Avevo voglia di scrivere un po’ pur senza aver nessun contenuto vero e proprio.
Essere in ufficio quando dovresti essere in vacanza è quantomeno strano. Sto trascorrendo molto tempo girovagando sulla rete, naturalmente. Con la speranza di non sprecare troppo questo tempo che è in parte per me e in parte perso, in quanto non destinato a ciò che avrei voluto.
Se non trascorro le mie giornate a casa, o in un bagno turco come alcuni mi hanno consigliato, è perché non ho davvero voglia di fare niente.
Mi ricordo quando, nel periodo dell’università, passavo i cinque, sei giorni successivi a un esame tappata in casa a guardare il soffitto della mia stanza. La depressione post-esame, la chiamavo. Del tutto indipendente dall’andamento dello stesso; anzi, ora che ci penso, la tristezza e il senso di sconforto piuttosto che essere inversamente proporzionali al voto lo erano direttamente. Ricordo di essere addirittura scoppiata a piangere dopo un 29, una volta.
Il Festival ha su di me lo stesso effetto. Mesi di lavoro che ti scorrono tra le dita più velocemente del tempo mentre sei lì, e poi più niente nel momento stesso in cui l’ultimo evento dell’ultimo giorno si è liberato dell’ultimo partecipante. Più niente.
Gli ultimi anni dell’università avevo risolto il problema preparando più esami contemporaneamente e, soprattutto, imponendomi di smettere di studiare almeno cinque giorni prima della data dello scritto. Ma adesso come posso fare?
Non sono in attesa di un evento con data e orari prefissati da altri. Non mi sto preparando per qualcosa che abbia un programma definito da una serie di elenchi puntati sul sito internet di un docente. Non sto nemmeno tirando la corda perché tanto, poi, avrò il tempo per riposarmi.
Sono nel tempo per riposarmi - e cosa faccio? Cucino, trasporto chili di verdura su per le scale, cucino ancora e guardo film imbarazzantemente idioti che mi fanno venire male alla mascella per quanto rido (sguaiatamente).
Ma quanto siamo difficili da accontentare?








incontentabili, sempre
Non ci pensare. Di depressione post esame soffrivo anch’io. E continuo a soffrire di qualcosa di simile ogni volta che finisco un lavoro grosso, o supero una delle solite grane che mi accadono. Credo sia il crollo d’adrenalina a rendermi brillante e in forma come un vecchio e strausato mocho vileda…;-*
la mia depressione post festival, pur avendo cambiato aria ed essere scappata lontano, è stata guardare fuori la pioggia in flashback pazzeschi, ricordando cose che veramente non sapevo di ricordare e avere nella memoria, chi sa in quale angolo. E attaccarmia ad altri motivi - futili e passeggeri - per spiegarmi il perchè di questa malinconia. Penso sempre che ci saranno poi (si,ma quando?) momenti in cui sentirsi VERAMENTE leggeri.Ma, forse, come dice un uomo molto saggio, dovremmo imparare l’inerzia e goderne!torno presto,bacio.g
Grazie a tutte per il supporto e la condivisione
l’adrenalina è una gran bella e una gran brutta bestia insieme…