Archivio per la categoria 'vacanze'



Traslazione spaziale

Sono di partenza. Domani sera, se tutto va bene - ebbene sì: sono scaramantica - sarò in volo per una città europea, in direzione del sole e in direzione di Sole.

Sole mi ha chiesto di portarle dei biscotti, delle Gocciole per la precisione. Forse domani, come nella fiaba de La Bella e la Bestia, la ricerca di una cosa così semplice mi porterà a vivere avventure inattese e rocambolesche. Forse domani, come nella vita reale, la ricerca di una cosa così semplice mi porterà ad aumentare i punti accumulati nella mia tessera del supermercato sotto casa.

Adesso, per tutta una serie di motivi, io posseggo una borsa Martin Margiela. L’oggetto più prezioso che abbia mai posseduto - come ho detto alla persona che me l’ha portata in dono. E mi chiedo se questo oggetto così prezioso debba lasciarlo nascosto nell’armadio per paura che si rovini oppure portarmelo dietro e gioirne vita natural durante.

Già pregusto il momento in cui l’aereo si alzerà in volo - mi piace tanto quando le asperità del terreno si annullano e sotto di me c’è soltanto aria. Già pavento l’ora in cui dovrò prepararmi per l’unico appuntamento di lavoro che ho acconsentito a fissare durante questa vacanza - mi piace tanto mettermi alla prova ma ne sono al contempo terrorizzata.

Se vivessi su un reticolo, la traslazione spaziale del punto che mi rappresenta sarebbe un’operazione facile-facile. Indolore. Insapore. Dal momento che, al contrario, abito questo spazio informemente inincasellabile… mi limiterò a portare con me la borsa preziosa, e tutte le altre cose preziose che mi hanno regalato nel corso della mia vita - la speranza, la gioia, la voglia di sorridere e il bisogno di piangere.

Sono stata al confine di un deserto emotivo, ultimamente. E come mi ha scritto Api, i deserti hanno la pessima abitudine di espandersi. Ecco perché sto andando in un luogo dove piove spesso e volentieri: per annaffiare, annaffiare e ancora annaffiare la mia emotività, tanto per non correre il rischio di lasciarla nascosta nell’armadio e, puta caso, di dimenticarmi della sua esistenza.

Dove gli uomini guardano le donne

I cubani guardano le donne. Tutti i cubani guardano tutte le donne - le eccezioni non sono ammesse.

Non si tratta soltanto di qualcosa che abbiamo riscontrato Candi, Peggy e io in quanto turiste che non fanno niente per nasconderlo (Peggy, ad esempio, era solita aggirarsi con un’enorme macchina fotografica appesa al collo e un cappellone azzurro sopra i capelli biondi, e mi si dica se questo non è il noumeno della turista fattosi persona fisica!). Ho avuto diverse occasioni di trascorrere anche ore di fila seduta in un ottimo punto di osservazione - in spiaggia all’ombra di una mangrovia o al tavolo di un bar sorseggiando bevande a base di rum (e adesso basta, non lo scrivo più!); ho girato Cuba dall’estremo est all’estremo ovest, passando per città e per paesi di duemila abitanti, per località turistiche e in luoghi in cui probabilmente noi eravamo i primi turisti nel senso moderno del termine; ho rispolverato il mio spagnolo attaccando bottone con ogni genere di persone, dal contadino-mandriano al cocotaxista al suonatore di maracas dell’hotel Inglaterra dell’Avana.

E’ una realtà: gli uomini cubani guardano le donne (cubane o no che siano, sembra importi poco), le squadrano dalla testa ai piedi e in molti casi fanno dei cosiddetti apprezzamenti tipo “Qué linda”, “Hola mujer” o il semplice “Psst” che sibilano i meno loquaci - tipicamente seduti in gruppetti sui gradini delle case.

