Sto pensando. Sto pensando che forse i motivi per cui, nelle ultime settimane, mi stavo trastullando con l’idea di concludere questa esperienza, non sono i motivi giusti.
Da un lato, quello che ho scritto nell’ultimo post è vero: l’esigenza di cambiamento, di provare a mettermi in gioco in modo diverso, la sento, e la sento forte. In questi ultimi tempi lo spazio mentale riservato alle tematiche del blog è cresciuto enormemente nella vita quotidiana e, contemporaneamente, è precipitato sotto l’aspetto del “ma guarda un po’, di questa cosa potrei proprio scrivere“.
Sono cose che capitano.
D’altro lato, ci sono motivazioni sotterranee che poco hanno a che fare con la mia volontà di scrivere, di raccontare, di condividere parti della mia vita che sono straordinariamente comuni e banali e, proprio per questo, universali-o-quasi.
Perché l’ansia di vivere, la paura di restare da soli e, come controparte, il terrore di avere qualcuno e poi perderlo… Siamo tutti nella stessa barca, più o meno, no? Con modalità differenti, con contraddizioni e passetti avanti e indietro, ma siamo tutti, prima o poi, infognati uguale – a dibatterci tra le reti invisibili eppure fin troppo tangibili di un passato che vorremmo e non vorremmo dimenticare, un presente che ci sfugge prima ancora di raggiungere la consapevolezza di averlo vissuto e un futuro che, per un motivo o per l’altro, temiamo non mantenga le promesse.
Ma torniamo alle motivazioni sotterranee. Principalmente, io so che ci sono alcune persone che leggono qui e che mi conoscono: persone che hanno fatto parte della mia vita nel passato e che probabilmente non incontrerò mai più, ma anche persone che potrei rivedere una sera, tra un mese o un anno, le quali… Con le quali non sono così sicura di voler condividere ciò che scrivo qui.
E’ che l’anonimato non è facile da mantenere: una volta rotto un anello, la catena si sfalda inesorabilmente.
Mi domando, dunque: qual è mai la differenza tra raccontare i fatti miei – siano essi pensieri o esperienze – a dei perfetti sconosciuti di cui non sospetto nemmanco l’esistenza (perché scelgono, non commentando, di non palesare la propria presenza) e a dei più-o-meno conosciuti che, zigzagando tra le propaggini della mia volontà cosciente, sono venuti a conoscenza di questa possibilità di far finta di entrare in contatto con me?
Sono coinvolti pudore e ritrosia e imbarazzo e fastidio, nel secondo caso. Almeno credo. Fors’anche un velo di presunzione, se scelgo di essere sincera: dal momento che presumo che codeste persone – lontane da me, ma non quanto vorrei – stiano perpetuando l’intento di fare parte della mia vita con una sorta di atto di forza.
E poi, seguendo il filo aggrovigliato di tutte queste elucubrazioni, mi sono chiesta: me ne frega davvero poi così tanto? Ma forse anche no.









io non mi farei tutti questi pipponi, fanciulla.
Se uno ti legge e non si appalesa nei commenti, avrà le sue ragioni ma dal tuo punto di vista non deve esistere: se uno è convinto di conoscerti per avere scambiato qualche messaggio con te, ha dei problemi: ma non sei tu che devi fartene carico.
In pratica, continua a postare come OdiAmore, limitati all’altro trasloco e vivi serena
Sottoscrivo .mau.
Come risposta, ci farò un post
Eccolo: http://www.xlthlx.com/2009/05/20/anche-no-senza-forse/
Grazie a .mau. (e Brain) per avermi ripresa un po’
E grazie a xlthlx per le riflessioni, come sempre interessanti e autentiche. Nonostante facciamo scelte diverse – io scendo nel personale, tu eviti di farlo – la scrittura credo sia sempre un po’ una messa a nudo. E il disgusto, o la delusione per essere meno forti, per chi non si capisce bene da-che-parte-sta… insomma, credo farò di tutto per seguire i consigli di .mau. e Brain
E’ che forse esiste anche il galòp, che impedisce parole e riflessioni…:-( Dei traslochi so tutto (sia di quelli di casa, che di quelli dell’anima, che sono i più pesanti…). Ma se mi scrivi (non trovo più email, nel marasma: la mia miti-at-vigliero.com) riuscirò a raccontarti con più calma. Ciao ninìn, bacio grande.