrivere lettere e bigliettini su brandelli di quaderni ad amici e amanti, a trent’anni non mi dispiace affatto usare le dita come filtro per comunicare a distanza. Non ne vado fiera, ma neppure me ne vergogno; probabilmente troverei più strano uscire con qualcuno che ho incontrato in un locale e con cui non ho scambiato più di qualche parola resa inintelligibile da una musica che, invece di essere di sottofondo, era l’indiscussa quanto irrespingibile protagonista della peraltro zoppicante nostra parvenza di conversazione.</p>
<p>Di questo ragazzo mi ha colpito<strong> l’ironia</strong>, in assenza della quale mi sarei sicuramente limitata a una conversazione su temi lavorativi, così come in partenza avrebbe dovuto essere. E invece, quando mi si risponde con battute che avrei voluto essere stata io a fare, l’interesse nasce spontaneo e, a seguire, la curiosità mi porta a perseverare; mi chiedo perché, soprattutto stante il fatto che non è certo l’ironia al confine col sarcasmo la caratteristica che, del mio modo di fare con le persone, mi piace di più.</p>
<p>Un appuntamento al <em>semibuio</em>, quindi. Che significa incontrarsi con qualcuno con cui ho scambiato idee e opinioni per un periodo più o meno lungo ma che non ho mai visto in carne e ossa; cosa che, sul lavoro, mi capita d’altronde piuttosto frequentemente. Niente di particolarmente strano, allora – o sì? Insomma: non si tratta neppure di un appuntamento galante, o almeno non credo. E mentre lo scrivo mi viene il sospetto che, negli ultimi due o tre anni, questa mia incertezza sul fatto che incontri con persone dell’altro sesso siano galanti o meno si presenti con una <a href="http://odiamore.wordpress.com/2008/03/07/it-wasnt-a-date-was-it/" target="_blank">frequenza</a> ai limiti del preoccupante: sono questi uomini a essere poco chiari, sono io ad aver bisogno di etichettare ogni cosa, sono le circostanze esterne a essere cambiate provocando una rivoluzione nei costumi?</p>
<p>Chissà. Anche se, lo confesso, mi piacerebbe sentire pronunciare una frase semplice eppure inequivocabile tipo “mi farebbe piacere vederti, qualche volta; sei libera il giorno tale?”</p>
<p>Ma forse non si usa più.</p>
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		<title>Home sweet home</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 15:34:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Casa non è un luogo – è una persona. O anche, in alcune fasi della vita, possono essere due persone, o tre, o quattro, o n.
Tornare a casa, oggi, per me significa tornare a essere sola con me stessa. Quindi non dovrebbe contare molto, il luogo fisico in cui la mia solitudine è racchiusa.
Invece, dopo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=odiamore.wordpress.com&blog=1182306&post=356&subd=odiamore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><em>Casa</em></strong> non è un luogo – è una <strong>persona</strong>. O anche, in alcune fasi della vita, possono essere <em>due</em> persone, o tre, o quattro, o <em>n</em>.</p>
<p>Tornare a casa, oggi, per me significa tornare a essere sola con me stessa. Quindi non dovrebbe contare molto, il luogo fisico in cui la mia solitudine è racchiusa.</p>
<p>Invece, dopo soltanto un giorno, già mi ritrovo a essere dannatamente affaticata dalla ricerca di questo luogo: una “mansarda bellissima” che, come potevo intuire dal prezzo, era una stanza ingentilita soltanto dai mobili dell’attuale inquilina a metà strada tra la topaia e la soffitta resa decente dall’assenza di (evidenti) buchi nel pavimento di linoleum. Un&#8217;altra mansarda, poi, avrebbe avuto una splendida vista, se non fosse che stanno costruendole davanti un palazzo di otto piani; e comunque, dato che la metratura del &#8220;piccolo attico&#8221; era pari a quella della scrivania su cui sto lavorando, non credo proprio sarebbe stata la scelta giusta.</p>
<p>E per la prossima settimana – dal momento che, in questi giorni frenetici, ho una trasferta di lavoro – c’è in previsione un&#8217;ennesima mansarda, questa volta di 80 metri quadri ma&#8230; divisa in due: zona giorno a destra e, dall’altro lato del pianerottolo (condiviso con altri appartamenti), la zona notte. Tipo che se alle tre del mattino mi venisse un attacco di fame, per andare in cucina dovrei premunirmi di, che so, una bella vestaglia <em>in pile rosa</em>. Magari però i vicini potrebbero anche “meritare” l’acquisto, per l’occasione, di <em>un kimono di seta</em>, chi può saperlo; meglio che la vada comunque a vedere, questa casa spezzata.</p>