I primi giorni, prima di prendere atto della realtà oggettiva, la cosa era abbastanza inquietante: in Italia (per non parlare del resto dell’Europa) non mi è mai successo di riscontrare niente del genere. D’accordo: a volte capita per strada che gruppi di uomini, proprio in quanto forti dell’essere in gruppo, ululino apprezzamenti non molto originali a gruppi di donne, o al limite a donne sole (ma è più raro); a volte capita, sempre per strada, che lo facciano anche uomini soli, ma si tratta di uomini - come esprimerlo in modo politicamente corretto? - con i quali non prenderesti mai neanche in considerazione l’idea di scambiare due parole, uomini ai quali non chiederesti informazioni, uomini che preferiresti fossero cancellati all’istante dalla faccia della terra e i cui supposti complimenti in realtà ti mortificano profondamente.

A Cuba le cose invece vanno un po’ diversamente. Il modo migliore con il quale posso descrivere la percezione che se ne ha (o che, comunque, ne ho avuto io) è il seguente: mai, neanche una volta, ho avuto paura. Neppure quando, una sera, mi è capitato di percorrere circa cinquecento metri da sola in una strada non illuminata e i commenti e i vari psst non si sono certo sprecati. Ho più paura, o comunque mi sento più a disagio, le volte in cui mi capita di tornare a casa da sola la sera - con tutto che abito a un isolato dalla piazza principale della mia città.

Sempre, quando giravamo in gruppo, gli uomini attaccavano sì discorso con noi, ma non con noi donne bensì con il fidanzato di Candi. Sempre, nei locali da ballo, gli uomini venivano a chiederci di ballare, però anche in questo caso il primo contatto era stabilito con il fidanzato di Candi; e se, in quel momento, lui era assente, era comunque interpellato al suo ritorno.

Un’unica volta mi è successo che un uomo (beh, un ragazzo che sarebbe forse più appropriato definire ragazzino, ma fa lo stesso) parlasse direttamente con me; durante una escursione in un parco naturale siamo stati accompagnati lungo il percorso da una guida - peraltro caratterizzato da una ostinata propensione al silenzio, del tutto insolita  per i cubani - e, sorpresi da un temporale, ci siamo riparati sotto il portico di una casa abbandonata insieme ad altri escursionisti. E lì abbiamo iniziato a parlare, e mi ha invitato a uscire la sera per andare a ballare. Ora che ci penso, il primo appuntamento galante che potevo avere dopo circa… beh, dopo un certo numero di mesi che preferisco non definire con chiarezza.

Bene: sicura di aver ormai ben assimilato le usanze del luogo - ossia: gli uomini guardano le donne però parlano con gli uomini - ho chiesto al fidanzato di Candi, al ritorno, di andare dal giovane ballerino di salsa + guida naturalistica + primo uomo che mi ha chiesto di uscire dopo un tempo imprecisato e di chiedergli ora e luogo dell’appuntamento, a cui ho dato per scontato fossero comunque tenuti in conto anche i miei amici.

Lui gli ha parlato un po’, mi ha guardato ancora una volta con uno sguardo pieno di sottointesi e, la sera, non si è presentato.

Dove ho sbagliato?????

A volte ritornano

A volte ritornano, come in quel racconto di Stephen King a cui a volte ripenso ancora con terrore; altre, molto semplicemente, no. Non è sempre detto. Personalmente, non sono sicura sarei stata così scontenta se mi avessero prolungato forzatamente le vacanze di un altro mese o due.

Certo, ci sono tutte le cose che ieri mi hanno accolto:

- l’escursione termica di circa venti gradi rispetto all’ultima volta che avevo respirato aria pura (ossia fuori da un aereo o da un aeroporto), che mi ha fatto rimpiangere l’aria condizionata dell’aereo nonostante durante il viaggio avessi rimpianto l’umidità cubana fin quasi a piangere;

- l’arcinoto tragitto aeroporto - città con un passaggio rubato al padre di Peggy, che dopo essere stata mia compagna di classe per i 5 anni del liceo è stata mia compagna di stanza per 21 giorni durante la vacanza;
- la pizza margherita divorata lungo la strada, così come il primo caffé macchiato che mi sono regalata oggi dopo quasi un mese di intollerabile astinenza - perché la pizza, la pasta e il caffé, sarà anche uno stereotipo ma a me quando sono all’estero un po’ mancano, e anche se sono una divoratrice di cibo entusiasta e onnivora il fatto di averli di nuovo davanti dopo una vacanza mi provoca una sensazione familiare e accogliente, come se avessi di nuovo tre anni e, dal balcone della casa di mia nonna, vedessi finalmente arrivare l’automobile dei miei genitori;

