Tutto quello che vorrei, ora, è una persona che ha preso atto dello status quo: io mi porto dietro trent’anni (trentuno, per essere precisi) di vita, con tutte le poche o tante esperienze del caso in ambito sentimentale, relazionale, lavorativo, intellettuale, fisico e quant’altro. Mi porto dietro trent’anni di vita, e cerco di non trincerarmi più dietro la paura di stare ancora più male di quanto non sia stata fintanto che da quella stessa paura ero soffocata.
Intorno a me vedo persone che stanno iniziando un percorso insieme, decidendo di sposarsi, convivere, provare ad avere un figlio. E vedo, allo stesso tempo, persone che perseverano nel proprio isolamento – come ho fatto io fino a una manciata di settimane fa. Non so cosa mi sia successo, esattamente. Penso si tratti più che altro di una presa di coscienza di un processo di crescita che era iniziato da molto tempo e che tutt’a un tratto è venuto alla luce.
Capita spesso: come quando ai tempi dell’università rimuginavo sempre sulle stesse dieci pagine senza riuscire a capire un tubo e poi, quasi all’improvviso, mi rendevo conto di aver compreso tutto. Be’, tutto forse è una parola un po’ grossa, ma insomma: era per dare l’idea
Tutto quello che vorrei, ora, è una persona che mi stia vicino in un modo il più possibile in sintonia con il modo in cui ho voglia e ho bisogno che qualcuno mi stia vicino: non troppo, perché non corra il rischio di sentire che c’è troppo spazio per lui e troppo poco per me. Ma neppure troppo poco, ovviamente: perché non corra il rischio, lui, di uscire dal mio campo gravitazionale.
Chiedo poco
Per scaramanzia, ho aspettato quasi due mesi prima di scriverne. Sempre per scaramanzia, tanto per dare l’idea di quanto posso essere scaramantica, ancora non sono riuscita a togliere il cognome dalla rubrica del cellulare: perché quando ho salvato il suo numero, due mesi fa, l’ho fatto soltanto nell’ipotesi in cui dovessi disdire l’appuntamento che mi aveva chiesto. Non mi aspettavo che quel numero, e quella coppia nome-cognome, avrebbero iniziato, slowly but surely, a fare parte della mia quotidianità.
E’ per questo che ne scrivo e non ne scrivo allo stesso tempo: per scaramanzia.
Dopo un tempo lungo e sofferto e goduto in cui ho preso l’abitudine della mia solitudine, mi trovo adesso quasi mio malgrado a… A fare cosa? Qual è la differenza, tra essere soli ed essere parte di una coppia? Una coppia… mah, chissà se posso definirla tale. Per scaramanzia, forse farei meglio a evitare.
E comunque. Mi trovo a decidere le cose insieme a qualcun altro, ad avere i fine settimana in qualche modo scanditi da problemi logistici tipo “a cena fuori, da me, da te?” oppure “usciamo con i miei amici o con i tuoi?”. Un io e un tu che non è un noi – né avrebbe senso lo fosse, dopo così poco tempo. E scriverei “non è ancora un noi“, se non fosse che chissà, magari poi porta sfortuna
Che non è neanche così poco, tuttavia: perché basta un istante ad avere qualcosa di condiviso, una manciata di ricordi; fosse anche un pranzo al bar, un gelato sulla stessa panchina, una canzone alla radio ascoltata in auto mentre si va insieme da qualche parte. Insieme.
E poi ci sono le cose più profonde – i ricordi che non potranno mai essere condivisi perché legati al passato ma che, nonostante questo, vogliono essere comunicati all’altro per chissà quale strana, recondita ragione. Le lacrime versate per un presente che non è dato, le foto scattate durante la prima vacanza senza i genitori, la prima bicicletta, il primo bacio, il primo sesso, il primo questo e il primo quello. Come se fosse la prima volta che facciamo qualcosa a segnarci per sempre, e fosse necessario questo, e quasi soltanto questo, da comunicare all’altro per farci conoscere nella nostra più intima essenza.