<p>Ora. Non è che io sia in mezzo a una strada. Continuo a vivere nella stessa città in cui abitano i miei genitori, i quali sono comunque stati preventivamente avvisati del fatto che potrebbe essere necessario, in extremis, liberare da libri e vestiti la mia vecchia stanza da letto per riaccogliermi sotto il loro tetto. Eppure, nonostante sia consapevole del fatto che, soprattutto nella mia situazione di donna-dallo-stipendio-ridotto, non sarebbe poi un’idea così <em>stupida</em> quella di evitare di pagare un affitto se non altro per una manciata di mesi, l’idea di dover rifare <strong>al contrario</strong> quel trasloco che, due anni fa, fu per me un gesto così liberatorio e maturo e simbolico&#8230; Mi si stringe un po’ il cuore – e il mio cuore è già abbastanza ristretto, in questi tempi, da nutrire una forte paura che un ulteriore lavaggio in acqua bollente rischierebbe di causare danni irreversibili.</p>
<p><em><strong>Casa</strong></em> è una persona: e ritornare a vivere con i miei genitori, lo so, comporterebbe rinunciare alla mia solitudine, che a volte non è una cosa facile da sopportare, ma al contempo dichiarare a me stessa che la mia famiglia è, oggi come allora, ancora e sempre quella d’origine. Come se non fossi stata in grado, in ventiquattro mesi, di crearmene una mia.</p>
<p>E non è che far parte di un nucleo monofamigliare (<strong>iome</strong>) corrisponda alle aspettative di quando decidetti, contro l’immaginario ma non per questo meno concreto parere del mio consulente finanziario di fiducia, di sacrificare metà del mio stipendio per 35 metri quadri al quinto piano senza ascensore. Pur tuttavia, era comunque un passo avanti rispetto all’essere figlia, figlia e soltanto figlia. Che è una cosa bellissima e preziosa e commovente, ma a quasi trentun anni vorrei potermi guardare allo specchio e vedere una donna, prima di tutto.</p>
<p>Ho ancora più di un mese di tempo, eppure. E in un mese chissà quante cose possono ancora succedere. Cose positive, si spera. Non per piangermi addosso, per carità, ma potrebbe anche essere ora di una piccola rivincita su alcune lillipuziane malignità del caso, no?</p>
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		<title>L&#8217;epoca dell&#8217;azione</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 14:22:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; così: questo è un periodo di crisi. Da quasi un mese, ormai, non riesco a scrivere due parole di fila &#8211; e la mia assenza da qui si inserisce in un contesto molto più ampio in cui:
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>E&#8217; così: questo è un periodo di <strong>crisi</strong>. Da quasi un mese, ormai, non riesco a scrivere due parole di fila &#8211; e la mia assenza da qui si inserisce in un contesto molto più ampio in cui:</p>
<p>- il mio lavoro, di cui ero innamorata, mi ha tradito non tanto perché sono stata costretta ad accettare una consistente riduzione dello stipendio, ma in quanto mi ha aggrovigliata in una rete fatta soltanto più di <em>routine </em>e negazione della creatività;</p>
<p>- il ragazzo con cui sono uscita nelle ultime settimane del <strong>dannato 2008</strong>, per usare le efficaci parole della fidanzata di Andrea (beati loro che si sono trovati e, per di più, si sono <strong>ri</strong>trovati dopo notevoli avversità!), &#8220;si è cagato sotto&#8221; nel momento in cui, tra Natale e Capodanno, ho messo le carte in tavola. E anni fa &#8211; molti anni fa, ma certe  cose con il tempo non perdono il loro valore &#8211; lui mi aveva amata come avevo il terrore di essere a vent&#8217;anni perché ero troppo giovane per quel tipo di rapporto. Con questo, non è che mi aspettassi che, dieci anni dopo, ancora avesse le mie fotografie sul comodino &#8211; sarebbe stato un pazzo, in quel caso! &#8211; ma confesso che, del tutto ingenuamente, pensavo che chi a vent&#8217;anni aveva <strong><em>quel</em></strong> coraggio di esprimersi, dieci anni dopo potesse soltanto essere migliorato, e non divenuto una facile preda del terrore della rinuncia alla propria presunta indipendenza.  E invece, si è arroccato dietro alla <em>presunta presunzione</em> di aver capito cosa io avrei voluto che lui provasse per me e ha usato questa scusa per comunicarmi che non era <em>all&#8217;altezza delle mie aspettative. </em>Quindi: andiamo oltre;</p>
