A volte ho l’impressione di aver già scritto tutto. Tutto quello che potrebbe essere interessante da leggere per chi, per un motivo o per l’altro, sceglie più o meno casualmente di passare di qua. Infatti scrivo sempre meno.
Certo, ci sono quelli che arrivano tramite motori di ricerca; la classifica-di-tutti-i-tempi, attualmente, è così composta:
Le emoticon(s) giocano un ruolo notevole, come si può osservare dall’immagine. Il post in questione era un esperimento, e se non altro sono contenta del fatto di essere riuscita a costruire uno specchietto per le allodole che attirasse anche qualche altro tipo di volatile che ha poi deciso di ritornare. I tacchi a spillo, invece, sono pericolosamente collegati a loro volta a ricerche fetish che mi causano sempre grande imbarazzo – e dire che non sono neanche andata a scuola dalle suore
L’idea migliore che ho avuto, finora, credo sia stata quella della purittana: l’evoluzione della gatta morta e la concomitante speranza di far sentire meno sole le donne che hanno a che fare con(tro di) lei e meno stupidi gli uomini che cascano più o meno inconsapevolmente nella sua rete.
Per il resto, mi rendo conto che è da ormai un anno e mezzo che, come molti mi fanno notare nei commenti, non faccio altro che girarci intorno: voglio un fidanzato però poi magari anche no; mi sento una povera sfigata se nessuno dà segno di interessarsi a me però mi ostino a rifuggire – se non fisicamente, per lo meno con l’atteggiamento – le occasioni sociali in cui potrei conoscere persone nuove; mi commuovo davanti ai neonati però mi astengo dal sesso quasi fosse, il mio, un credo religioso ai limiti del fondamentalismo.
Perché il fatto è che ho trent’anni, la mia ultima storia è finita una trentina di mesi fa (leggi: quasi due anni e mezzo) e mi sento invece come se di anni ne avessi 13 e mi dovessi affacciare per la prima volta al mondo degli affetti e delle relazioni interpersonali.
E paradossalmente mi rendo conto, allo stesso tempo, di rientrare in quella fascia a rischio in cui, alla domanda “con quante persone sei stata?”, la risposta non può essere vomitata addosso all’interlocutore come farebbe una mamma-pinguino che nutre il suo cucciolo.
Perché il numero è basso per chi si pasce di secsendesiti, però non così basso da non correre il rischio di urtare gli animi di alcuni esponenti del genere maschile. E ce ne sono in giro ancora molti, di soggetti rassicurati dalla mancanza di esperienza sentimental-sessuale della propria potenziale compagna. E forse questi ometti non hanno neanche tutti i torti, chissà. Ho visto in giro donne che voi umani nati ai tempi dei miei genitori non potete neanche immaginare [cit.]
E comunque, tirando le fila del discorso: non mi sono conservata abbastanza da risultare appetibile per quel gruppo di uomini solleticati dall’inesperienza femminile, né sono abbastanza di ennesima mano da poter rientrare appieno nel ruolo della mangiauomini – soprattutto per mancanza di memoria dovuta a protratta inattività d’ogni sorta. Come posso fare la mangiauomini se la mia più grossa preoccupazione al momento è fare in modo che, dovessi mai – puta caso – baciare qualcuno, costui non pensi che io ancora non ho raggiunto la maggiore età anagrafica?
Eccole, dunque, le puntate precedenti: tredici anni trascorsi in coppia – non tutti con la stessa persona, anzi; ma con intervalli tra una persona e l’altra sempre inferiori alle poche settimane. Tredici anni trascorsi tra una coppia e l’altra, dunque, per essere proprio pignoli come piace a me. E poi. Due anni e mezzo trascorsi totalmente da sola – ma proprio da sola-da sola: neanche un corteggiatore fittizio ingaggiato dalla mia migliore amica.
E ora sono qui. Sono qui e ancora una volta una vocina mi sussurra che questo post potevo fare a meno di scriverlo. Anche perché forse a questo punto l’unico soggetto davvero innovativo sarebbe: e nella puntata di oggi, cosa mai succederà?










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