E’ tutto strano. Tutto strano ma anche bello, non mi si fraintenda. E’ che è un po’ difficile scriverne, perché sono dannatamente scaramantica e ogni volta che squilla il telefono, e vedo comparire sul display un nome-cognome che ho paura a far diventare un Nome, penso sia per l’ultima volta.
La solitudine è una bella compagna, ma è anche una gran brutta bestia: ti si attacca alle viscere e ti sussurra dentro l’orecchio cose che non vorresti sentire perché sono l’espressione delle tue più paurose inquietudini.
Non chiedo poco, chiedo molto. Lo so. Ma va bene così, non voglio più accontentarmi di sacrificare l’essenziale per un superfluo che è apparentemente più facile da ottenere.









Capisco la tua scaramanzia, anche per me all’inizio è stato così
Per esperienza ti dico: non prestare ascolto ai sussurri e goditi il momento.
In bocca al lupo
cara Odiamore, da quasi sei mesi intraprendo una relazione con una ragazza americana la quale, causa la sua nazionalità, è completamente estranea a queste “elucubrazioni”. mi ha confessato il suo amore dopo pochissimo tempo e ammetto che ciò mi ha spiazzato (e spaventato), ma poi ho compreso la purezza del suo sentimento. ho cercato di spiegarle il diverso comportamento delle ragazze nostrane, questo game of love che ci fa penare tanto, ma non lo comprende, ed è meglio così. con questo non voglio dire che sia meglio semplificare e perdere un po’ di magia piuttosto che stare sempre in palpitazione e vivere forti emozioni, però questo mettere subito in chiaro le cose mi piace. ciao.
Sono laconico e lapidario: “:-)”
Felice di scoprire questa novità.
“Che bello!”.
Tra un “no” e un “sì” alla speranza… sai già quale può essere la mia risposta! In bocca al lupo
)
Le tue parole sono coinvolgenti, e non si può che non essere in sintonia con te. grazie grazie grazie di aver condiviso, con scaramanzia (condivisa appieno)
Felice felice per te
goditi ogni momento di ‘insieme’ .
Questa e’ una notizia molto bella, e bando alla scaramanzia!
Mia cara, passo qui dopo un bel pezzo… e, come al solito, ho qualcosa da dire
In questi mesi in cui son stata “via” diciamo che mi son sucesse un sacco di cose… più o meno simili alle tue, inaspettatamente.
Un giorno ho scritto questo.
Penso che certe cose, belle, a volte forse anche troppo belle, abbiano bisogno d’abitare per un tempo nella nebbia, nel dubbio, nell’incertezza, nel “chissà”… prima di entrare a far parte di noi in maniera incondizionata…
Credo sia un lento scivolare in mare…fino a prendere il largo e lasciarsi alle spalle, sulla riva, brandelli di paure…
Auguro anche a te, come a me stessa… di salpare ed entrare silenziosamente in mare con il tuo compagno di viaggio…
Un abbraccio,
Noemi
Sono 7 anni e ancora non ho cancellato il Suo cognome.
In bocca al lupo per la nuova “avventura”.
alias odiamore
abbiamo parlato ieri
oggi da tempo, tanto tempo, rileggo il tuo blog
noto che è da mesi che non scrivi più
più di 2 mesi
è la realtà che prende il sopravvento alla narrativa che non sappiamo più leggere ma nemmeno scrivere
o forse per il momento scriverla la scarnificherebbe inutilmente
materiale da vivere e non da scrivere
altro che scaramanzia, forse più per speranza o entusiasmo
non scrivi perchè ti aspetti l’inimmaginabile, bello no?
e così le tue parole sono diventate diverse, il ritmo delle frasi più sicuro
siamo entrati nel XXI secolo…e lasciami i 90 indietro dentro di noi
e io ne sono contento più che mai
le prime volte sfumano e altre volte, dotate di intensità e perciò unicità, diventano i segni evidenti di un percorso
un abbraccio
Ola, come va? tutto bene? Mi scrivi un po’ che mi mancano le te notizie? :-***