<p>- ieri sera ho ricevuto una piacevole telefonata da parte del mio padrone di casa, che mi ha gentilmente <em>sfrattata</em>. Questo significa che ho meno di due mesi di tempo per trovare una casa il cui affitto sia compatibile con la riduzione del mio stipendio. Forse dovrei orientarmi su <strong>un posto auto</strong>;</p>
<p>- non dovrei scriverlo per scaramanzia, eppure al momento godo di ottima salute. Quindi, almeno una su quattro va tutto sommato abbastanza bene. Non faccio i salti di gioia soltanto perché, dato il periodo, non vorrei sollecitare troppo i legamenti delle mie caviglie già malandate.</p>
<p>Facendo il punto della situazione, e rileggendo i <a href="http://odiamore.wordpress.com/2007/12/30/buoni-propositi-per-il-2008-e-per-tutti-gli-anni-a-venire/" target="_blank">buoni propositi</a> scritti alla fine del 2007&#8230; Passi in avanti non è che ne siano stati fatti, almeno in superficie. Tuttavia, ho una strana spinta verso l&#8217;ottimismo.</p>
<p>Perché, come scrivevo ieri nei <a href="http://odiamore.wordpress.com/2008/12/22/il-tempo-del-corteggiamento/#comments" target="_blank">commenti</a> al post precedente, se non altro adesso i problemi dipendono da me; dipendono da azioni concrete che io posso fare. Non è più l&#8217;attesa di un referto medico, non è più la paura di confrontarsi con un&#8217;alterità misconosciuta; né il susseguirsi di infruttuosi tentativi di scalfire armature <em>dall&#8217;interno</em>, senza che alcun&#8217;arma stia tentando di perforarle.</p>
<p>Eccco iniziata, finalmente, l&#8217;epoca dell&#8217;azione.</p>
Posted in armatute, egobaricentro, gioia, Inizio, realcinismo  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/odiamore.wordpress.com/353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/odiamore.wordpress.com/353/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/odiamore.wordpress.com/353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/odiamore.wordpress.com/353/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/odiamore.wordpress.com/353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/odiamore.wordpress.com/353/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/odiamore.wordpress.com/353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/odiamore.wordpress.com/353/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/odiamore.wordpress.com/353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/odiamore.wordpress.com/353/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=odiamore.wordpress.com&blog=1182306&post=353&subd=odiamore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il tempo del corteggiamento</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Dec 2008 17:55:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mia nonna conobbe mio nonno quando aveva 14 anni e lui, diciottenne, frequentava il locale in cui  faceva la cassiera. Si sposarono sei anni dopo e restarono insieme per tutta la vita (di lui, perlomeno). Non ho mai avuto il coraggio di chiedere a mia nonna quando esattamente si diedero il primo bacio, ma [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=odiamore.wordpress.com&blog=1182306&post=348&subd=odiamore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Mia nonna conobbe mio nonno quando aveva 14 anni e lui, diciottenne, frequentava il locale in cui  faceva la cassiera. Si sposarono sei anni dopo e restarono insieme per tutta la vita (di lui, perlomeno). Non ho mai avuto il coraggio di chiedere a mia nonna quando esattamente si diedero il primo bacio, ma sono sicura che succedette all’incirca un anno prima del matrimonio, quando ebbe cioè inizio il fidanzamento ufficiale con tanto di anello.</p>
<p>Quando parlo con la gente del fatto che, in circa quaranta giorni, sono riuscita a strappare, a quest’uomo a cui mi ostino a non assegnare un nome, qualche lunga telefonata e tre appuntamenti, la suddetta <em>gente</em> mi guarda di traverso, scuote il capo distogliendo lo sguardo e assume poi un’espressione di circostanza. Dove la circostanza è lampante: “Povera scema: ecco che senza neanche rendersene conto si è calata nel ruolo dell’amica che si ritroverà a essere la spalla a cui appoggiarsi non appena lui troverà qualcuna che saprà calarsi nel ruolo di donna-che-si-fa-desiderare-com’è-giusto-che-sia; o anche, a seconda dei casi, ecco che si ritroverà a non essere più nulla non appena lui troverà qualcuno con cui <strong>farà</strong> qualcosa d’altro rispetto a parlare, parlare e parlare.”</p>
