Nonostante l’autostima in caduta libera – rallentata, devo dire, dai bellissimi commenti al mio post precedente: commenti antigravitazionali, li potrei definire. Nonostante il 90% dei vestiti che ho nell’armadio non mi entri oppure mi faccia sembrare un simpatico salsicciotto – il restante 10% è dovuto al fatto che ho sempre un paio di pantaloni di scorta, ossia di un paio di taglie in più rispetto a quella corretta. Nonostante debba attenermi ad abitudini alimentari che vietano tutto quello che si può immaginare ma, d’altra parte, mi impongono di ingerire ogni ora una fetta biscottata. Nonostante tutto, la vita è strana e a volte sorprende: perché questa sera dovrei avere un appuntamento.
Ho scritto dovrei perché, come si suol dire, finché non lo vedo non ci credo. Lui, intendo. A essere sincera, mi basterebbe anche una telefonata di conferma. E a pensarci bene, un sms sarebbe ben più che sufficiente, così come accoglierei con entusiasmo un’email, un messaggio via skype… ci sono così tanti mezzi di comunicazione, insomma! E invece.
Invece sono qui ad arrovellarmi. Perché, insomma: sono stata io a proporre di vederci, quindi forse a rigor di logica toccherebbe a me dare un segno di vita per confermare il tutto e concordare tempi e luoghi… Ecco: mi esprimo come se si trattasse di firmare un contratto, che desolazione emotiva. E’ tutta colpa della mancanza d’abitudine. Spero. Perché ad andare in bicicletta non si dimentica: le attività motorie sono impresse nella memoria indelebilmente, i neuroni sono modificati una volta per tutte già dalla prima volta. Ma non vale per tutto, questo.
Eppure, ho la petulante sensazione che il fatto di essere donna dovrebbe mettermi al riparo da ansie di questo tipo. Dovrei essere già stata rassicurata da ore; avrebbe già dovuto, lui, darmi un cenno di interessamento – magari, addirittura, avrebbe dovuto comunicarmi quando mi sarebbe venuto a prendere e presentarsi poi con un mazzo di fiori.
D’accordo, non esageriamo: non è che mi aspetti tutto questo. Anzi: non sono neanche sicura mi piacerebbe, una persona così dannatamente sicura di sé – perché, per esperienza, tutta questa sicurezza di solito si rivela, più che un segnale di interessamento nei miei confronti, un modo di soddisfare la propria vanità. E credo di aver già speso abbastanza parole, in proposito.
Però, insomma: non dovrebbe valere una sorta di regola implicita in cui tocca una volta per ciascuno? Tu mi chiami, io – con uno sforzo immane e contro natura, sia chiaro – ti propongo di uscire; dopo qualche tempo, io ti confermo il giorno – con un ulteriore sforzo immane, perché compiuto non sull’onda del momento ma dopo ore e ore trascorse a meditare sul da farsi – e tu… non fai più niente? Non dovresti essere tu a inviare un qualche segno? Un modo per farmi capire “Ehi, ho ancora voglia di vederti, non pensare che mi sia dimenticato!” o, in alternativa, anche un “Cara Odiamore, purtroppo questa sera ho avuto un imprevisto. Mi dispiace molto. Possiamo rimandare al giorno X della prossima settimana” sarebbe comunque meglio del silenzio. Perché il silenzio mi dà un brivido che, tradotto in italiano, significa che se io mi ostino a non farmi viva in alcun modo questa sera la trascorrerò a casa, da sola, a immergermi in qualche dvd strappalacrime.
E comunque. Mi chiedo chi me lo faccia fare. Mi chiedo perché ho dato ascolto alla vocina che mi sussurrava “dai, provaci”. E’ una tale fatica: la vocina si fa sempre più flebile e a mano a mano prende il sopravvento la vociona: quella che mi consiglia di vivere la vita ai margini, di non provare a mettermi in discussione perché le discussioni portano alle liti e quindi, pressoché inevitabilmente, alle rotture; una vociona tonante a cui ho dato sempre più spazio, in questi anni, e che, anche per questo, è preponderante e prepotente… Come? Odiamore ha dato retta alla vocina invece di prestare ascolto a me, come fa sempre e avrebbe dovuto fare anche questa volta, a maggior ragione? Povera vociona, l’ho abituata a un ruolo da protagonista: inevitabile che, non appena tentassi di relegarla dietro le quinte, palesasse la propria indignazione e il proprio estremo disappunto con tutta la sua forza.
