Una relazione particolare

Non scrivo. Non scrivo. Nonscrivononscrivononscrivo.

Esattamente, non so bene cosa stia succedendo: è che non mi viene da scrivere, non mi vengono idee, non ho spunti critici.

In parte, forse questo è dovuto al fatto che ho trascorso le ultime settimane tra un viaggio e un trasloco e un carico di lavoro che si preannuncia eccessivo pur non essendolo ancora – ed è peggio, quando è una fatica annunciata. Perché quando sono in ballo le gambe cominciano a muoversi al ritmo dovuto, ma fintanto che sto a bordo pista non faccio altro che guardarmi attorno in preda all’ansia.

Essere di nuovo qui, a casa dei miei genitori, è innanzitutto strano. Già, perché la casa nuova che avevo trovato il 10 febbraio mi è stata tolta dalle dita (dalle grinfie?), con un precedente inquilino che ha deciso che in fondo in fondo poteva anche non avere tutta questa voglia di spostarsi altrove. E nonostante un’affannosa ricerca, di conseguenza, ho finito per decidere che un mese o due sotto il tetto familiare, a farmi lavare i vestiti dalla donna di servizio e a cucinare per papà e mamma, a risparmiare i soldi dell’affitto e a bere ottimo vino durante la cena… Forse non mi avrebbero poi rovinato l’esistenza.

Già, perché la mia famiglia è ancora e sempre questa: la coppia che mi ha generato. Ed è bellissimo ed è agghiacciante, perché sono fortunata ad avere un ottimo rapporto con i miei genitori ma, allo stesso tempo, ho un’età – anche se, a quanto pare, forse non un pari grado di maturità – per cui avrei dovuto (voluto?) formarmi una famiglia “mia”, altra rispetto a quella d’origine.

E così ho lentamente preso atto della realtà dei fatti. Da tre anni, ormai, sono invischiata in una relazione molto particolare: una storia piuttosto seria e piuttosto sfilacciata, al contempo. Una storia d’odiamore – come lo sono tutte le storie davvero significative – che non riesco a (non voglio?) concludere. Una relazione a tutti gli effetti, con i momenti di scazzo e i momenti di felicità, intermittenze estatiche che mi fanno pensare, talvolta, che questa sia la condizione migliore possibile.

Una relazione con la mia solitudine.

No, non con me stessa: proprio con la mia solitudine.

Le preparo la colazione e gliela porto a letto la domenica mattina; le faccio dei regali senza motivo – come una passeggiata scandita dalle note delle “nostre canzoni” o il nostro film preferito in dvd avvolte da una coperta soffice. Ho persino la tentazione di tradirla, a volte, nelle rare occasioni in cui esco con un ragazzo sentimentalmente libero e trascorro momenti piacevoli. Ma poi non succede mai: perché lei è per me la cosa più importante.

Non riesco a lasciare la mia solitudine. Pur sapendo che è una storia con data di scadenza, pur sentendo che non potrà mai darmi tutto quello che voglio, non ci riesco proprio.

Sarà che la mia ultima relazione, prima di questa, è stata troppo bella e troppo ricca di cose che ho paura di non trovare in nessun altro che non sia lei – perché lei mi dà tutto o quasi quello che avevo prima… E, accorta com’è, evita con attenzione tutti gli aspetti negativi. Cosa potrei volere di più? Lei mi accompagna in viaggio, mi dà torto quando ce n’è bisogno, si raccomanda di non essere mai troppo autoriferita perché sa bene che è un rischio che corro… La compagna di vita ideale, per certi aspetti.

E’ così strano, avere una storia importante con la propria solitudine. Anzi: è così strano, poi?

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14 Responses to “Una relazione particolare”


  1. 1 .mau. 3 marzo 2009 alle 2:49 pm

    come, “nonscrivi”? e tutto questo pippone?

  2. 2 Mitì 3 marzo 2009 alle 4:45 pm

    No, non è così strano. Qualunque cosa accada nella vita, lei in fondo resterà sempre la nostra migliore amica. :-*

  3. 3 Troppofacile 3 marzo 2009 alle 6:06 pm

    Bel Post… e spero mi permetterai alcuni pensieri… la prima frase nonscrivo nonscrivo nonscrivo.. mi fa venire in mente una canzone di Francesco Guccini che dice Nonsiamo nonsiamo nonsiamo… :-) e poi ancora per restare in materia musicale un musicista che difficilmente conoscerai .. George Moustaki iche in una sua canzone dedicata prorpio alla solitudine dice “Solo non saro mai se c’e’ la mia solitudine” e nel testo in fondo dice quello che racconti tu nelle tue righe.
    Il pensiero che poi mi viene spontaneo è che tu devi davvero avere una bel rapporto con te stessa per gestirti in questo modo una storia con la tua solitudine e questo ti da la mia ammirazione perche non e’ cosa facile…guardati intorno e scopri quanta gente sta insieme (e non dico solo in senso affettivo ma anche solo di vicinanza fisica) per non stare da sola…
    In definitiva hai ragione dicendo che non è una condizione definitiva ma e’ sicuramente una condizione che ti permetterà di vivere meglio il tuo ruolo di donna compagna vita di un uomo compagno di vita.
    basta ora con questo delirio
    Sempre bello leggerti
    Troppofacile