<p>I miei nonni si erano conosciuti e poi fidanzati durante gli anni del fascismo, in effetti. Forse non ha tanto senso fare un paragone. O sì?</p>
<p>Ma vorrei prima fare un passo un po’ indietro rispetto al presente – e un po’ avanti rispetto agli anni trenta.</p>
<p>Una volta conobbi un ragazzo che si chiamava Arcangelo e fu l’unica persona, in tutta la mia vita, a cercare di baciarmi senza che io avessi dato alcun segno di incoraggiamento. Al mio girare la testa dall’altra parte con aria imbarazzata lui rispose inviandomi il suo messaggio: “tu sei sempre stata abituata a essere corteggiata, vero?”</p>
<p>Vero. Anzi: verissimo. Peccato che, fino a quel momento, non ci avessi mai neppure pensato. Mi sono anche chiesta, a posteriori, se il mio provare interesse a partire dall’interesse dimostrato dall’altro non fosse altro che il segno di una scarsa autostima: come se non potessi neppure concepire di potermi invaghire di qualcuno senza che costui, per primo, mi avesse mostrato, con i suoi atteggiamenti <em>corteggianti</em>, una sorta di polizza assicurativa contro le delusioni e le illusioni.</p>
<p>E’ vero che, fortunatamente, rispetto ai tempi delle medie qualcosa ho imparato; all’epoca, infatti, il più chiaro sintomo di interesse da parte di un uomo si manifestava tramite l’ignoramento assoluto. Oggi, a trent’anni suonati, non è più così: l’ignoramento <strong>è</strong> un segno di disinteresse cortese ed educato e comunque, anche nel caso in cui non lo fosse, sarebbe comunque indice di un grado di maturazione affettiva non molto diverso da quello di un tredicenne. Quindi no, grazie.</p>
<p>Ma io non sono ignorata, in questa situazione. Piuttosto, non sono <em>cercata</em> quanto vorrei; non sono inseguita ai limiti della persecuzione; non sono omaggiata di regali, lettere, fiori, messaggi o quant’altro. A volte non mi si risponde, altre sì; e quando non c’è risposta irrompe il terrore, e quando c’è risposta subentra l’analisi dei segni di punteggiatura.</p>
<p>E’ quando c’è una piccola iniziativa, un semplice gesto spontaneo non sollecitato che <em>il cuore mi si spalanca pur restando incapace di accogliere tutta la gioia che arriva</em>.</p>
<p>Il fatto è che, quando lo racconto alla <em>gente</em>, nessuno si capacita della mia fiducia incrollabile dopo poco più di un mese in cui i contatti telefonici sono stati settimanali, quelli visivi sono stati men che quindicinali e quelli fisici non ci sono stati del tutto – a meno che conti qualcosa, in questo senso, l’avermi sfiorato la spalla quando mi aiutava a togliere il cappotto&#8230;</p>
<p>Però, insomma: sono trascorsi meno di due mesi da quando ci siamo rivisti per la prima volta dopo tanto tempo. Due mesi. Non due anni. I miei nonni hanno avuto sei anni per conoscersi, innamorarsi, e decidere di sposarsi.</p>
<p>Ed è vero che settant’anni fa le cose erano diverse, è vero che settant’anni fa la persona scelta era la persona che nel bene e nel male sarebbe stata <strong>lì </strong>vita natural durante. E’ vero questo ed è vero quello.</p>
<p>Eppure non riesco a non pensare che forse i film, la televisione, la letteratura e quant’altro, negli ultimi tempi, ci abbiano influenzato nel ritenere che, proprio perché c’è la possibilità di ottenere tutto e subito, se non lo si ottiene sia per forza un segnale negativo.</p>
<p>Come se il fatto di non saltarsi addosso famelici dopo il primo quarto d’ora del primo appuntamento dovesse implicare che non c’è interesse a farlo: se non è<em> ora</em>, significa <strong>mai</strong>.</p>
<p>Ma io non sono sicura di volermi conformare: è possibile che le cose importanti richiedano <em>un minimo di sacrificio</em>, <em>un pizzico di frustrazione</em>, <em>una certa dose di pazienza e di impegno</em>. E’ possibile che le cose importanti lo siano anche perché non sono capitate all’improvviso, ma sono state cercate con dedizione e sono state accettate gradualmente, contrastando le paure e le armature.</p>
<p>E’ <em>possibile</em>, non affermo che sia <em>certo</em>. Pur tuttavia, vorrei provare a crederci.</p>
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		<title>Un post preso bene</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 14:55:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche giorno ormai Candi non fa altro che chiedermi di scrivere, finalmente, un post &#8220;preso bene” – sottolineando tra l’altro il gioco di parole basato sul termine “post”&#8230; Come se non fosse più possibile, per me, ormai, essere presa bene.
