Da bambina non ho mai avuto un amico immaginario. Avevo i libri, avevo le bambole prima e le Barbie poi. Pur essendo l’unica figlia di due genitori che hanno sempre lavorato più dell’80% del tempo trascorso da svegli, non avevo un amico immaginario che mi tenesse compagnia in quei pomeriggi tanto lunghi da sembrare eterni – perché il tempo, si sa, quando si è bambini scorre più lentamente, quasi fosse sottoposto a una forza di gravità più intensa di quella a cui siamo soggetti da adulti.
Dopo i libri e le Barbie, ho avuto un amico in carne e ossa, con cui ho trascorso quasi ogni giorno pomeriggi sempre meno lunghi finché l’aver iniziato il liceo non ci ha, a poco a poco, costretto a sacrificare il tempo passato insieme sull’altare dello studio – e di altre cose. Ho tenuto i libri con me e ho sostituito le Barbie con le amiche che, se da un lato non potevano essere costrette a interpretare il ruolo da me scelto per loro, erano d’altro canto continue fonti di sorprese.
Com’è possibile, allora, che all’alba dei trent’anni non siano più sufficienti i libri, le amiche, gli amici, e mi ritrovi fianco a fianco con un fidanzato immaginario?
Il fidanzato immaginario è qualcuno a cui pensi la sera prima di addormentarti, in quei minuti che potrebbero essere giorni oppure paiono talmente brevi da non avere neanche un nome con cui definirli; quel tempo che intercorre tra la veglia e il sonno e che non sono mai riuscita a descrivere con termini che mi soddisfacessero.
Il fidanzato immaginario, un po’ come le Barbie, interpreta esattamente il ruolo che, di volta in volta, scelgo per lui: mi guarda con occhio benevolo quando scelgo tra diverse alternative e sono soddisfatta; mi rimprovera sommessamente tra un pensiero e l’altro nel momento in cui sono consapevole del fatto di starmi comportando disonestamente nei confronti di me stessa.
Il fidanzato immaginario a volte ha le fattezze di fisiche di qualcuno che conosco; una persona che ho amato in passato, una persona che frequento nel presente e che so non potrei amare mai o, ancora, qualcuno che in qualche senso strano fa parte della mia vita e che, tuttavia, non conosco affatto. Quest’ultima tipologia è quella più lontana dal delirio psicotico vero e proprio, perché se si tratta di una persona che conosco anche soltanto di vista (esempio tipico di cui ho scritto: il parrucchiere)… chissà: potremmo sempre incontrarci in un ascensore che smette di funzionare. Mmm. Ho la fissa dell’ascensore, di questi tempi; probabilmente è perché i 5 piani di scale che devo fare ogni giorno per entrare e uscire da casa dopo più di un anno cominciano a pesarmi
Il fidanzato immaginario, altre volte, è un attore – cantante – artista – whatever che non conosco e non conoscerò mai. Confesso che è dalla terza media che non mi capita più di… no, non è vero. Mi è capitato pochi anni fa di avere una vita sociale talmente desolante, dopo la fine di una serie di storie complicate, da non voler avere niente a che fare con l’universo maschile che mi ruotava intorno nemmeno nella fantasia. E, come faceva Candi tanti anni fa quando ci eravamo appena conosciute, il fidanzato non era soltanto immaginario, ma un vero e proprio fidanzato inventato.
In realtà, se ci penso bene, non è una grande novità: un fidanzato immaginario l’ho avuto accanto in tutti i periodi in cui non ne avevo uno in carne e ossa. E se ci penso ancora meglio e cerco di essere davvero onesta con me stessa, a volte anche quando il fidanzato vero ce l’avevo.
Perché spesso capita che la persona che hai vicino non ti soddisfi appieno. Capita che ci sia una distonia tra la realtà e i sogni – cosa di per sé perfettamente normale e alla quale dovremmo iniziare ad abituarci mentre frequentiamo la scuola elementare. Capita però che ci sia una distonia tra la realtà e i sogni più profondi e veri, sogni che sono in realtà veri e propri bisogni ma ci ostiniamo a non riconoscere come tali e releghiamo nel mondo del “vorrei ma anche se non c’è va bene lo stesso” – la strada più veloce per arrivare dritti dritti nel vicolo cieco del “vorrei ma non posso”. E ritrovarsi così la sera, in quei minuti che potrebbero essere ore o nanosecondi e che tengono separati eppure uniti la veglia e il sonno, a passeggiare per le strade della mente tenendo per mano qualcuno che non esiste, se non lungo quelle strade.









Io e il mio fidanzato immaginario stiamo insieme da diversi anni
Grazie. Hai messo nero su bianco quanto mi passa per la testa da tempo… l’alba dei trent’anni… la fidanzata immaginaria… ma soprattutto quei stramaledettissimi 5 piani a piedi che da più di un anno mi separano dalla strada, quelli si che mi hanno fatto riflettere: non sarai mica il mio alter ego femminile?
Scagli la prima pietra chi non ha mai immaginato, anche ad ‘occhi aperti’, la relazione con il proprio partner ideale. Credo sia più che normale quando si è single… e specie in determinate fasi della vita.
Se accade in costanza di un rapporto credo proprio, però, che sia un gran campanello di allarme, che strilla ‘forse non è la persona giusta’.
Comunque io amo molto il momento del quotidiano abbandono nelle braccia di Morfeo. Mi piace assaporare il piacere dell’anima che si ritrova libera di vagare, priva delle costrizioni che la vita di tutti giorni impone a noi comuni mortali.
Monica: allora sei immaginariamente fedele?!?! Io, al contrario, sono immaginariamente promiscua, ne cambio anche più di uno nello stesso giorno
Rosario: magari sono davvero il tuo alter-ego femminile, chi lo sa. Se poi saltasse fuori che siamo anche vicini di casa non è che possiamo fare a metà per avere la connessione internet?
Ma sai, dopo che ho scritto il commento, mi sono messo a girovagare fra le tue “proprietà” e sono finito su picasa… mi è preso un colpo!! Mi è saltato subito all’occhio l’album Siena… e io c’ho studiato 6 anni! Mi sembrava di essere su scherzi a parte
troppe coincidenze.
Se fossi mia vicina di casa ti lascerei connettere a scrocco alla mia linea…
Oddio Friedrich!! Amor mio! Chissà quando se n’è andato… Forse tra Alex e Raul… Mah..
Fidanzati immaginari?
Eheheheheh io ho già fissato la data delle nozze… solo che lui ancora non lo sa