Ieri sera ho bevuto troppo e mi sono coccolata con più cioccolatini di quanti riesca a ricordare. Perché sapevo che oggi sarebbe incominciata la dieta.
Già, la dieta. Quella cosa che ho fatto qualche mese fa, stupendomi del fatto che otto chili in meno non avessero tutto sommato portato nella mia vita grossi cambiamenti – a parte quelli relativi all’abbigliamento.
E’ che questa estate… insomma, almeno ‘sta volta ho la scusa dell’estate più brutta della mia vita: il mantenimento è durato una manciata scarsa di settimane, e sono risalita lungo la china delle calorie in eccesso fino a un totale di più 6 chilogrammi – “più” sulla bilancia, ovviamente; “meno”, altrettanto ovviamente, sulla scala dell’autostima. Perché l’autostima si può misurare in chilogrammi; e, se non bastasse, anche in centimetri di circonferenza fianchi, in numeri scritti sulle etichette dei vestiti, in rapporto tra la tensione della pelle della fronte oggi rispetto a dieci anni fa, in minuti di jogging oltre l’umana soglia di sopportazione.
Per quanto i vestiti tirino da tutte le parti; per quanto i pantaloni del pigiama si scuciano e le magliette aderenti tendano ad arrotolarsi sul ventre ogni giorno di più; per quanto ormai sia un’esperta di perdita e recupero peso e riperdita e rirecupero – ma cos’è la teoria degli universi ciclici di cui parla Paul Steinhardt, al confronto? Per quanto e per come, sapere di avere, ancora una volta, perpetuato un danno a me stessa, di aver vanificato gli sforzi fatti, di non essere, nemmeno a trent’anni suonati, in grado di regolare continuativamente il mio rapporto con l’inserimento di cibo e alcolici nella mia cavità orale… Insomma, la consapevolezza di tutte queste verità, soprattutto dopo le settimane trascorse a negare l’evidenza o anche soltanto ad accantonarla come fosse irrilevante ai fini della mia vita, non è proprio piacevole.
Eppure ieri sono entrata dalla dietologa a testa alta, più alta forse di quando vi andai l’ultima volta per mostrarle, bilancia sotto i piedi, che ce l’avevo fatta: perché avevo la scusa dell’estate più brutta della mia vita a proteggermi dal senso di sconfitta. A giustificarmi per aver fallito – e so di stare scegliendo termini forti, in un certo senso, ma di fatto aver perso dieci chili per poi riprenderne sei nel giro di cinque mesi… proprio una vittoria non la definirei. E comunque. Ero talmente compiaciuta di me stessa che, a momenti, mi sarei quasi aspettata che la dottoressa mi facesse una carezza sulla testa sussurrando con voce suadente: “Povera Odiamore, certo che sei ingrassata: non fai un giorno di vacanza da otto mesi, hai scoperto che tuo papà ha un cancro e ancora oggi dopo tutto questo tempo non si sa ancora bene come evolverà la situazione… Sei chili in più sono addirittura pochi, in una situazione del genere!”
E invece. Sarà che con quello che si fa pagare – ebbene sì: bisogna pagare perché una dieta sia degna di questo nome e ci sia qualche (vaga, nel mio caso) speranza di migliorare il proprio rapporto con il cibo – la signora si è formata per bene; sarà che sono sette anni che, bene o male, sono sua paziente e in tutto questo tempo ha contemplato esterrefatta le mie oscillazioni di dieci chili in dieci chili; sarà quel che sarà, mi ha fatto una ramanzina da fare invidia a quelle di mia madre quando prima di avere l’età per votare le telefonavo a mezzanotte per comunicarle che avrei dormito fuori casa.
Una piccola e lancinante ferita al bisogno della mia parte bambina di essere rassicurata che comunque va tutto bene. Perché non va tutto bene. Perché almeno quello che dipende da me, e da me soltanto, deve – imperativo categorico di sapore kantiano, proprio così – andare bene. Almeno quello. Altrimenti, con che fiducia posso guardarmi allo specchio e ripetermi che ce la posso fare da sola?









Sono tipo quasi al tredicesimo chilo di troppo, ogni giorno mi dico: mi devo mettere a dieta, e ogni giorno non lo faccio.
Il fatto è che ho altre cose molto più importanti da fare, e che comunque la mia salute non è a rischio. Quando lo sarà, allora mi metterò davvero a dieta. Per ora, quando troverò energie e voglia per questa cosa lo farò, ma il non farlo non è una sconfitta.
