Archivio per la categoria 'Generico'

Chiuso per lavoro in corso

Chi volesse avere idea di quello che sto vivendo, può leggere qui o qui. Altrimenti, mi sa che fino al sette di novembre - almeno - non avrò fisicamente il tempo di pensare a null’altro che non sia risolvere problemi altrui. Di cui preferirei non sapere niente. Ma proprio niente. Però mi pagano per questo…

Non dimenticare le conseguenze dell’amore

Post scritto da lamponcina

Dentro la musica trance vengono comprese tutte quelle sonorità, di stampo quieto e riflessivo, in grado di indurre, attraverso artifici psicoacustici, appunto uno stato di trance nell’ascoltatore.

I drones invece sono suoni con minime variazioni tonali che si ripetono, lunghi ma mai uguali a se stessi, forse più inquieti del trance. La distinzione è sottile.

Così la mia vita in questo momento: come i drones, i miei giorni si ripetono con delle minime variazioni che fanno sì che non siano mai uguali a se stessi.
E sono fortunatamente un po’ più inquieti della piatta quotidianità immobile e ripetitiva.
Nel film Le conseguenze dell’amore Titta Di Girolamo, il protagonista, non vive. Meglio, vive in una specie di trance, in cui ogni giorno si ripete uguale a se stesso, senza variazioni. Finché a un certo punto lui si appunta sul suo block notes “non dimenticare le conseguenze dell’amore“.

E da lì la sua vita cambia. O forse semplicemente inizia. Non si trasforma in un drones, ma in un’improvvisazione jazzistica.
Mi chiedo cosa serva a dare la spinta necessaria a decidere di uscire dalla trance (che al momento per me significa una vita che mi permetta di avere sicurezze e di non mettermi in gioco più di tanto, se non a livello mentale) e provare a improvvisare a cuor leggero, sapendo che in un’improvvisazione l’importante forse è l’intenzionalità, non esclusivamente il risultato.

Una persona che si autodefinisce come ormai “appartenente al limbo degli affetti” (e quindi inoffensivo) mi ha detto un paio di giorni fa, tra il serio e il faceto, che avrei dovuto “occupare più spazio nel mondo”.

Forse non si è reso conto di quanto vere fossero queste parole (o forse sì, se no non me le avrebbe dette!)…ma come si fa ad occupare più spazio nel mondo se si è abituati a vivere in una vita volutamente a formato mignon?

Purittaneggiando…

Ebbene sì, ci sono cascata.

Ieri, durante una trasferta di lavoro massacrante, ho totalizzato quindici ore di viaggio tra andata e ritorno. A metà giornata, mi sono ritrovata in una città a me nota come turista appiedata ma non come automobilista - soprattutto non come automobilista alla guida di una station wagon francese affittata per l’occasione dal mio Capo e da lui guidata fino al momento in cui si è accorto che era in ritardo per il suo prossimo appuntamento.

Bene: mi sono dapprima trovata ferma a un incrocio con un’auto che non ero in grado di accendere. Non c’era la chiave, almeno non nel solito posto - quella parte che collega il volante alla plancia (?) in cui ci sono i comandi per il tergicristallo, almeno sull’auto di mia madre. Ovviamente, quando poche ore prima avevamo affittato l’auto e l’omino dell’autonoleggio aveva spiegato al Capo tutte le cose da sapere, io ero fuori a fumare. Sono sempre “fuori a fumare” nei momenti in cui invece dovrei stare “dentro ad ascoltare”. Ma tant’è.

Ero dunque in mezzo all’incrocio, con un’auto che non sapevo come far partire. In momenti come questo, contrariamente a cosa potrebbe pensare chi mi conosce, non soltanto non perdo la calma, ma divento più fredda di un serial killer.

