A volte mi sembra di avere il fascino travolgente del libretto di istruzioni di un trapano a percussione. Altre volte, mi convinco piuttosto di essere altrettanto seducente di un bel piatto di zucchine bollite – e scondite!
Un po’ come il puffo quattrocchi, che è un tipo molto serioso, noiosetto e puffamente saccente.
Ci sono alcuni casi, invece, in cui mi string
erei la mano in segno di approvazione per quanto mi piace l’immagine che, attraverso le lenti degli occhiali e grazie al riflesso di uno specchio, mi ritorna indietro. Puffamente vanitosa, insomma. Puffamente corretta.
Quando indosso le lenti a contatto nelle sei ore quotidiane che mi sono state prescritte, invece, so di avere esattamente lo stesso sguardo di una talpa che si trova all’improvviso nel mezzo di una radura assolata.
Non potrei mai avere un’appassionata storia d’amore con il mio contattologo; di questo sono sicura. In primo luogo, perché è una donna. In secondo luogo, l’altro giorno ho davvero dato sfogo, davanti a lei (e davanti agli attoniti clienti del negozio di ottica), alle mie parti peggiori.
Inserimento delle lenti nel luogo a esse deputato: minuti 25.
Nel mentre, ho pronunciato, nell’ordine, le seguenti frasi:
- “Lo sapevo! Non ci riesco, non ci riesco proprio!” = sono tendenzialmente rinunciataria, insicura e soffro di scarsa fiducia in me stessa;
- “No! Non voglio che me le metta lei [la contattologa]! ce la voglio fare da sola!” = cocciuta, testarda e addirittura svalutante rispetto all’altrui professionalità;
- “Non ce la farò mai…” = arrendevole, lamentosa e, al ventiquattresimo minuto, per giunta fastidiosamente insopportabile.
Tempo di permanenza delle lenti nel luogo a esse deputato: ore 2.
La contattologa, fortunatamente per lei, non è stata costretta a seguirmi mentre sono tornata in ufficio durante l’attesa prima della visita a posteriori. In ufficio le cose non sono andate molto diversamente – a questo punto non potrò più lamentarmi se i miei colleghi mi tratteranno con l’accondiscendenza riservata ai bambini in età prescolare.
- “Secondo te sto meglio con gli occhiali o senza?” = vanitosa, egoriferita e, come in un altro caso, anche un po’ insicura;
- “Tanto so già che toglierle sarà una vera e propria tragedia.” = un po’ pessimista, forse, ma del tutto realista.
Estrazione delle lenti dal luogo a esse deputato: minuti 35.
No comment.
Quando la contattologa ha capito che le lacrime non erano causate dall’irritazione all’occhio ma dallo sconforto prima e dalla rabbia poi (credo di aver addirittura pestato i piedi per terra, a un certo punto), poco ci mancava mi facesse una carezza sulla testa a metà tra lo sconsolato, il rassegnato e l’impietosito. Tuttavia, quando le ho chiesto perché non si potesse usare una micro ventosa, poco ci mancava che le lenti me le facesse saltare via a suon di schiaffi.
E comunque. Si è trattato di un’esperienza formativa, senza alcun dubbio.
Persevero con le sei ore al giorno per una settimana di fila, nonostante tutto. Perché voglio avere la capacità di scegliere come mostrarmi al mondo, io.
Fintanto che anticipo la sveglia mattutina di un’oretta e le lenti me le infilo (e me le tolgo) senza che nessuno mi possa vedere né sentire, per lo meno. Altrimenti mi sa che la prospettiva dell’appassionata storia d’amore sfuma con chiunque abiti nel raggio di tre chilometri da casa mia.









fanciulla, non ho mai iniziato a portare le lenti a contatto né ci tengo a farlo, nonostante io sia una talpa
Su, su, ce la puoi fare
..la ex di mio cugino, al contatto con le lenti, sveniva..
Ragazzi, che vi devo dire? dopo aver scritto il post, alle lenti non mi sono più avvicinata. A oggi le ho messe, in quattro giorni, complessivamente meno di otto ore. Stanno lì nel loro contenitore, occhieggiando dal mobiletto del bagno. Ma domani è domenica: ho tutta una giornata per stabilire un contatto con le lenti a contatto…
A parte che non so quando finirò di ridere: “il fascino travolgente del libretto di istruzioni di un trapano a percussione”! Sei un genio! Sul resto mi assumo la responsabilità di affermare pubblicamente che, seppur “puffetta” mi trova d’accordo come tua autodefinizione, la titolare del blog qui meriterebbe l’accoppiata occhiali+lenti!
Per guardarla come merita, volevo dire… Ieri notte ero un po’ criptico!
le ricordo come un incubo le lenti a contatto.
soprattutto il giorno che mi si e’ infilato sotto del polline.
archiviate per sempre.
E’ curioso, e me ne ero completamente dimenticato, ma le mie prime lenti a contatto (26 anni fa, Soleko morbide, durate 7 anni) avevano in dotazione una microventosa di gomma per prenderle dallo steril case… Che ho anche usato qualche volta per toglierle, quando ci dormivo e mi s’incollavano alla cornea. La cosa faceva inorridire sia il contattologo che l’oculista, ma nella disperazione del momento mi sarei enucleato da solo. Erano molto spesse, e quando si seccavano addosso diventavano dolorosissime.
Due, curioso paragone: hai mai letto la prima storia della Puffetta? E’ la prima “rifatta” nella storia del fumetto! Venne creata a tavolino (mi pare da Gargamella) piuttosto nerd, con occhiali tondi e fili di scopa lisci e neri per capelli, e poi ristrutturata dal Grande Puffo per superarne le frustrazioni. E si chiamava “Puffina”. Era molto piu’ carina prima di diventare la cheerleader della situazione.
Sono passati quasi venti giorni e le lenti sono sempre lì nel loro contenitore. Me le sono portate anche in trasferta – sapendo che assolutamente non le avrei messe, e avevo ragione.
Per collezionediuomini: oh my, del polline?? ma è terribile!
per Fabs: certo che me la ricordo, la Puffina – non mi ricordavo portasse gli occhiali, però! Molto, molto interessante il fatto che, in chiave anche un po’ autoironica, abbia fatto riferimento proprio alla Puffetta e non a lei
Purtroppo ho trovato solo questa versione, dove gli occhiali sono mascherati dagli artifacts della compressione… Ma e’ che dopo le plastiche cercano sempre di nascondere le immagini precedenti!
http://www.evolutionfest.it/forum2/image.php?u=1149&dateline=1180546639
Fabs: ahaha – mi ero persa la battuta finale a una prima lettura
Grazie per il link, è proprio lei – ed è stupenda!