Pare sia possibile eliminare la paura tramite la disattivazione o, più in generale, la manipolazione di uno o più geni.
Hitoshi Sakano e il suo gruppo di ricerca dell’Università di Tokyo
sono riusciti nell’intento intervenendo su un gruppo di cellule olfattive. Risultato: un topo che non ha paura dei gatti.
Ecco nell’immagine a lato i due nuovi amici mentre passano il tempo libero giocando a scacchi – perché anche secondo me una partita si gioca con un compagno e non contro un avversario.
In realtà, hanno specificato i ricercatori, il gatto deve essere preventivamente nutrito – il semplice fatto che il topo non abbia più paura di lui non implica necessariamente che i gusti alimentari dell’altro subiscano variazioni
Più in generale, l’origine e il significato evolutivo delle personalità nel mondo animale sono ancora sconosciute; alcuni studi sottolineano però, tra le cause della paura, la scelta dei singoli individui di puntare su un successo riproduttivo presente o futuro. Una teoria citata sull’ultimo numero del Venerdì di Repubblica, in particolare, sostiene che:
- chi pensa di non riprodursi immediatamente – in genere perché le risorse ambientali non sono idonee ad allevare la prole – si dimostra più cauto nel correre rischi (in particolare correre rischi con i predatori) –> non ho intenzione di riprodurmi a breve = lascio più spazio alla paura e me la prendo con calma;
- chi invece conta di riprodursi subito, appare più spavaldo verso i predatori e più propenso all’esplorazione dell’ambiente circostante –> ho intenzione di riprodurmi = sono più disposto a rischiare il tutto e per tutto pur di perseguire il mio scopo.
Ora. In attesa di nuove ricerche sulla manipolazione genetica ai fini dell’eliminazione della paura, passiamo dal mondo animale al mondo dell’homo sapiens. Eliminazione, per inciso, che non saprei neanche se augurarmi, dal momento che spesso la paura ha un ruolo protettivo del quale non sono sicura di voler fare a meno anche quando avrò deciso che è per me giunto “il momento di riprodurmi”.
Io la mia personale interpretazione su chi siano i predatori adesso ce l’ho ben chiara in testa. E sotto questa nuova prospettiva è tutto, stranamente, molto più chiaro.









Ciao AMORE!
stò ricominciando a scrivere dopo due mesi di blackout!
Grazie per essere passata dalle mie parti
Paura out, ZERO DUBBI! Ma quanto è dura la salita…
mmm ed esprimere questa tua personale interpretazione no?
io ci terrei a conoscerla
Per ilredeire: bentornato
e quanta enfasi! attenzione, non sono abituata alle esternazioni affettuose e non sono neanche tanto sicura mi piacciano
Per xlthlx: predatore=chi prende, prende, prende e non è disposto a dare; anzi, non gli passa neanche per l’anticamera del cervello che esista qualcosa come il dare e soprattutto il darsi.
Probabilmente, nel momento in cui scatta il cosiddetto “orologio biologico” alcune esigenze passano in secondo piano: la paura di non riuscire ad avere ciò che si desidera davvero (nel mio caso, fondamentalmente una persona concreta e generosa di sé), che in qualche modo protegge dall’innescare rapporti “malati” con i sovracitati predatori, va a farsi friggere. Ho visto persone farsi mangiare dal primo predatore che passava soltanto per la paura di restare sole.
Quindi: c’è paura e paura, e bisogna fare attenzione a distinguere tra quella che ci avvantaggia e quella che invece tende a sopraffarci. E’ un equilibrio delicatissimo… e una fatica tremenda!!!
una fatica tremenda
Vero, ma ne vale la pena. Resistere ai predatori, senza farsi sopraffare dalla paura della solitudine, ci dà la possibilità – nel tempo e con molta calma [e la calma è essenziale] – di incontrare persone concrete e generose di sé. Fidati