Del tutto incurante - anche se un po’ dispiaciuta - dell’aumento dell’inquinamento acustico collegato alla mia condizione [NdR clacson impazziti e variegati insulti indirizzati alla mia persona], ho esaminato la situazione e mi sono resa conto di una realtà: nel luogo solitamente deputato all’accendisigari, o tutt’al più all’alter ego dell’accendisigari - che oggi è meglio noto come “attacco per il caricabatterie del cellulare”, ho visto un pulsante con su scritto start/stop. Come in una macchinetta per fare il caffé. Come nel distributore di acqua che, per una quindicina di giorni, ha fatto sentire i miei colleghi e me facenti parte di una sitcom americana. E, analogamente a quanto succede per i liquidi alimentari, anche i liquidi che alimentavano la station wagon sono stati attivati, togliendomi dall’impasse.

Fin qui, sono stata bravissima: non ho fatto una piega, non ho chiesto aiuto ai vigili dall’altra parte dell’incrocio, ho sorriso a chi mi affiancava per rivolgermi epiteti che mi facevano ringraziare di provenire da un’altra regione.

Sono dunque partita in direzione dell’autonoleggio - non prima di essermi accuratamente studiata la cartina. Ora, so che alcuni anni fa era uscito un libro dal titolo piuttosto eloquente: Perché le donne non sanno leggere le cartine e gli uomini non si fermano mai a chiedere informazioni? - o qualcosa del genere. Io di solito le cartine le so leggere molto bene: ho fatto gli scout nella prima infanzia, ho un senso dell’orientamento superiore alla media e nonostante la timidezza innata non ho problemi a fermarmi a chiedere se non ho una cartina o se non ho voglia di guardarla.

Il problema è che, quando sei alla guida di un’auto gigantesca in una città che non conosci, nonostante tu abbia una cartina, se su quest’ultima non sono segnalati i sensi unici orientarsi diventa un po’ difficile. E, sempre date le dimensioni dell’auto, fermarsi a chiedere informazioni non è semplicissimo, soprattutto se tutte le strade sono dissestate da lavori in corso che, tra l’altro, impediscono il transito di passanti da interpellare.

E’ così che mi sono ritrovata, dopo quindici minuti trascorsi a girare in tondo, a guidare contromano in un parcheggio. Ed è così che mi sono ritrovata a scendere dall’auto, sfoderando un sorriso smagliante nonostante il caldo, la rabbia, la stanchezza e il profondo senso di impotenza, ad abbordare - letteralmente! - il parcheggiatore, chiedendogli di ridisegnarmi la cartina con i sensi unici e le indicazioni dei lavori in corso.

Arrivata nello spazio dell’autonoleggio, ho mollato l’auto in mezzo all’autorimessa dicendo che non riuscivo a manovrarla e mi sono pure fatta chiamare un taxi per andare in stazione, dove miracolosamente, grazie ad audaci manovre di un tassista spericolato, ho preso il treno al volo.

Ora: il parcheggiatore, il personale dell’autonoleggio e il tassista erano uomini. E io, anche se sfatta dalla fatica, con i capelli appiccicosi dal caldo e i leggins sotto la gonna, sono pur sempre una persona di sesso femminile.

E’ la purittanità. Una volta entrata in te, non te la togli di dosso facilmente.

Il baccaglio tramite skype è possibile?

Post scritto da lamponcina

Sono appena stata contattata via skype da tal Beppe 23enne di Milano.
Alla domanda ” ma scusa perchè vuoi avermi tra i contatti?” mi ha risposto “così tanto per fare una chiacchiera”.

La mia reazione è stata forse non proprio carina, ma quello che mi fa pensare è…ma perchè una persona di 23 anni per chiacchierare con qualcuno non esce di casa, va in un bar e parla con qualcuno?
perchè non va ad un concerto e parla con qualcuno?
perchè non va in piscina e parla con qualcuno?
Insomma, perchè non parla e si riduce ivece a chattare con sconosciuti pescando a caso un indirizzo da skype?

Sono io che ho delle difficoltà a capire ed entrare nella comunicazione multimediale dell’ultima generazione? oppure c’è qualcosa di malsano in tutto ciò?

anche i frutti di bosco su anobii!