  4. 4 odiamore 3 marzo 2009 alle 11:39 pm

    .mau. ma un pippone una volta ogni quindici giorni, che pippone è? ;)

    Mitì: bello ritrovare i tuoi commenti :*

    Troppofacile: in effetti George Moustaki non lo conosco, ehm :) anche se da quello che mi racconti dei suoi testi dovrebbe potrebbe piacermi davvero molto! Il rapporto con me stessa… Sì, forse è “bello”, nel senso che in quasi 31 anni ormai ho imparato a conoscermi abbastanza bene – e questo però, d’altra parte, è anche una fonte di noia… mai che riesca a stupirmi per bene! Anche se non è del tutto vero: a volte capita, ed è bellissimo. Non voglio più stare con qualcuno per non-stare-sola, questo – almeno – ce l’ho ben chiaro. E grazie per l’incoraggiamento :)

  5. 5 Davjdek 4 marzo 2009 alle 12:36 am

    Oh capperi… ma qui si parla di solitudine! Benvenuta in questo magico mondo! Un solo pensiero: la tua solitudine buona non è alternativa a una relazione profonda con un’altra persona, tutt’altro: non solo esse possono coesistere ma rafforzarsi a vicenda. Fossi in te, non le vedrei come due cose opposte. Parola di un uomo che di solitudine se ne intende ;-)

  6. 6 Candi 5 marzo 2009 alle 10:49 pm

    Carissima! (Va beh…)
    Scusa se te lo dico, ma questa relazione mi pare un bel brodino riscaldato… -_-’

    E’ ora di cambiare! ;)

  7. 7 Rosario 7 marzo 2009 alle 12:15 pm

    Io per lei ho deciso di cambiare,
    di smettere di rovinare
    sempre tutto per colpa
    della solitudine.
    Solitudine, che già mi manca però, confesso.

  8. 8 odiamore 8 marzo 2009 alle 11:02 pm

    Davjdek: parole sante, si vede che te ne intendi davvero :)

    Candi: caspita, hai ragione, è proprio un minestrone riscaldato! Anche se non saremo vicine di casa ti verrò presto a trovare per farmi dare qualche ricetta nuova ;)

    Rosario: ma c’è qualche importante novità???????

  9. 9 stefigno 9 marzo 2009 alle 10:05 pm

    bellissimo post.
    per la prima metà hai seguito la mia vita pari-pari. Ti stavo tenendo la mano fino alla fine..

  10. 10 Rosario 10 marzo 2009 alle 9:00 pm

    Ci dovrebbe essere qualche novità ma oramai sono talmente arido che non attecchisce nulla, così la novità è già quasi diventata vecchia e passata. E poi non ricordavo le donne così complicate, questo mi ha riportato presto al motivo per cui da un po’ sto solo con la mia solitudine.

  11. 11 odiamore 11 marzo 2009 alle 3:14 pm

    stefigno: grazie per il complimento :) e mi pare di capire che da un certo punto in poi la tua strada è stata diversa, il che mi dà un sacco di ottimi motivi per continuare ad avere fiducia!

    Rosario: sono gli esseri umani a essere complicati, uomini e donne. A parte questa considerazione da vecchia saggia, ti capisco :) Non ho una soluzione, ovviamente. Però dovessi mai trovarla prometto che sarai tra i primi a venirne a conoscenza!

  12. 12 patty 19 marzo 2009 alle 1:38 am

    question: meglio soli, o innamorati senza speranza di una soluzione positiva? meglio avere sete nel deserto o avere sete e non potere dissetarsi alla fontana che sta lì, ma che non si può raggiungere?
    forse è meglio l’arido, riarso deserto…o no?

  13. 13 odiamore 23 marzo 2009 alle 3:07 pm

    patty: mah, secondo me dipende dai periodi, tutto sommato. In particolare, però, mi sentirei di affermare che “essere innamorati senza speranza di una soluzione positiva” per un po’ va bene, poi però no. Dopo un po’ bisogna staccarsi, altrimenti l’amore più che amore diventa una scusa.

  14. 14 Mitì 23 marzo 2009 alle 4:51 pm

    Come va, stelìn? :-*


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