Abbiamo cercato in ogni modo di delineare dei contenuti allegri e sbarazzini o, se non [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=odiamore.wordpress.com&blog=1182306&post=345&subd=odiamore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Da qualche giorno ormai Candi non fa altro che chiedermi di scrivere, finalmente, un <strong>post &#8220;preso bene”</strong> – sottolineando tra l’altro il gioco di parole basato sul termine “post”&#8230; Come se non fosse più possibile, per me, ormai, essere <em>presa bene</em>.</p>
<p>Abbiamo cercato in ogni modo di delineare dei contenuti allegri e sbarazzini o, se non altro, che non fossero foschi e pieni di pessimismo cosmico. <em>Fallendo miseramente</em>.</p>
<p>Perché non è che non scriva più a causa di un attacco di pigrizia – o almeno, non è soltanto per quello. Il fatto è che, nelle ultime settimane, questo coinvolgimento emotivo forse corrisposto o forse no mi sta prosciugando le energie e, soprattutto, mi fa passare la voglia di mettermi in discussione più di quanto non faccia già nottetempo, quando il sonno tarda ad arrivare.</p>
<p>Però è successa una cosa, una cosa semplice nei gesti e complessa nella portata: ho trascorso una buona mezzora di un sabato pomeriggio con il mio viso completamente affidato alle mani – e ai pennelli &#8211; di <em>un truccatore professionista</em>.</p>
<p>C’è stata infatti una lunga fase, nella mia vita, in cui ogni mattina le abluzioni quotidiane davanti allo specchio erano costituite, come coronamento, dal cospargimento di fluidi e creme e polverine colorate su tutto il volto; e di riflesso, ogni giornata si concludeva con un’accurata asportazione di tutte queste sostanze chimiche il cui unico scopo era, si suppone, quello di <em>farmi <strong>sembrare</strong> più bella</em>.</p>
<p>Da una manciata di anni a questa parte, tuttavia, ho deciso che era diventato intollerabile non riuscire più a riconoscermi se non ero imbellettata di tutto punto; ho deciso del tutto arbitrariamente che il mio riflesso nello specchio – scioccata, probabilmente, dall’esperienza del <a href="http://www.popgadget.net/images/truemirror.jpg" target="_blank">True Mirror</a> – doveva essere lo stesso al mattino appena sveglia e nel bel mezzo di un evento sociale.</p>
<p>Così ho lasciato che mascara, fondotinta, ombretti e rossetti allineati nel mobiletto del bagno si sgretolassero progressivamente fino a oltrepassare il “best before end”. Be’, no; il mascara no, a dire il vero. Perché ho le ciglia lunghe, che sbattono contro le lenti degli occhiali: e il rimmel incurvante è l’unica cosa che mi permette di piangere senza aver poi bisogno di un tergicristalli, ma soltanto di una buona dose di struccante se proprio non ho avuto l’accortezza di comprare un prodotto waterproof.</p>
<p>E comunque. Marc, il truccatore, mi ha fatto sedere su uno sgabello altissimo di fronte a tre specchi illuminati a giorno e ha iniziato a parlarmi con voce suadente e rassicurante – in francese, soprattutto per un uomo gay, la cosa in effetti avviene abbastanza naturalmente. E mi ha proposto, data la mia inveterata abitudine a rifiutare il trucco, un <em>maquillage nu</em>: il trucco c’è, ma non si vede.</p>
<p>Uscita dallo studio di Marc, effettivamente non sembravo truccata. Ero sempre “io”, ma più&#8230; Più bella? Non saprei. Più curata? Sicuramente sì, ma non soltanto quello. Mi sentivo anche un po’ una stupida, la sera, dopo aver cenato con i miei genitori ed essere tornata in hotel alle nove con tutti quei pasticci in faccia e senza uno straccio di prodotto adatto a toglierli.</p>
<p>Ma il fatto è che ieri sera ho avuto un <strong>secondo appuntamento</strong>, se lo vogliamo definire così – come in realtà è, perché c’è stato il primo appuntamento, e quello di ieri era il secondo. Solo che mi fa strano, definirlo <em>così</em>. E comunque. Ieri sera, mentre fingevo che l’orologio del cellulare fosse dieci minuti avanti e mi asciugavo i capelli con la mano che, delle due, non era quella impegnata a cercare di infilare i collant, ho avuto un attimo di esitazione. Ho lasciato vagare lo sguardo alla ricerca di un campione gratuito di fondotinta e, con studiata indifferenza, ho svuotato un po’ di liquido sulle dita. Con in sottofondo la voce di Marc che, scuotendo la testa per l’assenza dell’apposito pennello, ripeteva cadenzatamente parole come “sfumare”, “fondere”, “stendere”.  E un po’ paradossalmente, forse, ho ripetuto coscienziosamente la sequenza classica fondotinta-polvere-mascara-blush-ritocchi con l’asciugacapelli pinzato tra le gambe, una delle quali con una calzamaglia penzolante, pensando che <em>stavo facendo qualcosa per qualcuno</em>.</p>
<p>Pensando che quel trucco non era una <strong>maschera</strong> che, una volta tolta, avrebbe rivelato<em> il mio orribile vero sé</em>, ma semplicemente un modo come un altro per far capire a qualcuno “guarda, ci tengo a farti vedere che ho impiegato del tempo a prepararmi <strong>per te</strong>. Perché tu sei importante e meriti tutto questo tempo, <strong>e molto di più</strong>.”</p>
<p>Ecco, forse è in questo senso che si tratta di un post preso bene. Non perché io stia saltellando di felicità – anzi, piuttosto sono in preda a crisi di pianto piuttosto ingiustificate se non alla luce del dolore che provoca lo sgretolamento delle armature. Quanto perché ho (ri?)scoperto che esistono dei gesti semplici, caricati di significati indicibili e pregnanti, che un giorno senza quasi nessuna ragione diventano qualcosa di diverso. E di bello.</p>
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		<title>Dopo la scoperta dell&#8217;acqua calda&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 18:18:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8230; ecco la mia grande scoperta per quest&#8217;autunno 2008: le emozioni fanno male.
Già, le emozioni fanno proprio un male cane. Ed è per questo che nelle ultime settimane non ho scritto più: ero troppo occupata a cullare questo dolore, perché era da un tempo lunghissimo che non provavo più nulla di vagamente somigliante.