Anzi, mangiare quel gianduiotto fondente la sera non lo scambierei con nient’altro al mondo.
fanciulla, se ti dico (seriamente, ché su queste cose non si scherza) che la mia stima per te è alta, può servirti a qualcosa? Guardando la tabellina qui a destra, è vero che risulti introversa, ma la parte “feeling” e “perceiving” dovrebbe bastarti
Oddio, mi hai fatto venire voglia di cioccolato
Purtroppo o per fortuna, la mia salute è un po’ a rischio – nel senso che ho troppi parenti diabetici (soprattutto i nonni siculo-pugliesi, a dire il vero). E a ripensarci, mi è pure venuta voglia di melanzane alla parmigiana :0
.mau.: grazie
però dal punto di vista “cosa è meglio per me” continua a valere la risposta che ho dato a xlthlx, temo… e va anche bene così
eh ma da quel punto di vista sarei ‘a rischio’ pure io. ma non ora di certo, nonostante i miei 38 anni. io di sicuro avro’ il collesterolo alto e la pressione alta, visto che entrambi i miei genitori ce l’hanno avuta, ma non ora: ad esempio la pressione e’ solo leggermente alta, ma niente di preoccupante.
io non dico di diventare obesi e fregarsene, ma di sicuro di essere piu’ sereni.
insomma, per quel genere di rischi c’e’ tempo, soprattutto per te che sei pure piu’ giovane
Tu “analizzi” troppo tutto, bimba mia dolce.
Avrei mille cose da scrivere qui, ma non è lo spazio adatto, né il galòp lo permette. Ti aspetto sempre qui, lo sai. :-*
E invece ce la farai, a partire dal peso per finire dove non immagini, e andra’ tutto bene perche’ non sei sola e hai molte persone che ti stimano e ti vogliono un oceano di bene. Momenti di crisi che durano anche anni ci son sempre stati per tutti, persino per il mondoe per la vita nel loro insieme. Ce la farai. Magari non va tutto bene. Ora. Magari non ho capito proprio tutto di quello che hai detto. E nessuno di noi sa essere sensibile ecc. per arrivare “la’ dove nessun uomo e’ mai stato prima”. Ma andra’ tutto bene. E non sei sola. E sei una buona persona. Questa certezza e’ una ricchezza importante, non sottovalutarla a causa della “crisi” (=cambiamento, se non ricordo male). E devi trovare solo la solida roccia su cui fondarla. Presto troverai anche una persona (tutta tua?) che la riconoscera’, questa tua straboccante ricchezza (l’oro pesa piu’ di ogni altro metallo prezioso). E spero che prima di allora tu abbia gia’ ritrovato la leggerezza che invece, dal mio punto di vista, ti contraddistingue, caraterrizza il tuo volto e la tua vita nella mia memoria, al di la’ (e dentro) i vestiti che tirano. Andra’ tutto bene. E si vede gia’. Si vede gia’ da un pezzo. Ma non da li’. E allora ti vengo incontro per dirtelo. Sul tuo sentiero.
ehm… il cioccolato fondente (anche solo al 70% di cacao) non è che abbia tutto quello zucchero.
non ci sono tante strade da seguire:
o te ne freghi, che non sarebbe male come idea;
o ti fidanzi con l’amico di sole così diventate “seri e responsabili” in due;
o inforni quella parmigiana e mi inviti che magari ce ne freghiamo in due, ci responsabilizziamo, ci facciamo due risate e sparliamo della tua dietologa!
Non essere troppo severa con te stessa… hai una bellezza rara
(w il cioccolato …e pure la parmigiana
)
La mia dottoressa strizzacervelli mi diceva : non sia troppo duro con se stesso, anche lei è umano, sa?
E mi diceva anche : il senso di colpa è solubile in alcool,almeno sappia cosa sta bevendo.
E anche : non giochi a fare dio, non ha potere su tutto. Su alcune cose si, ma su altre no. Si preoccupi delle prime, ma scelga bene.
Leggendo la tua piccola e lancinante ferita mi è tornata in mente lei. Sai, le libere associazioni e tutto quel genere di cose…
volevo commentare anche io ma una frase di celarent mi ha preceduto.
Dieta sì, ok. Si dice di fare le diete con leggerezza, ma è anche vero che se non sei carabiniere di te stessa tante volte non riesci nemmeno a iniziare. Si cammina su un filo tra l’umano e il non umano, o tra l’umano e il troppo umano. Comunque, insomma, la perfezione non esiste, e bla bla bla. Ma vai tranquilla che riuscirai a perdere kg e poi riuscirai a riprenderne in futuro, e poi a riperderli… è un ciclo, no? That’s life. Bella anche quando non la controlli.
Unità di misura dell’autostima, interessante problema.
Immagino l’autostima come un corallo che cresce poco alla volta, ramo dopo ramo.
Il ramo del “piaccio ancora” , il ramo del “lavoro bene e fanno bene a pagarmi”, il ramo del “sono una persona valida, ce la posso sempre fare”, il ramo del “la persona che amo mi ricambia”…
Così succede che alcuni rami, belli grossi, non sono scalfiti da un due di picche o da un problema lavorativo.
Altre idee invece non riescono a sedimentare, forse in quel punto c’è troppa corrente, e basta un niente per dover ricominciare daccapo.
Grazie a tutti per le belle parole, sia quelle belle in generale – perché ci sono un sacco di spunti e vorrei soltanto non aver bisogno di dormire per poter scrivere le decine di post che mi avete ispirato – sia per quelle dedicate a me. Mi sono resa conto a posteriori di avere un po’ sbrodolato e di aver lanciato a gran voce una richiesta di testimonianze di affetto e solidarietà. Il fatto è che… a volte ce n’è proprio un gran bisogno