Post scritto da lamponcina

beh, non so se sia da baccaglio oppure no anobii, certo è che delle affinità con le persone si trovano e colpiscono.
Per esempio, io ho scoperto che c’è un’altra bacca appassionata di lettura, e chissà magari ce ne sono altre!!
è un appello, lo ammetto, che si dichiarino tutte le bacche presenti su anobii, please!

..è come se nell’elenco delle 10 cose che ti porteresti in un’isola deserta ne trovassi 5 uguali nell’elenco di qualcunaltro…crea una situazione di empatia o alchimia con qualcuno che non sai neanche che faccia abbia, questo si, lo trovo bizzarro.

a proposito, cosa vi portereste su un’isola deserta?

Sono innamorato dell’inondazione, non di un rivoletto!

Post scritto da lamponcina

Un consiglio per le /i vergini (segno zodiacale!!) che ci leggono…finalmente dopo un anno di oroscopi tragici al limite della sopportazione psico-fisica è il momento del riscatto del segno più sfigato dell’anno!!!!

Date una lettura all’oroscopo dell’Internazionale, vi sentirete un po’ più sereni in questa giornata uggiosa.

…ma non ci sperate troppo, pare che la malasorte duri fino a settembre….

sugli uomini

Post scritto da lamponcina

Gli uomini che conosco sono gay o fidanzati o amici.

1) gli uomini gay. corrispondono il più delle volte all’uomo ideale, lo so è una banalità. Sono belli, intelligenti, brillanti.
A volte isterici, un po’ troppo curati.
Comunque solitamente il problema non si pone perchè te lo dicono subito, e si passa ad una profonda e intensa amicizia. Gli parli di tutto, cadono tutte le inibizioni perchè ti senti profondamente capita, e si crea una sorta di sottile complicità che ti piace, e poi ti fanno i complimenti come nessun uomo mai ha fatto e forse neanche le amiche, tanto meno se appartenenti alla categoria delle purittane.

2) gli uomini fidanzati. corrispondono il più delle volte all’uomo ideale, lo so è una banalità. Magari non sono bellissimi, non troppo intelligenti e forse neanche brillanti.
A volte isterici, non particolarmente curati.
Comunque solitamente il problema non si pone perchè non appena succede qualcosa ti dicono che sono fidanzati, e magari che stanno soffrendo per la fidanzata e si passa ad una profonda e intensa amicizia. Gli parli di tutto, cadono tutte le inibizioni perchè ti senti profondamente capita dopo quello che c’è stato e si crea una sottile complicità.

3) gli uomini amici. corrispondono il più delle volte all’uomo ideale, lo so è una banalità. Di solito sono bellini, intelligenti e superbrillanti.
A volte isterici, curati al punto giusto.
Comunque solitamente il problema non si pone perchè quando tu inizi a pensare che potrebbe essere l’uomo della tua vita - o per lo meno della settimana - lui ti dice che è innamorato della tua amica purittana e sta soffrendo terribilmente. Ti parla di tutto, cadono tutte le inibizioni perchè si sente profondamente capito, e si crea una sottile complicità che gli piace.

e poi dite che noi donne siamo complicate…

de purittanibus. o sulle/sui chimere/i dell’arrazzo

Post scritto da awhile

Solo due parole importanti sul tema che trovo importante, significativo, forte.
Direi che la problematica sociologica delle chimere è diventata tanto urgente in quanto ha ormai una dimensione prettamente trasversale, transgender oserei dire.
Oltre il genere.
Oltre la preferenza sessuale.
Oltre l’aspetto fisico.

Anzi. Proporrei una figura drammatica che un tempo si poteva identificare nel classico stronzo ma che ormai è elettivamente diventato un vero e proprio “chimero dell’arrazzo”: uomini seduttivi, sfuggenti, rispettosi dei punti sottoelencati, che non mollano l’osso al momento giusto (o sbagliato che sia) ma creano maglie di dipendenza-parassitaggio degni della Super Signora delle Gatte Morte di un tempo…
Meditate gente meditate…

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