Ho accarezzato il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=odiamore.wordpress.com&blog=1182306&post=341&subd=odiamore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>&#8230; ecco la mia grande scoperta per quest&#8217;autunno 2008: <em><strong>le emozioni fanno male</strong></em>.</p>
<p>Già, le emozioni fanno proprio un male cane. Ed è per questo che nelle ultime settimane non ho scritto più: ero troppo occupata a <em>cullare questo dolore</em>, perché era da un tempo lunghissimo che non provavo più nulla di vagamente somigliante.</p>
<p>Ho accarezzato <strong>il nodo alla gola</strong>: quella subitanea chiusura della faringe (laringe? fa lo stesso) che ti fa temere di aver perso per sempre la capacità di respirare con regolarità.</p>
<p>Ho ascoltato <strong>lo stomaco</strong> chiudersi come se avessi ingoiato litri e litri di acido muriatico.</p>
<p>Ho contato <strong>le lacrime</strong> senza fare alcuno sforzo per fermarle, ma stupendomi quasi del fatto che, dopo tutto quello che ho pianto quest’estate, ci fossero ancora delle riserve così copiose.</p>
<p>Ho seguito con attenzione <strong>il cuore</strong> pompare sangue sempre più velocemente e poi rallentare all’improvviso.</p>
<p>L’abitudine alla <strong>corazza</strong>, quell’<em>armatura – armatuta</em> che ho portato addosso per mesi con una sorta di orgoglio mi aveva reso, o così credevo, del tutto invulnerabile. Ogni minuscola cicatrice andava a sommarsi alle preesistenti, ogni piccola insicurezza si depositava nel precipizio dell’autostima. Ed era più facile, rispetto a ora. Era infinitamente più facile sguazzare nel pantano dell’<em>atarassia</em>.</p>
<p>E poi. Poi ho iniziato ad agire. E a reagire.</p>
<p>Ma non sempre le cose vanno nel modo più lineare – anzi, raramente lo fanno; e stupida io a non ricordarmelo. E’ passato talmente tanto tempo da quando partecipavo ai giochi dei rapporti umani, tuttavia, che mi sento quasi di potermi perdonare; almeno un po’.</p>
<p>Cosicché a una cena non ne è seguita un’altra; una telefonata non è stata accompagnata da null’altro che la telefonata stessa. Eppure. <em>Eppure</em>, le emozioni fanno <strong>talmente tanto male</strong> che <strong>qualcosa di buono</strong> deve pure esserci.</p>
<p>Perché commetto gesti inconsulti, del tutto incoerenti e scoordinati tra loro. Perché sento non soltanto due, ma centinaia di voci che litigano insistentemente, con alcune, più <em>evolutivamente adatte</em> di altre, che riescono a trovare uno spiraglio per sussurrarmi la loro strategia. Perché ho la testa talmente piena di <strong>me</strong>, della <strong>mia</strong> ansia, della <strong>mia</strong> occasionale felicità, che non riesco a pensare a nient’altro.</p>
<p>Non so se il fatto di non riuscire più a scrivere post dotati di senso e soltanto <em>relativamente</em> egocentrati sia un male o un bene, pertanto. Non lo so proprio. Però so bene che qualcosa sta sotterraneamente strisciando, so che sono diventata vulnerabile e che questo, se non altro, mi rende più umana. Ci vorrà soltanto un altro po’ di pazienza.</p>
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		<title>Sono voci, soltanto voci</title>
		<link>http://odiamore.wordpress.com/2008/11/21/sono-voci-soltanto-voci/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 09:46:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nonostante l’autostima in caduta libera – rallentata, devo dire, dai bellissimi commenti al mio post precedente: commenti antigravitazionali, li potrei definire. Nonostante il 90% dei vestiti che ho nell’armadio non mi entri oppure mi faccia sembrare un simpatico salsicciotto – il restante 10% è dovuto al fatto che ho sempre un paio di pantaloni di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=odiamore.wordpress.com&blog=1182306&post=336&subd=odiamore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Nonostante l’autostima in caduta libera – rallentata, devo dire, dai bellissimi commenti al mio post precedente: <em>commenti antigravitazionali</em>, li potrei definire. Nonostante il 90% dei vestiti che ho nell’armadio non mi entri oppure mi faccia sembrare un simpatico salsicciotto – il restante 10% è dovuto al fatto che ho sempre un paio di pantaloni di scorta, ossia di un paio di taglie in più rispetto a quella <strong>corretta</strong>. Nonostante debba attenermi ad abitudini alimentari che vietano tutto quello che si può immaginare ma, d’altra parte, mi impongono di ingerire ogni ora una fetta biscottata. Nonostante tutto, la vita è strana e a volte sorprende: perché questa sera dovrei avere <em>un appuntamento</em>.</p>