- il frigo vecchio che i miei vicini peruviani hanno avuto l’ottima idea di sistemare proprio in mezzo allo stretto corridoio che, dopo i cinque tremendissimi piani di scale, mi porta finalmente a casa - a stramazzare sul letto, perché dopo tre settimane non ero più abituata (non che ci si abitui mai del tutto a cinque piani di scale, ma tant’è);

- la scoperta che mia mamma non aveva mentito quando mi aveva scritto in un sms che era andata a bagnarmi le piante, e che persino il geranio godeva di ottima salute.

E ci sono le cose che mi hanno accolto oggi, dopo dodici ore di un sonno ristoratore dovuto forse anche al fatto che durante il viaggio di ritorno non avevo chiuso gli occhi neanche cinque minuti (che su nove ore di volo sono comunque un po’ pochi):

- il paradosso dei saldi estivi, che continuano imperterriti nonostante la temperatura da novembre inoltrato;

- la pubblicità, che a Cuba non esiste in nessuna forma - ma avrò modo di scriverne più diffusamente nei prossimi giorni;

- i negozi pieni di roba di ogni genere - e anche di questo scriverò, della strana sensazione che si ha guardando negozi privi di vetrine, quasi privi di merci, e con di fronte code interminabili quanto ai miei occhi inspiegabili;

- uno zaino pieno zeppo di cose da lavare, e l’ottima scusa della pioggia per evitare di fare il bucato - ma mi sa che stasera devo iniziare, uffa!

- la mia scrivania in un ufficio che sarà vuoto sino a lunedì prossimo, e la scoperta che qualcuno l’ha pulita e ha addirittura impilato dei post it con su scritti numeri di telefono che risalivano a fine 2005;

- il mio Mac, che non mi era mancato affatto e mi era mancato un po’ allo stesso tempo, perché l’abitudine a trascorrere il settanta per cento delle ore in cui sei sveglio davanti a uno schermo piatto non si perde tanto in fretta, e nel momento in cui quel settanta per cento lo impieghi invece a leggere / camminare / parlare / fare il bagno / prendere il sole / bere rum declinato in mojito - ron collins - cuba libre - ecc ecc non è che il computer ti manchi, anzi. Ma quando poi lo rivedi lì, il bianco del Mac sul bianco del tavolo, pieno di cose che ti piacciono e di cose che detesti; quando ti accorgi che l’ipod che ti sei portato via non era sufficiente per contenere tutta la musica che avresti voluto; quando pensi che ci sono posti al mondo in cui non ti è permesso possedere un computer in casa e che, come scrivevo nel post precedente, è sostanzialmente vietato connettersi a internet a meno che tu non sia un turista…

Ci sono queste cose, al ritorno. E c’è la pioggia che continua imperterrita, c’è la spesa che mi sono dimenticata di fare, c’è un libro fantastico che mi aspetta sul comodino, ci sono questi cinque giorni che mi separano dalla riapertura della frenetica danza lavorativa.

C’è sempre un momento ben preciso in cui ho la netta percezione di essere tornata a casa: è quando il pensiero di tutte le cose che ho fatto, ho detto, ho visto e ho ascoltato mentre ero via smette di essere colorato di malinconia, perché mi ricordo tutto d’un tratto che casa è là dove ci sono tutte le cose e le persone e gli odori e le immagini e i gusti che per me sono importanti, e che è sempre molto bello e infinitamente prezioso avere cose e persone a cui fare ritorno.

Carta d’identità musicale

Post scritto da lamponcina

Parto dal post di Suzukimaruti per riproporre questo simpatico giochetto che ho impiegato tipo 2 ore a finire..
Il fatto è che inizi tanto per, e poi ti ritrovi a pensare a tutte le canzoni che hai ascoltato per cercare di piazzarle in una delle categorie…

Ecco qui il mio sudato risultato… :)

IL PRIMO DISCO ACQUISTATO
33 giri “Lio” di Wanda Maria Ribeiro Furtado Tavares de Vasconcelos, alias Lio

L’ULTIMO ASCOLTATO
Unkle -War Stories

LA TUA COPERTINA PREFERITA
The cosmic game - Thievery Corporation

IL PEGGIOR CANTANTE DI TUTTI I TEMPI
Povia o Dj Francesco?