Sì, lo so: razionalizzo troppo, penso troppo, mi faccio troppe – come dicono alcuni – “pippe mentali”, non mi lascio mai andare – andare dove, tra l’altro? Però non so come smettere: non è come con la dieta – in quel caso basta rivolgersi a un medico e farsi stilare un piano alimentare ad hoc. E seguirlo, d’accordo. Ma almeno c’è un piano da seguire: poi posso decidere di fregarmene, però se mi attengo alle regole so che otterrò dei risultati, in qualche modo. Con la razionalizzazione non va così. Posso tirarmi delle martellate in testa? Sì, potrei. Se servisse a qualcosa lo potrei anche fare, credo. Qualcuno ha mai provato?









1) martellate no, ma sbattere la testa al muro si: non serve a neinte e fa male
2) si, ti fai troppe pippe mentali
3) mandagli una e-mail, chiedendo conferma dell’appuntamento.
Probabilmente stai investendo troppe energie mentali in quello che e’ un semplice modo per conoscere una persona: rilassati, pensa che andrà tutto bene, che è una cosa bella, che hai fatto bene ad uscire dal guscio e che non c’è nulla da temere.
andare dove…? Ma alla deriva, naturalmente, su un colorato materassino gonfiabile che ha una cavità fatta apposta per contenere un bicchiere di mojito…
A parte gli scherzi, l’importante non è “andare dove”, ma “andare”. Se stai ai margini poi mi fai la fine di Pincus, il protagonista di Invisible People di Eisner (non ti dico che fine fa, questo è un consiglio di lettura)…
E se io X allora tu Y quindi Z (però forse anche K).
Ma se invece io Q allora tu R + S.
Però portando al limite W , entro i valori di realtà, allora forse A=B.
Bho, secondo me ha ragione lei : è un vero casino.
L’unica è disattivare il modulo che processa questi dati…
(giiirogiiiirotoondo…)
Ah, il modulo del mojito è di sistema e non è disattivabile.
xlthlx: punto 1: ricevuto, niente dolore fisico. punto 2: incassato, ne prendo atto e cerco di esserne sempre consapevole, almeno. punto 3: fatto, scritto e letto la risposta. Grazie
pietro: vado. a fare la spesa, per la precisione. perché ho un ospite a cena!
celarent: è un casino, proprio così. Una soluzione è supplicare una tua povera collega perché ti faccia il lavaggio del cervello e ti costringa fisicamente a compiere dei gesti in apparenza semplici, come digitare lettere su una tastiera…
ma poi come è finita?
ecco, com’è finita?
Sono fatti anche nostri, ne converrai.
Aspetto fremente il post sulla prima volta insieme all’Ikea.
Com’è finita: è finita che non sono riuscita a telefonare e, a malincuore, ho usato i deprecati sms. Mi ha risposto praticamente in tempo reale, confermando l’appuntamento. E così, con la scusa della dieta (vecchia volpe che non sono altro!), l’ho invitato a cena da me. E abbiamo parlato, parlato e parlato. E ancora parlato. Niente Ikea all’orizzonte, per il momento. Ma non si sa mai…
quindi avete solo parlato. che non è poco, di questi tempi…(ma come fare per estorcere il n. di telefono con noncuranza a un maschio senza spaventarlo per poi mandargli un sms?)
patty: eh, non soltanto non è poco, ma è più di quanto osassi sperare – tutte quelle ore di seguito, intendo. Per quanto riguarda il numero di telefono… ce l’avevo già da diversi anni. Solo che prima non era mai arrivato il momento giusto per usarlo
E cosa gli hai cucinato? :-***
Mitì: il mio cavallo di battaglia “dietetico”: couscous con pesce e verdure, salsa di yogurt e spezie indiane (fa effetto panna ma è leggera e fresca) e macedonia – alla quale ho aggiunto marmellata di fragole quasi per caso, e devo dire che non è stata affatto una cattiva idea!! :-* a te
Odiamore..ci assomigliamo molto,spesso anche la mia ragione prevale sul sentire e mi perdo l’attimo..Ah l’insicurezza!Ma sono o forse siamo fatte cosi..non credo nel cambiamento ma nel miglioramento, in quello si!Cmq ti dirò..non sempre è un male perchè se il mondo corre verso il “fast food” io continuo a ricercare lo “slow food”..E’ difficile stare ai margini,piu’facile seguire la massa ma meglio solo che male accompagnate perchè l’alienazione dei propri bisogni, desideri, interessi e sogni è un prezzo troppo alto da pagare!Resta semplicemente cosi come sei..te stessa.Un bacio
wendy: che bella la frase “non credo nel cambiamento ma nel miglioramento”… Grazie, ne avevo bisogno