<p>Ho scritto <em>dovrei</em> perché, come si suol dire, finché non lo vedo non ci credo. <strong>Lui</strong>, intendo. A essere sincera, mi basterebbe anche una telefonata di conferma. E a pensarci bene, un sms sarebbe ben più che sufficiente, così come accoglierei con entusiasmo un’email, un messaggio via skype&#8230; ci sono così tanti mezzi di comunicazione, insomma! E invece.</p>
<p>Invece sono qui ad arrovellarmi. Perché, insomma: sono stata io a proporre di vederci, quindi forse a rigor di logica toccherebbe a me dare un segno di vita per confermare il tutto e concordare tempi e luoghi&#8230; Ecco: mi esprimo come se si trattasse di firmare un contratto, che desolazione emotiva. E’ tutta colpa della mancanza d’abitudine. Spero. Perché ad andare in bicicletta non si dimentica: le attività motorie sono impresse nella memoria indelebilmente, i neuroni sono modificati una volta per tutte già dalla prima volta. Ma non vale per tutto, questo.</p>
<p>Eppure, ho la petulante sensazione che il fatto di essere donna dovrebbe mettermi al riparo da ansie di questo tipo. Dovrei essere già stata rassicurata da ore; avrebbe già dovuto, <strong>lui</strong>, darmi un cenno di interessamento – magari, addirittura, avrebbe dovuto comunicarmi quando mi sarebbe venuto a prendere e presentarsi poi con un mazzo di fiori.</p>
<p>D’accordo, non esageriamo: non è che mi aspetti tutto questo. Anzi: non sono neanche sicura mi piacerebbe, una persona così <em>dannatamente</em> sicura di sé – perché, per esperienza, tutta questa sicurezza di solito si rivela, più che un segnale di interessamento nei <strong>miei</strong> confronti, un modo di soddisfare la <strong>propria</strong> vanità. E credo di aver già speso abbastanza parole, in proposito.</p>
<p>Però, insomma: non dovrebbe valere una sorta di regola implicita in cui tocca una volta per ciascuno? Tu mi chiami, io – con uno sforzo immane e contro natura, sia chiaro &#8211; ti propongo di uscire; dopo qualche tempo, io ti confermo il giorno – con un ulteriore sforzo immane, perché compiuto non sull’onda del momento ma dopo ore e ore trascorse a meditare sul da farsi &#8211; e tu&#8230; non fai più niente? Non dovresti essere tu a inviare un qualche segno? Un modo per farmi capire “Ehi, ho ancora voglia di vederti, non pensare che mi sia dimenticato!” o, in alternativa, anche un “Cara Odiamore, purtroppo questa sera ho avuto un imprevisto. Mi dispiace molto. Possiamo rimandare al giorno X della prossima settimana” sarebbe comunque meglio del silenzio. Perché il silenzio mi dà un brivido che, tradotto in italiano, significa che se io mi ostino a non farmi viva in alcun modo questa sera la trascorrerò a casa, da sola, a immergermi in qualche dvd strappalacrime.</p>
<p>E comunque. Mi chiedo chi me lo faccia fare. Mi chiedo perché ho dato ascolto alla <em>vocina</em> che mi sussurrava “dai, provaci”. E’ una tale fatica: la vocina si fa sempre più flebile e a mano a mano prende il sopravvento la <em>vociona</em>: quella che mi consiglia di vivere la vita ai margini, di non provare a mettermi in discussione perché le discussioni portano alle liti e quindi, pressoché inevitabilmente, alle rotture; una vociona tonante a cui ho dato sempre più spazio, in questi anni, e che, anche per questo, è preponderante e prepotente&#8230; <em>Come? Odiamore ha dato retta alla vocina invece di prestare ascolto a me, come fa sempre e avrebbe dovuto fare anche questa volta, a maggior ragione?</em> Povera vociona, l’ho abituata a un ruolo da protagonista: inevitabile che, non appena tentassi di relegarla dietro le quinte, palesasse la propria indignazione e il proprio estremo disappunto con tutta la sua forza.</p>
<p>Sì, lo so: razionalizzo troppo, penso troppo, mi faccio troppe – come dicono alcuni – “pippe mentali”, non mi lascio mai andare – andare <strong>dove</strong>, tra l’altro? Però non so come smettere: non è come con la dieta – in quel caso basta rivolgersi a un medico e farsi stilare un piano alimentare ad hoc. E seguirlo, d’accordo. Ma almeno c’è un piano da seguire: poi posso decidere di fregarmene, però se mi attengo alle regole so che otterrò dei risultati, in qualche modo. Con la razionalizzazione non va così. Posso tirarmi delle martellate in testa? Sì, potrei. Se servisse a qualcosa lo potrei anche fare, credo. Qualcuno ha mai provato?</p>
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		<title>Una piccola e lancinante ferita</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Nov 2008 10:24:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[egobaricentro]]></category>
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		<description><![CDATA[Ieri sera ho bevuto troppo e mi sono coccolata con più cioccolatini di quanti riesca a ricordare. Perché sapevo che oggi sarebbe incominciata la dieta.