IL PEGGIOR GRUPPO DI TUTTI I TEMPI
Mr. Big

IL MIGLIOR CANTANTE DI SEMPRE
Marvin Gaye

LA MIGLIORE CANTANTE DI SEMPRE
Janis Joplin

MIGLIOR GRUPPO DI SEMPRE
Bob Marley and the wailers

LA CANZONE CHE VORRESTI FOSSE STATA SCRITTA PER TE Aint’ no sunshine when she’s gone di Bill Withers
Don’t explain di Billie Holiday

LA CANZONE CHE TI FA VENIRE IN MENTE L’INFANZIA
La canzone di Marinella di De Andrè
Il Bolero di Ravel

LA CANZONE CHE RIASSUME LA TUA ADOLESCENZA
Smell like teen spirits - Nirvana

LA CANZONE CON CUI VORRESTI ADDORMENTARTI
Ainda - Madredeus

LA CANZONE CHE VORRESTI PER UN TRAMONTO
The sea - Morcheeba

LA CANZONE PIU’ BRUTTA DI TUTTI I TEMPI
Quando i bambini fanno ooh

LA CANZONE CHE NON VORRESTI SENTIRE MAI PIU’
Quando i bambini fanno ooh

LA CANZONE CHE TI TRASMETTE OTTIMISMO
Sénégal Fastfood di Amadou e Mariam -
Ombre elle degli Gnawa Diffusion,
Sunday Morning dei Velvet Underground

LA CANZONE CHE VORRESTI AL TUO MATRIMONIO
Sunday Morning dei Velvet Underground

LA CANZONE CHE VORRESTI AL TUO FUNERALE
Angel - Massive Attack

LA CANZONE CHE DESCRIVE UN MOMENTO DELLA TUA VITA
Glory Box, Portishead

LA CANZONE CHE PIU’ TI PIACE NELLA COLLEZIONE DEI TUOI GENITORI
Tutto George Brassen

CANZONE CHE PIACE AI TUOI GENITORI DELLA TUA COLLEZIONE
Yann Tiersen

LA CANZONE CHE TI FA VENIRE IN MENTE LA TUA PRIMA COTTA
Glory Box - Portishead

LA CANZONE CHE NON CONOSCERESTI SE NON FOSSE PER UN AMICO
Good Bye Sweet Pops di Archie Shepp

LA CANZONE CHE TI FA PENSARE AL SESSO
Protection e Karmakoma dei Massive Attack

LA CANZONE CHE TI FA PENSARE ALLA SOLITUDINE
Ne me quitte pas di Brel.

LA CANZONE PIU’ TRISTE
Ne me quitte pas di Brel.

LA CANZONE PER QUANDO SEI INCAZZATO
Hedonism (Just Because You Feel Good) degli Skunk Anansie,
Io sto bene, dei CCCP

LA CANZONE CON IL MIGLIORE INIZIO
Aquarius, colonna sonora del musical Hair

LA CANZONE CON IL MIGLIOR FINALE
Anna di Lucio Battisti

LA CANZONE DA ASCOLTARE CON GLI AMICI
Jammin’ di Bob Marley

LA CANZONE DA CANTARE SOTTO LA DOCCIA
Satellite of love, Lou Reed, chiaramente urlata e avendo cura di cantare anche i pezzi strumentali…”pom pom pom”

LA CANZONE CHE TI FA VENIRE VOGLIA DI BALLARE
Innocence e Space Intrudres di Bjork

LA CANZONE CON IL TESTO PIU’ ORIGINALE
—vuoto totale —mi verrà in mente a un certo punto!