Già, la dieta. Quella cosa che ho fatto qualche mese fa, stupendomi del fatto che otto chili in meno non avessero tutto sommato portato nella mia vita grossi cambiamenti – a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=odiamore.wordpress.com&blog=1182306&post=328&subd=odiamore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Ieri sera ho bevuto troppo e mi sono coccolata con più cioccolatini di quanti riesca a ricordare. Perché sapevo che oggi sarebbe incominciata la dieta.</p>
<p>Già, <strong>la dieta</strong>. Quella cosa che ho fatto qualche mese fa, stupendomi del fatto che otto chili in meno non avessero tutto sommato portato nella mia vita grossi cambiamenti – a parte quelli relativi all’abbigliamento.</p>
<p>E’ che questa estate&#8230; insomma, almeno ‘sta volta ho la scusa dell’estate più brutta della mia vita: il mantenimento è durato una manciata scarsa di settimane, e sono risalita lungo la china delle calorie in eccesso fino a un totale di più 6 chilogrammi – “più” sulla bilancia, ovviamente; “meno”, altrettanto ovviamente, sulla scala dell’autostima. Perché <strong>l’autostima si può misurare in chilogrammi</strong>; e, se non bastasse, anche in centimetri di circonferenza fianchi, in numeri scritti sulle etichette dei vestiti, in rapporto tra la tensione della pelle della fronte oggi rispetto a dieci anni fa, in minuti di jogging oltre l’umana soglia di sopportazione.</p>
<p>Per quanto i vestiti tirino da tutte le parti; per quanto i pantaloni del pigiama si scuciano e le magliette aderenti tendano ad arrotolarsi sul ventre ogni giorno di più; per quanto ormai sia un’esperta di perdita e recupero peso e riperdita e rirecupero – ma cos’è la teoria degli universi ciclici di cui parla <a href="http://www.saggiatore.it/home_saggiatore.php?n=4&amp;b_id=2068&amp;l=it" target="_blank">Paul Steinhardt</a>, al confronto? Per quanto e per come, sapere di avere, ancora una volta, perpetuato un danno a me stessa, di aver vanificato gli sforzi fatti, di non essere, nemmeno a trent’anni suonati, in grado di regolare continuativamente il mio rapporto con l’inserimento di cibo e alcolici nella mia cavità orale&#8230; Insomma, la consapevolezza di tutte queste verità, soprattutto dopo le settimane trascorse a negare l’evidenza o anche soltanto ad accantonarla come fosse irrilevante ai fini della mia vita, non è proprio piacevole.</p>
<p>Eppure ieri sono entrata dalla dietologa a testa alta, più alta forse di quando vi andai l’ultima volta per mostrarle, bilancia sotto i piedi, che ce l’avevo fatta: perché avevo la scusa dell’estate più brutta della mia vita a proteggermi dal <em>senso di sconfitta</em>. A giustificarmi per <em>aver fallito</em> – e so di stare scegliendo termini forti, in un certo senso, ma di fatto aver perso dieci chili per poi riprenderne sei nel giro di cinque mesi&#8230; proprio una vittoria non la definirei. E comunque. Ero talmente compiaciuta di me stessa che, a momenti, mi sarei quasi aspettata che la dottoressa mi facesse una carezza sulla testa sussurrando con voce suadente: “Povera Odiamore, certo che sei ingrassata: non fai un giorno di vacanza da otto mesi, hai scoperto che tuo papà ha un cancro e ancora oggi dopo tutto questo tempo non si sa ancora bene come evolverà la situazione&#8230; Sei chili in più sono addirittura pochi, in una situazione del genere!”</p>
<p>E invece. Sarà che con quello che si fa pagare – ebbene sì: bisogna <strong>pagare</strong> perché una dieta sia degna di questo nome e ci sia qualche (vaga, nel mio caso) speranza di migliorare il proprio rapporto con il cibo – la signora si è formata per bene; sarà che sono sette anni che, bene o male, sono sua paziente e in tutto questo tempo ha contemplato esterrefatta le mie oscillazioni di dieci chili in dieci chili; sarà quel che sarà, mi ha fatto una ramanzina da fare invidia a quelle di mia madre quando prima di avere l’età per votare le telefonavo a mezzanotte per comunicarle che avrei dormito fuori casa.</p>
<p>Una piccola e lancinante ferita al bisogno della mia parte bambina di essere rassicurata che comunque va tutto bene. Perché <em>non va tutto bene</em>. Perché almeno quello che dipende da me, e da me soltanto, deve – imperativo categorico di sapore kantiano, proprio così – andare bene. Almeno quello. Altrimenti, con che fiducia posso guardarmi allo specchio e ripetermi che ce la posso fare da sola?</p>
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