LA CANZONE CHE E’ UN’OTTIMA COVER
Rock El Casbah di Rachid Taha
Tutto Radio Dread degli Easy Star All-Stars

LA CANZONE SU CUI FARE L’AMORE
Karmakoma dei Massive Attack

LA CANZONE PIU’ NOSTALGICA
Infedelity degli Skunk Anansie

LA CANZONE COL TITOLO PIU’ BELLO
Amarti m’affatica - CCCP

LA CANZONE DA SAPERE A MEMORIA
Our House, Crosby, Stills, Nash and Young

LE CANZONI SU UN VERO AMORE
Annarella dei CCCP
By your side di Sade

LA CANZONE STORICA PER ECCELLENZA
La Marsigliese…

LA CANZONE CHE TI E’ STATA DEDICATA
She really got me :)

LA CANZONE PIU’ INQUIETANTE
Aphex Twin

LA CANZONE CHE ASCOLTERESTI NELLO SPAZIO MENTRE SI ROMPE IL CORDONE CHE TI LEGA ALLA NAVICELLA

Bachelorette di Bjork
Gabriel dei Lamb
Satellite of love, Lou Reed ( ma la cover nella colonna sonora di The Million Dollar Hotel)

LA CANZONE CHE PRIMA ODIAVI MA ADESSO AMI
Nuntereggaepiù di Rino Gaetano

LA CANZONE CHE PIU’ TI ESTRANIA DALLA REALTA’
Angel e Karmakoma dei Massive Attack…me ne sono accorta dopo che è la stessa canzone che mi fa venire in mente il sesso (!?!)
John Surman, il brano che c’è anche nella colonna sonora di Respiro di Crialese, di cui non mi ricordo assolutamente il titolo.

LA CANZONE DA ASCOLTARE MENTRE GUIDI
non guido!! però la volta che mi deciderò ascolterò Summer in the City di Quincy Jones

LA CANZONE CHE TI FA PIU’ PAURA DEL BUIO
Aphex Twin

IL MIGLIOR DUETTO
P.J. Harvey con Tom York - This Mess We’re In

E SE FOSSE UN TERZETTO?
io!! …o Patty Smith?

LA CANZONE DA DEDICARE A CHI NON LA PENSA COME TE MUSICALMENTE
Sunday Morning dei Velvet Underground!!

Neuroni a 40 gradi

Post scritto da lamponcina

Fuori 40 gradi.
Dentro forse un po’ di più.

Un terribile lunedì pomeriggio di fine luglio.
I negozi chiusi, le vie deserte e l’asfalto che sembra bagnato.

In realtà, anche se Odiamore oggi probabilmente è in una spiaggia a bere mojito, c’è chi schiatta di caldo in ufficio a cercare di mettere insieme quei quattro neuroni che non sono ancora partiti per il mare. :(

Detto ciò, non so effettivamente se quei quattro neuroni (che comunque sono già con i braccioli e la crema solare) siano sufficienti per scrivere ogni giorno qualcosa fino alla mia partenza verso il sud italia….

In ogni caso, buone vacanze a tutti!!
:)

Apertura straordinaria - solo per oggi

Scherzetto, non parto più ;-)

No, non è vero; tra meno di dodici ore dovrei essere su un aereo. E’ che ho un’ora buca e sono a casa dei miei genitori a raccattare quei pezzi della mia vita che non avevo mai ritenuto necessario portarmi dietro - l’adattatore universale (che comunque non ho trovato), lo zainetto di quando facevo il liceo (che mi servirà per stipare le creme da sole) e un filo per stendere la biancheria.

Già, preparare una valigia è sempre un’esperienza interessante. Ti soffermi a riflettere su quali oggetti sono essenziali / importanti /superflui per il tuo benessere quotidiano - o, almeno, io mi sono soffermata diverse volte oggi, complice anche il fatto che con 35 gradi ogni azione fisica (e mentale) richiede una fatica spropositata.

La prima cosa che ho scelto sono stati i libri - sempre e comunque. Vado in un paese dove parlerò spagnolo: quindi un libro in spagnolo; vado in un paese dove spero di passare la maggior parte del tempo in spiaggia a dividermi tra sole e ombra: quindi un libro lungo, di almeno 500 pagine. E poi, e poi. Altri tre afferrati un po’ a caso dallo scaffale in lista d’attesa, perché non si sa mai, poi magari litigo con i miei compagni di viaggio e mi tocca passare un sacco di tempo da sola. Ecco, in effetti ora che ci penso la prima cosa che ho scelto non sono stati i libri, ma gli amici con i quali partire. Però, la prima cosa a cui mi sono dedicata dopo aver posizionato lo zaino ai piedi del letto è stata la selezione dei libri che mi accompagneranno.

Vado in un paese in cui nessuno di noi è mai stato, e sono emozionata. Sono stanca, e sono felice che un po’ mi dispiaccia di abbandonare la quotidianità. Oddio: non vedo l’ora di rosolarmi al sole / bere mojito al tramonto / stare immersa nell’oceano atlantico fino a farmi screpolare le mani. Non mi si fraintenda. Però mi accompagna una leggera malinconia, segno del fatto che tutto sommato le cose non vanno poi così storte, qui e ora.

Questo non significa che non muoia dalla voglia di partire, anzi. Ecco perché, dopo aver eliminato magliette che tanto è dal 2003 che non indosso e probabilmente non mi stanno più, scarpe che mi fanno male ai piedi soltanto a guardarle, un balsamo-maschera per i capelli che vale quasi metà stipendio e tutto quello che Candi mi ha detto che si è portata lei (ossia mezza casa!), sono tornata ai libri. Perché tra qualche settimana, quando sarò tornata, e tra qualche mese o qualche anno, quando sarò chissà dove, succederà: sposterò un libro da uno scaffale e se ne paleserà un altro di cui non avrò memoria, lo aprirò ed ecco che risentirò i profumi di cibo e i suoni del vento e le voci delle persone che ho conosciuto…

Chiuso per ferie

… beh, mi sembra che il titolo sia piuttosto esplicativo. Arrivederci alla fine di Agosto!

Villaggio vacanze? No! Voglio l’ego-farm

Mancano dodici giorni alla mia partenza per le vacanze. Stamattina sono andata in agenzia per il saldo e, mentre ero in coda, ho sfogliato distrattamente un paio di cataloghi, tanto per guardare belle foto e per rincuorarmi - dopotutto, stavo per firmare un assegno il cui valore supera quello di un mese di stipendio, e non c’è bisogno di essere particolarmente taccagni per sentire il peso di un’azione del genere.

Ora: io non sono mai stata in un villaggio vacanze - né credo ci andrò mai. Mi piace girare, conoscere gente del posto, dormire in luoghi anche un po’ fatiscenti se la situazione lo richiede e soprattutto non credo riuscirei a tollerare di avere la giornata scandita sempre nello stesso modo, giorno dopo giorno, proprio come quando lavoro.

C’è un posto, però, in cui andrei tanto volentieri: una bella ego-farm. Me la immagino come un luogo in cui:

1. tutti gli specchi sono tali per cui l’immagine riflessa sulla retina è sempre e comunque fonte di piacere;

2. il cibo - tutto il cibo, compresi i semifreddi al cioccolato e le melanzane alla parmigiana - è sano e indipendentemente dalle quantità ingerite ti consente di mantenere un peso tale per cui la mia dietologa mi direbbe “brava!”;

3. il sole è caldo sulla pelle ed è sempre mitigato dal vento - né hai bisogno di ungerti con quattro tipi diverse di creme solari se non ne hai voglia;

4. ogni giornata inizia con una sessione di ego-coccolo-terapia - da non confondersi con questa roba qui; penso piuttosto a qualsiasi cosa prenda il tuo ego, lo avvolga in una copertina morbida e calda e gli faccia poi ascoltare canzoni romanticamente struggenti mentre sorseggia un frappé alla fragola e banana al bordo di una piscina;

5. tutte le persone che ti circondano non fanno altro che mandarti messaggi ego-rassicuranti, ego-consolatori, ego-accudenti ed ego-confortanti;

6. puoi startene per i fatti tuoi senza che nessuno venga a chiederti “cosa c’è che non va?”;

7. la quantità di alcol che decidi di assumere non è strettamente correlata alla tua perdita di ego-controllo, a meno che tu non decida che sia proprio così;

8. tu, e tu solo, hai la consapevolezza delle dimensioni smodate che, minuto dopo minuto, sta raggiungendo il tuo ego;

9. sono assolutamente e meravigliosamente banditi i sensi di colpa;

10. …………………………………………………………………………………………… (= c’è un bello spazio vuoto che puoi riempire proprio come vuoi tu!)

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